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SPECIALE
SOMMARIO DELLA SEZIONE:
PAPA, PACE, PACIFISMO!
LA DESTRA IN GUERRA TRA INTERVENTISMO E DISIMPEGNO
Papa, Pace, pacifismo!
Premetto: sono cattolica, ma sto con Bush. Ho letto perciò con profondo sconcerto le parole del Papa che lanciava un vero e proprio anatema contro Bush dicendo che risponderà " davanti a Dio, alla propria coscienza e alla storia" per aver attaccato l'Iraq.
Un'altra volta la Chiesa torna a mescolare religione e politica compiendo una operazione non solo antistorica, ma anche pericolosa perché si schiera, come un qualunque soggetto politico e quindi abbassa la Sua voce e la rende discutibile come qualunque altra.
Bush risponderà alla storia come qualunque capo di stato, ma dato che stiamo parlando del capo della più grande democrazia liberale mondiale, risponderà davanti a un popolo libero e a liberi elettori a breve termine, davanti alla comunità internazionale e alla storia nella distanza. Come il sanguinario dittatore Saddam e come tutti i capi di stato. Purtroppo anche come il Papa qualora si schieri politicamente e pronunci parole non di PACE, ma di pacifismo.
Personalmente ritengo che la Pace di Cristo, che è quella della Chiesa, sia qualche cosa di molto più alto, profondo, spirituale, sia un elemento in cui tutti dobbiamo poterci riconoscere. Se la Chiesa però si schiera politicamente come ha fatto nel corso dei secoli a fianco ora dell'uno ora dell'altro, si sporca le mani e perde quella credibilità che va al di là delle cose terrene.
In questi giorni molti cristiani, soprattutto cattolici hanno provato dolore e disorientamento vedendo un criminale come Tarek Aziz ricevuto con tutti gli onori persino dal Papa e ascoltando da esponenti più o meno autorevoli della Chiesa parole di appoggio a un pacifismo a senso unico, che poco o nulla ha a che fare con la pace di Cristo e nemmeno con quella degli uomini. Nel mondo si combattono in questo momento più di 70 guerre. Non mi pare di aver udito né la voce dei pacifisti, né quella delle gerarchie ecclesiastiche. Perché? Il pacifismo dice no alla guerra, ma non sa fare proposte alternative concrete di pace. A tre giorni dall'inizio delle ostilità si è svolta a Milano una manifestazione pacifista durante la quale sono sfilate bandiere della pace, bandiere rosse, bandiere con il simbolo della CGIL, stendardi palestinesi, si sono verificati episodi di teppismo e sono state bruciate bandiere americane. E' lecito dissentire da una guerra che si ritiene ingiusta, ma non si può dimenticare che sessant'anni fa quegli americani contro i quali oggi si urla sono morti per la libertà dell'Europa e se oggi tanti uomini e donne liberi possono permettersi di urlare il loro odio e il loro disprezzo verso l'America è grazie al sacrificio di quei giovani. E' il caso di ricordare anche che la "guerra di Bush" è stata dichiarata l'11 settembre 2001con il vigliacco attacco terroristico alle torri gemelle ad opera di Osama Bin Laden e del suo alleato Saddam Hussein, il quale, fra l'altro, ricompensa le famiglie dei Kamikaze, soprattutto di coloro che uccidono i civili nelle loro azioni, con cospicui assegni personalmente firmati.
La pace è un valore troppo grande per poterla strumentalizzare ciecamente. Non è la stessa cosa essere cittadini di una democrazia occidentale, pur con tutti i suoi limiti, o schiavi di un feroce e sanguinario dittatore. Non c'è pace senza libertà: cerchiamo di non dimenticarlo mai.
Pierangela Bianco
LA DESTRA IN GUERRA TRA INTERVENTISMO E DISIMPEGNO
La notte e il giorno offrono immagini di funghi di fiamme e polvere
innalzarsi verso il cielo mentre la città di Bagdhad silente e terrorizzata
sembra aspettare il prossimo missile, il prossimo boato, l'ennesimo
spostamento d'aria e l'onda d'urto causata dalle esplosioni.
Quest'immagine che si sta scolpendo nell'immaginario collettivo però non è
quella di una delle tante guerre grandi o piccole, o per meglio dire di
vasto o meno interesse per i Media, ma quella che a detta di molti e non a
torto sembra una vera e propria svolta epocale e l'inizio di uno
sconvolgimento geopolitico su scala Medio-Orientale da modificare i delicati
equilibrii energetici mondiali.
Parliamoci chiaro: non sono la Fallaci e a me queste guerre americane "all'
americana" non piacciono granchè perché palesi espressioni non tanto di un
impero possibile, visto che di fatto già esiste, ma espressione diretta del
ruolo di guardiano che si erge a difensore del migliore dei mondi possibili
e cioè l'America Way of Life.
Il paradosso del rapporto tra la Destra italica di "vecchio " stampo e
quella attuale, soprattutto quella giovanile, si evidenzia in un rapporto di
odio-amore per quegli USA che prima combatterono il Fascismo poi lo
abbatterono, ci invasero per poi rivalutare il nuovo corso della
Centro-Destra del dopoguerra certo ancora influenzata dagli antichi retaggi
ma certo inserita nel contesto democratico e che rappresentava un baluardo
contro quel Comunismo che ci vedeva area di confine tra Occidente e la
Cortina di Ferro.
Gli USA, dunque, futuro guardiano del mondo secondo le previsioni di facile
geopolitica? Non esattamente.
Se è pur vero che il potenziale militare statunitense è fuori discussione,
non dobbiamo dimenticare che una nuova fase di singolare "Guerra Fredda" con
fasi pericolosissime di "Calda" sembra avviare le prime schermaglie: la
Corea del Nord e la Cina sono nazioni temibili e così quel Vietnam che
rappresenta ancora un' incognita nel Sud Est Asia e tutti governati da regimi
dittatoriali o pseudo tali di stampo comunista. Lo stesso valga per una
Russia che ogni tanto desidera sottolineare la propria valenza in ambito
internazionale senza che nessuno o quasi ricordi il conflitto ceceno,
sanguinosa espressione di quello "scontro di civiltà" che non è altro che un
nuovo processo di contrapposizioni non tra ideologie ma tra concezioni
religiose ed esistenziali.
Tra le bandiere con falce e martello, sindacati di parte e vessilli con i
colori dell'arcobaleno si potrebbero virtualmente vedere garrire al vento
anche ipotetici colori di A.N. e A.G. non come espressioni di partito bensì
come opinioni di singoli.
La decisione di Bush e Blair di non concedere ulteriori dilazioni agli
ispettori dell'O.N.U. e l'attacco che ne è seguito è stato interpretato da
molti come l'offensiva dell'imperialismo a stelle e strisce contro i
"poveri" del Medio Oriente ricchi però di materie prime fondamentali quali
il petrolio.
Ma vogliamo davvero credere che le proteste pacifiste di questi giorni diano
davvero un contributo alla Pace?
Siamo certi di non ricordare che i bombardamenti americani contro l'Iraq,
tragici dal punto di vista della perdita di anche solo una vita umana, siano
ben differenti dai gas che le truppe italiane usarono in Etipoia, dalla
città inglese di Coventry o o la spagnola Guernica polverizzate dai
bombardieri della Legione Condor tedesca, a Dresda letteralmente cancellata
dai bombardieri Alleati fino a Hiroshima e Nagasaki?
Ammettiamolo, dunque, che l'etica, se di etica si può chiamare, della guerra
Occidentale oggi è lontana anni luce da quella di certi paesi, tra cui l'
Iraq, dove nella speranza di "catturare" due piloti americani lanciatisi con
il paracadute a seguito dell'abbattimento del proprio velivolo, venivano
"stanati" a suon di raffiche di AK 47.
E pensare che hanno addestrato i militari a stelle e strisce a non
traumatizzare gli eventuali prigionieri iracheni con atteggiamenti troppo
minacciosi..
Esiste quindi una differenza che però non fa testo nel pacifismo a senso
unico che, ovviamente, non conta praticamente nulla sul piano pratico se non
nel "trend" dilagante.
Un'altra questione importante, dal punto di vista strategico, è sapere non
solo come e quando finirà ma se l'azione militare che è stata diretta
conseguenza della mancata collaborazione irachena terminerà con la caduta di
Saddam.
Iraq, Iran, Siria potrebbero essere i bersagli di una strategia che vuole
riscrivere i confini dell'area e soprattutto esportare il modello
democratico Occidentale, necessario strumento politico per contrastare l'
avanzata della teocrazia Islamica e soprattutto le vittime predestinate
necessarie per tentare di risolvere il larvato conflitto tra Israele e la
comunità Palestinese che a sua volta subisce l'intransigenza degli
Hetzbollah e di Hamas nonché altri gruppi terroristici finanziati da quei
paesi.
E se ciò fosse?
La realtà è ben differente dai pur interessantissimi voli pindarici della
meta-politica tanto cara a determinate aree della Destra italiana più
interessata all'analisi in chiave politica del Signore degli Anelli che alla
comprensione dei difficili rapporti tra Medio e Vicino Oriente e il mondo
Occidentale che, in ogni caso, comprende USA e la vecchia Europa.
Se è pur vero che gli USA supportati dall'Inghilterra hanno attaccato senza
l'avvallo dell'ONU, non dimentichiamo che i cosiddetti "Alleati" si sono
dimostrati piuttosto fiacchi nel prendere una qualsiasi forma di decisione,
Italia compresa: siamo dunque a fianco degli USA in caso di vittoria così
come sapremo dissociarci dalla loro azione in caso di convenienza politica o
di altro genere.
La Destra, dunque, si ritrova a fianco del Governo di cui essa stessa è
parte fondamentale e integrante ma in parecchi non se la sentono, a livello
personale, di sostenere l'operato statunitense contro la feroce dittatura di
Saddam Hussein.
E' la solita storia dei Mc Donald alla conquista del mondo come se già il
mondo non sia già stato da essi conquistato con il Rock, con l'arte moderna,
con la tecnologia, con la ricerca, con Internet e i PC, altro che avanzata
dell'impero USA!
Ma l'Italia e gli italiani son così: sempre pronti a fare manifestazione pro
questo e contro quello come fossero divertenti alternative alle piadine e
alla porchetta dei Festival de l'Unità non vogliono rendersi conto che
sorrideranno felici quando il petrolio per "Alleati" del nostro stampo
giungerà sotto forma di benzina a prezzi inferiori e che anche questa e
altre guerre saranno dimenticate perché soddisfatto ego e coscienza non
rimane altro che godere dei frutti del sacrificio altrui.
I pericoli del rinnovato rigurgito del terrorismo rosso, l'Islam che avanza
verso l'Occidente con tutte le incognite del caso, la degenerazione delle
culture giovanili sono solo alcuni dei veri pericoli che dovremmo affrontare
con maggior decisione e consapevolezza impegnandoci a fondo per salvare
quanto rimane della nostra cultura e del mondo che conosciamo proprio perché
esistono delle priorità e di certo il regime dittatoriale di Bagdhad è parte
integrante di un problema che va oltre la semplice caduta di Hussein e che
altri non è che la necessaria risposta ad una guerra silenziosa e drammatica
che l'Islam ha dichiarato a tutti noi.
Combattere per salvaguardare i propri diritti all'esistenza e al
mantenimento della sicurezza e della Pace è un dovere necessario
sottolineato persino dall'uomo più pacifico del mondo e cioè Sua Santità il
Dalai Lama che dichiarò, al contrario dell'ipocrisia cattolica che fino a
ieri benediva i cannoni del proprio esercito e che oggi vuole una pace
iniqua ad ogni costo, che pur rimanendo cosa terribile il combattere può
portare a risultati buoni perché la Via della Non Violenza richiede tempo e
volontà da ambo le parti in causa.
Diventa resistenza quando questa condizione non c'è.
E questo si può fare anche senza dover obbligatoriamente mangiare da Mc
Donald.
Fabrizio Bucciarelli
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