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COSTUME
SOMMARIO DELLA SEZIONE:
IL PAPA, L'ISLAM E NOI
LA PSICANALISI
IL PAPA, L'ISLAM E NOI
Cattolici troppo abituati a contare gli incassi, a parlare di calcio, a chiudere gli occhi. Cattolici troppo indaffarati a dividersi e combattersi per il potere, per il posto migliore, per l’ombrellone al mare o il parcheggio al ristorante per accorgersi che tutto sta cambiando e che tutto questo, di qui a poco, non avrà più senso.
Divisi tra il mercato e Gesù Cristo, tra la trattoria e l’ufficio, entrano in banca come un tempo entravano in Chiesa: con il cappello in mano, facendo la coda in silenzio, con deferente attesa, volgono lo sguardo verso i tassi di sconto mentre si avvicinano ai cassieri seduti dietro agli altari della nuova Europa.
Cattolici che cacciano la testa sotto la sabbia anche di fronte all’offesa, agli attentati contro le Chiese, alle minacce di morte rivolte loro dai seguaci di un Islam che pare ormai non conoscere altro linguaggio che quello dell’intolleranza e della violenza.
Cattolici devoti, cattolici impiegati, cattolici professionisti, cattolici politici: si sono tutti defilati, impegnati a fare le comparse di una religione per lo più vissuta tra ipocrisia e moderazione, timide parole, appena sussurrate, di solidarietà o di compassione.
Ma come si può, come si fa – mi domando - a non mostrare i muscoli? A non far vedere i denti di fronte ad atteggiamenti così aggressivi, così violenti, così arroganti verso tutta la Cristianità?
Non c’è niente di più vero delle affermazioni del Santo Padre, delle sottolineature di Benedetto XVI al messaggio cristiano che è alla base della nostra civiltà, fondato sugli insegnamenti di un Dio che è incompatibile con la violenza perchè è Amore e Carità. Può l’Islam dire lo stesso? Cosa c’è di offensivo in tutto questo?
E’ da almeno un decennio (per quanto io personalmente mi posso ricordare) che esponenti autorevoli della religione islamica deridono il Papa, la Chiesa, le nostre ricorrenze religiose, i nostri Santi e i nostri riti. Cosa dovremmo fare allora noi? Dare fuoco alle moschee? Minacciare di morte tutti gli Imam?
C’ è un silenzio assordante in queste ore, in questi giorni di attacco frontale all’Occidente, alla Chiesa, al Papa: è il silenzio del Governo, delle Istituzioni ma, soprattutto, delle Associazioni Islamiche in Italia. Sono musulmani che conoscono, che hanno potuto toccare con mano il rispetto e la tolleranza da sempre espressa dai cattolici nei loro confronti, nei confronti di comunità composte per il 90% da stranieri, da ospiti nella nostra terra.
Chi di loro si è levato a condannare le minacce rivolte al Santo Padre? Chi ha preso le distanze? Chi ha testimoniato l’ospitalità, l’aiuto che in questi anni ha sempre ricevuto dalla Chiesa e dallo Stato?
A mio parere credo che sia giunto veramente il tempo che l’Italia, l’Europa, l’Occidente facciano capire chiaramente a tutte le realtà musulmane, che è bene non confondere mai la nostra tolleranza con la debolezza, non fraintendere l’Amore cristiano con la sottomissione alla violenza.
Il Papa ha ragione e, soprattutto, ha diritto di esprimere qualunque opinione senza che per questo debba essere minacciato di morte da parte di chicchessia, soprattutto da parte di un mondo islamico dove, francamente, andando avanti di questo passo, non si capisce più dove stiano i fanatici e dove invece la gente per bene. Le parole del Papa sono parole d’amore, che su questa nostra terra tra borghi, paesi, fiumi, montagne, laghi e pianure siamo abituati ad ascoltare. E questo, sia chiaro, che piaccia o non piaccia ad ogni altra religione.
Paolo Scaravelli (Tenere la Destra)
LA PSICANALISI
Che fine ha fatto Sigmund Freud? Le teorie pseudoscientifiche del padre della
psicanalisi ci spiegavano, fino a ieri, che ogni comportamento umano era dovuto
al subconscio. Molte patologie fisiche - vedi la stessa ulcera - erano
considerate neurotiche, psicosomatiche, da guarire sul divano del ben pagato
psicanalista. L'autismo del figlio era poi imputato a papà e a mammà. La ricerca
del trauma infantile - e chi non l'ha avuto? - forniva la chiave di tutto.
Dietro ogni comportamento eccezionale, dietro ogni atto di dedizione e
d'altruismo, i seguaci della religione freudiana scorgevano il ghigno della
bestia umana. Gli eroi e i santi erano persone che avrebbero avuto invece
bisogno di lunghe sedute psicanalitiche per sanare i loro conflitti irrisolti.
La psicanalisi saturava la cultura, il linguaggio. Ogni romanzo, ogni film
americano aveva il suo bravo intreccio psicanalitico. Oggi, invece, nelle serie
televisive trionfano il DNA, i gruppi sanguigni, i liquidi organici, le
autopsie, le necroscopie, le analisi al microscopio. Le telecamere hanno
lasciato il divano psicanalitico per installarsi in obitorio.
La famiglia è uscita con le ossa completamente rotte dall'ubriacatura
psicanalitica. I rapporti familiari erano stati posti da Freud sul piano
dell'eros, con l'invidia del pene, il complesso di castrazione, il desiderio di
andare a letto con la madre e di uccidere il padre. E il "pater familias" è
stato effettivamente ucciso, in Occidente, grazie anche al matrimonio gay. La
rivoluzione, quella vera, quella sessuale - auspicata da Freud - ha trionfato su
tutta la linea. Ma non ha dato i frutti promessi. Il sesso gioioso, che pur
avrebbe dovuto trionfare, trionfa solo nella pubblicità. Il pericolo dell'AIDS
ha sostituito la sanzione morale contro il sesso promiscuo. Sono poi apparse
nuove patologie come l'anorexia, il body piercing, l'automutilazione, i tatuaggi
sul fondoschiena. Le "nevrosi" abbondano. L'"alienazione" trionfa. Chi tra voi
non è depresso alzi la testa!
Nel trionfante permissivismo odierno, sopravvivono, non si sa come, solo gli
antichi tabù dell'incesto e della pedofilia. Dare oggi una caramella ad un
bambino che non sia nostro figlio rischia di farci avere seri guai. Un nuovo
tabù, sancito dal codice penale, è poi apparso in Occidente: il Negazionismo.
Il freudismo è passato di moda. Ma quanti guasti!
Le nuove scoperte
"Tutto da rifare" è il motto con cui il pubblico dovrebbe accogliere i risultati
dei ricorrenti studi "scientifici" che mirano a stabilire "ciò che fa bene e ciò
che fa male" all'essere umano. Il copione è sempre lo stesso: al termine di
studi statistici e ricerche sperimentali, gli esperti concludono che quel che
fino a ieri ci faceva bene ieri, oggi ci fa male. E viceversa: ciò che era
nocivo ieri, oggi allunga e migliora la nostra vita.
Ultimamente gli esperti hanno reso noto che "i compiti a casa per scolari e
studenti lungi da migliorare il loro rendimento, lo peggiorano." Insomma, meno
si studia a casa e più s'impara." Peccato che ai miei tempi si pensasse
altrimenti. Ma sono sicuro che questa nuova "verità" non durerà a lungo. Già
altri esperti sono all'opera con studi ad hoc che dimostreranno inevitabilmente
il contrario. Ma vediamo quali sono le conclusioni paradossali di altri recenti
studi i cui risultati sono tutti di rovesciare le "fallaci" credenze anteriori.
Alcol. La paradossale conclusione di uno studio compiuto da psicologi della
Queen's University, a Kingston, Ontario, è che l'abuso d'alcol lungi dal rendere
la gente più impulsiva e irresponsabile, la renderebbe più cauta. Insomma,
manteniamoci calmi: beviamoci su.
Atteggiamento positivo. Abbiamo sempre saputo che avere un atteggiamento
positivo in caso di malattia aiuta molto. Tutto sbagliato. Uno studio condotto
nell'Università di Glasgow, Scozia, su 5000 pazienti ammalati di cancro,
distribuiti tra diversi paesi, proverebbe che per combattere l'avanzare della
malattia non serve a nulla avere un atteggiamento mentale positivo e uno spirito
combattivo. E viceversa, il lasciarsi andare, il sentirsi giù, il pessimismo,
l'essere demoralizzati non avrebbero nessun effetto negativo sul decorso della
malattia. Però, secondo un altro studio inglese condotto su 216 londinesi, se
sei felice ti ammali di meno. Ciò perché le persone felici hanno più bassi
livelli dell'ormone dello stress, il cortisolo. Insomma cerca di essere felice,
perché correrai meno rischi di ammalarti. Però una volta ammalato, lasciati
andare, perché l'ottimismo non serve ormai più a nulla.
Bambini. Le teorie su come allevare i bambini, nel corso del 20 secolo, si sono
periodicamente contraddette. Un tempo, per esempio, si diceva che non bisognava
prendere in braccio e confortare i neonati che piangevano. Il pianto era
considerato una sorta di esercizio da non scoraggiare. Questa teoria che ha
condizionato la vita di tanti ha perso oggi ogni credibilità. "Se il bambino non
cessa di piangere, è giusto prenderlo in braccio. Così non si sentirà solo. Dopo
tutto, per una ragione o per l'altra, potrebbe provare un dolore fisico". Queste
sono le nuove parole d'ordine degli esperti, che a dire il vero ne sanno molto
poco, visto che si smentiscono tra di loro.
Campagne elettorali e denaro. I politici americani spendono delle fortune nel
corso delle campagne politiche. Non vi sono dubbi al riguardo. O almeno così
sembrava. Invece, uno studio condotto da tre professori del MIT prova che il
denaro non è così importante nella politica degli U.S.A. Insomma tutto da
rifare, fino alle conclusioni della prossima ricerca che proverà il contrario
delle ricerche precedenti.
Classi più piccole. Non vi è stato mai il minimo dubbio sul fatto che i bambini
imparano di più quando sono in una classe non troppo grande, perché sono seguiti
meglio dagli insegnanti. Un recente studio ad hoc dimostra invece esattamente il
contrario. Ecco due dei tanti commenti apparsi sui giornali: "Smaller Classes
Don't Make For Smarter Kids", "The false promise of smaller classes". Anche
quest'altro "luogo comune" è così caduto. La scienza è inesorabile nella sua
avanzata.
Aspettiamoci che ben presto altri studiosi, motivati da denaro fresco e dal
desiderio di rovesciare i "luoghi comuni" della saggezza popolare, dimostrino
esattamente il contrario, con gran soddisfazione di giornalisti e commentatori
che avranno qualcosa su cui parlare, "istruendo" il pubblico credulone.
Una legge aberrante.
È impossibile non rilevare il carattere aberrante della legge italiana che
concede il voto agli "italiani all'estero" nella maniera particolare che
sappiamo (costoro eleggono tra le proprie file i deputati e i senatori da
inviare a Roma). E difatti il nuovo governo conservatore del Canada, paese nel
quale risiedo, ha fatto sapere di star esaminando l'opportunità di ritirare
l'assenso dato dal governo liberale precedente alla richiesta dell'Italia di far
valere in Canada la propria legge istituente le circoscrizioni elettorali
estere. Legge che io considero aberrante perché in conflitto con un doveroso
senso di lealtà che gli italo-canadesi dovrebbero provare nei confronti del
Canada. Noi invece, italo-canadesi, inviando i nostri rappresentanti politici
sia ad Ottawa che a Roma, diveniamo "servi di due padroni".
Duole dire che, nella stragrante maggioranza dei casi, gli immigrati italiani
del Canada sono refrattari alla nozione di "allegiance" ("fedeltà", "lealtà")
verso la patria adottiva che il legame di cittadinanza e di residenza dovrebbe
pur suscitare.
Negli italiani, che vivano all'estero o che vivano in patria, a predominare è
l'idea del rapporto utilitario, strumentale, opportunistico. Dopo tutto, non si
cancellano con la bacchetta magica secoli di "Francia o Spagna, basta che se
magna".
Claudio Antonelli (corrispondente dal Canada)
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