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SPECIALE
ISRAELE E TERRORISMO: SCONTRO SENZA FINE?
A pochi giorni dall' ultimo terribile triplice attacco terroristico, Israele
conteggia i morti dell'ennesima strage che ha debilitato il già precario
processo di normalizzazione tra le aree autonome palestinesi e lo Stato
ebraico.
Si evidenzia per l'ennesima volta la differenza tra l'azione terroristica e
quella di ritorsione dello Stato ebraico che però, a onor di verità, insiste
in un pericoloso gioco di opposte tendenze legate al problema dei coloni e
dei nuovi insediamenti: il terrorismo compie attacchi indiscriminati che
minano la credibilità dei vecchi leader che dichiarano di accettare
l' esistenza dello Stato di Israele e di non condurre guerre di "sterminio"
contro civili senza distinzione per sesso, condizione ed età; mentre dall' altra
parte le azioni di riflesso sono sempre piuttosto misurate e contro
obiettivi militari o terroristici, con l'effetto negativo di rendere sempre
più nervose le comunità dei nuovi insediamenti e soprattutto i partiti
ortodossi.
Sharon e Arafat si ritrovano così in balìa dei rispettivi estremismi senza
troppo possibilità di frenare l'azione di coloro che, da una parte come dall' altra, cercano di impedire ogni forma possibile di dialogo nell'illusione
che lo stato di guerra permanente possa infiammare la già calda area del
Vicino e del Medio Oriente.
Dopo l'attentato dei kamikaze della Jihad Islamica, definizione che a
seconda delle occasioni tattiche nasconde varie strutture terroristiche
anche molto differenziate ostili ad Israele, è certo che gli USA non
potranno non sostenere la serie di dure reazioni militari da parte delle
Forze Armate israeliane nei territori occupati e nelle aree sotto controllo
del leader palestinese che forse non riesce ad avere più quel carisma
militare di un tempo che permetteva se non di sedare, almeno di tenere sotto
stretto controllo le attività terroristiche dei gruppi meno concilianti.
Il Ministro degli Esteri Shimon Peres ha convocato d'urgenza il
Consiglio di Difesa e il Segretario di Stato americano Colin Powel, lo
stratega della Guerra del Golfo, e responsabile degli sforzi diplomatici per
il cessate il fuoco, revocando gli impegni per monitorare al meglio la
situazione.
Da parte Palestinese, Arafat ha come sempre condannato l'attentato ma questo
non ha fermato il furore di Sharon che ha dichiarato l'imminente reazione
proporzionata alla gravità dell'orribile attentato.
Per il Leader dell'Autorità palestinese il raggio d'azione circa le quasi
unanimi richieste per bloccare le iniziative terroristiche sta diventando
sempre più ristretto e la scelta si fa sempre più difficile sia dal punto di
vista del prestigio sia dal punto di vista pratico. Arafat non potrà più
dare il classico calcio al cerchio, Israele, e uno alla botte, i
palestinesi, proprio perché entrambi non sono assolutamente soddisfatti
della sua mancanza di coerenza e per l'ombra di un atteggiamento di
accondiscendenza verso coloro che proseguono le azioni intraprese
dall' O.L.P. fin dalla fine degli anni '60.
La Destra italica, proprio per sfatare il presunto estremismo di pochi
vetero-nostalgici, ha in questi anni avviato una politica di avvicinamento
proprio alle complesse realtà del Vicino Oriente che inevitabilmente hanno
portato a prendere le distanze da quel terrorismo palestinese di carattere
prettamente espansionista Islamico che nessuno può e deve nemmeno tentare di
legittimare. Sharon non è Arafat e se lo fosse lo sarebbe per una necessità
tattica e non certo per il presunto desiderio del morente sionismo
socialista dei primi coloni dei kibbutz negli anni '20 di creare quella
"Grande Israele" che grande non potrebbe mai essere semplicemente perché è
circondata da milioni e milioni di Arabi.
Dalla svolta di Fiuggi, in cui si rigettavano gli ultimi residui della
simpatia di taluni verso quelle insensate "Leggi Razziali" che furono
l'inizio del decadimento del fascismo costruttivo del ventennio,
l'avvicinamento a Israele è stato costante anche se tra le molte reticenze
di alcuni da ambo le parti e certo ostruzionismo di chi non voleva capire la
moderna realtà tradizionale della Destra di AN e dei suoi militanti. Il che
però non significa voler criminalizzare i sacrosanti diritti del popolo
palestinese ad avere una Patria.
Esistono però dei punti oscuri, delle problematiche di base che non possono
far certo pendere la bilancia di un appoggio a quest'ultima legittima
rivendicazione : basti pensare che è stato da AN segnalato che nel sito web
dell' International Presse Center
dell'Autorità nazionale palestinese
http://www.ipc.gov.ps/ipc_a/ipc_a-1/a_map/palcit-e.html
appare una cartina nella quale figurano il Libano, la
Siria, la Giordania e l'Egitto, mentre scompare
completamente la Stato di Israele.
Al suo posto, il
territorio corrispondente ai suoi confini attuali
viene indicato con il nome di Palestina. AN ritiene che la cancellazione di
uno Stato
nazionale (e dei suoi cittadini come diretta conseguenza) da un documento
ufficiale dell'Autorità nazionale palestinese
rappresenti un inquietante e pericoloso attentato, non
solo al processo di pace in Medio Oriente, ma anche un
avallo ufficiale alle posizioni oltranziste e
terroriste di coloro che in questi anni hanno lavorato
e lavorano - Bin Laden compreso - per l'annientamento
di Israele e l'affermazione del panarabismo
fondamentalista.
E questo è solo un esempio.
Basti pensare che dinanzi ad un attentato indiscriminato contro cittadini
israeliani di ogni sesso ed età, non corrisponde lo stesso da Sharon che, da
militare qual è sempre stato, colpisce le basi dei terroristi e le loro
unità operative limitando al massimo le possibilità di ferire civili
innocenti che però, in fondo, poi così innocenti forse non sono.
La responsabilità vile di determinate aree della Sinistra sono poi
evidentissime: le armi fornite ai Paesi Arabi fin dalla guerra di
indipendenza del 1948 sono state fornite dall' ex U.R.S.S. e dai suoi servi
che ambivano a distruggere una nazione di sopravvissuti che però si
glorificavano di aver liberato dai campi di sterminio nazisti e di averli
sostenuti fino a quando non avevano "peccato" per non essere diventati parte
della loro sfera di influenza.
E lo sono quelle Sinistre italiane di oggi che, subdolamente, fanno bruciare
ai loro raduni e alle loro "pacifiche marce" la bandiera con la Stella di
David dichiarandoli "fascisti" e "sterminatori" del popolo palestinese per
poi arrogarsi la gloria di aver sempre sostenuto i diritti dei sopravvissuti
di Auschwitz e Sobibor alle cui commemorazioni partecipano sempre numerosi e
con i vessilli del caso.
In questa fase di lotta contro il mostro del terrorismo internazionale che
non finirà certo con la cattura di Bin Laden e la sconfitta
dei Talebani, occorre sostenere il diritto alla difesa da parte di chiunque
venga colpito dai vili gesti del terrorismo di ogni matrice e colore.
Il problema è che da tempo quest'ultimo viene sempre dalla stessa parte:
quella dei folli martiri di Allah.
F.B.
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