SALVIAMO I TIBETANI E LIBERIAMO I CINESI - Numero 44

 

I politici dovrebbero riaffermare il proprio impegno dimostrando di non essere succubi degli interessi economici che collegano i Paesi occidentali alla Cina. Difendere i diritti dei tibetani non e’ una scelta ma un dovere. Come possiamo accettare di commerciare con un paese che viola i diritti umani in modo cosi’ evidente?

D’altra parte anche liberare i cittadini cinesi dal giogo dell’ignoranza dettato dal proprio governo e’ un dovere. Come possiamo instaurare partnership, svolgere fiere, aprire attività in Cina quando sappiamo in che stato di inconsapevolezza vengono preservati i cinesi? Pensiamo alla prima contestazione di quest’anno per le Olimpiadi: mentre tutto il mondo ha visto che, in Grecia, durante l’intervento del politico cinese, un contestatore ha mostrato uno striscione pro tibet, i cinesi non hanno visto nulla… avevano la differita di 45 secondi, tempo sufficiente per tagliare le immagini. Mentre in tutto il mondo e’ possibile utilizzare motori di ricerca, posta elettronica e qualsiasi altro strumento legato ad Internet, i cinesi non possono: esiste la censura, il controllo dei messaggi email, i provider di Stato possono aprire o chiudere le connessioni, google ed altri possono essere semplicemente oscurati. Sono solo due esempi che devono far riflettere sul fatto che non si tratta solo di difendere i tibetani, di preservare la loro cultura, di "salvare il salvabile" dopo quasi sessant’anni di persecuzioni ma anche di portare consapevolezza al popolo cinese, di ristabilire la verita’: insomma, e’ anche il popolo cinese che va salvato. Cinesi e Tibetani in questo senso dovrebbero essere uguali ai nostri occhi: entrambi i popoli sono da salvare.

Di certo l’annientamento sistematico della civiltà tibetana e’ un male così evidente che molti si sono sensibilizzati. Lo stato di ignoranza in cui vive il popolo cinese però e’ altrettanto grave. Il governo cinese tiene all’oscuro il popolo in merito a ciò che potrebbe danneggiare la propria immagine. E’ possibile che un Paese democratico abbia un dialogo con chi viola ogni valore fondamentale di rispetto verso il proprio popolo? Come possiamo tollerare che il governo cinese non possa essere messo in discussione all’interno del proprio confine? Come possiamo tollerare che il governo cinese, dal 1950 quando l’armata rossa entrò nei confini del Tibet, distrugga i monasteri, persegua i monaci e violi i diritti umani di un popolo intero? La politica deve riconquistare il dominio sull’economia. Gli interessi delle imprese devono passare in secondo piano quando ci si trova di fronte ad una situazione di questo genere. La Cina deve avviare un processo di democratizzazione, di consapevolezza civile, di scoperta del valore della libertà. Soltanto con un interlocutore che almeno lanci le basi per un processo di cambiamento e’ corretto proseguire il dialogo. Non abbandoniamo i tibetani e non abbandoniamo i cinesi. Impegniamoci, oggi, a fare qualcosa per portare un cambiamento nella politica del governo di Pechino. Impegniamoci, domani, a non smettere di pensare ed agire a favore del popolo del Tibet e della Cina.

Vito Andrea Vinci