ESTATE ALL’ITALIANA - Numero 31

ESTATE ALL’ITALIANA - Numero 31

 

L’estate, in Italia, è vissuta come un’emergenza. In un paese così poco marziale, d’estate tutto assume il rilievo delle grandi manovre. La terminologia è quasi biblica: grande rientro, incolonnamenti di Tir, valichi di frontiera presi d’assalto, spiagge invase, sciopero dei treni e dei traghetti, città deserte come dopo un attacco atomico, week-end cruenti, lanci di sassi dai cavalcavie, località assediate...
Nella penisola le vacanze sono un obbligo sociale, e chi non le prende non può considerarsi un cittadino a parte intera: diviene una sorta di extracomunitario, senza però godere della simpatia né dei partiti di sinistra né della Caritas. I giornali consacrano più di una pagina alle vacanze dei VIP. Tutti conoscono le destinazioni turistiche dei politici. Meno conosciuti, invece, sono i loro programmi, possibilisti e fumosi.
Nelle edicole una selva di manifesti propaganda il nudo furtivo della compagna di giochi di spiaggia di questo o quel personaggio, che noi che veniamo dal Canada non conosciamo, ma che facciamo finta di conoscere per non sentirci come dei marziani. Un dato molto importante: insieme con quello dei quotidiani sportivi, l’Italia vanta il record mondiale per numero di periodici scandalistici, pieni di foto di chiappe e seni sfocati ripresi col teleobiettivo.
Nel paese dove non esiste un solo dato statistico sul tasso di criminalità dei clandestini, protagonisti assoluti delle cronache giudiziarie, vi è una fioritura barocca di cifre sull’esodo, sul controesodo e sulla lunghezza delle code ai caselli.
Dopo i lamenti scaramantici d’obbligo, all’inizio di stagione, "sul turista che quest’anno non ritorna", fatto dai rappresentanti degli esercenti delle località di villeggiatura, si apprende poi con sollievo che il turista anche questa volta è tornato.
Al pessimismo e all’allarmismo in Italia nessuno rinuncia, neppure in vacanza. E il catastrofismo della meteorologia è di un grande aiuto. Il tempo che farà sembra suscitare indicibili ansie. Ogni anno si registrano nuovi record: di pioggia, di sole, di freddo, di caldo... A parlare del clima, in Italia, non vi è un semplice annunciatore ma un colonnello che emette dei proclami. Strano che nessuno abbia ancora denunciato questa pericolosa involuzione militarista nel paese di "O’ sole mio". I vari corpi di polizia sono in prima linea : carabinieri, pubblica sicurezza, finanza, stradale, vigili urbani, forestale si alternano, eleganti, al microfono con bollettini allarmanti. Il tutto, spesso, su uno sfondo di fiamme - gl’immancabili incendi dolosi - arditamente combattuti dai Canadair. Il che provoca in noi, reduci del Canada, un moto d’orgoglio...
Voi state al mare, a Grado, in grazia di Dio, sotto un cielo sereno. La cosa dura da settimane. Non vi sembra vero: pensate al Canada, all’instabilità del suo clima, alle piogge, ai freddi improvvisi. Poi, ogni sera, la televisione italiana vi propina il solito bollettino catastrofico: grandine con chicchi come palle da tennis, inondazioni, neve, smottamenti, raffiche fortissime di vento... Ma dove? In una sperduta località che voi non avete sentito mai nominare, ma dalla quale il solito colonnello dell’aeronautica lancia lugubri bollettini disfattisti.
Al ritorno in Canada i vostri amici, apprensivi, vi domandano come abbiate potuto sopravvivere alle catastrofi che si sono abbattute sull’Italia, e delle quali loro sono stati abbondantemente informati grazie alla televisione. Insomma, il "globalismo" italiano in materia di clima fa sì che tutti si sentano bagnati da una pioggia che non c’è, ma che comunque cade in qualche posto della penisola. Grazie anche al traffico automobilistico, l’unità d’Italia è un fatto ormai compiuto. I bollettini autostradali fanno sapere, a chi si trova in una località sperduta del Friuli-Venezia Giulia, che al sud di Pompei c’è un incolonnamento di due chilometri, e che, nei pressi di Messina, un automobilista con una gomma a terra causa un fastidioso rallentamento della circolazione. Coscienza o non coscienza nazionale, finalmente, l’Italia è una, una sola. Claudio Antonelli
Corrispondente dal Canada

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