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Il papa, l’islam e noi - Numero 39

Il papa, l’islam e noi - Numero 39

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

 



IL PAPA, L’ISLAM E NOI

Cattolici troppo abituati a contare gli incassi, a parlare di calcio, a chiudere gli occhi. Cattolici troppo indaffarati a dividersi e combattersi per il potere, per il posto migliore, per l’ombrellone al mare o il parcheggio al ristorante per accorgersi che tutto sta cambiando e che tutto questo, di qui a poco, non avrà più senso.

Divisi tra il mercato e Gesù Cristo, tra la trattoria e l’ufficio, entrano in banca come un tempo entravano in Chiesa: con il cappello in mano, facendo la coda in silenzio, con deferente attesa, volgono lo sguardo verso i tassi di sconto mentre si avvicinano ai cassieri seduti dietro agli altari della nuova Europa.

Cattolici che cacciano la testa sotto la sabbia anche di fronte all’offesa, agli attentati contro le Chiese, alle minacce di morte rivolte loro dai seguaci di un Islam che pare ormai non conoscere altro linguaggio che quello dell’intolleranza e della violenza.

Cattolici devoti, cattolici impiegati, cattolici professionisti, cattolici politici: si sono tutti defilati, impegnati a fare le comparse di una religione per lo più vissuta tra ipocrisia e moderazione, timide parole, appena sussurrate, di solidarietà o di compassione.

Ma come si può, come si fa - mi domando - a non mostrare i muscoli? A non far vedere i denti di fronte ad atteggiamenti così aggressivi, così violenti, così arroganti verso tutta la Cristianità?

Non c’è niente di più vero delle affermazioni del Santo Padre, delle sottolineature di Benedetto XVI al messaggio cristiano che è alla base della nostra civiltà, fondato sugli insegnamenti di un Dio che è incompatibile con la violenza perchè è Amore e Carità. Può l’Islam dire lo stesso? Cosa c’è di offensivo in tutto questo?

E’ da almeno un decennio (per quanto io personalmente mi posso ricordare) che esponenti autorevoli della religione islamica deridono il Papa, la Chiesa, le nostre ricorrenze religiose, i nostri Santi e i nostri riti. Cosa dovremmo fare allora noi? Dare fuoco alle moschee? Minacciare di morte tutti gli Imam?

C’ è un silenzio assordante in queste ore, in questi giorni di attacco frontale all’Occidente, alla Chiesa, al Papa: è il silenzio del Governo, delle Istituzioni ma, soprattutto, delle Associazioni Islamiche in Italia. Sono musulmani che conoscono, che hanno potuto toccare con mano il rispetto e la tolleranza da sempre espressa dai cattolici nei loro confronti, nei confronti di comunità composte per il 90% da stranieri, da ospiti nella nostra terra.

Chi di loro si è levato a condannare le minacce rivolte al Santo Padre? Chi ha preso le distanze? Chi ha testimoniato l’ospitalità, l’aiuto che in questi anni ha sempre ricevuto dalla Chiesa e dallo Stato?

A mio parere credo che sia giunto veramente il tempo che l’Italia, l’Europa, l’Occidente facciano capire chiaramente a tutte le realtà musulmane, che è bene non confondere mai la nostra tolleranza con la debolezza, non fraintendere l’Amore cristiano con la sottomissione alla violenza.

Il Papa ha ragione e, soprattutto, ha diritto di esprimere qualunque opinione senza che per questo debba essere minacciato di morte da parte di chicchessia, soprattutto da parte di un mondo islamico dove, francamente, andando avanti di questo passo, non si capisce più dove stiano i fanatici e dove invece la gente per bene. Le parole del Papa sono parole d’amore, che su questa nostra terra tra borghi, paesi, fiumi, montagne, laghi e pianure siamo abituati ad ascoltare. E questo, sia chiaro, che piaccia o non piaccia ad ogni altra religione.

Paolo Scaravelli (Tenere la Destra)



LA PSICANALISI

Che fine ha fatto Sigmund Freud? Le teorie pseudoscientifiche del padre della psicanalisi ci spiegavano, fino a ieri, che ogni comportamento umano era dovuto al subconscio. Molte patologie fisiche - vedi la stessa ulcera - erano considerate neurotiche, psicosomatiche, da guarire sul divano del ben pagato psicanalista. L’autismo del figlio era poi imputato a papà e a mammà. La ricerca del trauma infantile - e chi non l’ha avuto? - forniva la chiave di tutto. Dietro ogni comportamento eccezionale, dietro ogni atto di dedizione e d’altruismo, i seguaci della religione freudiana scorgevano il ghigno della bestia umana. Gli eroi e i santi erano persone che avrebbero avuto invece bisogno di lunghe sedute psicanalitiche per sanare i loro conflitti irrisolti. La psicanalisi saturava la cultura, il linguaggio. Ogni romanzo, ogni film americano aveva il suo bravo intreccio psicanalitico. Oggi, invece, nelle serie televisive trionfano il DNA, i gruppi sanguigni, i liquidi organici, le autopsie, le necroscopie, le analisi al microscopio. Le telecamere hanno lasciato il divano psicanalitico per installarsi in obitorio. La famiglia è uscita con le ossa completamente rotte dall’ubriacatura psicanalitica. I rapporti familiari erano stati posti da Freud sul piano dell’eros, con l’invidia del pene, il complesso di castrazione, il desiderio di andare a letto con la madre e di uccidere il padre. E il "pater familias" è stato effettivamente ucciso, in Occidente, grazie anche al matrimonio gay. La rivoluzione, quella vera, quella sessuale - auspicata da Freud - ha trionfato su tutta la linea. Ma non ha dato i frutti promessi. Il sesso gioioso, che pur avrebbe dovuto trionfare, trionfa solo nella pubblicità. Il pericolo dell’AIDS ha sostituito la sanzione morale contro il sesso promiscuo. Sono poi apparse nuove patologie come l’anorexia, il body piercing, l’automutilazione, i tatuaggi sul fondoschiena. Le "nevrosi" abbondano. L’"alienazione" trionfa. Chi tra voi non è depresso alzi la testa! Nel trionfante permissivismo odierno, sopravvivono, non si sa come, solo gli antichi tabù dell’incesto e della pedofilia. Dare oggi una caramella ad un bambino che non sia nostro figlio rischia di farci avere seri guai. Un nuovo tabù, sancito dal codice penale, è poi apparso in Occidente: il Negazionismo. Il freudismo è passato di moda. Ma quanti guasti!

Le nuove scoperte

"Tutto da rifare" è il motto con cui il pubblico dovrebbe accogliere i risultati dei ricorrenti studi "scientifici" che mirano a stabilire "ciò che fa bene e ciò che fa male" all’essere umano. Il copione è sempre lo stesso: al termine di studi statistici e ricerche sperimentali, gli esperti concludono che quel che fino a ieri ci faceva bene ieri, oggi ci fa male. E viceversa: ciò che era nocivo ieri, oggi allunga e migliora la nostra vita.
Ultimamente gli esperti hanno reso noto che "i compiti a casa per scolari e studenti lungi da migliorare il loro rendimento, lo peggiorano." Insomma, meno si studia a casa e più s’impara." Peccato che ai miei tempi si pensasse altrimenti. Ma sono sicuro che questa nuova "verità" non durerà a lungo. Già altri esperti sono all’opera con studi ad hoc che dimostreranno inevitabilmente il contrario. Ma vediamo quali sono le conclusioni paradossali di altri recenti studi i cui risultati sono tutti di rovesciare le "fallaci" credenze anteriori. Alcol. La paradossale conclusione di uno studio compiuto da psicologi della Queen’s University, a Kingston, Ontario, è che l’abuso d’alcol lungi dal rendere la gente più impulsiva e irresponsabile, la renderebbe più cauta. Insomma, manteniamoci calmi: beviamoci su.
Atteggiamento positivo. Abbiamo sempre saputo che avere un atteggiamento positivo in caso di malattia aiuta molto. Tutto sbagliato. Uno studio condotto nell’Università di Glasgow, Scozia, su 5000 pazienti ammalati di cancro, distribuiti tra diversi paesi, proverebbe che per combattere l’avanzare della malattia non serve a nulla avere un atteggiamento mentale positivo e uno spirito combattivo. E viceversa, il lasciarsi andare, il sentirsi giù, il pessimismo, l’essere demoralizzati non avrebbero nessun effetto negativo sul decorso della malattia. Però, secondo un altro studio inglese condotto su 216 londinesi, se sei felice ti ammali di meno. Ciò perché le persone felici hanno più bassi livelli dell’ormone dello stress, il cortisolo. Insomma cerca di essere felice, perché correrai meno rischi di ammalarti. Però una volta ammalato, lasciati andare, perché l’ottimismo non serve ormai più a nulla.
Bambini. Le teorie su come allevare i bambini, nel corso del 20 secolo, si sono periodicamente contraddette. Un tempo, per esempio, si diceva che non bisognava prendere in braccio e confortare i neonati che piangevano. Il pianto era considerato una sorta di esercizio da non scoraggiare. Questa teoria che ha condizionato la vita di tanti ha perso oggi ogni credibilità. "Se il bambino non cessa di piangere, è giusto prenderlo in braccio. Così non si sentirà solo. Dopo tutto, per una ragione o per l’altra, potrebbe provare un dolore fisico". Queste sono le nuove parole d’ordine degli esperti, che a dire il vero ne sanno molto poco, visto che si smentiscono tra di loro.
Campagne elettorali e denaro. I politici americani spendono delle fortune nel corso delle campagne politiche. Non vi sono dubbi al riguardo. O almeno così sembrava. Invece, uno studio condotto da tre professori del MIT prova che il denaro non è così importante nella politica degli U.S.A. Insomma tutto da rifare, fino alle conclusioni della prossima ricerca che proverà il contrario delle ricerche precedenti.
Classi più piccole. Non vi è stato mai il minimo dubbio sul fatto che i bambini imparano di più quando sono in una classe non troppo grande, perché sono seguiti meglio dagli insegnanti. Un recente studio ad hoc dimostra invece esattamente il contrario. Ecco due dei tanti commenti apparsi sui giornali: "Smaller Classes Don’t Make For Smarter Kids", "The false promise of smaller classes". Anche quest’altro "luogo comune" è così caduto. La scienza è inesorabile nella sua avanzata.
Aspettiamoci che ben presto altri studiosi, motivati da denaro fresco e dal desiderio di rovesciare i "luoghi comuni" della saggezza popolare, dimostrino esattamente il contrario, con gran soddisfazione di giornalisti e commentatori che avranno qualcosa su cui parlare, "istruendo" il pubblico credulone.
Una legge aberrante.
È impossibile non rilevare il carattere aberrante della legge italiana che concede il voto agli "italiani all’estero" nella maniera particolare che sappiamo (costoro eleggono tra le proprie file i deputati e i senatori da inviare a Roma). E difatti il nuovo governo conservatore del Canada, paese nel quale risiedo, ha fatto sapere di star esaminando l’opportunità di ritirare l’assenso dato dal governo liberale precedente alla richiesta dell’Italia di far valere in Canada la propria legge istituente le circoscrizioni elettorali estere. Legge che io considero aberrante perché in conflitto con un doveroso senso di lealtà che gli italo-canadesi dovrebbero provare nei confronti del Canada. Noi invece, italo-canadesi, inviando i nostri rappresentanti politici sia ad Ottawa che a Roma, diveniamo "servi di due padroni". Duole dire che, nella stragrante maggioranza dei casi, gli immigrati italiani del Canada sono refrattari alla nozione di "allegiance" ("fedeltà", "lealtà") verso la patria adottiva che il legame di cittadinanza e di residenza dovrebbe pur suscitare.
Negli italiani, che vivano all’estero o che vivano in patria, a predominare è l’idea del rapporto utilitario, strumentale, opportunistico. Dopo tutto, non si cancellano con la bacchetta magica secoli di "Francia o Spagna, basta che se magna".

Claudio Antonelli (corrispondente dal Canada)

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