Cagoia! - Numero 55

Cagoia! - Numero 55

 

Nei momenti di crisi, economica, sociale, culturale, politica, il vocabolario si "arricchisce" di epiteti, figure retoriche e, perché no, espressioni salaci, che sono state da sempre patrimonio della dialettica politica. La polemica si riveste di una carica di virulenza in parte dovuta alla perniciosità dei tempi ma anche al fatto che niente più della parolaccia, o comunque l’espressione greve, colpisce in modo diretto ed inequivocabile. Quando il "parlare politico" diventa sempre più incomprensibile, quando allontana sempre più la gente, quando diventa troppo tecnico, l’espressione pungente colpisce come una battuta dialettale a teatro: fulminante!

Senza scomodare anatemi ed espressioni pronunciate nei secoli precedenti, come non ricordare l’epiteto con il quale D’Annunziò bollò l’allora Presidente del Consiglio Nitti, "reo" d’averlo duramente attaccato in Parlamento nel settembre 1919 per l’impresa di Fiume? Cagoia! Con questo epiteto, ricordato anche nei libri di storia, e che era il cognome di un pover’ uomo triestino noto per il suo atteggiamento pauroso, il Comandante ha consegnato ai posteri un’immagine che, per la facile assonanza, metteva in ridicolo il Presidente del Consiglio.

In questi ultimi anni, però, tanto per ricordarne qualcuna, il vocabolario si è arricchito di espressioni tratte dalla culinaria, Mortadella; da presunte accuratezze estetiche, il Cavaliere mascarato; da presunte capacità profetiche, la pitonessa; da grinta feroce, il caimano; e tanto ancora, dando libero sfogo alla fantasia, e alla cattiveria. Indubbiamente, dopo l’ingresso della Lega Nord e del frasario adoperato specialmente nei primi anni da alcuni esponenti del Movimento, è stato un crescendo. Ma non solo il frasario politico si adegua ai tempi calamitosi; interessante all’osservatore del linguaggio politico si presenta da poco tempo a questa parte anche una nuova categoria politica, destinata a far parlare sempre più di sé : il quarantenne. Dopo i cinquantenni, solitamente chiamati colonnelli, è ora la volta dei quarantenni. Sembrano dimenticati i tempi, per altro relativamente recenti, in cui i trentenni erano chiamati ancora bamboccioni; ora i quarantenni, solo per il fatto d’essere quarantenni, sembra che abbiano il destino del Paese sulle ginocchia. Come Giove. Ma chi è il quarantenne d’assalto, oggi? Certo, se guardiamo alla tipologia incarnata da Matteo Renzi, deve avere una buona dose di comunicativa, un linguaggio spedito, semplice, meglio con una cadenza regionale che faccia simpatia. Ve lo immaginate, infatti, un Renzi con l’accento calabrese, bergamasco o siciliano? E il look? Berlusconi ha fatto scuola, è innegabile. E se il look del Cavaliere era impeccabile (ultimamente al posto di camicia e cravatta appare il girocollo blu…), con il suo ormai mitico blazer e la cravatta di Marinella ( un look da "cumenda" si sarebbe detto tempo fa), il quarantenne Renzi invece si presenta alla ribalta della politica nazionale in maniche di camicia. Ma che sia bianca. E’ colui che si rimbocca le maniche, che fa e non dice; è colui che svela come il segreto delle cose sia dietro la banalità del quotidiano, che tutti sanno ma che nessuno vuol vedere. Renzi è quello che grida : Il re è nudo! E di questi tempi non è poco. Così vedremo sempre più spesso giovani politici rampanti come Matteo Renzi : in maniche di camicia (ben attillata sul torace), con le maniche rimboccate, senza cravatta, sportivi, con pantaloni a tubo. Guai a vedere baffi e barbe: è finito il tempo dei Che Guevara, dei Lenin, delle barbe anarchiche. L’Italia del futuro vuole la faccia pulita, lo sguardo deciso ma candido, l’eloquio forbito ma accattivante, i discorsi chiari : che brutto ricordo le "convergenze parallele"…E i capelli? Corti. Già vediamo Grillo con la chioma più pettinata di prima, ma anche le sue espressioni diventano più pungenti che volgari. Cambia l’Italia e cambia il look. E’ un modo di pensare e di essere, perché il look è il modo di essere di un periodo storico, non certo solo frivolezza o voglia di cambiamento fine a se stesso. Il governo Monti inaugurò un nuovo linguaggio politico facendo della sobrietà una bandiera; il suo abbigliamento era certamente espressione di quella mentalità, che era l’esigenza dei tempi, la sobrietà appunto.

Ma il momento dei quarantenni non si ferma qui: Alfano, Letta, Meloni. Ecco la Meloni, Giorgia Meloni, che ancora quarantenne non è, appare come la Giovanna D’Arco della destra italiana. Giovane politica combattiva, già ministro della Gioventù nel quarto governo Berlusconi, decisa, di quelle che non le manda a dire, conquista subito la simpatia del pubblico per la sua immediatezza, per la sua schiettezza. Frutto di sincera e lunga militanza politica. La Meloni ha dato vita insieme a Crosetto, La Russa ed altri a Fratelli d’Italia e si sta posizionando sempre più come colei che vuole rifondare la destra italiana, come altri comunque.

Siamo di fronte, quindi, ad una vera svolta generazionale? Sembra proprio di sì. Il punto è, ovviamente, che non basta una carta di identità per cambiare il Paese. Gli italiani devono imparare a capire, a non seguire le mode, a non sperare nel decisionismo, nello stellone d’Italia (ultimamente un po’ in ombra…), nel grande comunicatore, nel piacione, nella barzellettiere, nel compassato, nell’alternativo; imparare a non cedere alla moda del momento, ma leggere dietro l’apparenza.

Vedere il mondo com’è e non come viene rappresentato.

Giosafatte

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