LEGGE E ORDINE, TRA TIFOSI AL GUINZAGLIO E FUMATORI CON LA MUSERUOLA - Numero 19

LEGGE E ORDINE, TRA TIFOSI AL GUINZAGLIO E FUMATORI CON LA MUSERUOLA - Numero 19

 

LEGGE E ORDINE, TRA TIFOSI AL GUINZAGLIO E FUMATORI CON LA MUSERUOLA. Ritratto semiserio della politica per la disciplina pubblica nell’era del centrodestra.

Dopo una fase di produzione normativa, tesa - diciamo così - a non penalizzare eccessivamente gli interessi del premier, il governo si è distinto per alcuni provvedimenti fortemente connotati dal punto di vista "ideologico". Che cosa si aspetta infatti l’elettore medio di centrodestra dai suoi rappresentanti? Ordine, pulizia, disciplina nelle relazioni sociali. Così almeno è stato nelle intenzioni della Casa delle Libertà nella sua funzione legiferante. A parte la legge sull’immigrazione, che merita un discorso a parte e sulla quale ci sarebbe, ahinoi, molto da dire e da ridire circa la sua efficacia, gli italiani hanno visto sbocciare una serie di provvedimenti segnati chiaramente dalla volontà di pretendere un certo rinnovato rigore. Facciamo qualche esempio. Per rendere più quiete le domeniche di pedatoria passione degli italici calciofili, ecco il cosiddetto "decreto anti-ultras", un deciso giro di vite per combattere la violenza negli stadi che ha portato un inasprimento delle misure preventive e soprattutto repressive nei confronti delle frange più facinorose del tifo. Va detto che i risultati paiono non essere stati così esaltanti, se, come si è visto in seguito ai gravi fatti di Avellino, il ministro dell’Interno è stato costretto a rimettere mano alla materia. I cattivi invece sono stati individuati, senza esitazione, nei ragazzi delle curve, brutti, sporchi, maleducati, senza santi in Paradiso. E nemmeno nelle redazioni. Già, perché se ci facciamo caso, nel commentare gli scontri di piazza (leggi G8 di Genova e prima ancora Napoli), le raffinate penne della stampa politicamente corretta ci hanno raccontato che schiere di sbirri squilibrati hanno deliberatamente deciso di massacrare di botte i migliori figli di quella che fu la generazione del ’68, solo perché i tapini avevano inteso manifestare il proprio dissenso nei confronti dei potenti della terra. E’ andata così, cari lettori di Corrierone e Rep., rassegnatevi: "Carlo vive!". Qualcuno ricorda che anni fa non vi fu inchiostro democratico per i giovani Stefano Recchioni e Alberto Giaquinto finiti "dentro all’occhio di un mirino", senza nemmeno avere tra le mani un estintore… Mentre i curvaioli di oggi non godono di nessuna simpatia giornalistica, perché si tratta di orde teppistiche ignoranti, di umanoidi indegni di rispetto politico. Le forze dell’ordine invece, sempre nelle solerti cronache della stampa "seria", tornano magicamente a incarnare i tutori del bene comune, che "per quattro soldi" rischiano la vita contro i barbari delle gradinate. Insomma, il governo ha voluto usare il pugno di ferro con i ragazzi delle curve, mentre si è dimostrato molto più comprensivo nei confronti delle società calcistiche, sempre più spesso gestite con dissennatezza, ma comunque premiate con un magnanimo decreto "spalma-debiti". Abbiamo parlato di approccio "ideologico" di maggioranza e governo, all’inseguimento di qualcosa che si avvicini al caro vecchio motto "legge e ordine". Ciò si è tradotto anche in iniziative, specialmente innescate dal ministero della Sanità, per la difesa della salute pubblica. Gli strali del Grande Purificatore Sirchia si sono abbattuti sui vizi degli italiani. Così è cominciata la caccia alle streghe, a partire dalla "persecuzione" dei fumatori, additati, ghettizzati, puniti e minacciati. E giù statistiche terrorizzanti da peste manzoniana e "dagli all’untore" con accendino e pacchetto. Divertenti sono stati i siparietti televisivi nelle trasmissioni sull’argomento, alla presenza del ministro competente e di alcuni fumatori illustri vicini al Polo, come Giuliano Ferrara e Vittorio Feltri. C’è in una certa destra, a cui non sono estranei alcuni conservatori, una forma di nichilismo e di geloso individualismo, che porta ad affermare il diritto di disporre a piacimento di se stessi. Ci ha molto divertito poi una battuta di Renato Besana, altro impenitente destro-tabagista, che alla trasmissione di Ferrara lamentava: "Ci vogliono convincere che moriamo per colpa nostra!". Dal vizio del fumo a quello dell’alcool il passo è breve. Altra campagna sirchiana contro i bicchieri di troppo, soprattutto rivolta ai giovani. In questo caso, al di là di qualche eccesso inquisitorio che ha contribuito a dipingere le italiche genti come un popolo di ubriaconi, i propositi erano meritori. In troppi nei lunghi sabati sera abusano di sostanze alcoliche, e non solo, contribuendo a rendere all’alba strade e autostrade tristi campi di battaglia. A margine di questo discorso, si può dire che non sia mancata una certa ipocrisia anche sulla chiusura anticipata delle discoteche, idea che ha lasciato perplessi molti. E non ci riferiamo solo a quella sorta di "lobby del ballo", che pure non è estranea ad Alleanza nazionale. Un altro provvedimento voluto per ottenere maggior disciplina da tutti noi è quello della patente a punti. In effetti, la condotta degli automobilisti dello stivale non è mai stata esemplare e certi comportamenti irresponsabili alla guida hanno fatto gonfiare statistiche che non si potevano ignorare. Norme più rigide erano necessarie e, sia pur sospirando, un po’ tutti le hanno accettate, tant’è che anche dall’opposizione politica è giunto un raro plauso all’iniziativa. Certo, sono lontani i tempi in cui il deputato missino Carlo Tassi (che portava regolarmente la camicia nera in parlamento, sfidando i rimbrotti della segreteria) conduceva una personalissima battaglia contro i "110 all’ora" imposti dal ministro Ferri. Il parlamentare piacentino rimase fedele fino all’ultimo al mito futurista della velocità, fino a quando il destino volle che ci lasciasse proprio a causa di un incidente automobilistico. Apprezzato il nuovo codice stradale, l’Italia ha dovuto però fare i conti con una nuova battaglia del Grande Purificatore. Il ministro Sirchia deve essere rimasto vittima di uno dei tanti episodi di allarmismo mediatico tipico dell’informazione di casa nostra. Parliamo dell’emergenza pittbull, scoppiata in seguito ad alcune aggressioni, in certi casi tragiche, di cui si sono resi protagonisti esemplari di quella razza. Non è passato giorno da un paio di mesi a questa parte che i giornali non abbiano ragguagliato su incidenti provocati da pitbull, facendo pensare ad un’improvvisa esplosione di follia di questi cani. Prima era tutto sotto controllo? Intendiamoci, quanto è accaduto è grave e deve far riflettere su quella che, come chi s’interessa di cinofilia sa, non è una razza riconosciuta. Il pitbull è il frutto di incroci di cani terrier, selezionati tra i soggetti con aggressività più spiccata, che le organizzazioni cinofile internazionali si sono sempre rifiutate di accogliere nei loro elenchi proprio perché non dava le adeguate garanzie, soprattutto sul piano della stabilità caratteriale. E’ naturale che il proliferare di cucciolate, per lo più amatoriali, abbia fatto crescere il numero di esemplari che hanno suscitato l’interesse di persone già di per se stesse in conflitto con il viver civile e dei turpi figuri che organizzano i combattimenti tra cani. Sta di fatto che le aggressioni ci sono state e in gran parte sono ascrivibili a pitbull e ai loro padroni. Ma poi è giunta, molto all’italiana, la risposta emotiva della politica. Il professor Sirchia è partito lancia in resta per una nuova crociata, lui che, per sua stessa ammissione, non saprebbe riconoscere uno yorkshire da un alano. In pochi giorni dal suo ministero è uscita un’ordinanza che prevede l’imposizione di una serie di misure - obbligo di guinzaglio e museruola e di assicurazione, tra le altre - a carico dei possessori di quasi cento razze riconosciute. Per la precisione le razze in questione sono quelle dei primi due gruppi dell’elenco ufficiale, il primo è quello dei "Cani da pastore e bovari (esclusi bovari svizzeri)", dove, per fare un esempio, è compreso il border collie, il simpatico e innocuo cagnetto della pubblicità di un noto gestore di telefonia con Fiorello. Mentre il secondo è quello dei "Cani tipo pinscher e schnauzer - molossoidi e cani bovari svizzeri"- in cui sono annoverati il boxer, cane consigliato per la compagnia dei bambini, il terranova, quello utilizzato per il salvataggio in acqua e il cane di San Bernardo, sul cui conto anche i profani sanno tutto. Fin qui c’è di che essere perplessi, ma non è tutto. Già, perché fuori dalla lista ministeriale sono rimasti niente meno che i terrier, raccolti nel gruppo 3, tra cui troviamo alcuni "parenti" ufficiali del pitbull. Il "razzismo pericoloso" di Girolamo Sirchia non è piaciuto ai cinofili, che mediamente - ma questa è una lettura personale - sono orientati più a destra che altrove. Ma non è piaciuto nemmeno agli studiosi del mondo animale e ai veterinari, che con i cani e i loro padroni hanno un rapporto continuo e diretto. A scusante, molto parziale, del ministro, possiamo dire che l’elenco e le regole in questione non siano "farina del suo sacco", ma piuttosto frutto della scarsa competenza di zelanti collaboratori. Il Grande Purificatore voleva lasciare il segno della sua missione votata a fare degli italiani un popolo più sano e sicuro; in realtà sembra proprio che - dato l’argomento - abbia finito per calpestare inavvertitamente qualcosa di sgradevole. Ma non tema, ministro, per la sua carriera politica, dicono che porti bene… Ah, cari amici, legge e ordine, disciplina e pulizia: che confusione, che mal di destra!

Fabio Pasini

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