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ALIDA VALLI: UNA GRANDE ATTRICE ITALIANA - Numero 37

ALIDA VALLI: UNA GRANDE ATTRICE ITALIANA - Numero 37

 

Alida Valli - all’anagrafe Alida von Altenburger -se n’è andata. Da tempo apparteneva alla leggenda. Il suo nome evocava un’epoca e un mondo evanescenti, colpiti nel profondo dalla storia e dall’inesorabile trascorrere del tempo. Lei apparteneva sia all’Italia di prima sia a quella di subito dopo la Guerra; per noi, l’ultima, tremenda guerra. Era, insomma, da tanti anni una sopravvissuta. Aveva conservato però una nobile discrezione, perché possedeva lo stile di un’autentica protagonista che sa uscir di scena, una volta gli spettacoli terminati.
Ed ecco che Alida Valli, nella sua ultima intervista, concessa poche settimane prima di morire al giornalista Enrico Groppali del "Giornale", rivela una dimensione che rende la sua memoria ancora più cara al cuore di tanti di noi, perché in essa ella esprime un profondo amore per la sua piccola patria perduta: Pola, simbolo d’italianità. Lei, donna di confine, nata nella città "presso del Quarnaro che Italia chiude e i suoi termini bagna", come disse Dante - città trasformatasi poi, con l’esodo degli italiani, nella slava "Pula" - avrebbe potuto far sfoggio di internazionalismo e globalismo come fanno tanti italiani saltimbanchi. E invece, nell’intervista, Alida Valli non ha fatto che parlare della profonda, eterna ferita, causatale dalla perdita della terra natale.
Ed ecco alcuni stralci di questa intervista:
Alida Valli: [Riferendosi alla voce del mare, che certe notti le sembrava di udire anche nella sua casa ai Parioli] "‘Perché mi hai lasciato?’ diceva. Per aggiungere subito dopo: ‘Cos’hai avuto in cambio?’ E io non sapevo che cosa rispondere perché l’avevo tradito il mare della mia Istria, e laggiù a Pola nessuno mi aspettava più. (…) Perché faccio questo squallido lavoro nel cinema?, mi dicevo. Perché non sono rimasta nella mia terra ad affrontare gli eventi, a reagire al sopruso?, mi rimproveravo. Avessi almeno fatto la maestra, avessi inculcato fin dall’infanzia, ai miei e ai bambini di Pola, l’orgoglio e la dignità di essere italiani invece di perdermi nei filmetti che mi han dato denaro, successo, popolarità a buon mercato, mi ripetevo."
Enrico Groppali: "Purtroppo questo non l’ha saputo nessuno..."
Alida Valli: "Nessuno lo sa, perché non l’ho mai detto. E pochi, adesso che son vecchia, mi crederanno. Doveva dirlo allora, penseranno i superstiti, che certe ferite sia pur toccate ad altri trapassano da parte a parte anche gli esuli contagiandoli in modo irreversibile, facendone degli spostati, delle anime erranti che si muovono di continuo senza mai trovar pace." E ancora: "Solo un anno dopo lo scoppio della guerra, mi decisi a rivedere Pola (...) il luogo dove tutto era cominciato."
Enrico Groppali: "E cosa trovò?"
Alida Valli: "Una città ostile, estranea, distante. Con gli slavi che rimproveravano agli italiani di non parlar serbo-croato. In una comunità divisa, disperata, presaga di ciò che le sarebbe toccato: l’angoscia che è peggio della morte e la deportazione che è una condanna a vita."
Enrico Groppali: "È stata la sua ultima visita?"
"Qualche anno fa, ci tornai per una fiction con Raf Vallone che è stato il mio addio allo schermo."
Enrico Groppali: "Tutto era cambiato di nuovo, no?"
Alida Valli: "Sì perché oramai Pola era croata. Fu allora che mi fecero quell’incredibile proposta."
Enrico Groppali: "A cosa si riferisce?"
Alida Valli: "I nuovi padroni della mia terra non avevano più nessuno da esibire come eroe nazionale. Così non gli parve vero di offrire ad Alida Altenburger la cittadinanza onoraria di artista croata."
Enrico Groppali: "E la Valli cosa rispose?"
Alida Valli: "Che troppe volte, come la mia città , avevo cambiato pelle, ma ero nata e sarei morta italiana. Scrivetelo sulla mia tomba."

Claudio Antonelli

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