Canzoni Italiane - Numero 54

Canzoni Italiane - Numero 54

 

"Non sono solo canzonette" scriveva Paolo Simoni.
E’ quello che ho pensato (e forse prima non avrei mai pensato che lo avrei pensato…) leggendo di Simone Cristicchi. Sì, proprio lui, il vincitore della 57 edizione del Festival di Sanremo del 2007 dove canterà "Ti regalerò una rosa". Un successo che si aggiunse ai tanti altri già ottenuti da questo cantante particolarissimo. Ebbene, ve lo confesso, abituato a destreggiarmi tra Hegel e Platone non avrei mai pensato di occuparmi del capellutissimo Cristicchi. Ma tant’è. Cristicchi ha scritto una canzone che avrebbe voluto portare all’ultimo Festival di Sanremo, ma che alla fine non ha presentato. Una canzone, "Magazzino 18" (così chiamata dal luogo dove nel Porto vecchio di Trieste sono conservate le masserizie dei profughi), che narra della vicenda degli esuli italiani di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, un esodo che tenne dietro alla tragedia delle Foibe. Sul web si sono scatenate contro di lui le invettive, le offese di chi lo vede revisionista : " «Puntuale ogni anno salta fuori un fenomeno con qualche minchiata sulle foibe, ebbravo Cristicchi». «In occasione delle nuove revisionate di Cristicchi riproponiamo un nostro documento sulla questione, firmato Laboratorio Politico Iskra». Sono solo due dei numerosi messaggi che fra Twitter, Facebook e posta elettronica stanno piovendo addosso a Simone Cristicchi dopo l’uscita della sua canzone "Magazzino 18", dedicata all’esodo degli istriani, giuliani e dalmati", così scriveva Pietro Spirito su "Il Piccolo" di Trieste del 22 febbraio. Non vale la pena polemizzare, sarebbe dare troppo peso alle "critiche". Riproduciamo il testo, lasciando ai lettori ogni commento.

Siamo partiti in un giorno di pioggia
cacciati via dalla nostra terra
che un tempo si chiamava Italia
e uscì sconfitta dalla guerra
Hanno scambiato le nostre radici
con un futuro di scarpe strette
e mi ricordo faceva freddo
l’inverno del ’47
E per le strade un canto di morte
come di mille martelli impazziti
le nostre vite imballate alla meglio
i nostri cuori ammutoliti
Siamo saliti sulla nave bianca
come l’inizio di un’avventura
con una goccia di speranza
dicevi "non aver paura"
E mi ricordo di un uomo gigante
della sua immensa tenerezza
capace di sbriciolare montagne
a lui bastava una carezza
Ma la sua forza, la forza di un padre
giorno per giorno si consumava
fermo davanti alla finestra
fissava un punto nel vuoto diceva
come si fa
a morire di malinconia
per una terra che non è più mia
che male fa
aver lasciato il mio cuore
dall’altra parte del mare
Sono venuto a cercare mio padre
in una specie di cimitero
tra masserizie abbandonate
e mille facce in bianco e nero
Tracce di gente spazzata via
da un uragano del destino
quel che rimane di un esodo
ora riposa in questo magazzino
E siamo scesi dalla nave bianca
i bambini, le donne e gli anziani
ci chiamavano fascisti
eravamo solo italiani
Italiani dimenticati
in qualche angolo della memoria
come una pagina strappata
dal grande libro della storia
come si fa
a morire di malinconia
per una vita che non è più mia
che male fa
se ancora cerco il mio cuore
dall’altra parte del mare
Quando domani in viaggio
arriverai sul mio paese
carezzami ti prego il campanile
la chiesa, la mia casetta
Fermati un momentino, soltanto un momento
sopra le tombe del vecchio cimitero
e digli ai morti, digli ti prego
che non dimentighemo.


A.V.

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