Qui ad Atene noi facciamo cosi' - Numero 52

Qui ad Atene noi facciamo cosi' - Numero 52

Rieccoci online! C’è stato un lungo silenzio da parte nostra e i motivi sono tanti. Amici e lettori sempre più insistentemente ci hanno chiesto di riprendere la pubblicazione e, finalmente, ci siamo riusciti. Nel frattempo è successo di tutto : Berlusconi si è fatto da parte; abbiamo un governo di tecnici; siamo in recessione; stanno cambiando i costumi degli italiani; la disoccupazione giovanile è a livelli record; l’Italia è bloccata economicamente e moralmente. Siamo ad una svolta? Forse sì. Anzi, speriamo. Tanto per incominciare gli italiani credono meno ai partiti e alla politica. E ci credo! Non è un bello spettacolo quello che vediamo in giro! Si dice: si fa strada l’antipolitica. E cosa ci aspettavamo? La gente è stanca, è stufa dei propri "rappresentanti" che - pur con le doverose eccezioni - non rappresentano che se stessi e i propri interessi. Gli scandali si susseguono e anche la nostra Lombardia, il Pirellone prima di tutto, sembra essere travolto da un turbine di malaffare. Non si fa in tempo a leggere di un avviso di garanzia che si scopre un altro buco nero; si condanna qualcuno per mazzette, si celebra l’anniversario di "Mani pulite" e si scopre che è tutto come prima, peggio di prima. Senza contare lo tsunami che sta travolgendo la Lega. Certo è facile scaricare sul cittadino l’accusa di "qualunquismo", di fare di "tutta l’erba un fascio". E’ pur vero che bisogna fare i necessari distinguo, ma la gente prende sempre più consapevolezza della situazione in cui versiamo. Si fa sempre più strada il dualismo Paese reale/Paese legale. Eppure la politica va salvaguardata. I politici non sono tutti maneggioni; non pensano tutti solo al loro "particulare". Certo le tentazioni sono tante e "chi va al mulino s’ infarina", ma che ne sarebbe del nostro Paese (come di qualunque altro) se si abbandonasse la voglia di fare veramente politica? Politica oggi è sinonimo di corruzione, di privilegio, di casta. Ma non è sempre così. Saremmo ingenerosi. Dobbiamo tornare a fare politica sul serio. Dobbiamo tornare a dare un senso alla politica, a vederla per quella che dovrebbe essere e che non è :


Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Questo il Discorso che Pericle fece agli Ateniesi. Ma eravamo nel 461 a.C.…

Antonio F. Vinci

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