An, le donne e il potere - Numero 14

An, le donne e il potere - Numero 14

AN, LE DONNE E IL POTERE

La Destra italiana le tenta proprio tutte per rilanciarsi. Senza andare a recuperare l’epoca della Destra del doppiopetto e del manganello o il superamento, ormai giurassico, della sua opposizione alla Lega e la successiva alleanza nelle ultime elezioni, il partito della Destra italiana ha condotto negli ultimi tempi un’operazione di restauro non indifferente : volti nuovi, facce mai viste né mai supposte essere di Destra sono entrate nel partito a vele spiegate, ricoprendo incarichi ed ottenendo candidature mai neppure adombrate ai militanti di lunga data. Eppure c’è chi dice che la struttura è ancora saldamente in mano ai vecchi militanti che, comunque, sono abbastanza lontani dalla stanza dei bottoni. Alcuni almeno. Insomma resiste la vecchia e sempre nuova polemica se sia meglio rinnovarsi, cambiare pelle - secondo i più cinici e i più "scafati" almeno apparentemente - o restare vecchi e puri. Se sia meglio dare qualche dispiacere al vecchio militante reduce di guerra o al giovane filopalestinese aprendosi a scelte neoliberiste e a viaggi in Israele o mantenersi fedeli ai vecchi ideali. Insomma : Destra non più d’opposizione ma di governo d’accordo, ma cedere a compromessi, ideali e non, oppure essere d’esempio di fronte ad una gestione della politica che non sembra apportare grandi sconvolgimenti rispetto al passato, anzi. Luca Barbareschi ha diretto un film da deluso, da uomo di Destra che non ha trovato nell’attuale politica della Destra la realizzazione dei suoi sogni; Nanni Moretti dirige "Gli ultimi giorni di Pompei" della sinistra… La politica italiana è in mano ai registi cinematografici : è proprio un film. Ora assistiamo ad un recupero della donna di Destra. Non più angelo del focolare, né colei che mette al mondo figli per la patria, né audace camerata d’armi ( ma comunque "ausiliaria"), la donna vuole e deve contare di più in AN. Così a Roma Maria Ida Germontani, presidente della consulta per la pari opportunità di Alleanza nazionale, e Daniela Santanché hanno organizzato il Convegno "Penelope e la rete: la donna protagonista nella società e nella politica". C’era l’immancabile Assunta Almirante, che deve la sua diuturna presenza ai Convegni probabilmente solo grazie al cognome che porta , e che ha sostenuto la necessità di avere candidati all’altezza oppure, ha minacciato la signora, "voterò per la sinistra". Non è dato sapere dalle cronache giornalistiche se il riferimento era rivolto ai candidati in genere o a quelli di sesso femminile, tenuto conto del contesto in cui si svolgeva il congresso. Comunque ne prendiamo atto. Eh sì, finalmente la donna di Destra chiede di contare. Basta solo completini neri indossati su scarpe dal tacco a spillo; gonne strette che mettono in luce ciò che - di destra o di sinistra - fa la differenza; vaporose pettinature biondo platino sfoggiate in serate mondane trascorse nelle discoteche della Sardegna, alla presenza di vip onnipresenti su "Panorama". La donna di Destra, o presunta tale, cerca il suo spazio, ma dove?In un partito maschilista, per tradizioni storiche , per cultura e per linguaggio. Lungi da noi la volontà di riaffermare primogeniture maschiliste, convinti come siamo dell’assoluta parità dei sessi, perché…la parità non c’è, non può esserci. Si vuole rendere pari ciò che è dispari;la diversità, invece, fa la differenza, fa la forza. "Viva la differenza", dicono i francesi, ed hanno ragione. La donna cerca spazio nella Destra in quanto donna; e perché no i giovani in quanto giovani, i militanti in quanto militanti, e così via? La donna, come l’uomo, deve avere il suo spazio per le sue capacità, non per la differenza di sesso, sulla base di un falso egualitarismo. Non è l’essere donna o uomo, vecchio o giovane, simpatico o antipatico il requisito per fare politica : questa è la politica delle telenovele, della cosiddetta civiltà dell’immagine, degli imbonitori, dei ciarlatani. Restituiamo alla politica il suo ruolo, che è quello di essere al servizio dei cittadini.

Antonio F. Vinci

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