Quante educazioni?! - Numero 12

Quante educazioni?! - Numero 12

QUANTE EDUCAZIONI?!…

Settembre, è ora di riaprire…. E ritorna il solito tormentone delle nuove richieste che la società, i pedagoghi, e chi più ne ha più ne metta, rivolgono alla scuola, cioè ai docenti che si ritiene debbano sempre più essere esperti ( ma questa esperienza come, dove, quando la possono acquisire?) in sempre nuove discipline. L’ultima, solo in ordine di tempo, proposta formulata è quella di introdurre nell’ambito di "livelli essenziali di prestazione" ( un buon corso di educazione linguistica urge) una " educazione alla convivenza civile". Dopo l’educazione stradale, alimentare, sessuale etc. arriviamo alla richiesta di insegnare a convivere civilmente. Si rendono conto coloro che hanno formulato questa proposta di che cosa stanno dicendo? Mi permetto alcune considerazioni:

  • Si sente la necessità di insegnare ciò che non si conosce ancora o non si conosce più. Siamo dunque regrediti in pochi anni a un livello così basso di inciviltà e di rozzezza?
  • Non mi sembra che le generazioni passate, pur senza l’ausilio dei maestri, non sapessero convivere civilmente.
  • A mio modesto parere, quando non si insegnavano tante educazioni il livello di educazione e di capacità di convivenza civile era ben più elevato di quello degli ultimi anni.

E’ il caso di dire chiaramente a pedagogisti e a politici di smetterla con queste inutili e vuote esercitazioni retoriche, con questi vaniloqui capaci solo di buttare fumo negli occhi alle persone culturalmente più fragili. Occorre invece recuperare il senso di una istituzione scolastica che, tenendo conto di una società in rapida evoluzione, una società che pone sempre più nuove e complesse problematiche, ritorni a proporre valori, contenuti culturalmente qualificanti e formativi. Occorre formulare un progetto culturale ed educativo che ponga al centro la formazione di un uomo così istruito e colto da poter diventare libero e consapevole. Un uomo che, proprio perché istruito e colto, sia dotato di personalità autonoma, di senso etico e civile, un uomo che sappia da solo quali sono gli ambiti, le possibilità e i limiti della sua azione civile, un uomo che sia capace di dominare con la ragione le passioni e gli istinti. Un uomo che impari a declinare i sostantivi o gli aggettivi, non le proprie responsabilità. Non sarà moltiplicando , ma fino a quando ? fino a che punto? i saperi che formeremo un optimus, ma nemmeno un bonus vir. Al massimo formeremo un homo che avrà bisogno sempre di direttive, di ordini, di modelli esterni perché privo di interiorità. La nostra tradizione culturale ha da secoli la capacità di formare uomini colti, civili capaci di produrre e di insegnare agli altri le regole della convivenza civile. Oggi stiamo attribuendo sempre meno valore alla nostra storia e alla nostra cultura in nome di stravaganti e, concedetemelo, bislacche nuove materie scolastiche. Mi viene un sospetto più che legittimo, del resto trenta anni di insegnamento mi hanno insegnato ad essere malpensante, ma per ora non lo esterno. Pongo però due domande: 1)Cui prodest? 2) Chi controllerà la correttezza, l’imparzialità, l’onestà intellettuale dei maestri? E’ un preciso dovere morale per tutti noi riflettere su questi problemi e dire chiaramente ai genitori quali spazi di manipolazione della coscienza dei loro figli si stanno aprendo.

Pierangela Bianco





"E’ UNA VERGOGNA!"

Ecco il nuovo tormentone dell’estate. Al tempo stesso urlo isterico del cretinismo italico e slogan demagogico di ex-governanti smemorati. Cercare il beota che grida "è una vergogna" è diventato il gioco preferito di video-giornalisti privi di fantasia. Perché, se la lamentazione egoistica - si sa - è un vizio atavico, farla diventare una moda dando visibilità mediatica a qualsiasi piagnisteo personale è invece un recente, brutto vizio delle nostre reti televisive (Canale 5 in testa).

Ai primi di agosto, milioni di italiani e di stranieri intasano le autostrade, ed ecco il solerte giornalista risalire la coda e intervistare il vacanziero affranto e sudaticcio che grida "E’ una vergogna". Ma cosa è una vergogna? Che lui se ne vada in vacanza? Che il giornalista gli rompa le scatole? Che ci siano milioni di ottusi o di forzati che partono lo stesso giorno? No, naturalmente, nell’immaginario collettivo "è una vergogna" che il governo non faccia autostrade a sette corsie solo per l’esodo d’agosto, "è una vergogna" che il governo non abbia ancora finito la Salerno-Reggio Calabria in un anno, dopo che ne sono passati venti da quando iniziarono i lavori.

Otto mesi di siccità, manca l’acqua in quasi tutto il Sud, ed ecco giornalisti dal volto affranto aggirarsi tra cittadini esasperati ed agricoltori disperati a cogliere la fatidica frase: "E’ una vergogna". Ma cosa è una vergogna? Che il buon Dio ci neghi la pioggia? Che l’uomo stia sconvolgendo il clima? Che in sessant’anni di democrazia non si sia costruita una rete nazionale di acquedotti capace di portare acqua al Sud come fecero persino gli antichi romani? No, naturalmente, per l’italiano medio inchiodato davanti alla tv, la "vergogna" è questo governo che non fa nulla, che promette miracoli e poi fa morire di sete la gente, che vuole costruire il ponte sullo Stretto, mentre manca l’acqua nelle case.

Piomba sull’Italia una perturbazione che, nelle settimane successive, devasterà mezza Europa. Paesi allagati, spiagge deserte, danni un po’ ovunque. Ed ecco ripartire il branco di giornalisti-iene a filmare volti di cittadini infangati, turisti infreddoliti e albergatori tremebondi che gridano in coro: "E’ una vergogna". Cosa? Che sia venuto a piovere dopo otto mesi? Che per tre giorni i bagnini non abbiano lavorato? Che torrenti tenuti in stato di incuria grazie a qualche veto ambientalista che impedisce interventi di manutenzione, improvvisamente straripino portando fango nelle case? No, naturalmente, la "vergogna" è questo governo, che non interviene, che non vara provvedimenti di emergenza, che non stanzia soldi per riparare il pavimento di casa mia.

L’agricoltura è in ginocchio perché, tra siccità e grandine, i raccolti quest’anno saranno scarsi e già gli agricoltori marciano sui loro trattori al grido di: "E’ una vergogna". Che cosa, potrebbe chiedersi un ascoltatore un po’ più attento, visto che già il Ministro ha varato un piano straordinario di aiuti, che esistono fior di rimborsi assicurativi per i danni da grandine, che sono previsti interventi comunitari per gli stati di calamità naturale…? Cosa è una vergogna? Non ha importanza. Il contadino grida che è una vergogna questo governo che pensa ai guai di Berlusconi e non ai suoi.

Un ragazzo viene investito da un’auto pirata? E’ una vergogna, Fini aveva promesso più sicurezza. Centinaia di extracomunitari sbarcano in Puglia? E’ una vergogna, Bossi aveva promesso meno immigrazione. Un ragazzo si fulmina su un palo della luce? E’ una vergogna, Berlusconi aveva promesso maggiore efficienza. E ancora: cade una aereo in mare? E’ una vergogna, bisogna chiudere l’aeroporto e poi portare paracadutisti "è roba da fascisti". Turisti rimangono a terra fregati da un’agenzia di viaggi fantasma? E’ una vergogna: "il governo dovrebbe fare qualcosa". E via così, fino alla nausea.

Ma come accade per ogni moda, il grido "E’ una vergogna" contagia soprattutto chi ha poche idee, ed ecco, infatti, che ad impossessarsene sono i più beceri esponenti di quell’opposizione che fu - ahinoi - governo. Così arriva Castagnetti a visitare le carceri nel giorno di ferragosto e ad accorgersi - udite, udite - che sono strapiene. "E’ una vergogna" grida il pipino, il governo deve risolvere il problema del sovraffollamento. Quale governo? Questo che c’è da un anno o quelli che non hanno fatto nulla nei decenni precedenti. Dov’era Castagnetti due ferragosti orsono? Perché non era in giro con l’allora ministro comunista Diliberto a visitare carceri? Era troppo occupato a difendere Ochalan?

L’America è in recessione, le borse crollano, i mercati non tirano, l’economia mondiale frena e le prospettive non sono rosee, ovviamente, neppure per l’Italia. Ed ecco Rutelli e Visco pronti a gridare "E’ una vergogna", vogliamo le dimissioni di Tremonti. Perché? Perché "loro" hanno lasciato un buco da non si sa quante migliaia di miliardi? Perché loro hanno varato leggi demagogiche ed elettoralistiche come il taglio dei ticket, che ha fatto esplodere la spesa sanitaria, o il bonus fiscale alle grandi aziende, che ha fatto mancare 5 mila miliardi alle casse dello Stato? No, ovviamente, la vergogna è Berlusconi che aveva promesso "meno tasse per tutti" e dopo ben sedici mesi ancora non l’ha fatto…

A questo punto il lettore ci scuserà ma vorremmo anche noi unirci al coro e gridare: "E’ una vergogna". Sì, guardare la tv è una vergogna. La demagogia e lo sciacallaggio sono una vergogna. Quest’Italia irreale di gente lamentosa che ci viene propinata ogni giorno è una vergogna. Questa opposizione berciante e rissosa è una vergogna… un vero "tormentone"… e non solo estivo.

G.G.

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