Crocefissione del crocefisso? - Numero 13

Crocefissione del crocefisso? - Numero 13

CROCEFISSIONE DEL CROCEFISSO?

Crocifiggiamo il crocefisso! Non è uno squallido slogan per raccogliere qualche applauso, ma quanto purtroppo sta avvenendo per il silenzio colpevole, diciamolo chiaramente, di troppi che si dicono cristiani. Questo attacco al principale simbolo del Cristianesimo ci affligge sui giornali, alla radio e in televisione, da quando un gruppo di fondamentalisti islamici, ospiti, è bene ricordarlo, nel nostro paese ha dichiarato guerra al crocefisso esposto nei locali pubblici specie in scuole ed ospedali. Sono divampate polemiche, si è parlato di tolleranza, rispetto delle minoranze, accoglienza, laicità dello stato, e persino di inopportunità di scatenare liti. Liti su che cosa? Forse è scatenare una lite pretendere in Italia il rispetto verso un sentire comune a molti italiani e rivendicare il diritto di esporre in casa nostra un simbolo, che non è solo religioso, ma anche culturale, di tutta la civiltà occidentale? Il sottosegretario all’ Istruzione on. Valentina Aprea ha recentemente dichiarato: "In un contesto multiculturale e multireligioso lo Stato deve essere sempre garante della tolleranza e della libertà religiosa in un ovvio quadro di reciprocità e dunque aperto alla comprensione dell’esperienza religiosa come uno dei fondamentali valori umani." Concordo, ma mi sfugge il concetto di tolleranza, di reciprocità e di comprensione quando mi si impone di rinunciare al segno di una cultura che attinge dal messaggio di Cristo verità e libertà, fiducia e speranza. Un contesto multietnico e multiculturale può essere motivo di arricchimento, ma anche di grandissimo pericolo: solo chi ha salda coscienza della sua identità umana, culturale, religiosa può liberamente ed autonomamente vivere con il diverso ed arricchirsi spiritualmente, se no si è perdenti, si viene fagocitati. Indipendentemente dalle convinzioni religiose di ognuno, il Cristianesimo è un punto di riferimento essenziale per chi vuole essere consapevole del nostro patrimonio culturale. Esiste infatti un nesso imprescindibile fra Cristianesimo e Arte, Letteratura, Filosofia, vita sociale del mondo occidentale. Il Cristianesimo è parte fondante e integrante della cultura italiana, europea, occidentale, cultura che ha i suoi caratteri costitutivi nel rispetto dell’altro, nella convinzione che ogni uomo ha gli stessi diritti perché ha la stessa dignità. Oggi i mussulmani, cui si sono unite voci di esponenti di altre religioni ,che da anni vivono nel nostro paese e mai avevano posto il problema, chiedono esattamente quanto chiedevano i nazisti negli anni ’30 in Germania. Riflettano i nostri insegnanti, sedicenti democratici quando , come già successo, per non urtare la suscettibilità di alcuni alunni cancellano dalla vita scolastica tutto ciò che può ricordare festività religiose come il Natale. Se le nostre scuole possono liberamente e nel massimo rispetto essere frequentate da studenti di diverse religioni è perché la nostra è una società libera e rispettosa del diverso. Ma libertà non è in nessun modo coniugabile con sudditanza psicologica. E’ sacrosanto che nella nostra società nessuno si possa permettere di deridere e insultare ciò che è sacro per un ebreo o per un mussulmano. Ma perché alcuni di noi permettono e arrivano a trovare giusto che si dileggi e si offenda ciò che è sacro per i Cristiani? Luigi Bobba, presidente delle Acli scrive: "Tentare di imporre il crocifisso per legge sarebbe un passo indietro". Io chiedo:" Permettere a persone estranee alla nostra religione, cultura, civiltà, ospiti nel nostro paese , di imporci di toglierlo che cosa è?" Concludo con un invito a riflettere e a fare nostre le parole pronunciate da Papa Wojtyla a Vienna il 21 giugno 1998:" Tante cose possono essere tolte a noi cristiani. Ma la croce come segno di salvezza non ce la faremo togliere! Non permetteremo che essa venga esclusa dalla vita pubblica."

Pierangela Bianco

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