Come va lo spread? - Numero 52

Come va lo spread? - Numero 52

 

COME VA LO SPREAD?

Lo spread, come va lo spread? A che punto è lo spread? Dalle Alpi alla Sicilia il grido, a volte sommesso a volte strozzato, sempre venato d’angoscia, riecheggia in tutta la penisola. Gli italiani hanno scoperto lo spread, ignorato dai più sino a qualche mese fa. Per quelli che seguono le cronache rosa è stato confuso talvolta con il più prosaico ed eccitante spritz, frizzante bevanda molto popolare nel Veneto; ma ben presto si è capito che lo spread ha ben poco di eccitante … A sentire le conversazioni nella sala d’attesa del dentista piuttosto che in tram o al mercato, l’italiano medio è diventato un esperto di Borsa e di alta Finanza. Termini sino a poco fa ignorati e mai sentiti affiorano impetuosi sulle labbra di onesti pensionati seduti sulle panchine dei giardinetti; attempate massaie parlano di PIL, quasi si tratti di un problema da risolvere con una … depilazione indolore, invece della mitica ceretta … C’è poi chi si avventura nella foresta delle sigle ed allora è tutta un’orgia dionisiaca di IMU, PMI, BTP, RATING, MIB, IRPEF, IBAM, CAB, sino a giungere al temutissimo DEFAULT. Così cambia il costume degli italiani, che dopo essere stati un popolo di santi, poeti e navigatori, sino a giungere ad essere un popolo di allenatori, tecnici, tifosi, ora diventa un popolo di economisti. Ma c’è un primato che gli italiani sono sicuri di detenere per sempre: quello di moralisti. Abbiamo una classe politica che è quella che è; le cronache sono piene delle loro magagne , brutte e pessime; anche la Lega, un movimento "barbaro", ruvido nel linguaggio come nei gesti ( tanto per essere gentili), ma propagandato come onesto ed incorruttibile, ha dato pessima prova di sé, ad iniziare dalla "Famiglia". Non bastava Berlusconi con le sue feste : anche il vecchio leone Bossi è entrato nel tritacarne mediatico. E quindi nella chiacchiera quotidiana. E così tutti si sono sentiti meglio, quasi che la classe politica non fosse espressa da tutti noi. Quasi che gli elettori siano meglio degli eletti. E’ il solito vizio italiano: la colpa è sempre del vicino, dell’altro. Parlare male degli altri fa sempre bene, ci fa sentire migliori … E ancora di più se a gettare fango sull’idolo caduto è chi fino a ieri faceva parte del suo entourage. Sic transit gloria mundi! L’italiano : un popolo con la sindrome del cesarismo. E non intendiamo "I Cesaroni", la fiction televisiva, no, ma proprio la sindrome di Caio Giulio Cesare, l’avversione postuma, ovviamente in nome della democrazia, per il dittatore, il tiranno o semplicemente il capo che abbiamo contribuito ad installare sul piedistallo. Con le nostre ipocrisie, con i nostri silenzi, con i nostri perbenismi, con i nostri falsi moralismi.

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