Professori bocciati - Numero 14

Professori bocciati - Numero 14

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • PROFESSORI BOCCIATI
  • RESTIAMO NOI STESSI


    PROFESSORI BOCCIATI

    Cari colleghi, siamo stati bocciati! E sì, per quanto si possa usare giri di parole, analizzare il problema a monte o a valle, la sostanza non cambia. La decisione presa in questi giorni dalla prestigiosa università Bocconi, che fa seguito per altro ad altre decisioni analoghe, di non valutare nei test d’ingresso il voto di maturità, suona come una solenne bocciatura della scuola secondaria superiore. Del resto perché meravigliarsi? Sono anni ormai che le università più ambite operano selezioni che svalutano di fatto il risultato conseguito negli esami di maturità, diventati poi esami di stato. E intanto i vari ministri hanno costantemente riformato il tetto, tanto se le fondamenta non tengono cosa volete che importi? Da quattro materie a tutte le materie, dalla commissione esterna a quella mezza e mezza, a quella tutta interna eccetto il presidente. Mi sono sempre chiesta: ma ci credono davvero o recitano (malamente ) un copione? E intanto aspettando la riforma -Godot il paese reale ha superato quello parlamentare e burocratico. Adesso abbiamo almeno tanta dignità da non piangerci addosso o da non inveire in modo più o meno garbato contro chi ha detto che il re è nudo. Il re è stato spogliato da tempo indumento dopo indumento ( leggi riforma dopo riforma) e gira nudo da anni, ma sembra che proprio coloro che operano nella scuola non vogliano accorgersene. Non diciamo che l’immissione in ruolo di molti docenti è un elemento di qualità della scuola, se mai è un elemento di stabilità, ma il problema è solo in parte questo. L’ Università ci chiede persone preparate culturalmente e in grado di affrontare le difficoltà di uno studio complesso, il mondo del lavoro persone in grado di assumersi responsabilità, di essere efficienti e professionali. E’ necessario ora più che mai che il mondo della scuola recuperi validità, efficienza, credibilità, professionalità e serietà nel lavoro che svolge e nella certificazione dei risultati di questo lavoro. Chi mai è così sciagurato da poter affermare che le promozioni bulgare degli ultimi vent’anni corrispondono a una reale crescita culturale dei nostri studenti? Spero nessuno. Altrimenti le soluzioni sono due: o lo è o lo fa… vi lascio immaginare cosa. Per quanto speri nella riforma Moratti, so benissimo che per cambiare rotta ci vorrà tempo e allora mi permetto di riproporre una riforma che accelererebbe la ripresa di credibilità della scuola: aboliamo il valore legale del titolo di studio e spostiamo in altra sede la validazione del percorso compiuto. La scuola certifichi quale percorso abbia compiuto lo studente, quali risultati abbia conseguito nell’arco dell’intero curriculum di studi. Si costituiscano poi commissioni miste di docenti della secondaria superiore, docenti universitari ed esponenti degli ordini professionali che valutino con esami seri ed approfonditi la preparazione culturale degli studenti. Un esame che sostituisca i test che, a volerla dire tutta, premiano troppo spesso più la memoria che l’intelligenza e la cultura. Questa soluzione darebbe una grossa scossa a tutto il mondo della scuola, responsabilizzerebbe gli studenti, le famiglie, e, conseguentemente, anche i docenti. Determinerebbe un cambiamento di mentalità che avvicinerebbe la scuola, dove troppo spesso trattiamo i nostri ragazzi come eterni bambini da proteggere, alla realtà, al mondo del lavoro dove la competizione è ben presente e dove occorre imparare a farsi valere. Si passerebbe di fatto dal "mi devo diplomare , meglio se con poca fatica" a "devo prepararmi a superare delle prove per inserirmi nella vita e nel mondo del lavoro". Si passerebbe dalla ricerca del docente buono, tre volte buono ancor meglio, a quella del docente più preparato, più competente, più professionale, più severo nel valutare e nel certificare il percorso compiuto. Abbiamo il coraggio del cambiamento, che poi in questo caso assomiglia più a una presa d’atto di una realtà che a una rivoluzione. Il progresso della nazione, l’Università e il mercato del lavoro non chiedono titoli di cui fregiarsi, chiedono competenze reali che si acquisiscono solo con uno studio serio, costruttivo e, abbiamo il coraggio di dirlo, selettivo. Chi se ne frega del valore legale, la scuola deve dare una preparazione reale!

    Pierangela Bianco


    RESTIAMO NOI STESSI

    Avevo in mente un altro articolo quando, nel leggere un quotidiano, ho notato un pezzo che parlava di un convegno su "L’Europa che vogliamo", organizzato in un centro culturale bolognese. Il cardinale, che secondo il mio modesto parere è la vera ed unica voce della Chiesa Cattolica Italiana, è una personalità sana ed erudita che sa trasmettere soprattutto a noi giovani quei valori "chiave" della vita che dobbiamo assimilare per cercare di ricostruire un mondo migliore. Ecco un sintetico giudizio dato da Biffi sull’Europa odierna: "Un piccolo subcontinente spiritualmente svigorito e demograficamente in declino, circondato da un’umanità miserevole che si accalca ai suoi confini.... Per ritrovare la propria identità, l’Europa necessita di un’anima che non deve essere monetaria ma va ricercata in un patrimonio di principi comuni". Questo è un passaggio della sua relazione che mi ha colpito e spinto a dedicare questo articolo al problema dell’integralismo di matrice islamica, tema che sta molto a cuore al nostro amato cardinale bolognese, il quale, da molto tempo non disdegna di richiamare l’opinione pubblica ad una riflessione sull’argomento. Mi associo completamente: bisogna svegliarsi dal sonno prolungato che affligge la nostra nazione. Ripeto: sveglia! Il problema dell’integralismo islamico ormai interessa anche l’amata penisola e se non cerchiamo di contro-agire a tutela della nostra identità in pochi decenni, ripeto pochi decenni, la millenaria cultura italica sarà sostituita da idee e modi di vivere agli antipodi di quelli impressi nel DNA della nostra terra. Bisogna ammettere che solo dopo gli attentati terroristici dell’anno passato l’opinione pubblica e soprattutto la "carta stampata" hanno iniziato a riflettere sull’effettiva necessità di accogliere a braccia aperte gli immigrati di religione islamica; gente che fugge, pagando viaggi costosissimi, da paesi nei quali si lotta quotidianamente per la sopravvivenza, ma nello stesso tempo si trova a convivere con persone di religione diversa che hanno un loro modo di vivere semplicemente differente in ogni sua espressione. Nel corso di questi ultimi decenni nessuna nazione europea ha arginato e regolato il fenomeno in tempo, ed ora ci troviamo in una situazione nella quale bisogna trovare delle soluzioni percorribili che non sempre danno gli effetti preventivati. Questa premonizione, noi di destra, l’abbiamo da diversi anni e mi chiedo perché solo dopo le note vicende americane, gran parte delle correnti politiche esprimono anch’esse queste avversioni, facendone pure punti chiave dei loro programmi elettorali e propagandistici. Senza ombra di dubbio è tangibile che, per noi, questi mutamenti di pensiero possono rappresentare in parte un fattore positivo e quasi un successo per aver portato avanti per primi la politica della diffidenza verso l’immigrazione mussulmana.Vi ricordate quando i mass-media "post-comunisti" ci etichettavano come fascisti e razzisti? L’importante è che oggi noi siamo consapevoli di aver operato per il bene del popolo italiano e siano loro a ricredersi, costoro, ossia i cosmopoliti e cittadini del mondo fautori del tanto osannato "melting-pot". Tornando alla realtà, questo "successo" ci deve far riflettere, in quanto Alleanza Nazionale deve continuare la sua battaglia, non può cedere la "spada" ad altri correnti, come del resto è già successo all’interno della CDL. Dobbiamo proseguire nel nostro cammino, convinti che il senso di appartenenza e la nostra identità collettiva sono valori da difendere ed insegnare alle nuove generazioni. Secondo il mio pensiero, la prima azione da compiere è la ricostruzione del sistema scolastico pubblico; dobbiamo rifondare una scuola che imprima ai giovani questi vitali valori. Evito commenti sull’attuale sistema "post-sessantottino": basterebbe assistere ad una lezione di storia o letteratura di un qualsiasi istituto superiore per rendersi conto di quanto l’attuale scuola pubblica remi contro la propria nazione. Personalmente ringrazio sempre il mio caro nonno, reduce e prigioniero di guerra, che mi ha insegnato i valori principi della vita e il senso di appartenenza, cose che in anni di scuola non ho mai intravisto minimamente. Una nobile azione tesa a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a questa problematica è quella portata avanti da Silvia Ferretto, la quale, ha lanciato una petizione contro il partito fondamentalista islamico di Adam Smith. Questa raccolta di firme è stata un successo e ho vissuto un ’ esperienza fantastica nel raccogliere queste firme. Certe persone hanno firmato senza esitazioni per ideologia, altre hanno voluto spiegazioni dettagliate e ho faticato nel convincerle che il fine è buono e che i rischi sono tutt’altro che remoti. Le informazioni per partecipare alla raccolta di firme si trovano sul sito internet www.ferretto.it

    Roberto Rossetti

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