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Siamo alla frutta? - Numero 60

Siamo alla frutta? - Numero 60

E così chiudiamo anche questo 2018. E’ successo di tutto quest’anno; d’altra parte è sempre quello che diciamo alla fine di un anno. Ma in effetti l’aspettativa degli italiani è sempre più fosca, lo sguardo verso il futuro sempre più pessimista. E non siamo noi a dirlo, anche se ne avevamo il sentore già da tempo. Il sondaggio condotto da Gallup International su 55 paesi al mondo ha collocato l’Italia al terzo posto quanto a previsioni pessimistiche. Siamo dopo Giordania e Libano e seguiti, pensate un po’, dai Paesi africani, nonostante le enormi difficoltà di quel continente. Il Paese più fiducioso nelle Americhe è il Messico, mentre quello più fiducioso in assoluto è l’India. Anche il quadro dipinto dal Censis nel suo Rapporto annuale sulla situazione sociale dell’Italia non è da meno. Noi italiani ci siamo incattiviti: "Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria. La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l’asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall’esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo". E ci mancava anche il sovranismo psichico! D’altra parte la situazione è certificata anche da un crescente giudizio negativo a proposito dell’immigrazione, da una crescente sfiducia nel futuro.

Dopo le ultime elezioni abbiamo un governo giallo-verde, una specie di ircocervo, di difficile comprensione. Gli italiani hanno votato per i due partiti che formano questo strano governo, ma non per la loro coalizione. Non hanno votato per il contratto che poi è stato stipulato. Eppure le percentuali di gradimento dei due partiti, specialmente per la Lega, sono in costante aumento. Perché? Perché nonostante le incertezze, le gaffes, i passi indietro con l’UE, i ripensamenti, le contraddizioni, il popolo italiano continua a dare fiducia a Salvini e a Di Maio? Ma perché? Le opposizioni danno battaglia a suon di proclami e affermazioni che lasciano il tempo che trovano; il PD è sfasciato in modo, al momento, irreversibile; Forza Italia non sembra incontrare più il favore degli elettori e, anzi, a livello locale – come nella provincia di Varese - ci sono delle fughe verso altri lidi da parte di loro rappresentanti. La confusione è tanta, troppa. Quotidianamente assistiamo al gioco delle parti: la maggioranza comunica che non saranno aumentate le tasse, che saranno aumentate le pensioni, che l’Italia sta cambiando e che nulla è più come prima; le opposizioni affermano l’esatto contrario: le tasse aumenteranno, le pensioni verranno decurtate, stiamo precipitando nel baratro. Da una parte si afferma che la Legge di Bilancio è stata scritta a Bruxelles, stravolgendo quanto promesso prima delle elezioni; dall’altra parte si afferma che gli aggiustamenti chiesti dall’Europa non lederanno quelle promesse e che l’attuale governo sta percorrendo una strada diversa da quella percorsa sino ad ora dagli altri governi. Se assistiamo alle varie trasmissioni televisive di politica il fuoco di sbarramento contro il governo è continuo: si va dall’affermazione sulle loro incapacità o, perlomeno, di alcuni ministri, all’ironia sui proclami lanciati dal balcone (c’è sempre un balcone nella storia d’Italia…), alle incaute affermazioni su presunte dimissioni, stravolgimenti, ripensamenti. D’altra parte, diciamola tutta, non è che i rappresentanti del governo non offrano le occasioni… Nei primi tempi il Movimento 5 stelle disdegnava i giornalisti; ora la presenza sulla stampa – anche per motivi di carattere istituzionale, va detto – è costante, ma presta il fianco a letture, interpretazioni, ecc. ecc. E questo vale anche per Salvini, sino a giungere a toccare la sua vita privata. Ecco, Salvini. Uomo di grande e immediata comunicazione, si è presentato per mesi al Paese indossando le felpe con inciso il nome della città in cui faceva il comizio. Un modo, che nessuno aveva mai adoperato, di segnare la sua vicinanza, la sua appartenenza: vi ho nel cuore, vi porto con me, sono uno di voi. Lontano dall’aplomb solito dei politici, quasi sempre senza cravatta, quasi sempre senza giacca ma al massimo con un giubbotto, Salvini è riuscito ad essere più vicino alla gente che non Renzi quando indossava il suo giubbotto, il “chiodo”. Ora Salvini indossa le divise: quella della polizia, se va a visitare le Forze dell’Ordine; quello della Finanza in quella occasione; e così via. Non oso pensare se dovesse essere ricevuto dal Papa… Nulla è casuale, ovviamente. Come la sua comunicazione non verbale: non saluta a mano larga, men che meno – ci mancherebbe – a mano tesa, ma a mani giunte, quasi in segno di preghiera, come si usa in Oriente. E la sua comunicazione verbale? Non urla, non interrompe, aspetta il suo turno e risponde con il suo fare un po’ sornione, di quello che la sa lunga e non si scompone. E’ vero; ultimamente gli scappa qualche frase già nota come “Chi si ferma è perduto”, ma in fin dei conti è anche chi si fa ritrarre mentre mangia pane e nutella…

Di Maio, invece, è tutt’altro personaggio. Giovane, un po’ tranchant a volte, si è giocato un po’ di popolarità per quel “abbiamo eliminato la povertà” pronunciato dal balcone. Una frase ad effetto, ma che gli si è ritorta contro come un boomerang. Di Maio è la parte “destra” del Movimento 5 stelle, così come Fico è la parte “sinistra”. E questo non gioca molto a favore del Movimento. Ma Di Maio sta tenendo con forza i punti del programma elettorale. Non è facile. I soldi mancano, le difficoltà di ogni genere ci sono ma, a costo di vedere i sorci verdi il programma dovrà essere realizzato. E questo genera non poco timore. Perché, diciamolo francamente, tutto o quasi gioca a sfavore: le previsioni, i numeri, la pressione europea, il deficit, il PIL, ecc. ecc.

E allora? Allora, aspettiamo. Abbiamo atteso, sperato, pregato per anni; aspettiamo ancora un po’, alla prova dei fatti. Il governo dei due Dioscuri, Castore e Polluce, come qualcuno li definisce sembra più che altro la versione politica del film “I gemelli”, con Arnold Schwarzenegger e Danny De Vito: diversissimi, ma uniti. Capaci di imprevisti mutamenti di scena, di capovolgimenti di prospettiva, ma alla fine in grado di ottenere risultati insperati. Agli italiani non rimane che questo. Non ci sono speranze da coltivare, né illusioni. Siamo quelli che siamo: “il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci” (G. Leopardi).

 

Antonio F. Vinci

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