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Un referendum per la libertà - Numero 57

Un referendum per la libertà - Numero 57

Il 22 ottobre in Lombardia si vota. E pure in Veneto. Gli elettori sono chiamati ad esprimersi su un quesito grazie ad un referendum consultivo. Questo tipo di referendum, come dice la stessa parola, è consultivo, cioè non vincola i governanti, ma indubbiamente ha un grande valore perché esprime la volontà popolare, di cui non si può non tenere conto.

Questo il quesito sottoposto agli elettori :

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Non si tratta,quindi, di secessione, nè di fine dell’unità nazionale, ma della richiesta di fare anche della Lombardia, e del Veneto, una Regione autonoma.

Ma qual è la “specialità” della Lombardia? Lo si apprende leggendo,nel sito della Regione Lombardia, la Mozione concernente il “referendum per l’autonomia della Lombardia : competenze e risorse” del 13 giugno.

Noi vogliamo, però, qui prendere in considerazione un agile libretto, pubblicato da “il Giornale”, a firma di Giuseppe Valditara : Lombardia felix. Giuseppe Valditara, professore ordinario di Diritto privato romano, studioso di federalismo, senatore della Repubblica, non ha solo presentato dati eloquenti che fanno della nostra regione la Lombardia felix, ma ha anche evidenziato la storia dell’efficienza della sanità lombarda. Ricorda,infatti, quanto scriveva Carlo Cattaneo nelle Notizie naturali e civili su la Lombardia, che nel 1844 contava in  regione 72 ospedali ed altri in via di edificazione, ospedali per tutti “senza patronato, senza favore, alla sola condizione dell’infermità e del bisogno”.In quegli anni si curavano ben 24.000 malati l’anno, quanti se ne curavano a Londra. Fra i tanti primati della terra lombarda Cattaneo ricordava l’elevato numero di ingegneri e l’alto tasso di alfabetizzazione. Ma è il confronto con altre situazioni del mondo d’oggi che ti lascia spiazzato. Scrive Valditara: “un operaio metalmeccanico lombardo, un insegnante lombardo,un poliziotto, un tramviere, un impiegato di banca che lavorino in Lombardia hanno all’incirca lo stesso stipendio di chi lavora, per esempio, in Calabria o in Sicilia, con un costro della vita completamente diverso: Milano è più costosa di Amsterdam, di Berlino, o di Stoccarda; Bergamo è più cara di Lione” (pag.15). Ma dove si tocca veramente con mano la situazione della Lombardia rispetto al resto del Paese è nel residuo fiscale annuo: “…ogni cittadino lombardo (neonati e ultracentenari compresi) dà in solidarietà al resto del Paese oltre 5.500 euro all’anno”(pp. 25,26). Eppure la Regione Lombardia ha livelli di efficienza e di prestazione di servizi superiori ad altre regioni, con una spesa pro capite nettamente inferiore. Insomma il modello lombardo vince, alla grande, nonostante abbia il 23% in meno, rispetto alla media nazionale, di dipendenti pubblici.

La conclusione cui giunge Valditara è chiara e ineccepibile : “Occorre in definitiva un nuovo patto fra italiani, un nuovo patto fra Nord e Sud, una nuova unità nella diversità. L’Italia non è la Danimarca, eguale da Odense a Copenhagen. La nostra identità si caratterizza per le straordinarie differenze nel contesto di alcuni valori comuni. Lo slogan unificante sia :”A ciascuno secondo le sue necessità”, più o meno autonomia a secondo del bisogno e delle condizioni dei diversi territori, rifiutando in ogni caso l’egualitarismo e il centralismo di matrice giacobina e consentendo a qualunque regione di scegliere come governare il proprio destino.

Questa è la vera priorità per la Lombardia e in definitva per la crescita e il futuro dell’Italia intera” (pag. 47).

Il Progetto autonomistico, se ben strutturato, può essere la salvezza per questo nostro Paese che pare andare alla deriva. In altri tempi – siamo sinceri – avremmo temuto che discorsi simili avrebbero portato alla frantumazione dell’unità nazionale. Ora, di fronte alle crisi di ogni genere che sembrano caratterizzare la nostra epoca, in un Paese dilaniato e diviso da mille difficoltà, incomprensioni, atteggiamenti individualistici, proprio un’autonomia consapevole e responsabile potrebbe essere l’unica via di salvezza.

Il Barbarossa

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