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AN: più sociale meno Stato.

In casa AN c’è movimento. Finalmente! Su "La Stampa" del 31 ottobre, alla pag. 16, è apparso un articolo di Fabio Martini piuttosto interessante. Eccone il testo:


NASCE UN FEELING TRA AN E I CIELLINI "NO ALLO STATALISMO"

Il numero due della Compagnia delle Opere ad un convengo di partito Tutto sarebbe partito da un incontro privato tra don Giussani e Fini

ROMA - Nella sovraffollata, torrida saletta dell´hotel Nazionale il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa, scandisce parole inattese: "La critica alla globalizzazione? Appartiene alla storia della destra, è nel nostro Dna: per noi la globalizzazione è la prosecuzione dell´illuminismo, del materialismo e del comunismo... Il capitalismo ha bisogno della politica...". E chi annuisce in sala? Ecco l´altra sorpresa: al fianco di La Russa e del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, è seduto Giampaolo Gualaccini, numero due della Compagnia delle Opere. Presenza intrigante la sua, se si pensa che al Nazionale è in corso un convegno di corrente di An, il correntone di maggioranza che si chiama "Destra protagonista" ed è la più vicina a Gianfranco Fini. Certo, la Compagnia delle opere - la più intensa e disciplinata macchina di consenso elettorale di tutto il mondo cattolico - è sempre stata mobile e pragmatica nell´offerta di voti, ma con con una costante immutabile: l´amicizia per Roberto Formigoni. Eppure, da qualche mese, sotto traccia, si è venuto irrobustendo un rapporto tra Alleanza Nazionale e la Compagnia, che è il braccio operativo di Comunione e liberazione. Un rapporto pragmatico che però - su un piano diverso - è stato reso possibile anche da un incontro privato, a due, risalente a diverso tempo fa, tra don Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione, e Gianfranco Fini. Un incontro che nessuno conferma e nessuno smentisce. Ma negli ultimi mesi il canale di comunicazione è stato rappresentato dal rapporto personale tra Maurizio Gasparri e il numero uno della Compagnia delle Opere Giorgio Vittadini che, all´ultimo meeting di Rimini, si è prodotto in una presentazione particolarmente calorosa del ministro delle Comunicazioni, accolto tra applausi scroscianti. Lo stesso Vittadini qualche giorno più tardi, a chi gli chiedeva quali fossero stati i ministri che gli erano piaciuti di più, aveva risposto di getto: "Gasparri, la Moratti, Maroni", con buona pace del ciellino Rocco Buttiglione, liquidato così: "C´è stato qualcuno che è venuto a far chiacchiere...". Maurizio Gasparri, pur senza enfatizzare, conferma il rapporto: "Da parte della Compagnia c´è attenzione nei nostri confronti, il rapporto si sta effettivamente intensificando e io credo possa nascere un rapporto importante di ordine strategico. Nella politica futura An può essere un partito di cerniera su una linea politico-economica che dica con franchezza: il lasciar fare è illusorio, così come è negativo lo statalismo. L´approccio di Cl e della Compagnia a favore dell´impresa sociale, oggettivamente è vicino alla nostra idea". Parole quasi combacianti con quelle pronunciate dal vice di Vittadini al convegno di An: "Io non credo in una funzione salvifica né dello Stato né del mercato - ha detto il vicepresidente della Compagnia, Gualaccini -. Anni fa noi chiedevamo più società e meno Stato. Nel corso degli ultimi anni abbiamo corretto sostenendo che più società fa bene allo Stato". Dal punto di vista politico-partitico, nel corso degli anni i bracci operativi di Cl hanno aiutato politici abbastanza diversi tra loro - Giulio Andreotti, Vittorio Sbardella, Roberto Formigoni, Francesco Rutelli - una "creatività" e mobilità che una volta il fondatore di Cl don Giussani ebbe a definire come "ingenua baldanza". Ma la Compagnia delle opere, che durante le campagne elettorali indirizza con disciplina militare le proprie preferenze, tra un´elezione e l´altra, fa del suo meglio per far prosperare le 15 mila imprese associate, per ottenere appalti pubblici. E anche da questo punto di vista, An ha cominciato a fare del suo meglio per aiutare la Compagnia. Proprio per dare un segnale ai ciellini il presidente della Regione Lazio Francesco Storace ha riportato in auge un personaggio che sembrava uscito di scena dopo alcune serie disavventure giudiziarie: è l´ex sbardelliano e ciellino Aldo Rivela, già sovrintendente delle mense universitarie, che è stato nominato direttore del Dipartimento Affari Strategici Istituzionali della Presidenza. Si va dunque verso un nuovo collateralismo? Alleanza nazionale immagina di sostituirsi, in qualche modo, alla Dc? "No - dice il ministro Gasparri - in questi dieci anni nel dibattito interno alla destra personalmente ho sempre sostenuto che fosse velleitario creare un nostro collateralismo: il nostro sindacato di polizia, le nostre cooperative, i nostri artigiani. Ci metteremmo 30 anni a creare strutture come quelle di cui godeva la Dc. La ricetta vincente è il dialogo. Nell´autonomia reciproca".

Fin qui l’articolo. A parte i riferimenti e le notizie, a volte un po’ maliziose, di possibili nuovi legami, di avvenuti incontri tra don Giussani e Fini, quel che interessa è che AN, finalmente, sembra proprio che si sia decisa a muoversi con le sue gambe e non più al traino di qualcuno. Certo l’affermazione finale del ministro Gasparri contrasta con la creazione dell’ UN.I.COOP (di cui si parla in altra parte del giornale), un’unione voluta proprio da AN, ma l’impianto generale della strategia politica è quello. Insomma AN è diventato, o sta diventando, un partito che dialoga, che si apre alla multiforme realtà, che - dopo essere stato "sdoganato" - non pensa certo di chiudersi da solo all’angolo, anzi. Che poi un partito come AN, visto sempre come il più statalista - almeno per tradizione - della Casa delle Libertà si apra al sociale, grazie soprattutto agli uomini di "Destra protagonista", quelli più vicini a Forza Italia e alla Lega (li chiamano ancora "berluscones"?) è da valutare nella più ampia positività. Non è "Destra sociale" a colloquiare con la più agguerrita organizzazione cattolica italiana, ma "Destra protagonista"; però l’intendimento strategico, se non lo stesso, mi sembra molto simile. Finalmente! Finalmente il partito sta riscoprendo sempre più la sua anima sociale, quella vera, quella che ci distingue da tutti gli altri, quella che ci unisce: quella per cui siamo nati.

Barbarossa

AFGHANISTAN: Il realismo contro il pacifismo delle buone intenzioni
C’era da aspettarselo. Appena la prima bomba è caduta sull’Afghanistan, immancabili i pacifisti nostrani sono scesi in piazza. Manifestazioni dei ragazzi nelle scuole, sit-in davanti alle ambasciate americane. Per ultima, la marcia della pace Perugia-Assisi. Ma non solo. Il pacifismo ha trovato ampio spazio anche nelle trasmissioni televisive. E allora in questi giorni dobbiamo subire ancora una volta le "dotte" argomentazioni di Agnoletto e Casarini. E le prediche fuori tema di preti che più che il cattolicesimo hanno a cuore un equivoco quanto pericoloso terzomondismo veteromarxista. Gli aerei killer su New York e il Pentagono? Già dimenticati. Anzi - questo il ragionamento sottinteso e inconfessabile dei manifestanti contro la guerra - gli Stati Uniti se la sono anche un po’ cercata. La reazione degli Usa? Non ci dovrebbe essere nessuna reazione, perché la partita tra Occidente e paesi poveri (e islamici) può considerarsi pari. Ragionamenti aberranti.
Rassegnamoci. Finché la lotta al terrorismo non avrà fine dovremo abituarci - nostro malgrado - alla presenza di questi maestri delle buone intenzioni che, con le loro azioni, non hanno mai risolto alcun problema di politica internazionale. Con questi "cattivi maestri" non pensiamo di avere nulla da spartire. Questo vuole dire che chi non è pacifista è un guerrafondaio? Niente affatto. Vuole dire che è realista e conosce le regole, alle volte ciniche, della politica internazionale, ben descritte da Machiavelli. Vuol dire che ama la pace ma non certo il pacifismo dei Bertinotti e dei Casarini. Un pacifismo sempre unidirezionale. Cioè sempre e solo contro gli Stati Uniti. Quando però l’Afghanistan, nel 1979, era invaso dall’Armata rossa sovietica dov’erano i nostri maestri di pace? Facevano finta di non vedere. E come questo si potrebbero citare altre decine di casi in cui i nostri pacifisti hanno difeso cause indifendibili, dal Vietnam alla Cambogia, per arrivare fino all’"elogio" del dittatore Saddam Hussein. Sempre in nome del pacifismo.
A supportare i teorici del pacifismo sono accorsi anche coloro che dovrebbero essere i maestri della scienza politica italiana e che invece si dimostrano maestri di utopie irrealizzabili. Come interpretare altrimenti le parole di Norberto Bobbio, che scrive sulla Stampa che "il vero salto qualitativo nella storia dell’umanità non sarà il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà, come riteneva Marx, ma il passaggio dal regno della violenza al regno della non violenza". Utopie. La storia dell’uomo ha già ampiamento dimostrato che pace e guerra sono due momenti incancellabili nella storia umana. Noi faremmo volentieri a meno di qualsiasi tipo di violenza. Ma bisogna aprire gli occhi e guardare in faccia alla realtà. E la realtà parla spesso di violenze e ingiustizie da combattere non certo con le buone intenzioni ma con le azioni. Anche violente, quando occorre. Non vogliamo scomodare il buon vecchio Hobbes con il suo celebre "homo homini lupus". Basterà riferirsi a quell’etica della responsabilità di weberiana memoria. Insomma, un’etica che si riferisce alle presumibili conseguenze di diversi corsi d’azione e dunque può giustificare che si compia il male se è l’unico modo per evitare un male peggiore.
Noi amiamo la pace. E speriamo che i bombardamenti sull’Afghanistan finiscano presto. Ma vogliamo anche che il terrorismo che ha gettato nell’orrore gli Stati Uniti in quel maledetto 11 settembre venga sconfitto. I nemici del mondo occidentale sono ben chiari, soprattutto dopo le dichiarazioni fatte sul network Al Jazeera da Osama Bin Laden e dai suoi compagni di terrorismo. Vogliamo la pace. Lo ribardiamo. Questo è il momento di difenderla. Ma, come ha scritto Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, "la pace deve essere sempre essere resa compatibile con altri valori: per gli uni sarà la libertà, per gli altri la giustizia, per altri ancora l’identità religiosa, per tutti la sicurezza. Valori che hanno la precedenza sulla pace, nel senso che gli uomini, quando li vedono minacciati, diventano, comprensibilmente, disposti a combattere". Parole condivisibili. Improntate ad un realismo che deve caratterizzare la Politica, con la p maiuscola. Contro tutti i sogni e le utopie che invece di risolvere i problemi, li aggravano.

Massimiliano Mingoia

Sieg heil bozen - Numero 03

Sieg Heil Bozen

A Bolzano, in questi giorni, le Forze dell’Ordine hanno effettuato numerosi interventi contro un gruppuscolo di Naziskin chiamato "Sangue e Onore" e i filmati di repertorio trasmessi dai maggiori telegiornali ci mostravano immagini di questi ragazzotti con il baffetto hitleriano, le pance debordanti per la troppa birra ingerita, il braccio alzato nel saluto a tre dita emanazione diretta di quella nazista proibito, i loro opuscoli e l’ iconografia tipica del Terzo Reich dai ritratti di Hitler e Rommel ( ma non era uno dei congiurati del complotto di Von Stauffemberg per cui Hitler stesso lo obbligò a suicidarsi ? Mah...) che doveva durare mille anni e invece anche per questo fu di molto inferiore al Ventennio che sperava di umiliare in quanto in fondo emanazione della " Decadente razza latina ". E si è molto tentati di effettuare parallelismi tra la Destra italica di A.N. e quell’accozzaglia di teppisti che amano le tinte macabre e le divise con le rune o i teschi ma sarebbe un grave, gravissimo errore di valutazione che riporterebbe alla mente gli ovvi rendiconti elettorali di parte. Si sa che lo scandalo e la notizia forte d’immagine quando non di contenuti ha un riflesso sulle decisioni dei cittadini: un po’ come quando si vedono i " Kompagni " di Rifondazione osteggiare apertamente Israele e però arrogarsi, godendone immeritatamente, il ruolo epico dei comunisti liberatori dei campi di sterminio. Piuttosto sarebbe interessante una valutazione comune di estremismi inutili quali i Ragazzi dei Centri Sociali politicizzati e legati a Rifondazione e le teste rasate dei vari Forza Nuova, Fronte Veneto Skinhead o altri: in fondo anche l’On. Fausto Bertinotti in occasione degli scontri ai vari convegni circa la Globalizzazione non si è dimostrato troppo severo contro i Forzanovisti che assieme ai cannaioli dei Centri Sociali si divertivano a giocare agli eroi a suon di vetrine rotte e di molotov contro tutto e tutti. Ed è questo il problema. I fanatismi non hanno fede, religione, razza, etica, morale: sono tutti fatti degli stessi sassi da lapidazione, delle stesse bottiglie incendiarie, delle stesse frasi fatte, della stessa rabbia, dell’uguale paura ma soprattutto sono il simbolo di ciò che lo Stato non è capace di fare nella sua quasi totale incomprensione delle frustrazioni represse dei giovani e dei giovanissimi rincretiniti dai Grandi Fratelli e dalle Playstation, dai messaggi SMS e dai panini di Mc Donald, dalle canne di marijuana che " Tanto non fa male perché lo dice il Ministro " alla noia dei sassi dall’ autostrada. Quei ragazzi italiani di lingua tedesca che in Austria verrebbero trattati da " Terroni " si nutrono dei fantasmi del passato perché nessuno è riuscito a dargli qualcosa a cui aggrapparsi. E in un certo senso capisco entrambi a livello umano: i primi nascono dal fallimento dell’abietta morale borghese materialista e i secondi dal fallimento dei valori morali ed etici, del flagello del comunismo che ha fatto della Germania dell’Est il ricettacolo di miserie e furore ideologico in contrapposizione delle falci e martelli che nessuno voleva più se non i satrapi di regime e quei cani feroci della STASI. Ma il " fenomeno Skinheads " da dove arriva, che cosa vuole ? E’ una comunità ? Forse, ma generata da un effetto moda derivante dalle forti proposte inglesi della metà degli anni’60 quando i cosiddetti Mods, gang giovanile che si contrapponeva ai Rockers, decideva di gettare il vecchio eskimo e le giacche stile Who di Quadrophenia per indossare i jeans sdruciti e decolorati aderenti e i giubbetti imbottiti denominati " Bomber " ( tra l’altro Made in USA ) che abbinati ai tatuaggi e ai capelli cortissimi o totalmente rasati, davano loro un aspetto più virile e bellicoso, fattore importante nelle risse e alle violenze da stadio. In Germania nuclei di questi si sono sempre più avvicinati ad aree politiche vicino ai partiti democratici protestanti che li strumentalizzava come strumento intimidatorio rinnovando in loro il desiderio di un legame " militante " quali potevano essere gli anziani veterani delle SS o del partito Nazionalsocialista che erano accettati negli stessi partiti e che ben accoglievano i tesserati della H.I.A.G. e cioè dell’Associazione di Riabilitazione delle S.S. Da qui a diventare un nucleo affamato di violenza e viltà il passo è breve. Molti aderenti e simpatizzanti ad aree politiche della Destra Italica che ne ammirano le " belliche gesta " non sanno o non vogliono sapere che in Inghilterra ,ai miei tempi, gli " Skin " erano i figli della classe operaia tendenzialmente di Sinistra ma che amavano giocare con l’ignoranza dell’ estremismo marcato National Front: ragazzotti e ragazzotte abruttiti dalla birra e dalla disoccupazione che amavano picchiarsi alle partite dell’ Arsenal e pestare gli Italiani al grido osceno di " Maffia, Spaghettui, Duce & Mandolino" e che amavano ballare la musica nera chiamata Ska. O che in Germania la " Caccia all’Immigrato " ci vede bersagli privilegiati in quanto Italiani. Ma nemmeno questo interessa nessuno di questi perché oggi nel crogiuolo della rabbia e della violenza inutile ci sono Skinheads Tedeschi, Norvegesi, Italiani ma anche Turchi, Spagnoli e persino di religione Ebraica nonché una folta comunità omosessuale con la testa rasata ( ben altre le mire che li vedrebbero più volentieri nell’ARCIGAY di Grillini che non nelle SA ) cui non interessa granchè della politica ma con il desiderio di picchiare, picchiare e picchiare. Lo stesso che hanno anche gli altri con i capelli lunghi, arrotolati e imbottiti delle droghe che qualcuno vuol far credere non facciano davvero male. Io credo fermamente in una Destra differente che ben pochi oggi sono in grado di vedere e questa visione un giorno sarà unica, unitaria , assoluta se non vogliamo essere distrutti dai leghismi e dagli estremismi dei neocomunisti e dei questi spellacchiati figuri che a mio avviso non sono e non saranno mai una forza politica nazional -popolare. La mia, la nostra e la vostra Destra sarà un retaggio progressista nel tradizionalismo, una vertigine che dovrà portarci a una valutazione elitaria della società e della realtà e dove per " Tradizione " non si intenderà certo una staticità del pensiero e dell’azione ma una rivalutazione di antichi valori comuni che in passato hanno fatto di Roma e dell’Italia un faro di libertà e di civiltà e che forse creeranno qualcosa che oggi non esiste ancora ma che già vedo brillare in un orizzonte non lontano: la luce di una vera Destra che non avrà nulla a che fare con questi squallidi epigoni spellacchiati dei Centri Sociali rossi o con i neonazisti di qualunque raggruppamento.

Forza e Onore, certo, ma il nostro, non il loro !

Fabrizio Bucciarelli


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Leggi il parere di
Guido Giraudo.


Strumentalizzazione e memoria dell’ Olocausto: le manovre della Sinistra

Domenica 28 gennaio 2001 è una data speciale: d’ora in avanti in Italia si celebrerà la Giornata della Memoria così come dal 1948 si celebra in Israele il ricordo di coloro che morirono nei campi di concentramento nazisti. Dovrebbe essere un momento in cui tutti indistintamente o quasi dovremmo ricordare ciò che è stato senza soffermarci troppo sulle differenze ma in base al proprio spirito personale di compassione e di decoro e soprattutto senza le solite strumentalizzazione politiche che anche in questo caso si notano, eccome. Gasparri, assieme a molti di quelli di AN che sostengono Israele e condannano l’antisemitismo, ha voluto rendere sincero omaggio a coloro che "Non hanno più voce" visitando il Museo di Via Tasso in Roma ma è stato subito contestato. Perché? Perché è di AN ma soprattutto perché non è tra quelli che da sempre sostengono l’allucinante legge non scritta che vuole i "Comunisti liberatori di popoli " e che in base a questo sono stati i veri "Resistenti" e i veri "Eroi" che sconfissero gli ultimi guardiani dei campi di sterminio nazisti liberando e a loro volta perseguitando migliaia di Ebrei sopravvissuti. L’on. Bertinotti e i suoi accoliti delle varie Rifondazioni che non solo sono filo Palestinesi (la Kefiah è un indumento sacro alle Sinistre come la maglietta del Che e di Jovanotti) e filo Islamici ma anche profondamente anti-Israeliani come al loro opposto quelli di Forza Nuova, sono gli stessi che però sbandierano ai quattro venti la loro volontà di "Resistenti" e di unica "Forza anti-Fascista eredi dei Liberatori proletari" dei campi di morte che negli stessi termini o quasi e sotto il nome di "Gulag" funzionarono a pieno regime dal 1920 alla caduta dell’URSS. Leggera contraddizione. E c’è la totale mancanza di pietà, di compassione e di rispetto verso coloro che da qualunque parte d’Europa partirono e non tornarono: c’è solo strumentalizzazione politica che comunque odora oggi come ieri di una sconfitta umana e spirituale che oggi si tramuta in disperata rabbia da parte di alcuni, di revisionismo o apatia da parte di altri. E forse è comodo per tutti, e per loro in particolare, che ci si dimentichi dei 20.000 soldati tedeschi Cristiani che, anche nelle famigerate SS, si rifiutarono di ubbidire agli ordini di sterminio e soprattutto che tanti "Fascisti" come il Dott. Perlasca salvarono migliaia di Ebrei di ogni nazionalità fingendosi nel suo caso un diplomatico ungherese e morendo quale " Giusto tra i Gentili " per la nazione di Israele che ancora oggi conta tanti sopravvissuti che a loro saranno riconoscenti in eterno. E delle maledette Leggi Razziali che, come il famigerato Patto Ribbentrop - Molotov che alleò il III° Reich ai Sovieti, non furono che una manovra politica che fece rimanere l’Italia quel " I-tal ya- Paese della Rugiada Divina" che impedì il massacro e la deportazione degli Italiani di fede Ebraica rispetto ad altre nazioni. Ma basta la speranza di una manciata di voti e si dimentica anche questo. Anche in una giornata come questa e dinanzi agli sforzi di molti, il significato del dolore di ieri e di oggi viene dimenticato e svenduto a poco prezzo tra l’indifferenza di molti nella speranza di comperare un voto in più per cercare di far risorgere gli incubi del passato, lo stesso che ricollega gli estremismi di ambo le parti da Forza Nuova a Rifondazione.

Fabrizio Bucciarelli

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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