La parte sbagliata - Numero 47

La parte sbagliata - Numero 47

Il rispetto del vincitore nei confronti del vinto ha contrassegnato sin dalla notte dei tempi le civiltà più avanzate sul piano umano e spirituale, anche nell’orrore della guerra. La tregua concordata fra le parti per dare onorata sepoltura ai Caduti affratellati nella morte non è una scoperta di epoche recenti: per comprenderlo, basta leggere gli immortali versi di Omero, in cui si cantano gli "estremi onori" che vennero resi ad Ettore, il dolore di Priamo, e la partecipazione di Achille, che aveva ucciso l’eroe troiano in un duello davvero epico. La nostra esperienza non sembra contraddistinta, almeno in Italia, da analoghi sentimenti, e se così può dirsi, da analoghi valori morali, nonostante venti secoli di cristianesimo che avrebbero dovuto cambiare, se non altro sulla carta, la faccia del mondo. Lo attestano le continue affermazioni sulla "parte sbagliata" per cui si sarebbero battuti i "ragazzi" di Salò, sia pure edulcorate dall’ammissione della buona fede che avrebbe animato parecchi di costoro. Il Presidente del Consiglio, parlando nei luoghi del terremoto abruzzese in occasione del 25 aprile, e poi altrove, ha voluto confermare tale assunto, non senza precisare che la parte sbagliata si batteva per una causa irrimediabilmente perduta, senza pensare che se fosse davvero così, ne risulterebbe un comportamento velleitario quanto si vuole, ma nobilmente idealistico. C’è di più: il premier ha annunciato, nella fattispecie, che si sarebbe ritirato il disegno di legge presentato in Parlamento per la cosiddetta "equiparazione" dei combattenti di Salò a quelli del regio esercito ed agli stessi partigiani. Il provvedimento, che al momento si trovava all’esame della Commissione Difesa della Camera, e che era stato presentato ad iniziativa di alcuni deputati di centro-destra, provenienti anche da esperienze socialiste, ed era stato firmato persino da tre parlamentari della sinistra, non intendeva costituire una riabilitazione postuma della Repubblica Sociale Italiana, su cui, caso mai, dovrà pronunciarsi la storia. Molto più semplicemente, si proponeva di concedere un modesto vitalizio a qualche migliaio di ex combattenti anziani, se non addirittura vegliardi, spesso in condizioni di miseria: del resto, non è forse vero che lo Stato aveva già riconosciuto, fra i tanti meriti partigiani, persino quelli di circa 30 mila cittadini jugoslavi che avevano contribuito alla "liberazione" di Venezia Giulia e Dalmazia battendosi sotto le bandiere di Tito, sia pure per breve tempo, e ricevendone in compenso la pensione dell’INPS? Si parla tanto della necessità di una pacificazione a tutto campo, ma poi si continua a discriminare. Fra l’altro, è appena il caso di soggiungere che i parlamentari italiani sono assolutamente sovrani nell’esercizio del loro mandato, e che il ritiro dei progetti di legge presentati nell’ambito della propria autonomia compete soltanto alle loro valutazioni politiche, e caso mai, alla loro coscienza. Diversamente, si assisterebbe alla perpetuazione di quella partitocrazia in funzione della quale taluni insigni costituzionalisti parlarono senza mezzi termini di "dittatura d’assemblea". In una precedente legislatura, il Governo di centro-destra si è reso responsabile, con ampie connivenze trasversali, della depenalizzazione dei reati d’opinione, fra cui l’oltraggio alla bandiera, e persino l’alto tradimento, senza che in tempi più recenti la disponibilità di una maggioranza davvero granitica abbia consigliato di adottare adeguati correttivi, anche se a giudizio di molti quella legge sia stata profondamente "sbagliata", non già dal punto di vista tecnico, ma su quello etico e politico. D’altro canto, è pur vero che il Presidente della Camera, parlando alle assise fondatrici del Popolo della Libertà, ha preso chiaramente le distanze dalla concezione etica dello Stato, esplicitando piuttosto sorprendentemente che i valori dello Stato di diritto non sarebbero quelli dell’ethos.


2.

Non c’è che dire. La disputa sulla "parte sbagliata" ha tutta l’aria di dover essere chiusa per decreto, ma ciò non significa che il dubbio ed il rammarico possano essere cancellati con un colpo di spugna. O si vuole forse insinuare, ad esempio, che l’Italia sia stata dalla parte giusta nel 1915, quando scese in campo contro l’Austria, per il semplice fatto che poi la guerra fu vinta, sia pure a prezzo di indicibili sacrifici? Il giudizio sull’errore non può mai prescindere dalla valutazione delle scelte individuali e collettive, e nel caso dei "ragazzi" di Salò, dal loro grado di consapevolezza e di maturità politica: a tale riguardo conviene rammentare quanto è stato già accertato in sede storiografica, e cioè che molti di loro si immolarono consapevolmente per salvare l’onore dell’Italia nella presunzione che fosse stato compromesso dal tradimento, anche se altri, come i loro avversari, si arruolarono per ragioni di opportunità o di semplice casualità. La Costituzione del 1948 ripudia la guerra, sottintendendo che le controversie internazionali vadano risolte altrimenti. Ecco un valore in cui tutti possono e debbono riconoscersi, senza distinzioni di alcun genere, perché la guerra, nella filosofia politica contemporanea, maturata attraverso le immani tragedie del Novecento, è sempre "sbagliata". Tuttavia, ciò non significa che sarebbe tempo di comprendere le ragioni di coloro che 65 anni or sono scelsero di impegnarsi fino al sacrificio della vita, non importa se dall’una o dall’altra parte, mentre la grande maggioranza degli italiani, come è stato rilevato più volte, rimase a guardare: cosa umanamente giustificabile ma non certo commendevole.

Carlo Montani

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