Dalle feluche alle lenzuola: evoluzione della politica in italia - Numero 48

Dalle feluche alle lenzuola: evoluzione della politica in italia - Numero 48

Wiston Churchill, nel corso di una vacanza in Italia, dichiarò in un’intervista a un tabloid inglese: "Non invidio De Gasperi, si è accollato un compito insormontabile. Infatti, pensare di governare gli italiani non è impossibile, semplicemente è inutile" Noi siamo una nazione "zoppa". Infatti per creare una nazione occorrono tre elementi fondamentali:

  • il territorio
  • la cultura
  • la lingua

Malgrado il nostro ostentatissimo europeismo, al nostro interno condividiamo totalmente il territorio; in apprezzabile misura la lingua (il dialetto, le lingue minoritarie in molte regioni fanno premio sulla lingua madre); in minima parte la cultura. Senza contare che siamo una nazione giovane (Von Clausewitz soleva dire che per fare una nazione occorrono quattrocento anni) adusa ad essere dominati e non a dominare. Conseguentemente la norma giuridica non è lo strumento che consente il convivere civile, bensì il capriccio del satrapo di turno. Quindi nel "vissuto popolare" bravo non è chi rispetta la norma, bensì colui che la elude senza essere scoperto. Senza contare delle anomalie insite nelle nostre origine repubblicane:

  • repubblica proclamata per Decreto reale
  • il potere appartiene al popolo (Costituzione secondo comma dell’art. 1) ma il parlamentare eletto risponde alla Segreteria del Partito nelle cui liste è stato eletto (Libro secondo medesima Carta)

Se a tutto si aggiunge che dal 1977 è scomparso dai piani di studio delle Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche l’esame di Dottrina dello Stato, si spiega il decadimento di livello del dibattito politico, che definire minimale è eufemistico. E’ inutile fare i puritani e scandalizzarsi per i toni più da rotocalco che da Parlamento con cui si vuole contrastare il Capo del Governo. Costantino Nigra, neo ambasciatore Italiano a Londra, dovette lavorare mesi per ricucire lo "strappo" della Real Casa con la regina Vittoria. I libri di storia, compreso il testo di Camera e Fabietti, tacciono sulla visita ufficiale che Vittorio Emanuele II fece nel 1882 nel Regno Unito. Andò tutto benissimo sino al momento dell’imbarco del nostro sovrano sul bastimento che l’avrebbe riportato in Patria. Venne accompagnato al pontile dalla regina Vittoria, le cui parole di commiato furono: "Maestà cose le è piaciuto maggiormante della nostra carissima Inghilterra?". Qui avvenne il fattaccio, perchè re Vittorio Emanuele, sornionamente, rispose :"Le vostre dame di corte, altezza imperiale!". La puritana Vittoria si sentì profondamente offesa ed il giorno dopo lord Balfour responsabile del Foreign Office, convocò Nigra per "ottenere soddisfazione all’insulto perpetrato dal re d’Italia". Nigra impiegò circa sei mesi a rimediare alla gaffe del re. Questo aneddoto non è il solo nella Storia italiana. Basti pensare alla morte di Camillo Benso di Cavour, ufficialmente morto di malaria, ma in realtà, secondo un certo gossip storiografico, spirato per "colpo apoplettico" dopo una visita all’amante. Per non parlare di Andrea Costa assurto alla Storia della Politica più per i meriti della sua donna, quel genio di Anna Kuliscioff, che per i propri. Come non ricordare il ruolo di Claretta Petacci nella vita di Benito Mussolini o l’influenza di Palmiro Togliatti nella formazione politica della sua compagna Nilde (Leonilde) Iotti. Come si vede il buon Berlusconi, che a ben vedere vorrebbe essere un moderno Cavour, è in ottima compagnia. La Storia della politica italiana è contrassegnata da fatti similari. Il gossip, il sensazionalismo, spesso giocano un ruolo determinante. E’ emblematica la vicenda di Attilio Piccioni, grande ministro egli esteri dei governi De Gasperi e suo delfino designato. Purtroppo per lui era dell’ala scelbiana della Democrazia Cristiana ed era su posizioni opposte all’astro nascente Amintore Fanfani (fautore di un’alleanza con i socialisti di Nenni). Orbene successe che l’11 aprile 1953 a Torvaianica, nei pressi di Roma, venne assassinata Wilma Montesi. La vittima era sorella della fidanzata di Piero, uno dei figli di Attilio Piccioni. Un’abile campagna propagandistica radiofonica e giornalistica evidenziò il libertinaggio di Wilma Montesi e delle sue frequentazioni. Inutilmente vennero prodotte le prove (compreso referto ginecologico di illibatezza) di assoluta estraneità della fidanzata di Piero Piccioni alla vita della sorella assassinata. Il fango gettato sulla famiglia Piccioni indusse il Ministro degli Esteri (uomo integro ed integerrimo) alle dimissioni da ogni incarico pubblico. Amintore Fanfani ebbe via libera con tutto quello che ne conseguì. Chi scrive è un convinto vichiano: tutto ciò che accade sotto questo cielo è una riproposizione in termini diversi di eventi già accaduti. Quindi basta sostituire Silvio a Piero e Massimo ad Amintore ed il gioco è fatto.

Maurizio Turoli

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