Altomilanese - Numero 55

Altomilanese - Numero 55

 

Anche nell’Altomilanese il segno distintivo della destra sembra essere lo smarrimento. A Legnano come a Gallarate, a Castellanza come in altre città, la destra risente della diaspora. Se i politici più esperti hanno già fatto le loro scelte accasandosi nella nuova FI o Fratelli d’Italia o scegliendo il NCD di Alfano o spostandosi verso Storace o Forza Nuova, è l’elettorato che si vede sempre più smarrito, proprio per l’avvenuta diaspora. Ad andare in giro, a fermarsi a chiacchierare dal barbiere o nel supermercato, dall’edicolante o all’uscita della chiesa, la voce comune è quella dell’incertezza, se non dell’incomprensione. La richiesta sempre quella dell’unificazione delle destre.

Ma a fronte di alcuni politici che hanno scelto come muoversi, già da parecchi mesi è andata persa buona parte di una classe dirigente di destra, una comunità di militanti ed attivisti, che avevano avuto un peso politico non indifferente nell’Altomilanese in questi anni : che fine hanno fatto? Così a Legnano abbiamo perso dei punti di riferimento che avevano fatto la storia, anche piccola e quotidiana, della destra legnanese. Motivi di rivalità, incomprensioni, spesso arrivismi , hanno disintegrato una comunità che, nel bene e nel male, marciava compatta; frazionismi, smarrimenti, divisioni a livello nazionale hanno fatto il resto. Sta di fatto che ora tanti personaggi della provincia, di quella Legnano che era stata nominata sul campo Subfederazione della destra milanese, ora è silente. Giovani e meno giovani della destra di Castellanza che avevano fatto ben sperare in una nuova partecipazione attiva alla vita politica non si vedono più. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano.

Eppure è proprio dall’Altomilanese, da sempre capace di interpretare gli umori e le necessità dei cittadini, che ci aspettiamo una rinascita. Questo territorio vivace culturalmente, generoso, può ancora interpretare le istanze che provengono dalla popolazione. Prima di tutto mettere da parte l’italico atteggiamento del piagnisteo, del piangersi addosso. Poi subordinare al bene comune le precedenti divisioni, che hanno portato all’attuale situazione. E guardare al progetto di città, di territorio, di convivenza che si vuole attuare. I vecchi schemi di destra e sinistra non esistono più. La vita di oggi corre molto più velocemente degli antichi rancori, delle vecchie incomprensioni e non permette che ad essi ci si possa aggrappare in una sorta di reducismo, di rimpianto del "bel" tempo andato. Cosa fare? Prima di tutto dare vita a liste civiche, comprensive, inclusive di coloro che hanno uguali intendimenti, visione della vita, ideali insomma. Nelle situazioni locali i simboli di partito possono anche cedere il campo ad aggregazioni superpartitiche. Il futuro del Paese nascerà proprio dalla provincia, dove le necessità quotidiane sono sempre molto più sentite della retorica che viene quotidianamente diffusa dai politicanti di professione. Bisogna riscoprire quello spirito dei nostri padri e dei nostri nonni che, alla fine della guerra, rifecero grande l’Italia.

Le prossime elezioni, europee, politiche, amministrative, aspettano a quest’ultimo appuntamento la destra. Se non si sarà capaci di essere presenti, propositivi, allora, la destra scomparirà per sempre.

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