Religiosamente corretto - Numero 27

Religiosamente corretto - Numero 27

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • RELIGIOSAMENTE CORRETTO
  • UNA NUOVA FORMA DI SOVVERSIONE
  • "LA LEGGE SALVA-PREVITI"
  • LO SCANDALO DELLA DIGNITA’ POLITICA


    RELIGIOSAMENTE CORRETTO

    "Ormai dobbiamo fare i conti anche con il "religiosamente corretto", parente prossimo del "politicamente corretto". Per non offendere la sensibilità dei visitatori arabi, ambiti ma suscettibili, l’Ente turistico di Lugano ha pubblicato un dèpliant debitamente corretto: vi figurano le immagini della città depurate da chiese e campanili, senza nessun cenno a dipinti e monumenti religiosi. Insomma, un pezzo di Ticino accogliente e anonimo, tutto alberghi, gioiellerie, banche e privo di riferimenti culturali e storici imbarazzanti: qual è un passato d’impronta cristiana. L’episodio, che ha animato l’ultima polemica locale dell’anno, non può essere liquidato alla stregua di una semplice gaffe. Rispecchia, invece, mentalità e comportamenti sempre più diffusi nella società civile e negli ambienti culturali di un Paese che riafferma, orgogliosamente, la propria laicità prendendo le distanze dal retaggio, considerato anacronistico, della tradizione cattolica " ( Luciana Caglio, Cattolici in disarmo, in Il Giornale, 29 dicembre 2004, pag. 49).


    UNA NUOVA FORMA DI SOVVERSIONE

    "Il denaro al potere ha creato una nuova forma di sovversione: la demolizione strisciante dello Stato di diritto, dello Stato sociale, dello Stato etico non per cospirazione rivoluzionaria, ma per sistematica, aperta attuazione di un programma di destra al servizio del denaro. Non diciamo che questa nuova destra berlusconiana è fascista, è qualcosa di peggio, il fascismo attaccava lo Stato liberale per ricostruirlo più forte e autoritario, il berlusconismo lo disgrega per avere mano libera nel saccheggio e nell’uso delle istituzioni" ( Giorgio Bocca, In nome del denaro buttiamo giù lo Stato", in L’Espresso, 6 gennaio 2005).


    "LA LEGGE SALVA-PREVITI"

    La Camera ha approvato a scrutinio segreto il 16 dicembre la proposta di legge "Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi e di termini di prescrizione del reato", la cosiddetta legge Cirielli, dal nome del deputato di AN ( che ha poi ritirato la sua firma, insieme ai colleghi di AN Arrighi e Bellotti) con 279 sì e 245 no. La proposta, chiamata anche "legge salva-Previti", passa ora al Senato. E’ stata in occasione della discussione che è accaduta la contestazione nei confronti di Clemente Mastella da parte del centro-sinistra. Ma questa è un’altra questione. Questa legge inasprisce notevolmente le pene per i recidivi ( ’’Ricordiamoci che il 75 per cento dei reati e’ commesso dai recidivi: questa legge e’ sacrosanta’’, ha dichiarato Berlusconi); contempla una notevole rigidità nei confronti delle attenuanti generiche nel caso di reati particolarmente gravi; introduce forti limitazioni per i permessi premio, la semilibertà. Insomma è un vero e proprio giro di vite, ma riduce anche i tempi della prescrizione dei reati, facendo prevalere le attenuanti sulle aggravanti. In quest’ultimo caso si è parlato, e si parla tuttora, di legge "salva Previti", per i vantaggi che ne potrebbe trarre il deputato di Forza Italia. Per l’importanza della legge e per evidenziare le differenti posizioni, riportiamo parte degli interventi alla Camera di due rappresentanti : uno dell’opposizione e l’altro della maggioranza.

    DARIO FRANCESCHINI
    La prescrizione - è stato ricordato, ma vogliamo ripeterlo - passa da quindici a otto anni per il furto e l’usura, da quindici a otto anni per la corruzione, da quindici a dodici anni per l’associazione a delinquere, da ventidue a vent’anni per l’associazione a delinquere armata. Quanti delinquenti usciranno dal carcere? Dove finisce la certezza della pena? E, soprattutto, valeva la pena fare tutto questo per uno di voi?

    Voi credete di avere il diritto di farlo, perché dal primo giorno di questa legislatura avete immaginato non di avere vinto le elezioni e, quindi, di essere chiamati ad un servizio, ossia governare il paese, bensì di essere diventati padroni delle istituzioni e, quindi, legittimati a fare qualsiasi cosa, utilizzando queste ultime per risolvere ogni problema. Purtroppo, state procurando al paese un danno più profondo di quanto voi stessi immaginiate. Le leggi sbagliate si possono modificare ed abrogare e noi lo faremo; ma il danno che state perpetrando è alla coscienza più profonda del paese. Chi fa politica ed è chiamato a coprire incarichi costituzionali ha, prima di tutto, un dovere: essere testimone nei propri comportamenti e nelle proprie scelte. Infatti, inevitabilmente, con i propri comportamenti e con le proprie scelte trasmette valori e modelli di vita, educa o diseduca. Voi avete trasmesso agli italiani l’idea che il futuro e il successo di ogni cittadino italiano sia legato alla scelta di essere più furbo, più potente, più spregiudicato e più cinico nell’utilizzare i mezzi a disposizione. Quindi, non sono state soltanto le leggi ad personam a spingere verso questa diseducazione morale, bensì i condoni, l’idea che chi aggira la legge è più furbo di chi la rispetta, l’evasione morale delle tasse, come ha indicato il Presidente del Consiglio, la ricchezza ostentata usata come arma nei confronti dei cittadini. Tutto ciò per trasmettere l’idea che chi crede ancora nella cultura della legalità appartenga al passato ed è destinato ad essere travolto da una società in cui i punti di riferimento e i valori diventano altri. Avete diseducato, avete rischiato di corrompere le coscienze.

    ITALO BOCCHINO
    Il gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore di questo provvedimento e lo farà senza imbarazzo, senza «se» e senza «ma». Votiamo a favore di questa legge perché la riteniamo giusta, come voi ben sapete e come dimostrerò da qui a breve. La vostra polemica su chi è beneficiato e chi non lo è da questo provvedimento distorce il ruolo fondamentale del legislatore, che deve chiedersi se una legge è giusta o se è sbagliata. Non deve chiedersi quale singolo cittadino ne beneficerà. Questo è l’errore che avete commesso, che commettete oggi, che avete commesso in passato e che vi sta allontanando dal vostro elettorato e dall’opinione pubblica italiana.

    Vogliamo la certezza della pena. A Napoli abbiamo instaurato un tavolo bipartisan - c’eravate anche voi - per inasprire le pene. Noi lo abbiamo inserito in questo provvedimento e voi voterete contro perché siete prevenuti politicamente, perché sbagliate nel vostro ruolo di legislatori. Con l’obbligo della recidiva - e sapete quante volte, nonostante si potesse aggiungere la recidiva, ciò non veniva fatto dal magistrato - eviteremo che chi delinque abitualmente entri ed esca dal carcere, generando sfiducia nei cittadini, che poi non procedono alla denuncia dei reati, se non per altri motivi di carattere burocratico. Il Parlamento deve rispondere soprattutto ai cittadini, che chiedono che questa gente non esca dal carcere dopo aver commesso un reato. Chi lo fa una volta, due volte, tre volte e sa che tanto esce dal carcere, non può proseguire. Non lo abbiamo previsto in questa legge. Sapete bene quali saranno gli effetti futuri di tale provvedimento. Il primo effetto è la velocizzazione dei processi, perché esiste una tempistica, nota fin dall’inizio, della durata del processo, che non può essere più suscettibile di mutamento a seconda dell’umore del giudice o di altri eventi che possono intervenire. Mentre si discute di ciò voi, anziché parlare di queste cose, pensate a Previti.


    LO SCANDALO DELLA DIGNITA’ POLITICA

    Il rinvio alle Camere, da parte del capo dello Stato, della legge sulla riforma giudiziaria conferma la preoccupazione generale dinanzi a tale legge o almeno ad alcuni suoi aspetti. Forse oggi sarebbe necessario un nuovo appello come quello che nel 1919, in un altro momento difficilissimo della storia italiana, Don Sturzo rivolgeva «agli uomini liberi e forti». Sarebbe opportuno rivolgerlo a tutti e in particolare, fra gli uomini liberi e forti, a quelli tra essi che militano nella destra o nel centrodestra, giacché persone oneste e coraggiose si trovano in ogni formazione politica rispettosa delle regole democratiche, a sinistra, al centro e a destra. Fra coloro che fanno parte dell’ attuale coalizione di governo o l’ appoggiano, vi sono certamente molti galantuomini di animo non servile. Essi non sono meno indignati, turbati e umiliati di quanto non lo siano gli avversari del governo dalla recentissima approvazione dell’ indecente legge che abbrevia i termini di prescrizione. Qui non si tratta più di destra o di sinistra, di statalismo o di liberismo, di consenso o dissenso sulla guerra in Iraq, di separazione o no delle carriere dei magistrati e così via, legittimi temi della consueta lotta politica che vede legittimamente affrontarsi e scontrarsi forze e opinioni diverse. Qui si tratta di una degradazione civile che declassa a manfrina di interessi nemmeno di parte, ma personali la legge, che è «uguale per tutti» e fondamento dello Stato e di ogni comunità umana, come sottolineava il cardinale Ratzinger ricevendo la laurea honoris causa in diritto. È un pervertimento scandaloso, che svilisce lo Stato, la cosa pubblica, la Patria. Spetta agli uomini onesti d’ ogni parte ribellarsi a questa indegnità politica, egualmente pericolosa e lesiva per tutti, che disonora l’ Italia. Naturalmente qualcuno potrà dire che non è con la morale o col moralismo che si fa politica. È vero, ma non la si fa nemmeno con l’ immoralità. Non basta essere onesti per essere buoni politici, ma non basta nemmeno non esserlo. Nessuno auspica al timone del Paese una virtù fanatica e astratta, pericolosa e autoritaria come quella dell’ incorruttibile Robespierre. Ma neppure l’ opposto è auspicabile" ( Claudio Magris, Lo scandalo della dignità politica, Corriere della sera, 18 dicembre 2004).

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