UN GIORNALISTA A DESTRA DI SE’ - Numero 43

UN GIORNALISTA A DESTRA DI SE’ - Numero 43

 

Da tempo manco dalle pagine del Barbarossa On-line, anche se mi vanto di essere stato uno dei primi a propormi come collaboratore ad Antonio Vinci e alla sua nuova "creatura". Manco perché, come giornalista e scrittore, tendo a spostarmi per ricerche e raccolta di testimonianze, per analizzare documentazioni, per tentare di capire e questo comporta un enorme dispendio di energie. La mia ultima uscita libraria, però, è stata quella che più mi ha dato più soddisfazione: per la prima volta un mio testo riportava non complessi eventi storici bensì un simposio dove riportavo i commenti ai dialoghi della Mailing List di Azione Giovani che, tra le altre cose, è stata creata da Vito Andrea Vinci che si è assunto anche il ruolo di moderatore. Ora "IO A DESTRA DI ME - dialoghi con i giovani di Alleanza Nazionale" Ed. Vincenzo Grasso (www.vincenzograssoeditore.it) è diventato un testo che appare sempre più spesso negli spazi aggregativi dei Circoli di AN e di AG ed è stata stampata recentemente la seconda edizione. In un tempo dove si legge sempre meno e dove ci si rincoglionisce dinanzi agli schermi TV che trasmettono le idiozie dei "Grandi Fratelli", non è cosa da poco.
E questo mi ha colpito e mi colpisce sempre perché significa che, alla fine del tunnel, c’è luce e viene confermata l’esigenza, pur se nascosta, di conoscere e capire l’universo politico e culturale della, o delle, Destre in Italia attraverso il mondo dei giovani di oggi che saranno gli uomini e i dirigenti di domani. Non è stato facile proporre alcuni tra i miei numerosi interventi che da sempre raccolgo e archivio: volevo che nel mio libro il sorriso venisse alternato al momento di commozione, l’ironia alla rabbia e mi ha fatto molto piacere che nel suo intervento nella presentazione dello stesso ,Vito Andrea abbia non solo colto questi aspetti ma ne abbia ricordato il contesto e percepito il significato. E oggi, mi ritrovo tra le mani un pezzetto del testo che sembrava anticipare la fine del governo Prodi e il suo programma di centinaia di pagine tra illusione e cecità, con il Ministro della Giustizia travolto dallo scandalo che coinvolge una moglie un po’ troppo intraprendente. "Vuoi fare il politico? Vuoi diventare deputato o senatore, vuoi fare il Presidente della Repubblica, vuoi assurgere al trono dinastico?
Benissimo!
Ma non lo fai come fossi un ortolano al mercato che, pur di vendere la propria verdura anche se marcita, la spaccia per buona o tutta naturale senza aggiunta di polifosfati o OGM.
Lo fai perché "senti" di doverlo fare, la fai perché decidi di sacrificare la vita a una forma di volontariato al servizio della gente e lo fai sapendo che non è un privilegio ma un pesante fardello.
Lo fai conscio del fatto che avrai tutte le spese pagate, quelle vere, e non le barche ormeggiate in Sardegna o la sveltina con il travestito nel locale trendy della capitale o le cene di lavoro da cinquecento euro a botta o l’abito gessato firmato da tremila Euro, ma che lo stipendio non sarà di certo superiore di venti o trenta volte quello di un normale impiegato o un artigiano o un operaio. E che poi tu voglia farti la barca e cenare con il travesta di cui sopra prima di una notte di sesso inutile, affari tuoi ma a spese tue e senza addebitarle a noi altri poveri cristi sotto le voci "Rimborso spese di trasporto" o "Pubbliche relazioni" Mai più, quindi, vedere cialtroni specializzati nel masticare i privilegi e fagocitare gli stipendi tutt’altro che proletari di cui sopra senza saper fare davvero quel che devi o quel che hai voluto.
Altro che la solita giostra di chi, vinte le elezioni, gioca ai dadi per accaparrarsi le varie poltrone e i vari ministeri.
Sei esperto di questioni internazionali o diplomatiche e parli tre lingue e hai conoscenze culturali del caso? A te il Ministero degli Esteri.
Conosci le complessità geopolitiche e strategiche, militari e storiche? Benissimo ti vedo al Ministero della Difesa.
Altro che il "Pari & Dispari" dove un coglione qualsiasi va a gestire i gangli vitali dell’Italia magari perché in campagna elettorale ha avuto il culo di godere di maggior visibilità televisiva".
Utopia politica?
Forse, ma io a quell’utopia punto proprio perché ritengo che sia l’ultima possibilità per la politica e i politici di tornare alla gente e al popolo e non rimanere quella casta refrattaria e isolata con i suoi linguaggi di palazzo, incomprensibili a chi di quell’èlite non fa parte. Vorrei fosse davvero il momento di Alleanza Nazionale e dei suoi giovani e non quella delle alleanze sempre più assurde con Tizio e Caio con cui, in contesto differente, non avrei nulla a che fare: dai Berlusconiani che credono nei miracoli del proprio santificato leader ai centristi che vanno e vengono in ricerca di una dimensione e di antichi fasti per arrivare ai piccoli e piccolissimi "movimenti" che servono a far numero e voti ma che, poi, diventano vere e proprie schegge impazzite. E di questi ultimi ne nascono sempre più spesso, come ortiche a lato del fosso campagnolo e ben disposti a celebrare la fiamma nei propri simboli pur di beneficiare dei vantaggi che la "professione" del politico offre: Storace e Santanchè insegnano… E a suo tempo nel libro scrivevo, in una risposta ad un militante di uno di questi ultimi:
"No, grazie: di dittature ne abbiamo già avute e i risultati furono abbastanza deludenti quali il culto della personalità, il militarismo forzato che ci è estraneo, la politica dei cavalli bianchi e dei pennacchi, le Leggi Razziali e la guerra con Hitler che non impedirono alle folle oceaniche che idolatravano il Duce nei momenti del consenso, di schernirlo e sputargli addosso a Piazzale Loreto... Il che dimostra com’è fatto l’uomo, dentro e fuori dalla politica.
E non volermene: d’ora in poi avrai la fortuna di crogiolarti nelle tue certezze senza più ascoltare i "Gufi" vecchi e scassati come me porre invece ulteriori punti interrogativi del pensiero.
Non avrai più il dispiacere di leggermi ma ricordati quello che ti dico, pardon, scrivo...
Se un giorno vedrai salire il tuo partito estremista ai vertici del potere scordati le rivoluzioni, dimentica la vibrante retorica e i caratteri grafici del Ventennio sui manifesti e preparati a vedere i radicali e i "Duri e Puri" che tanto ammiri rivalutare come per incanto l’arte del compromesso quando non del voltafaccia e magari scoprirli a braccetto con i vecchi avversari mentre si dirigono tutti assieme verso quel Quirinale dove, trionfante, la vostra diletta Alessandra nipote del Duce farà corsi di dizione per imparare l’accento romagnolo di Predappio e rasarsi i capelli nell’illusione di essere "Lui". Appunto.

Fabrizio Bucciarelli

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