Letture - Numero 45

Letture - Numero 45

 

Il centrosinistra,intanto, gode: il Pd ha appeso i manifesti nel centro della Capitale :"Roma è antifascista". Ma anche la deputata del PdL, Alessandra Mussolini ci mette del suo presentandosi a Montecitorio con una maglietta eloquente, fondo bianco e scritta nera: "Orgogliosa di stare dalla parte sbagliata". In tutto il bailamme, intanto, c’è da registrare la prima defezione, un consigliere municipale di AN, Giorgio La Porta, che si autosospende dal gruppo del PdL. Giorgia Meloni, invece, incassa il plauso dell’Unione Giovani ebrei d’Italia. Siamo molto soddisfatti dalla lettera pubblicata dal ministro Meloni e dalle posizioni da lei espresse",afferma il presidente Daniel Nahum.
(Libero, 18 settembre 2008).



Alle otto di sera, per dire, tre grintosissime parlamentari di AN - Paola Frassinetti, ex pilastro del Fronte della Gioventù milanese, la romana Barbara Saltamartini e la bresciana Viviana Beccalossi - erano riunite a discutere intorno ad un tavolino di Ciampini a piazza in Lucina. Tutte e tre molto toste e molto determinate. E tutte e tre non proprio convinte (eufemismo) del nuovo pedigree identitario "antifascista".
(Il Giornale, 18 settembre 2008).



Altero Matteoli, ministro dei Trasporti : "Chi contesta la linea di Gianfranco Fini è fuori dal partito".



Ignazio La Russa:"Fini non ha mai parlato di un acritico antifascismo valido per tutti, ma ha nettamente separato chi lavorò e combattè pr la libertà e per la democrazia e chi invece combattè per una diversa soluzione della storia italiana".



Non cadete nel tranello. Siamo stati e restiamo gente che crede nella libertà, nella democrazia, nell’uguaglianza e nella giustizia. Siamo quelli che ogni giorno consumano i migliori anni della propria gioventù per difendere questi valori, al punto che se oggi qualcuno si mettesse in testa di reprimerli - come avviene in Cina, a Cuba o in altre parti del mondo - noi li difenderemmo con la vita. Sono i valori sui quali si fonda la nostra Costituzione e che sono propri anche di chi ha combattuto il fascismo. Certo, c’è stato anche un antifascismo "militante" in nome del quale sono stati uccisi presunti fascisti e anche antifascisti, sono stati infoibati vecchi, donne e bambini, sono stati eliminati ragazzi di sedici anni che avevano come unica colpa quella di far parte della nostra organizzazione. Certo, ancora oggi, in nome dell’antifascismo "militante" ad alcuni di noi viene impedito di andare a scuola, all’università, al cinema. Si tratta della mia obiezione ed è la stessa di Gianfranco Fini che, ad Atreju, ha operato questa distinzione, parlando di un antifascismo democratico e uno non democratico, ovvero di una parte di questo fenomeno nei cui valori ci riconosciamo e di un’altra parte le cui gesta sono distanti anni luce dai principi nei quali crediamo (e nei quali dovrebbe credere anche l’altro antifascismo). Noi rifiutiamo ogni forma di violenza, oppressione e intolleranza. Gianfranco Fini ha operato questa distinzione senza soffermarcisi perché voleva che il suo giudizio sul fascismo fosse chiaro, netto, definitivo. Sapeva che molti di noi sarebbero stati feriti da questo atteggiamento, ma non ha voluto blandirci come fossimo ragazzini inconsapevoli. Sapeva di avere davanti gente piena di dignità, giovane e matura nello stesso tempo. Ed è quello che siamo. E allora guai a offrire pretesti a una sinistra terrorizzata dall’impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall’accusa di fascismo. Guai a farci mettere ancora sotto accusa da chi, per storia, ha decisamente poche lezioni da offrire. Così da poter essere finalmente noi a chiedere conto del perché, ancora oggi, non una parola di solidarietà venga spesa dai sedicenti democratici quando i ragazzi di Ag vengono aggrediti o le loro sedi date alle fiamme. E adesso, per favore, basta. Basta con questa storia del fascismo e dell’antifascismo. Mi rivolgo a tutti, dentro e fuori da Azione Giovani, dentro e fuori da An, dal Pdl, da Montecitorio, dalla politica italiana intera. Pietà! Siamo nati a ridosso degli anni ’80 e ’90, siamo tutti protesi anima, cuore e testa nel nuovo millennio. Dobbiamo respingere insieme questo tentativo di rinchiudere quella meravigliosa gioventù che svolgeva poche ore fa la più grande manifestazione giovanile d’Italia in uno spazio angusto di quasi cento anni or sono. Ragazzi, stiamo vincendo e questo non va giù a una sinistra sempre più priva di risposte concrete e suggestioni efficaci. Che ha completamente perso il contatto con la nostra generazione e ora cerca di costringerci all’interno di una galera civile per evitare che il nostro amore possa continuare a contagiare altri giovani italiani. Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani. Tutto il resto è noia.
(Dalla lettera di Giorgia Meloni ai Giovani di AG).



"Fascismo e antifascismo sono due definizioni ormai anacronistiche, la gente ha altro a cui pensare e solo per i nostalgici questi termini possono avere ancora rilevanza". Romano La Russa, Europarlamentare e presidente della federazione di Alleanza Nazionale per la provincia di Milano, spiega che "è assurdo affermare oggi che dobbiamo schierarsi con l’antifascismo, dovevamo eventualmente pensarci settant’anni fa. Adesso è tardi, inutile e dannoso". "A difendere l’antifascismo" - continua Romano La Russa - ormai è rimasto Dario Fo con quattro vecchi tromboni arteriosclerotici di sinistra e i "pacifisti" dei centri sociali. Io con i nipotini di Togliatti e del vile Morannino non mi schiero e, come me, milioni di italiani. Giusto ed ovvio non definirsi fascisti - il fascismo ormai è consegnato alla storia - ma descrivere l’antifascismo come un valore, senza alcun distinguo, ha poco senso. "L’unico antifascismo che ancora sopravvive nella mente della gente" - continua l’esponente di Alleanza Nazionale - "è quello "militante" dei Caruso, dei Farina e dei Casarin. Un antifascismo che spesso semina terrore e distrugge vetrine, macchine, treni, e mette a soqquadro le città durante le "pacifiche e democratiche" manifestazioni". "Fintanto che non vi sarà un’autocritica da parte degli esponenti della sinistra che chiarirà che vi è stato e ancora vi è un antifascismo leale e uno criminale (come abbiamo fatto noi ex missini con il fascismo) non credo sia possibile ed opportuno definirsi antifascisti" - prosegue La Russa - "Una cosa è accettare l’antifascismo come valore - con i sacrosanti distinguo - cosa ben diversa è identificarsi in esso tout court". "Spero che l’elettorato di Alleanza Nazionale la pensi come me. Se così non fosse ne trarrò le debite conseguenze" - conclude La Russa - "Noi parlamentari siamo tali perché gli elettori hanno ritenuto di premiarci - almeno quelli eletti con le preferenze - per rappresentare le loro istanze e le loro idee, se il legame con essi viene meno è giusto farsi da parte. Ad ogni livello. Dunque il mio mandato è a disposizione degli elettori, perché la Politica credo debba ritenersi una cosa seria, con la "P" maiuscola. Il giudizio sul fascismo rimanga quindi agli storici perché la Nazione deve guardare avanti e pensare a costruire il proprio futuro".
(Comunicato stampa di Romano La Russa, Europarlamentare, Assessore della Regione Lombardia e Presidente della Federazione di AN per la Provincia di Milano).



"Io sono figlio di una esule istriana e sto qui perché lei ha scelto i valori dell’italianità e della libertà. E so anche che di qua a difendere Trieste e l’Istria c’erano i volontari della RSI, mentre i partigiani erano quelli che riempivano le foibe. In questo caso mi chiedo qual è la parte sbagliata e quale quella giusta?"
(Roberto Menia, sottosegretario all’Ambiente).

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