Parte l’avventura della Mussolini. Pino Rauti di dissocia, così Donna Isabella… - Numero 21

Parte l’avventura della Mussolini. Pino Rauti di dissocia, così Donna Isabella… - Numero 21

 

L’Alternativa? Tra il Bagaglino e la commedia all’italiana

Parte l’avventura della Mussolini. Pino Rauti di dissocia, così Donna Isabella…

Milano, domenica 25 gennaio, ore 9.30. Due le scelte possibili: raggiungere Sesto FS per salire su un treno diretto a Modena, dove nel pomeriggio si sarebbero esibiti undici indegni in maglia nerazzurra, o recarsi al Teatro Nuovo di piazza San Babila dove era prevista la presentazione della neonata formazione di Alessandra Mussolini e dei suoi insoliti partner. Opto per rinunciare ad investire soldi, tempo e imprecazioni nell’ennesima trasferta sfigata, così con un amico (milanista) mi dirigo curioso alla "convention" nera. Tute blu in assetto massiccio attorno a San Babila, si segnala il presidio di un centinaio di "compagni" in piazza Fontana. Per lo stesso appuntamento il giorno prima, a Napoli, era successo il finimondo. Ci infiliamo nel teatro, schierato su due ali lungo la scalinata sta il picchetto dei ragazzi rasati di Forza Nuova (con indosso dei corpetti neri stile Nocs) che significativamente monopolizzano il servizio d’ordine. Via-vai di varia umanità nel "foyer", lungo e ricco il bancone di quelli di Orion, diverse le facce da stadio e da birreria non sconosciute; c’è anche chi odora di An e che, smarrito, ha fatto un salto. Un giro in platea, poi si prende posto mentre la sala va riempiendosi. Il tempo di scambiare qualche battuta che parte un applauso, appare lei, la star della giornata, biondissima, sorridentissima, nipotissima. Stringe mani e raccoglie complimenti mentre al confronto della sua la scorta di George W. Bush fa la figura del manipolo di boys scout. Raggiunge il palco già animato la diva Alessandra e sono baci e abbracci. Dunque, vediamo un po’ chi c’è, se sono presenti i nomi annunciati dai manifesti. Balza subito all’occhio un’assenza pesante, quella del capo di tutti quei giovanotti di nero vestiti, il comandante che fornisce il maggior numero di fanti, ovvero Roberto Fiore, segretario e padrone di Forza Nuova. Il Gran Cerimoniere dell’evento, Tomaso Staiti di Cuddia, spiega subito il motivo: il leader si trova al capezzale della moglie in procinto di dargli il nono (!) figlio. Auguri e che Dio benedica la fiorita famiglia! Lo sostituisce il suo braccio destro, il fido avvocato Gianni Corregiari, che come oratore dimostrerà di non essere propriamente Cicerone. Gli altri della coalizione ci sono tutti; Luca Romagnoli, segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Adriano Tilgher, guida del Fronte Sociale Nazionale e Nicola Cospito, del movimento nazionalpopolare. Abbiamo detto di Tomaso Staiti ex deputato missino, che presiede l’associazione "Amici del Tricolore", organizzatrice della riunione. Il barone, brillante come lo ricordavamo, dopo l’intervento di un altro ex parlamentare del Msi, Benito Bollati, ci mette poco per creare il clima giusto e scaldare gli animi dei presenti picchiando duro sul citatissimo Fini, "ragazzino ignorante" e ironizzando sul rinnovato Berlusconi, che ormai ha imboccato la "via di Michael Jackson". Via agli interventi degli attori di questa avventura, che nei propositi di tutti dovrà sfociare nella tanto sospirata unificazione dell’area cosiddetta nazionalpopolare, ossia di quel microcosmo che già stava un po’ dentro e un po’ fuori dal Msi e che oggi non può avere nulla a che fare con Alleanza Nazionale. Parliamo di estrema destra, insomma? E no, troppo facile. Se così fosse ci sarebbe già un partito in grado di racimolare discrete percentuali. Al teatro Nuovo va in scena uno spettacolo ben conosciuto a chi ha avuto a che fare con un certo mondo. "Non siamo di destra, oggi la destra è Bush, è Sharon!", tuona Cospito, l’uomo che da più tempo, poco ascoltato, predica l’unità dell’"area", che parla addirittura di "costituente" dopo le elezioni europee per dar vita ad un unico soggetto politico. Beh, interessante, pensi. Ma poi senti gli sketch dei vari oratori e ti rendi conto che l’entusiasmo del tuo amico affianco non è proprio ben riposto. I tratti comuni rimandano alle parole d’ordine di sempre: antiamericanismo, antisionismo, lotta al liberismo, "torniamo al corporativismo e alla Carta di Verona" e via dicendo. Tra le novità, l’Euro nemico affamatore, il disprezzo per l’Europa delle banche e dei burocrati. Troppe però sembrano le differenze tra le varie forze e tra i rispettivi capi, con le loro storie e i loro cortili. Non mancano i distinguo, le puntualizzazioni e gli atteggiamenti di distacco che fanno capire quanto, al di là delle dichiarate buone intenzioni, un reale progetto politico comune attenga alla sfera delle pie illusioni. Peccato non ci sia Fiore, lo ripetiamo, colui che ha in mano le forze militanti più consistenti, perché il suo gerarca emiliano lascia un po’ a desiderare e, non si distingue particolarmente, dopo aver snocciolato il decalogo forzanovista intriso di rigido tradizionalismo (ci sarà da ridere con la Mussolini in tema di aborto e di fecondazione assistita, ecc.) se non per una battutaccia (peraltro bruciatagli dalla platea) riservata al leader di An, il quale potrebbe aspirare non già alla condizione di statista ma piuttosto a quella di "rabbino onorario". E’ la volta di Romagnoli Luca, anch’egli non proprio un istrione, in rappresentanza della Fiamma che fu, è proprio il caso di dirlo e ci ritorneremo, di Pino Rauti. Il geografo romano parla di una buona occasione per realizzare l’unità e comunità d’intenti, di valori condivisi, di una memoria da difendere dalle abiure altrui. Si capisce però che oltre le Europee e le Amministrative non guarda e che, soprattutto, non si fida troppo dei compagni di strada; sintomatico che legga il giornale mentre gli altri parlano. Tutti comunque stanno al gioco e fingono di credere alle professioni di spirito unitario che si susseguono. A dare una scossa ci pensa Adriano Tilgher, fondatore del Fronte Nazionale, dopo essere stato espulso dal Msft, il quale riporta tutti alla realtà e grida la sua volontà di concretezza. "Basta sentimenti e belle parole - urla dal palco - voglio che questa non rimanga una bella rimpatriata, ma che ci si impegni concretamente nelle sedi, per la strada con lo scopo - cito a memoria - di dar vita ad un vero soggetto politico che parli a tutti". Un intervento non retorico quello di Tilgher (forse pochi sanno che è nipote omonimo del filosofo e grande critico letterario amico di Pirandello), ma piuttosto pratico e "militante". Si vede che ci tiene e che non vuole perdere altro tempo, mentre taglia corto sull’argomento Fini: "Basta parlarne, ma che ci frega a noi?". Si concede solo qualche battuta su quelli di An con cui "non dobbiamo avere più niente a che fare", gli stessi che descrive così: "Ti dicono: sì avete ragione, ma noi… siamo camerati" e mima una specie di saluto romano attaccato al corpo come per non farsi vedere. Divertente, lo ammetto. Ma il punto è proprio questo: mi trovo di fronte ad uno spettacolo, che mi ricorda un po’ il Bagaglino e un po’ i film con Lino Banfi, Alvaro Vitali ed Edwige Fenech. Infatti non manca l’appariscente figura femminile, come negli show di Pingitore e nelle pellicole trash degli anni ’70. E’ il momento di Alessandra Mussolini, acclamatissima. Si leva la giacca del tailleur scuro rimanendo in camicetta, si fa allungare il filo del microfono smarcandosi energicamente dal leggio, quindi inizia il piatto forte della mattinata. "Io che mi sono battuta per dare il mio cognome all’ultimo figlio, non potevo restare in un partito il cui leader dice che Mussolini è il male assoluto!", grida tra gli applausi che si trasformano in ovazione quando, furbina, dice: "Il male assoluto è piazzale Loreto!". Non manca, come detto, il lato cabarettistico che riguarda soprattutto Fini e i suoi colonnelli. Il vicepremier è un "pennellone alto quanto stupido, alto quanto superficiale", che "tutto quello che tocca finisce male". La Nipote ricorda l’avventura dell’Elefantino con Segni, il fatto che con l’arrivo del segretario di An alla Convenzione europea sia coinciso con il suo fallimento, l’avvicinamento al governatore della Banca d’Italia alla vigilia dello scandalo Parmalat: "Fini è diventato fazista…". Non gli perdona poi la proposta sul voto agli immigrati, partorita all’insaputa del partito. Già, il partito. C’è n’è per tutti: per Ignazio "La Muffa", che avrebbe cercato di trattenerla con la promessa, rifiutata con sdegno, di un ambiguo comunicato in cui si diceva che i giornali avevano male interpretato il verbo finiano in Israele. Ce n’è per Maurizio "boccuccia" Gasparri e il pensiero torna al Bagaglino. Il quadro si completa quando Alessandra chiama attorno a sè i compagni di viaggio per cantare l’inno del gruppo da lei stessa scritto e dal babbo suo messo in musica. Pare la sigla finale di una di quelle vecchie commedie all’italiana, ma lo cantano Staiti, Tilgher e Corregiari, mentre Romagnoli, ancora una volta, si fa i calcoli suoi… Finita l’esibizione, mentre la gente sfolla, parte un altro inno, più antico ma anche più credibile, l’inno a Roma, o al Sole, che tanti congressi missini chiuse. Questa "Alternativa sociale" è un’altra cosa, non si sa cosa. La "Cosa nera" dicono e poi ti rifilano una battuta da caserma. Mi allontano divertito e amareggiato al tempo stesso, con l’animo di un "hobo" di Jack Kerouac che vaga senza sapere precisamente dove andrà né se andrà veramente da qualche parte. Nota a margine non trascurabile: all’avventura di "Alternativa Sociale con Alessandra Mussolini" sembra non avere aderito un personaggio importante dell’area, Pino Rauti, fondatore, ex segretario e oggi presidente della Fiamma. Lui, fautore dei discussi accordi elettorali con il Polo in alcune regioni in recenti consultazioni amministrative, dopo aver ceduto il timone del partito al giovane Romagnoli, sembra un po’ defilato. Il vecchio leader non ha mai amato la Mussolini e ancora meno digerisce altri personaggi incrociati in mille vicende, per cui ha fatto sapere di non approvare l’operazione, subito stigmatizzato dall’erede Luca che pare intenzionato a metterlo senza troppi complimenti (e senza un’ombra di riconoscenza) in naftalina. C’è anche chi dice che Rauti abbia previsto tutto, considerando concluso il suo lungo corso politico e cercando di favorire invece chi è ancora nel fiore degli anni. Impossibile non pensare alla figlia Isabella, uscita un anno fa dal Msft e, si direbbe, sulla via di riavvicinamento politico al marito Gianni Alemanno. Non è difficile trovare suoi articoli su "Area", il mensile della Destra sociale e leggere tra le righe di una recente intervista rilasciata a Claudio Sabelli Fioretti sul "Sette" del Corriere : non pare fantapolitica ipotizzare un suo prossimo approdo alla sponda di Alleanza Nazionale. Per una nipote che va, una figlia e una moglie che arriva. E’ proprio vero: il partito è una grande famiglia.

Fabio Pasini



In margine al Convegno di Milano, e per completezza d’informazione, pubblichiamo il Documento politico del Movimento Nazional Popolare / Collegio Unità per la Costituente, sul cartello elettorale e sulle prossime elezioni.

Una sola Idea , un solo Movimento!

La proposta politica del Movimento Nazional Popolare/Collegio Unità per la Costituente Nella prospettiva delle elezioni europee e della convocazione dell’Assemblea Costituente

Come è stato giustamente detto da più parti, dopo l’ondata di entusiasmo, suscitata dalla rinata collaborazione tra i soggetti politici del nostro mondo, entusiasmo che di certo non guasta - la bella manifestazione di Milano ne è stata espressione - è arrivato il momento di intensificare l’azione pratica e mettere a punto un’organizzazione veramente efficiente ed efficace per conquistare il consenso e la fiducia dell’opinione pubblica. Infatti, a ben vedere, si è già in notevole ritardo e non solo per le questioni aperte da Rauti che appare funzionale alle manovre di Alleanza nazionale tese a sabotare il cartello nazionalpopolare. La prima considerazione che noi del Movimento Nazional Popolare facciamo è che, premesso che il cartello elettorale è solo il primo momento di un’azione politica che deve essere più vasta e andare in profondità, quello che interessa davvero la base militante chiamata a supportare e a sostenere questa operazione politica è riportare in un’unica Casa Comune tutte le componenti della nostra area, costruendo il Movimento, il Partito di chi vuole modificare gli equilibri politici di questo nostro paese, partendo dalle proposte delle riforme istituzionali per arrivare ad affrontare le mille questioni irrisolte che hanno vanificato in Italia ogni idea di Giustizia Sociale e di controllo politico sull’economia e sulla finanza. Un Unico Movimento Politico, ripetiamo, grande, forte, credibile, capace di attrarre il consenso dell’opinione pubblica e di imporsi sulla scena politica nazionale e internazionale. Quando parliamo di area, ovviamente, lo facciamo per intenderci e in effetti indichiamo con questo concetto i gruppi e i militanti che si sono frazionati nella diaspora seguita alla cattiva gestione rautiana del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. La costruzione del Movimento Unitario - ne siamo consapevoli - avrà tempi forse non brevi ma dovrà procedere passo dopo passo nella direzione giusta e in questa azione tutti dovremo dare prova della consapevolezza dell’alta responsabilità storica che grava su tutti noi e della bontà della causa che infiammò il mondo e per la quale milioni di giovani europei diedero la vita. Per noi del resto, al di là delle contingenze, è sempre alla meta ultima che si deve guardare, meta ultima che non va assolutamente persa di vista.

La prima cosa da fare dunque, è coinvolgere in questa operazione politica tutti i gruppi, le comunità militanti, le associazioni culturali, i centri librari che sono sparsi sulla penisola. Non si può infatti credere che possano essere raggiunti risultati concreti, ragguardevoli e duraturi, limitando l’iniziativa alla Fiamma Tricolore, Libertà d’azione, Forza Nuova, Fronte Sociale Nazionale, quando è cosa ben nota che la maggior parte della militanza è da tempo fuori da queste formazioni. E in effetti, doverosamente, dobbiamo lamentare che già all’inizio non si è avuta la sensibilità di coinvolgere in maniera più decisa realtà di non poco conto come il MNP/Collegio Unità per la Costituente o l’Unione delle Comunità Militanti che pure godono di una certa consistenza e sono iperattivi sul territorio. Persistere in una logica tesa ad escludere queste realtà renderebbe zoppicante tutto il progetto con effetti negativi sul piano dell’adesione dal basso, di riduzione del livello di fiducia, di effettiva capacità operativa.

La seconda cosa da fare è precisare i contenuti dell’azione, vale a dire il programma comune - intendiamo ovviamente il programma dell’intera coalizione - con il quale ci si intende presentare al nostro mondo e all’opinione pubblica. Del resto, sarebbe opportuno mettere da parte ogni diatriba sul simbolo da presentare e preoccuparsi invece di neutralizzare le manovre di disturbo di Rauti e dei suoi agenti. Anche questo in effetti, lo diciamo senza alcuna vis polemica, avrebbe dovuto essere fatto subito e in modo preliminare. Infatti prima si chiarisce per cosa ci si vuole battere e poi si comincia a lavorare. Alla definizione del programma non si può sfuggire e noi del MNP/Collegio desideriamo indicare per quanto ci compete, alcuni punti in linea di massima che ovviamente dovranno essere in seguito ampliati e approfonditi:

In politica estera:

a) Denuncia del Trattato di Maastricht
b) Lotta per l’indipendenza europea da ogni ingerenza statunitense
c) Uscita dell’Italia dalla NATO
d) Creazione di un esercito europeo fortemente qualificato e specializzato
e) Condanna esplicita della guerra americana in Irak e immediato ritiro delle truppe italiane sia dall’Iraq che dalla ex Jugoslavia
f) Opposizione all’Europa dei banchieri dei finanzieri, dei burocrati e lotta per un’Europa dei popoli
g) Proprietà popolare della moneta
h) Recupero delle identità nazionali e del senso di appartenenza attraverso una lotta senza quartiere all’avvelenamento determinato dall’americanismo

In politica interna:

a) Ritorno al sistema elettorale proporzionale per ogni tipo di elezione
b) Lotta al capitalismo e al liberismo
c) Lotta alle privatizzazioni e campagna per gli investimenti nel settore pubblico (Scuola, Sanità, Servizi)
d) Campagna in difesa della famiglia e della natalità
e) Diritto alla casa e diritto al lavoro
f) Corporativismo e socializzazione
g) Ricostituzione dello Stato Sociale

Dai contenuti enunciati si vede che per noi del MNP il problema è di dare vita tutti insieme ad una nuova forza sociale e nazionale che sappia parlare il linguaggio della gente e al contempo "volare alto" elaborando un progetto complessivo che miri alla edificazione di uno Stato Nuovo. Per questo facciamo riferimento al Manifesto del XXI Secolo da noi lanciato lo scorso novembre in occasione del sessantesimo anniversario dei 18 Punti di Verona.

Per quanto concerne i metodi o se si preferisce la parte diciamo tattica, diciamo subito e fuori dai denti che il cartello elettorale non deve apparire un comitato di affari teso unicamente alla spartizione dei proventi che verranno dal finanziamento pubblico. Non si tratta infatti di fare un’operazione puramente elettorale e di salutarsi all’indomani delle elezioni dopo aver calcolato gli interessi economici di ciascuno e aver chiuso i conti della spesa. Proprio per evitare questo sarebbe saggio varare un Comitato di Garanti che noi del MNP individuiamo nelle persone di Rutilio Sermonti, Enzo Erra, Enzo Cipriano., personalità queste che già in passato sono state autrici di un appello unitario rivolto a tutte le componenti del mondo nazionalpopolare, Carlo Morganti, Emilio Cavaterra.

Le liste elettorali dovrebbero essere formulate alla presenza dei Garanti. Cosa che eviterebbe inutili discussioni laceranti e demoralizzanti, riducendo lo stile legionario, che sempre deve caratterizzare chi non è rimasto contaminato dai veleni della democrazia, ad un concetto nobile ma ormai in soffitta. La lista dovrà essere ampiamente articolata e coinvolgere nella partecipazione tutte le personalità più rappresentative del nostro mondo. Il MNP impegnerà da parte sua alcuni dirigenti nelle candidature del cartello e chiede che nell’assegnazione dei rimborsi elettorali, la sua parte, calcolata sulla base dei voti riportati dai candidati espressi, venga senz’altro versata nelle mani dei Garanti e destinata all’organizzazione di un’Assemblea o di un Congresso Costituente di tutti i gruppi, da tenersi al più tardi nel mese di ottobre del 2004. La campagna elettorale sarà condotta a spese proprie da ogni candidato come si è sempre fatto, privilegiando oltre ai manifesti e ai soliti depliants, bigliettini ecc. i comizi con discorsi brevi ed efficaci all’angolo delle strade, davanti alle scuole, davanti ai centri commerciali, nei mercati rionali.

Non si tratta per noi di raggiungere un risultato minimo di 5/600.000 voti ma di mirare almeno a 1.500.000. La crisi di Alleanza Nazionale, il disorientamento dell’elettorato deluso dal centro-destra e dal centro-sinistra possono consentirlo, a patto però che noi si agisca subito. Non si tratta infatti di conquistare un solo seggio, cosa che aumenterebbe diffidenze e difficoltà, ma di puntare almeno a tre. Dai calcoli che si possono effettuare in proposito, data la riduzione del numero dei posti assegnati all’Italia da 87 a 77, il primo seggio dovrebbe scattare a quoziente pieno con l’1,3%, il secondo con circa il 2,5%., mentre con i resti la percentuale richiesta per il primo seggio potrà essere inferiore e intorno all’1 %. Per questo basta con inutili discussioni sul simbolo o altre quisquilie. L’essenziale è che il simbolo venga accettato dal Ministero degli Interni senza difficoltà, sottraendosi a pericolose questioni di confondibilità che potrebbero essere sollevate da Alleanza Nazionale o da altri ad essa eventualmente succedanei. Il Movimento Nazional Popolare che ha immediatamente impegnato le sue strutture legali al fine di battere le manovre poliste di Rauti inibendo per tempo questo personaggio da qualunque utilizzo parziale o totale del simbolo destinato ad essere impiegato nel rappresentare il cartello comunitario delle forze nazionalpopolari, esorta tutti i militanti ad isolare i traditori della nostra Idea e invita i responsabili dei gruppi ad avviare subito la battaglia per le europee impegnandosi a realizzare il cartello anche nelle elezioni amministrative. L’unità operativa deve essere infatti a tutti i livelli e, nell’interesse superiore della nostra Idea, ogni tornaconto personale deve essere messo da parte. La nostra marcia, la marcia dei nazionalpopolari non può che essere inderogabilmente contro il Polo e contro l’Ulivo. No dunque a qualunque compromesso ! Le aspettative che si sono create nella base militante non vanno disattese. La gente ci guarda più di quanto noi stessi immaginiamo e l’appuntamento con la storia non può essere mancato.

Per raggiungere infine i nostri obiettivi è essenziale che al più presto venga costituita un gruppo operativo, trasversale a tutte le formazioni, di almeno cento militanti selezionati, che scateni la mobilitazione delle nostre forze dalla Valle d’Aosta agli estremi lembi della Sicilia.

Per questo basta con le chiacchiere e tutti al lavoro…il tempo stringe…

In alto i cuori !

IL MNP/Collegio Unità per la Costituente

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