Quando si dimentica la storia - Numero 27

Quando si dimentica la storia - Numero 27

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • QUANDO SI DIMENTICA LA STORIA
  • UN GEMELLAGGIO SENZA PACIFICAZIONE


    QUANDO SI DIMENTICA LA STORIA

    Oggi che la destra è al potere nella nostra città, nel momento in cui si concretizza il gemellaggio con Nuova Gorica, è doveroso domandare: "Questa destra, ha una cultura per governare in grado di esprimere il sentire comune, nel rispetto della memoria storica? Come è cambiata la cultura della destra nei riguardi del passato, della differenza tra le civiltà e l’amore per la Patria?". La risposta agli interrogativi evidenzia che la sensibilità di tipo culturale è scomparsa, aprendo il varco all’incultura. In una cultura civica si intrecciano valutazioni e comportamenti che determinano le scelte. La scelta di Nuova Gorica per il gemellaggio con Latina, fa nascere un sentimento di ribellione nell’anima popolare, rispettosa della storia. Nelle mie parole non trovano posto rancori, odio, rivendicazioni. La mia critica è distaccata, anche se sono dentro il tema, in modo non marginale in quanto protagonista e testimone di storia delle origini di Nuova Gorica, nata portandosi via con una parte di territorio italiano, un pezzo di Gorizia città. Alla memoria storica del sangue versato da migliaia e migliaia di soldati italiani sull’Isonzo, sul Bainsizza e sul Carso, nella prima e nella seconda guerra mondiale, si è aggiunto, a fine conflitto, l’esodo di 350 mila italiani, costretti a lasciare alla Slovenia e Croazia città, paesi, case, beni confiscati e terre in Istria, Dalmazia e nella Marca Orientale di confine della Venezia Giulia. Il gemellaggio pertanto, si traduce in una scelta minoritaria, sia a livello politico che a livello culturale. La negazione del passato che ignora la dimensione della storia, porta ad annullare ogni diversità tra i popoli. La cultura della comunità italiana esprime invece tradizione, usi e costumi, appartenenza alla propria terra, sensibilità per l’amore di Patria e dovere di difesa del territorio nazionale. Il presente legame Latina - Nuova Gorica, umilia la nostra memoria storica, permeata di lacrime e sangue. I cittadini dei nostri borghi, in speAcial modo dell’Isonzo, del Bainsizza, del Carso, i cui nonni hanno combattuto valorosamente su quei territori, respingono con forza un gemellaggio che rinnega il loro passato e quello d’Italia. La vera cultura dei cittadini intende riportare la nostra storia con i piedi bene ancorati sulla terra, richiamando gli smemorati ai valori comuni. Se gli amministratori, dovessero insistere nella loro errata scelta, vorrà dire che l’Italia è veramente una Repubblica fondata sull’oblio del suo passato e del seguente codice di diritto internazionale dell’AIA: "… Chiunque uccida un minuto dopo la cessazione delle ostilità, sapendo che le ostilità sono cessate, è un assassino… Chiunque uccida un civile, un inerme, un nemico arresosi prigioniero, è un infame che merita la degradazione e la perdita dei diritti civili". Le seguenti vicende di guerra dei nostri soldati schierati sul confine della Venezia Giulia, dovrebbero richiamare alla riflessione gli autori di un gemellaggio contestato dalla storia e dalla maggioranza dei cittadini. La Val Natisone, alla fine dell’anno 1943, rivestiva notevole importanza strategica per i partigiani comunisti sloveni e croati in quanto zona obbligata di transito verso l’alto Isonzo, il Tolminese, l’altopiano della Bainsizza, la Valle Baccia. I presidi e reparti operativi italiani, rappresentavano per la popolazione italiana motivo di fiducia e speranza per arginare i pericoli dello slavismo. Ai primi di luglio del 1944 nella valle del fiume Baccia si verificò un sanguinoso scontro tra bersaglieri del btg. "Mussolini" e alpini del Rgt. "Tagliamento", contro agguerrite formazioni comuniste slave del IX Corpus che puntavano alla distruzione dei presidi italiani nella valle dell’Isonzo. Tutti gli attacchi vennero respinti con gravi perdite da ambo le parti. Gli italiani, circa 1500, tennero testa ad oltre 8 mila partigiani comunisti. I bersaglieri del "Mussolini" furono eroici. L’arrivo dei cacciatori alpini tedeschi e truppe del Rgt. "Brandeburgo" costrinsero gli slavi ad una precipitosa riAtirata verso Chiapovano e Bainsizza per raggiungere il monte Golenjsko. I comunisti italiani, passati nelle formazioni di Tito, contribuirono a cedere terra italiana agli slavi. Nel Goriziano e nel Carso triestino, erano impegnati 6 mila uomini della RSI dispersi in piccoli presidi esposti ai continui attacchi degli slavi, forti di circa 12 mila effettivi. Nel dicembre del 1944, arrivarono nel Goriziano i battaglioni della X MAS con il compito di difendere ad oltranza il confine orientale d’Italia, che mai era appartenuto agli slavi. Il 19 dicembre, in base ad un piano strategico, forti formazioni italo-tedesche iniziarono una manovra di penetrazione in profondità ed una a tenaglia contro il IX Corpus. Sull’altipiano della Bainsizza non si ebbero scontri di rilievo, mentre nel vallone di Chiapovano ci fu forte resistenza da parte comunista. La morte in un’imboscata del comandante la Divisione X MAS, portò il comando del IX Corpus a conoscenza del piano strategico, facendo fallire l’intera operazione. Nello stesso tempo il btg. "Sagittario" che aveva occupato Tarnova della Selva, veniva investito dal grosso del IX Corpus, mentre il btg. "Fulmine" si portava in suo rinforzo. Una compagnia del reparto, quella dei volontari di Francia, agli ordini del ten. Giuseppe Parrello di Terracina, si batté valorosamente. Nel seguente giorno di Natale tutti i reparti italiani, più volte attaccati da forze superiori, seppero battersi con grande capacità e fede nella vittoria sugli agguerriti reparti slavi lasciando sul terreno numerosissimi caduti. Tarnova della Selva rimaneva in mano italiana per sostenere e rintuzzare all’inizio del gennaio 45 una seconda battaglia difensiva. Su 214 fanti di Marina, presenti alla battaglia, si contarono 86 caduti, più di 100 feriti e 30 illesi. Nell’aprile ‘45 gli alleati anglo-americani, sfondato il fronte sul Senio dilagarono nell’Italia Settentrionale, raggiungendo il confine della Venezia Giulia. Nelle valli dell’Idria, del Vipacco, del Timavo, del Baccia, i combattenti italiani teAntarono di darsi prigionieri agli alleati. I bersaglieri del btg. "Mussolini", circa 600 in ritirata, nei pressi di Caporetto furono raggiunti da emissari slavi che offrirono la fine delle ostilità e la resa con l’onore delle armi. Non appena le condizioni furono accettate, iniziarono le stragi. I bersaglieri trasferiti a Tolmino, furono poi uccisi immotivatamente sulle sponde dell’Isonzo e gettati in fosse comuni. Altri furono rinchiusi in caverne fatte saltare con l’esplosivo. I restanti bersaglieri prigionieri vennero trasferiti nel campo di concentramento di Borovnica, nota come luogo di martirio e di morte. I partigiani comunisti occupata Gorizia, arrestarono non meno di 2 mila civili fra cui numerosi militari delle FF. AA della RSI molti dei quali non fecero più ritorno nelle proprie case perché fucilati, infoibati, deceduti nei campi di concentramento in Jugoslavia. Dalla furia criminale non si salvarono neppure i feriti ricoverati nell’ospedale militare, che furono trucidati col classico colpo alla nuca. Tra i feriti assassinati una ventina di bersaglieri, 42 alpini del Tagliamento, una quarantina di legionari ed altri militari di cui 37 carabinieri compreso il personale medico maschile e femminile e le ausiliare. Il 4 maggio si concludeva la battaglia per Trieste dove i tedeschi avevano opposto una forte resistenza. Ai neozelandesi subentravano nella città le forze partigiane di Tito che imperversarono sugli inermi cittadini con arresti, deportazioni. Migliaia furono gettati, con le mani legati da filo spinato negli abissi delle foibe. La descrizione degli avvenimenti che vanno dalla resa senza condizioni dell’Italia (8/9/1943) alla fine della seconda guerra mondiale (aprile - primi di maggio del 45), dovrebbe spingere gli ideatori del conteso gemellaggio ad invitare il sindaco di Nuova Gorica a non più donare alla città di Latina l’abete natalizio, bensì ad intervenire presso il suo Governo per la restituzione all’Italia delle salme dei propri caduti, giacenti senza croce e fiori, nei territori italAiani che la Slovenia si è incorporati.

    Ajmone Finestra

    Nota Bene: L’articolo appare per gentile concessione dell’Autore e del quotidiano pontino "Il Territorio" del 17 dicembre. Ajmone Finestra, già senatore del Movimento sociale italiano e reduce della Repubblica sociale di Salò, è stato sindaco di Latina dal 1993 al 2002.


    UN GEMELLAGGIO SENZA PACIFICAZIONE

    Nonostante le perplessità manifestate da diversi cittadini ed esuli giuliano-dalmati, il Comune di Latina ha perfezionato, ai primi di dicembre, il gemellaggio con quello sloveno di Nova Gorica, per cui erano già intercorsi contatti da tempo, culminati in un viaggio del Sindaco Zaccheo (AN), effettuato nello scorso luglio anche per celebrare l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea. L’iniziativa si è completata con l’omaggio di un abete natalizio, da parte di Nova Gorica, che è stato installato davanti al Comune di Latina, per gli auguri alla cittadinanza.
    Nel 1957, al primo Congresso internazionale delle città gemellate, il Presidente della loro Associazione mondiale, On. Giorgio La Pira, aveva affermato che bisogna associarle, allo scopo di "unire le nazioni". Può darsi che, quasi cinquant’anni dopo, quell’auspicio sia ancora attuale, ma appare quanto meno anacronistico a livello europeo, dove i 25 membri dell’Unione hanno già sottoscritto un patto solenne di adesione a principi comuni. In altri termini, l’iniziativa di Latina e di Nova Gorica appare, nella migliore delle ipotesi, fuori tempo, e priva di una reale valenza politica.
    Giova aggiungere che il gemellaggio italo-sloveno è stato sostanzialmente avulso, tra l’altro, da un effettivo superamento di antiche incomprensioni, determinate da fatti storici inoppugnabili. Vale la pena di rammentare che il Governo di Lubiana (al pari di quello di Zagabria) non ha mai fatto ammenda delle responsabilità ex-jugoslave nei confronti dei giuliano-dalmati, e degli stessi dissidenti, eliminati a decine di migliaia nelle foibe, nelle miniere di bauxite, nelle acque dell’Adriatico, e nAelle cave dell’Isola Calva. Tanto per fare un esempio significativo, ben diversamente si era comportato il Cancelliere tedesco Willy Brandt, quando si era inginocchiato davanti alle Vittime dell’Olocausto, ed aveva chiesto perdono al mondo, a nome della Germania.
    Sarebbe interessante conoscere quali vantaggi deriveranno al Comune di Latina, ed al suo omologo di Nova Gorica (in pratica, il quartiere orientale di Gorizia) da questa singolare attività di politica estera a livello municipale, a parte, ben s’intende, le relative trasferte incrociate : oggi, verosimilmente, gli scambi di amicizia e di fratellanza non prescindono da qualche vocazione turistica a buon mercato.
    Resta il fatto che nel caso di Latina, la cui provincia ha ospitato già dagli anni Trenta, in occasione della grande Bonifica, un buon numero di giuliani, poi notevolmente accresciuto a seguito dell’Esodo, e nella cui toponomastica vivono i nomi di tanti luoghi sacri alla Patria, un gemellaggio con la Slovenia appare a più forte ragione opinabile. Spiace che di tutto ciò non si sia tenuto conto a livello politico, creando un "vulnus" in primo luogo morale, che non trova giustificazione neppure in fattori economici o sociali.

    Carlo Montani

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