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MORTO UN PAPA SE NE FA UN... BOSSI? - Numero 22

MORTO UN PAPA SE NE FA UN... BOSSI? - Numero 22

 

Ci fu un tempo, tra l’altro nemmeno troppo distante, in cui i dirigenti delle Camice Verdi della Lega Nord venivano "invitati" a raccogliere dati sui membri di Alleanza Nazionale in vista di un possibile futuro "regolamento" di conti a secessione avvenuta con quei "fascisti" seguaci di Fini. Era il periodo successivo alla fuoriuscita dei leghisti dalla prima coalizione del governo Berlusconi ma quelle parole, assieme al discorso di Fini alla Camera sulla "Fine dell’esperienza politica della Lega" mi colpirono e parecchio. Di acqua ne è passata sotto il ponte (di Legno)ma il ruolo e l’atteggiamento dei singolari seguaci dell’on.Bossi sono sempre in bilico tra consapevolezza del proprio precario status all’interno di una maggioranza abbastanza compatta sui generis e le "sparate" del loro leader sempre più arruffato e arruffone, gesticolante al limite del delirio. Anche la figura del Santo Padre, purtroppo sempre più piegata e sofferente, non è sfuggita agli strali del novello barbaro di Pontida che ha gridato allo scandalo per quattro battute in romanesco che per la prima volta dopo molto tempo avevano fatto tornare il sorriso sullo stanco volto del Papa. "Semo romani!", "Volemmose bene" e il sangue è andato alla testa di colui che da sempre, al grido di "Roma Ladrona!" aveva voluto la città eterna al centro di ogni malvagità, di ogni corruzione, di ogni malevole gesto contro il Nord in generale e il "popolo" padano in particolare. Non contento, l’on. Bossi ha rincarato la dose invitando gli italiani ( o i padani? mah...) a non versare il tradizionale otto per mille alla Chiesa "cattolica romana" adducendo a pretesto che lui la Chiesa del Nord la vuole povera e francescana. Singolari parole che escono dalla bocca di un parlamentare e capo di partito che da quell’Italia ( e da quella Roma) che tanto disprezza riceve fior di quattrini vuoi per il proprio ruolo istituzionale, vuoi per la sua Lega che in fondo al cuore maiA ha abbandonato il sogno secessionista. Tra il ridicolo e il preoccupante, i celoduristi in camicia verde non hanno lesinato lodi al loro leader, come sempre e in qualunque situazione, permettendo alla maggioranza e ad Alleanza Nazionale in particolare di capire che questo partito nato anche da giuste rivendicazioni stia scivolando da tempo nel pozzo senza fondo del cattivo gusto e dello scandalo da giornaletto di provincia. Che sia anche questa una strategia bossiana per far vedere che la vecchia e ingrigita tigre del Carroccio ha ancora zanne pericolose almeno a parole? Forse non è ipotesi del tutto da escludere. Il popolo leghista, che fondamentalmente annovera una fascia di età piuttosto alta dei propri iscritti e simpatizzanti, sembra aggrapparsi disperatamente anche alle "sparate" più patetiche del proprio leader proprio per non cercare di vedere il vuoto politico e di idee che stanno dilagando a livello dei propri quadri dirigenti. A parte il rapporto di alleanza/odio con A.N., a parte l’idiosincrasia per l’UDC, a parte l’odio per i rossi e i rosa e i rossastri, a parte il rapporto di dipendenza da Forza Italia di Berlusconi cosa rimane dei propositi leghisti? L’autonomia delle regioni e la devolution, i deliri padano - secessionisti di Borghezio & Co., la nebbiosa Milano da bere incoronata capitale del Nord. E poi? Sotto la camicia ( verde) sembra apparire un pericoloso niente che non serve nè alla Lega nè al suo elettorato, nè agli alleati di governo, nè soprattutto ai dirigenti della stessa ma soprattutto non serve a Bossi che, come sempre quando non si ritrova con qualche asso nella manica, sembra esplodere in frasi e atteggiamenti che ben poco spazio lasciano a qualsiasi interpretazione politica. O psichiatrica. Che il Papa, in fondo, lo voglia fare proprio lui?

Fabrizio Bucciarelli

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