C’e’ voglia di un nuovo umanesimo - Numero 31

C’e’ voglia di un nuovo umanesimo - Numero 31

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • C’E’ VOGLIA DI UN NUOVO UMANESIMO
  • ENNESIMO PASSO FALSO


    C’E’ VOGLIA DI UN NUOVO UMANESIMO

    Il referendum sulla procreazione appartiene ormai ad un passato remoto e trovo inutile rientrare nel merito delle proposte referendarie. Il problema però resta e probabilmente si ripresenterà presto. Vorrei perciò, dopo che molta acqua è passata sotto i ponti, fare qualche riflessione sia sui risultati sia sulla violenza delle polemiche che li hanno accompagnati. A seggi ancora aperti, siamo andati ben oltre le righe negli insulti e nella violenza delle dichiarazioni di alcuni esponenti di quella che si stava profilando come la parte perdente. Non ricordo affermazioni tanto perentorie e astiose sul coloro che avevano scelto il non voto e che pertanto erano fuor di ogni dubbio retrogradi, insensibili, ignoranti, gretti , stupidamente bigotti…naturalmente nel nome del rispetto e della tolleranza… Attacchi e insulti durissimi a una Chiesa che, a detta di Pannella,avrebbe "messo la mordacchia ai cattolici come l’Inquisizione fece con Giordano Bruno", e non vado oltre perché mi pare che la storia abbia sufficientemente dimostrato che in materia di etica non conta dibattere su quante divisioni abbia il Papa. Nessuna. Il fatto è che nella nostra lingua si è persa una differenza concettuale che nella lingua latina era fondamentale , quella fra il fas e il licet, cioè fra ciò che è lecito secondo le leggi divine, e quindi indiscutibile, e ciò che è umanamente lecito. La lingua italiana ignora questa differenza,la coscienza di molti no . E se fosse proprio questa coscienza religiosa e spirituale, forse a lungo sopita, che si sta risvegliando in Occidente? Se i cittadini italiani si fossero consapevolmente interrogati e avessero deciso liberamente di scegliere la linea suggerita, proposta (non certo imposta, e poi con che mezzi? via, non siamo ridicoli!) da papa Ratzinger e dal cardinal Ruini? Al di là degli insulti, delle sterili polemiche , degli improperi più o meno violenti mi pare che siamo invece di fronte ad una svolta e che stiamo assistendo a una rinascita delle coscienze, ad un nuovo bisogno, sentito da un numero sempre crescente di persone, di riscoprire i valori. Abbiamo per anni voluto ignorare il senso, il significato profondo della parola valori, l’abbiamo derisa, vilipesa, sbeffeggiata e adesso ci stiamo rendendo conto che l’uomo senza valori, senza ideali, senza principi è nulla, si riduce a una cosa, a un oggetto che si può plasmare, manipolare, rendere bellissimo o bruttissimo, considerare indispensabile, ma, con la stessa facilità, buttare via se e quando si cambia idea o qualcuno lo decide. Se l’uomo si riduce a sola materia è ben poca cosa, ha orizzonti molto limitati, soprattutto non ha speranze. Nella storia si alternano corsi e ricorsi: a momenti in cui la scienza, la ragione sembrano offrire la chiave per creare una società felice e risolvere tutti i problemi seguono dolorose disillusioni, viene messo a nudo il limite del progressismo a tutti i costi e l’uomo riscopre il bisogno di una dimensione non solo materiale, il bisogno di spiritualità. Mi chiedo quale limite culturale, democratico, di tolleranza e di rispetto abbia una società in cui invece di convincere sul piano dialettico chi è di opinione opposta, lo si demonizza considerandolo non un interlocutore ma un avversario e lo si tratta da oscurantista medioevale. La verità è che sul problema della fecondazione assistita si sono scontrate due concezioni dell’uomo e del suo rapporto con la realtà e ha vinto la concezione di chi considera la vita umana sacra e inviolabile fin dal concepimento. Visione che affonda le radici nella cultura e nella tradizione del pensiero cristiano. E allora? Che cosa c’è di così oscurantista, illiberale, retrogrado nel considerare la vita di ogni uomo un valore inestimabile e inviolabile fin dal concepimento? Proviamo a pensare che forse coloro che si sono astenuti hanno fatto una scelta ragionata, meditata, consapevole. Hanno ascoltato le opposte ragioni e hanno scelto liberamente,magari in modo sofferto, ma hanno scelto usando la ragione e secondo coscienza . E la ragione li ha portati alla consapevolezza che il legittimo desiderio di felicità non può fondarsi sull’uso degli embrioni come pezzi di ricambio, né su uomini progettati al microscopio. Hanno quindi detto no a un mondo svincolato dai valori e consegnato esclusivamente alla Scienza e alla Tecnologia, amorali per definizione. La nostra cultura ha radici cristiane e una forte valenza etica, gli Italiani se ne sono ricordati, hanno ripescato forse anche nel fondo della loro memoria, un po’ come l’Innominato manzoniano nella notte in cui si compie un mutamento radicale della sua vita, e hanno dato una svolta morale a quesiti che non erano solo scientifici. Con tutto il rispetto per chi è andato a votare e ha ritenuto che la scienza sia l’unica via da perseguire, gli italiani hanno scelto a larga maggioranza, una risposta morale. Quella morale che valuta le azioni umane in base alla dignità stessa dell’uomo, di ogni uomo. E’ stato un voto trasversale che ha visto insieme laici e cattolici, credenti e non credenti in nome della dignità della persona e del rifiuto di poter decidere della vita altrui con un sì o con un no.

    Pierangela Bianco


    ENNESIMO PASSO FALSO

    Il Presidente di Alleanza Nazionale, nonché Ministro degli Esteri e Vice Presidente del Consiglio, On. Gianfranco Fini, in occasione del referendum di giugno ha compiuto un altro errore, che sarebbe stato certamente meglio risparmiare alla credibilità del partito e del suo stesso leader.

    In effetti, l’aver dichiarato "apertis verbis" che sarebbe andato a votare con tre "si" ed un solo "no" è stata una "gaffe" istituzionale che ha evidenziato un profondo contrasto tra le posizioni di Fini e quelle della maggioranza parlamentare che aveva approvato la legge sulla procreazione assistita; e peggio ancora, che ha esaltato la contrapposizione frontale tra lo stesso Fini ed una larghissima maggioranza del partito. Basti ricordare che 70 senatori di Alleanza Nazionale su 77 hanno dichiarato che si sarebbero astenuti, per non dire dell’auto-sospensione immediatamente decisa da Publio Fiori, uno dei "padri fondatori", e della sua dichiarazione secondo cui, continuando così, il partito si sarebbe avviato alla morte.

    Il sottoscritto, ex Consigliere ed Assessore della Lista per Trieste, nonché Consigliere regionale per tre legislature, e presidente per 14 anni di questa prima, gloriosa formazione "civica", progenitrice di tutte le altre (della quale è tuttora presidente onorario), a 18 anni aveva risposto al bando di chiamata della RSI, ed è orgoglioso di avere combattuto in difesa dell’onore della Patria, in una guerra ormai perduta. Perciò, non potrà mai perdonare a Fini di avere dichiarato, durante la nota visita in Israele, che "il fascismo è stato una sciagura e la Repubblica Sociale una vergogna".

    Del resto, nel discorso pronunciato a Trieste il 10 febbraio 2005, in occasione del "Giorno del Ricordo" giuliano-dalmata, presenti tutti i Gonfaloni comunali, provinciali e regionali venuti a testimoniare l’abbraccio ideale dell’Italia agli Esuli, Gianfranco Fini, pur avendo premesso che avrebbe parlato col cuore (come aveva già fatto Tremaglia raccogliendo un uragano di applausi), astraendo dalla sua posizione ufficiale, si produsse nel più anodino e deludente degli interventi, coerente col ruolo di Ministro degli Esteri di un’Italia che purtroppo non ha mai avuto il coraggio di fare una politica estera seria e dignitosa, ma tale da meritargli un diluvio di contestazioni che un tempo, a Trieste, sarebbero state davvero impensabili nei suoi confronti.

    Qualcosa del genere era già accaduto, sempre a Trieste, sin dal 1998, in occasione del cosiddetto "incontro di pacificazione" tra Fini e Violante, all’epoca Presidente della Camera, quando l’allora Segretario di Alleanza Nazionale ebbe a dire che "il comunismo ed i comunisti non esistono più", e che la cosa migliore sarebbe stata rendersene conto senza resipiscenze: al che, proprio il sottoscritto ebbe a replicare sottolineando la gravissima responsabilità di cui Fini si faceva carico con questa diagnosi, e le conseguenze che ne sarebbero derivate.

    Ora, l’ultima "gaffe" in occasione del referendum completa un percorso che viene da lontano, e che ha trovato altri momenti significativi, ad esempio, nel discorso sul "male assoluto" o nell’espulsione in tempo reale dell’On. Serena, deliberata "motu proprio" dallo stesso Fini. Tuttavia, essa è risultata ancora più clamorosa, stanti le diffuse previsioni circa lo "splash down" di una consultazione difficilmente comprensibile persino da molti elettori qualificati, anche alla luce di quesiti assai impegnativi eticamente e socialmente, ancor prima che politicamente.

    Poiché sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, è azzardato confidare in nuove opzioni e strategie di Alleanza Nazionale?

    Gianfranco Gambassini
    Presidente onorario della Lista per Trieste

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