Fratelli d’Italia, l’Italia NON si è desta - Numero 54

Fratelli d’Italia, l’Italia NON si è desta - Numero 54

 

Quanto è antipatico, ed ahimè anche un po’ vagamente iettatorio, sottolineare gli eventi con il classico: "io l’avevo detto!". Eppure è proprio il caso del risultato elettorale di " Fratelli d’Italia". Costituitasi pochissimo tempo prima delle elezioni, la neonata formazione di centro-destra (mi raccomando: di centro-destra, non di destra, anche se poi sono quasi tutti ex AN…) vedeva la luce sotto auspici e aspettative entusiasmanti: una formazione di centro-destra che non doveva più vergognarsi di alcune presenze "scomode" nel partito. Una rifondazione del centro-destra, insomma. E Guido Crosetto, uno dei fondatori del movimento, diceva: «Mi permetto di informare il Corriere della Sera che ’Fratelli d’Italia’ non è un partito di destra. Capisco che nella logica di alcuni giornali sia importante far sparire ogni alternativa di centrodestra che non sia il PdL di Berlusconi, ma non è così. Esiste un nuovo partito di centrodestra che si pone in uno spazio politico che va dai delusi della sconfitta di Renzi agli ex elettori di An». In effetti, però, alla presentazione di "Fratelli d’Italia" al Palazzo dei Congressi la Meloni aveva detto: "Quando ci dicono perché stiamo con Berlusconi pur essendo usciti dal Pdl rispondo che non faremo mai gli interessi della sinistra e la nostra scelta di campo è netta. Siamo a destra in un sistema bipolare". La neonata formazione raccoglieva subito le adesioni della maggior parte degli ex AN, utilizzandone la capillare presenza sul territorio nazionale e inserendo in lista molti amministratori locali. Ma, nonostante le rassicurazioni di Ignazio La Russa, che accreditava il partito su percentuali dei sondaggi diverse da quelle che venivano pubblicate, alla fine "Fratelli d’Italia" ha ottenuto l’1,9 % alla Camera ed è stata ripescata come il miglior perdente della coalizione, "grazie" al crollo de "la Destra" di Storace e alla delusione di Grande Sud. Al Senato nessun senatore. Indubbiamente queste elezioni sono state caratterizzate dal fenomeno Cinque Stelle. Un nuovo movimento che, al solito, non si è voluto vedere nella sua capacità di sfondamento, prendendone le distanze, ignorandolo se non deridendolo. Come se non il voler vedere corrispondesse al non essere…, dimenticando l’esperienza della Sicilia, fra l’altro. Eppure era sempre più chiaro, sempre più tangibile grazie a diverse dichiarazioni di personaggi legati alla destra ed interpretazioni "da destra" del Movimento Cinque Stelle che una parte consistente dell’elettorato di destra si sarebbe rivolto a Grillo. E così è stato.

Insomma, con l’operazione "Fratelli d’Italia" si è voluto costituire un partito di centro-destra, formato da amministratori, militanti, politici ed elettori di destra, senza però riuscire a "catturare" l’elettorato di destra! Ma neppure quello di centro! Intendiamoci : chi scrive è tutt’altro che lieto dell’insuccesso elettorale di "Fratelli d’Italia", anche perché in quella formazione ci sono moltissimi amici con i quali sono state combattute tante battaglie politiche, fatte tante elezioni, subite anche tante sconfitte, a fronte solo di qualche successo. Ma l’insuccesso è dovuto al fatto che non si è voluto guardare con rinnovata attenzione all’ elettorato di destra. E soprattutto il messaggio non è stato chiaro. Insomma : all’elettorato moderato non interessava un "nuovo" partito di centro-destra. L’illusione è stata che la "questione morale", la nascita di una formazione che prescindesse dalla presenza di persone scomode all’interno del PdL e quindi il "lavacro purificatore" potesse interessare l’elettorato. Non è stato così. Anche perché dov’era il rinnovamento? Dove le facce nuove? E’ sembrato un’operazione gattopardesca per cambiare tutto per non cambiare nulla; a molti è sembrata addirittura un’operazione utile solo per salvare qualche presenza di rilievo. E già dopo i risultati elettorali ci sono stati dei mugugni, postati su facebook, di candidati dell’area milanese che lamentavano la convocazione della classe dirigente autodeterminata del partito, con la partecipazione dei "soliti noti"; mentre un’altra candidata, notissima nell’ambiente milanese di destra, chiedeva a gran voce il ricambio all’interno del partito , ricordando a quelli (con nome e cognome…) che sono in politica da troppi anni, di farsi da parte e lasciare entrare aria nuova. L’elettorato non ha premiato il neonato movimento. Lo stesso Romano La Russa, che vanta una "carriera" politica di tutto rispetto, che è figura notissima specialmente nella provincia di Milano e in tutta la Regione Lombardia, non foss’ altro che per i prestigiosi incarichi avuti negli anni scorsi, non è stato eletto alla Regione. Lo stesso Ignazio La Russa (che, detto per inciso, è a nostro avviso uno dei politici più intelligenti della scena politica) ha dichiarato recentemente:" Fratelli d’Italia non si pone come obbiettivo quella di una pur lodevole riunificazione delle destre presenti in Italia (alcune di mera testimonianza). Peraltro non ci riuscì nemmeno Almirante e né Alleanza Nazionale che forse non pensò nemmeno di provarci" (Risposta a Veneziani. Così ricostruiremo il centrodestra, 5 marzo 2013). Più chiaro di così! E allora l’elettorato di destra si è spostato sul Movimento Cinque stelle cavalcando la protesta; quello di centro ha continuato a votare PdL e per "Fratelli d’Italia" è rimasta solo la delusione. Ora chi vorrà seguire il nuovo partito di centro-destra?

Antonio F. Vinci

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