Papa, pace, pacifismo! - Numero 16

Papa, pace, pacifismo! - Numero 16

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • PAPA, PACE, PACIFISMO!
  • LA DESTRA IN GUERRA TRA INTERVENTISMO E DISIMPEGNO


    Papa, Pace, pacifismo!

    Premetto: sono cattolica, ma sto con Bush. Ho letto perciò con profondo sconcerto le parole del Papa che lanciava un vero e proprio anatema contro Bush dicendo che risponderà " davanti a Dio, alla propria coscienza e alla storia" per aver attaccato l’Iraq. Un’altra volta la Chiesa torna a mescolare religione e politica compiendo una operazione non solo antistorica, ma anche pericolosa perché si schiera, come un qualunque soggetto politico e quindi abbassa la Sua voce e la rende discutibile come qualunque altra. Bush risponderà alla storia come qualunque capo di stato, ma dato che stiamo parlando del capo della più grande democrazia liberale mondiale, risponderà davanti a un popolo libero e a liberi elettori a breve termine, davanti alla comunità internazionale e alla storia nella distanza. Come il sanguinario dittatore Saddam e come tutti i capi di stato. Purtroppo anche come il Papa qualora si schieri politicamente e pronunci parole non di PACE, ma di pacifismo. Personalmente ritengo che la Pace di Cristo, che è quella della Chiesa, sia qualche cosa di molto più alto, profondo, spirituale, sia un elemento in cui tutti dobbiamo poterci riconoscere. Se la Chiesa però si schiera politicamente come ha fatto nel corso dei secoli a fianco ora dell’uno ora dell’altro, si sporca le mani e perde quella credibilità che va al di là delle cose terrene. In questi giorni molti cristiani, soprattutto cattolici hanno provato dolore e disorientamento vedendo un criminale come Tarek Aziz ricevuto con tutti gli onori persino dal Papa e ascoltando da esponenti più o meno autorevoli della Chiesa parole di appoggio a un pacifismo a senso unico, che poco o nulla ha a che fare con la pace di Cristo e nemmeno con quella degli uomini. Nel mondo si combattono in questo momento più di 70 guerre. Non mi pare di aver udito né la voce dei pacifisti, né quella delle gerarchie ecclesiastiche. Perché? Il pacifismo dice no alla guerra, ma non sa fare proposte alternative concrete di pace. A tre giorni dall’inizio delle ostilità si è svolta a Milano una manifestazione pacifista durante la quale sono sfilate bandiere della pace, bandiere rosse, bandiere con il simbolo della CGIL, stendardi palestinesi, si sono verificati episodi di teppismo e sono state bruciate bandiere americane. E’ lecito dissentire da una guerra che si ritiene ingiusta, ma non si può dimenticare che sessant’anni fa quegli americani contro i quali oggi si urla sono morti per la libertà dell’Europa e se oggi tanti uomini e donne liberi possono permettersi di urlare il loro odio e il loro disprezzo verso l’America è grazie al sacrificio di quei giovani. E’ il caso di ricordare anche che la "guerra di Bush" è stata dichiarata l’11 settembre 2001con il vigliacco attacco terroristico alle torri gemelle ad opera di Osama Bin Laden e del suo alleato Saddam Hussein, il quale, fra l’altro, ricompensa le famiglie dei Kamikaze, soprattutto di coloro che uccidono i civili nelle loro azioni, con cospicui assegni personalmente firmati. La pace è un valore troppo grande per poterla strumentalizzare ciecamente. Non è la stessa cosa essere cittadini di una democrazia occidentale, pur con tutti i suoi limiti, o schiavi di un feroce e sanguinario dittatore. Non c’è pace senza libertà: cerchiamo di non dimenticarlo mai.

    Pierangela Bianco


    LA DESTRA IN GUERRA TRA INTERVENTISMO E DISIMPEGNO

    La notte e il giorno offrono immagini di funghi di fiamme e polvere innalzarsi verso il cielo mentre la città di Bagdhad silente e terrorizzata sembra aspettare il prossimo missile, il prossimo boato, l’ennesimo spostamento d’aria e l’onda d’urto causata dalle esplosioni.

    Quest’immagine che si sta scolpendo nell’immaginario collettivo però non è quella di una delle tante guerre grandi o piccole, o per meglio dire di vasto o meno interesse per i Media, ma quella che a detta di molti e non a torto sembra una vera e propria svolta epocale e l’inizio di uno sconvolgimento geopolitico su scala Medio-Orientale da modificare i delicati equilibrii energetici mondiali.

    Parliamoci chiaro: non sono la Fallaci e a me queste guerre americane "all’ americana" non piacciono granchè perché palesi espressioni non tanto di un impero possibile, visto che di fatto già esiste, ma espressione diretta del ruolo di guardiano che si erge a difensore del migliore dei mondi possibili e cioè l’America Way of Life.

    Il paradosso del rapporto tra la Destra italica di "vecchio " stampo e quella attuale, soprattutto quella giovanile, si evidenzia in un rapporto di odio-amore per quegli USA che prima combatterono il Fascismo poi lo abbatterono, ci invasero per poi rivalutare il nuovo corso della Centro-Destra del dopoguerra certo ancora influenzata dagli antichi retaggi ma certo inserita nel contesto democratico e che rappresentava un baluardo contro quel Comunismo che ci vedeva area di confine tra Occidente e la Cortina di Ferro.

    Gli USA, dunque, futuro guardiano del mondo secondo le previsioni di facile geopolitica? Non esattamente.

    Se è pur vero che il potenziale militare statunitense è fuori discussione, non dobbiamo dimenticare che una nuova fase di singolare "Guerra Fredda" con fasi pericolosissime di "Calda" sembra avviare le prime schermaglie: la Corea del Nord e la Cina sono nazioni temibili e così quel Vietnam che rappresenta ancora un’ incognita nel Sud Est Asia e tutti governati da regimi dittatoriali o pseudo tali di stampo comunista. Lo stesso valga per una Russia che ogni tanto desidera sottolineare la propria valenza in ambito internazionale senza che nessuno o quasi ricordi il conflitto ceceno, sanguinosa espressione di quello "scontro di civiltà" che non è altro che un nuovo processo di contrapposizioni non tra ideologie ma tra concezioni religiose ed esistenziali.

    Tra le bandiere con falce e martello, sindacati di parte e vessilli con i colori dell’arcobaleno si potrebbero virtualmente vedere garrire al vento anche ipotetici colori di A.N. e A.G. non come espressioni di partito bensì come opinioni di singoli.

    La decisione di Bush e Blair di non concedere ulteriori dilazioni agli ispettori dell’O.N.U. e l’attacco che ne è seguito è stato interpretato da molti come l’offensiva dell’imperialismo a stelle e strisce contro i "poveri" del Medio Oriente ricchi però di materie prime fondamentali quali il petrolio.

    Ma vogliamo davvero credere che le proteste pacifiste di questi giorni diano davvero un contributo alla Pace?

    Siamo certi di non ricordare che i bombardamenti americani contro l’Iraq, tragici dal punto di vista della perdita di anche solo una vita umana, siano ben differenti dai gas che le truppe italiane usarono in Etipoia, dalla città inglese di Coventry o o la spagnola Guernica polverizzate dai bombardieri della Legione Condor tedesca, a Dresda letteralmente cancellata dai bombardieri Alleati fino a Hiroshima e Nagasaki?

    Ammettiamolo, dunque, che l’etica, se di etica si può chiamare, della guerra Occidentale oggi è lontana anni luce da quella di certi paesi, tra cui l’ Iraq, dove nella speranza di "catturare" due piloti americani lanciatisi con il paracadute a seguito dell’abbattimento del proprio velivolo, venivano "stanati" a suon di raffiche di AK 47.

    E pensare che hanno addestrato i militari a stelle e strisce a non traumatizzare gli eventuali prigionieri iracheni con atteggiamenti troppo minacciosi..

    Esiste quindi una differenza che però non fa testo nel pacifismo a senso unico che, ovviamente, non conta praticamente nulla sul piano pratico se non nel "trend" dilagante.

    Un’altra questione importante, dal punto di vista strategico, è sapere non solo come e quando finirà ma se l’azione militare che è stata diretta conseguenza della mancata collaborazione irachena terminerà con la caduta di Saddam.

    Iraq, Iran, Siria potrebbero essere i bersagli di una strategia che vuole riscrivere i confini dell’area e soprattutto esportare il modello democratico Occidentale, necessario strumento politico per contrastare l’ avanzata della teocrazia Islamica e soprattutto le vittime predestinate necessarie per tentare di risolvere il larvato conflitto tra Israele e la comunità Palestinese che a sua volta subisce l’intransigenza degli Hetzbollah e di Hamas nonché altri gruppi terroristici finanziati da quei paesi.

    E se ciò fosse?

    La realtà è ben differente dai pur interessantissimi voli pindarici della meta-politica tanto cara a determinate aree della Destra italiana più interessata all’analisi in chiave politica del Signore degli Anelli che alla comprensione dei difficili rapporti tra Medio e Vicino Oriente e il mondo Occidentale che, in ogni caso, comprende USA e la vecchia Europa.

    Se è pur vero che gli USA supportati dall’Inghilterra hanno attaccato senza l’avvallo dell’ONU, non dimentichiamo che i cosiddetti "Alleati" si sono dimostrati piuttosto fiacchi nel prendere una qualsiasi forma di decisione, Italia compresa: siamo dunque a fianco degli USA in caso di vittoria così come sapremo dissociarci dalla loro azione in caso di convenienza politica o di altro genere.

    La Destra, dunque, si ritrova a fianco del Governo di cui essa stessa è parte fondamentale e integrante ma in parecchi non se la sentono, a livello personale, di sostenere l’operato statunitense contro la feroce dittatura di Saddam Hussein.

    E’ la solita storia dei Mc Donald alla conquista del mondo come se già il mondo non sia già stato da essi conquistato con il Rock, con l’arte moderna, con la tecnologia, con la ricerca, con Internet e i PC, altro che avanzata dell’impero USA!

    Ma l’Italia e gli italiani son così: sempre pronti a fare manifestazione pro questo e contro quello come fossero divertenti alternative alle piadine e alla porchetta dei Festival de l’Unità non vogliono rendersi conto che sorrideranno felici quando il petrolio per "Alleati" del nostro stampo giungerà sotto forma di benzina a prezzi inferiori e che anche questa e altre guerre saranno dimenticate perché soddisfatto ego e coscienza non rimane altro che godere dei frutti del sacrificio altrui.

    I pericoli del rinnovato rigurgito del terrorismo rosso, l’Islam che avanza verso l’Occidente con tutte le incognite del caso, la degenerazione delle culture giovanili sono solo alcuni dei veri pericoli che dovremmo affrontare con maggior decisione e consapevolezza impegnandoci a fondo per salvare quanto rimane della nostra cultura e del mondo che conosciamo proprio perché esistono delle priorità e di certo il regime dittatoriale di Bagdhad è parte integrante di un problema che va oltre la semplice caduta di Hussein e che altri non è che la necessaria risposta ad una guerra silenziosa e drammatica che l’Islam ha dichiarato a tutti noi.

    Combattere per salvaguardare i propri diritti all’esistenza e al mantenimento della sicurezza e della Pace è un dovere necessario sottolineato persino dall’uomo più pacifico del mondo e cioè Sua Santità il Dalai Lama che dichiarò, al contrario dell’ipocrisia cattolica che fino a ieri benediva i cannoni del proprio esercito e che oggi vuole una pace iniqua ad ogni costo, che pur rimanendo cosa terribile il combattere può portare a risultati buoni perché la Via della Non Violenza richiede tempo e volontà da ambo le parti in causa.

    Diventa resistenza quando questa condizione non c’è.

    E questo si può fare anche senza dover obbligatoriamente mangiare da Mc Donald.

    Fabrizio Bucciarelli

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