UNO DI NOI... - Numero 28

 

Grande festa a Roma per il decennale di Alleanza Nazionale. E non poteva essere diversamente. Come per qualsiasi partito. Però chissà a quanti dei presenti, specialmente a quelli che provengono dal vecchio MSI, sarà venuto in mente un altro…decennale. Chissà… Il discorso del Presidente Fini è durato un’ora e venticinque minuti. La stampa ha dato rilievo alla sostanziale indisponibilità, momentanea, ad ipotizzare il partito unico, contrariamente a quanto si andava dicendo nei giorni precedenti. E Fini è stato abile, come sempre, nel passaggio cruciale in cui ha voluto segnare il programma per il futuro di AN: "Oggi è chiaro a tutti che l’allargamento passa per una condivisione del programma. Ma l’unica discussione sensata da fare è valutare seriamente se, accanto alla condivisione del programma è possibile dar vita alla condivisione dei valori. Perché il nucleo fondante di una coalizione sono i valori, non il programma. Cerchiamo dunque il nocciolo duro di questa identità di valori, quella sorta di partito degli italiani di cui a volte si parla, che ci porti ad un dibattito non accademico e dimostri un’altra nostra prova di maturità". Allargare, andare oltre. Oltre il Polo. Erano le parole di Tatarella, indimenticato. Ma, come già abbiamo richiamato in più occasioni, bisogna stare attenti a questi "slanci". Slanci che possono essere pericolosi. Si tratta di allargare la coalizione, come sta facendo Formigoni in Lombardia. Ma anche di allargare AN, anche se non sembra giunto il momento. Insomma : AN studia per diventare il partito unico del centrodestra italiano? E a quale prezzo? Riuscirà davvero a raccogliere l’eredità dei voti di Berlusconi, quando dovesse presentarsi l’occasione? Il richiamo, da parte di Fini, ai valori da condividere è certamente la strada migliore. Ma veramente crediamo di poter convivere nello stesso partito con le "guardie padane", gli ex democristiani del partito di Follini, i "forzaitalioti"? Quale sarà il collante di questa grande coalizione? La scelta liberista? Ma la destra italiana non è liberista, o perlomeno non tutta e non nella stessa misura degli altri. Perché se è vero che le differenze possono ostacolare i progetti unitari, sono anche una ricchezza che non può essere trascurata. Ecco perché, pur comprendendo il momento di particolare euforia, lo slancio retorico e carico di significati allusivi, quando Fini rivolgendosi a Berlusconi ha detto : "E ora chiamo sul palco uno di noi…", un brivido mi ha percorso la schiena. No, presidente. Berlusconi non è uno di noi. Senza offesa. E’ un compagno di viaggio, importante, "principale", come dice Storace, ma non è uno di noi. E se Forza Italia ci ha "sdoganato" lo ha fatto solo perché interessavano, ovviamente, i nostri voti. E il pedaggio lo stiamo ancora pagando. Non è moralismo, perché sappiamo che la politica si fa così ed è logico che sia così. Ma che si sia consapevoli di quello che facciamo. Almeno.

Antonio F. Vinci