E ora? - Numero 43

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • E ORA?
  • UN CAMMINO CHE VIENE DA LONTANO


    E ORA?

    E ora? Questa è la domanda che si sono posti un po’ tutti, cittadini comuni, militanti di An, elettori del centrodestra. L’improvvisa svolta di Fini ha lasciato tutti spiazzati. Tutti, tranne i dirigenti del partito! Di partito unico, come si dice in altra parte di questo giornale, si parlava già da tempo, ma la velocità con la quale si è giunti alle conclusioni di questi giorni è sembrata a molti eccessiva. Ai più sospetta…Cosa è cambiato dal tempo del giudizio di essere alle "comiche finali" a dicembre, sempre a proposito della nascita di un partito unico? Fini ha detto che è cambiata, semplicemente,la situazione politica... Vero. La caduta del governo Prodi, le elezioni anticipate, l’evolversi della situazione politica con la costituzione del PD, hanno indubbiamente accelerato i tempi. Fini ha fiuto politico, indubbiamente ( anche se qualche volta ha sbagliato i calcoli…). Ma il momento è eccezionale : andava colto. Se c’è una virtù specifica del politico è quella di cogliere l’attimo. Dal punto di vista strategico andare ancora divisi , anche se collegati, ci avrebbe spiazzato rispetto al nuovo soggetto nato nel centrosinistra. L’adesione immediata, a parte il caso dell’UDC, ne è stata una riprova. Certo : una cosa è il cartello elettorale, altra il partito unico. Ma saranno le urne che decreteranno la nascita del partito unico, del PdL. Fini lo ha detto chiaramente: dalle urne nascerà il partito unico. Come dire che se i risultati dovessero essere deludenti, si potrà sempre rivedere la situazione, al Congresso d’autunno. Gli italiani, che a parole inseguono da sempre il mito della semplificazione in politica, che guardano con occhi umidi al bipartitismo secolare in USA e in Gran Bretagna, ora hanno l’occasione per dire la loro, premiando il nascente bipartitismo. La stessa UDC, che ha fatto dell’identità una bandiera, in seguito al suo dissenso di entrare nella lista unica e poi nel partito unico, sta conoscendo una stagione di fughe da far rabbrividire: a Catania - come ricorda ampiamente Il Giornale del 18 febbraio - defezione dell’assessore regionale Torrisi, insieme ai deputati regionali Drago e Mancuso, accompagnati da tutti i giovani di area UDC. Il Mpa di Lombardo, intanto, ha fatto l’accordo con il PdL ed anche questo è un duro colpo per l’UDC siciliano.Vale la pena,infatti, ricordare che la Sicilia è la regione in cui l’UDC è più forte, raccoglie infatti il 9,6 per cento dei voti. In Piemonte è poi uscito dal partito centrista Bonsignore, fondatore dell’UDC e vicepresidente del Ppe. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani sono usciti dal partito di Casini 14 consiglieri su 20. E via dicendo, da Como a Modena, da Ferrara a Rimini. E non dimentichiamo la nascita della Rosa bianca! Ma qual è il vero timore dei militanti di AN? Essere schiacciati da Forza Italia nel calderone del nuovo partito. Il timore c’è. Ma è reciproco. Credo che anche gli iscritti di Forza Italia abbiano altrettanto timori…Ma qui non si tratta di vedere chi è più bravo, chi divora l’altro…Non si tratta di numeri, ma di persone, di qualità delle persone. Io credo che la lunga esperienza storica del MSI prima e di AN dopo abbia solidificato nei militanti di destra uno spessore che difficilmente verrà scalzato. Sarà compito dei singoli tenere viva la passione per la politica, l’entusiasmo che ci ha sempre distinto e che ci ha fatto affrontare difficoltà ben più gravi. Chi ha qualche anno di politica alle spalle sa quanto duro sia stato sopravvivere, anche fisicamente in certi casi, negli anni passati. E’ ben difficile che quel DNA, costruito con una militanza spesso dura, impietosa, scarsamente gratificante, si disciolga solo perché si amplia la base del consenso…Se ciò dovesse avvenire sarebbe solo colpa nostra. Che questa opportunità "storica" non diventi un alibi per le nostre pigrizie. Marceremo con tanti cittadini che hanno fatto la nostra stessa scelta di campo; a questi possiamo offrire la nostra esperienza, il nostro passato, la nostra fede che, se non è vuota retorica, è capace di realizzarsi nel quotidiano, cogliendo il senso della storia che passa. Non basta più essere testimonianza del passato. Chiudersi nella torre d’avorio dei "duri e puri" molte volte è l’alibi per chi non vuole mettersi in discussione; mantenere una presunta verginità è la scusa per non scommettere, per non fare delle scelte, per quella "inettitudine" che Italo Svevo aveva così sapientemente descritto nei suoi romanzi. Bisogna calarsi nella storia, sporcarsi le mani , non arroccarsi nel mondo dei miti, del passato. L’Italia non può più aspettare. La prova di coraggio l’attende da noi. Non la deluderemo, se ci faremo condurre dall’onestà delle scelte, se ci saranno di guida i nostri antichi e sempre verdi valori, ideali, certezze. Il futuro ci appartiene: realizziamolo!

    Antonio F. Vinci


    UN CAMMINO CHE VIENE DA LONTANO

    Le recenti affermazioni di Gianfranco Fini in merito all’adesione di Alleanza Nazionale al PdL e il conseguente scioglimento del Partito in autunno, hanno sorpreso non pochi. In realtà, al di là delle battute di dicembre su Berlusconi e sul suo "partito del predellino" lanciato in Piazza San Babila, il cammino verso la formazione del partito unico data da parecchi anni. Riviste, convegni, conferenze diverse hanno preparato l’evento. Basterebbe ricordare almeno la costituzione del "Comitato di Todi" ( del quale facevano parte Forza Italia, AN e UDC) che lavorava sull’ipotesi della costruzione di un partito unico del centrodestra.Già il 4 maggio 2005 il Comitato emetteva un documento dal titolo "Cominciare il cammino", firmato da Ferdinando Adornato, Sandro Bondi, Rocco Buttiglione, Fabrizio Cicchitto, Francesco D’Onofrio, Maurizio Gasparri, Mario Landolfi, Gennaro Malgieri, Andrea Ronchi, Angelo Sanza, Adolfo Urso. Ecco uno stralcio, mentre il documento intero è consultabile al sito www.centro-destra.it.

    Cominciare il cammino
    documento del Comitato di Todi (4 maggio 2005)

    La nostra opinione, già da tempo espressa unitariamente negli annuali seminari di cultura politica di Todi, è che tutti i partiti e i movimenti che oggi compongono la Casa delle libertà (Fi, An, Lega, Udc, Nuovo Psi, Pri) possano e debbano costruire, tra loro, nuovi e più efficaci strumenti di raccordo e di unità politica, culturale e organizzativa.

    All’interno di questa strada maestra è possibile immaginare la costruzione di un unico grande soggetto politico: la cui porta deve essere ovviamente aperta a tutti i partiti che intendono aderire, in condizione di eguale dignità. E registriamo come un dato assai significativo che da alcuni partiti, Forza Italia, An e Udc, siano già arrivate risposte interessate e incoraggianti: segno che già esistono condizioni sufficienti di unità da permettere, appunto, di ritenere possibile la costruzione di un solo grande Partito della libertà, architrave dell’insieme della Casa delle libertà, punto di riferimento italiano del Ppe e di tutte le forze d’ispirazione cristiana, liberale, nazionale e riformista alternative alla sinistra.

    Ma credo che illuminante sia, a questo proposito, il documento che in gennaio, in vista della Conferenza nazionale che si sarebbe dovuta tenere a Milano l’8,9 e 10 febbraio, Alleanza Nazionale aveva elaborato. Fini inviava il testo ai coordinatori regionali, ai presidenti provinciali, all’esecutivo nazionale e ai parlamentari nazionali ed europei, raccomandando «di estendere il confronto anche al di fuori di An, sia ai partiti del centrodestra sia ad associazioni, parti sociali, movimenti, categorie», con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia parte possibile della società nella definizione del manifesto per "Un’Alleanza per l’Italia". Come è noto a tutti la Conferenza non c’è più stata, perché è caduto il governo Prodi, ma soprattutto è nato il PdL. Vale, però, la pena di riprendere quanto scritto in quel documento, perché contiene già le motivazioni dell’ingresso di AN nel PdL, prima che se ne parlasse…

    Così, già subito all’inizio del documento, si legge:

    "Vogliamo ricostruire il tessuto profondo della nostra Italia. Vogliamo creare una grande Alleanza per l’Italia, che agisca nell’immediato ma guardi al futuro, per ridare speranza, per uscire dalla sindrome di chi pensa a un’Italia priva di prospettive e relegata ai margini della Storia. An vuole essere il partito degli italiani responsabili, consapevoli delle proprie radici, capaci di fare appello alla propria tradizione identitaria per reagire a un declino che non è affatto ineluttabile. "

    Venivano declinati, come si usa dire oggi, i diversi punti programmatici e irrinunciabili:
    1. Il valore della vita e la dignità della persona come fondamento della Nuova Italia.
    2. La famiglia protagonista nella società.
    3. L’Italia giovane: merito e diritti contro tutte le caste.
    4. Il diritto a vivere sicuri legalità e certezza della pena.
    5. Petizione per un’Europa rispettosa dei popoli e per il governo della globalizzazione.
    6. Appello per la dignità del lavoro e per la libertà di intraprendere.
    7. Per il Sud: più Stato, più mercato.
    8. Dall’ambientalismo del "non fare" alla risorsa ambiente.
    9. L’Italia: un patrimonio da ri-guardare.
    10. Dal riformismo delle parole alla riforma italiana.
    Il documento si concludeva così:
    "L’appello di An. L’appello che An lancia alla società italiana per un progetto di rinascita della nazione e per un nuovo protagonismo economico e sociale, riguarda ovviamente non solo i cittadini ma anche le forze politiche, le parti sociali, le associazioni. Vogliamo avviare un confronto per costruire un nuovo centrodestra capace di allargare i suoi consensi e in grado di rappresentare una seria e credibile garanzia per chi crede nel futuro dell’Italia. L’unità della coalizione è un valore che va costruito con pazienza e profondità, coinvolgendo tutti coloro, e sono la maggioranza, che hanno valori e programmi alternativi al fallimento delle sinistre. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. L’adesione alla nascita del PdL, dunque, era già nell’aria. I contenuti erano già tutti presenti. Senza contare la preparazione condotta negli anni addietro, ad iniziare da quello di Pinuccio Tatarella, cui - giustamente - Maurizio Gasparri dedica l’operazione unificatrice in corso, avvenuta l’8 febbraio, , giorno dell’anniversario della morte di Tatarella :

    "E’ una svolta storica quella che si registra oggi nel centrodestra. E’ una svolta alla quale molti di noi hanno lavorato per anni. Non posso che esprimere grande gioia per questa convergenza di forze, di energie e di progetti che si accinge a governare l’Italia attraverso una proposta unitaria ed una lista che sintetizza apporti ed esperienze preziose per l’intera comunità nazionale. Idealmente questo risultato va dedicato a Pinuccio Tatarella, di cui ricorre proprio oggi il nono anniversario della scomparsa. Con Gianfranco Fini è stato uno dei fautori della crescita e della modernizzazione della destra. Una coincidenza casuale fa sì che sia proprio l’8 febbraio il giorno di una nuova, grande, forte, unitaria intesa del centrodestra che si unisce per molti di noi al ricordo di un convinto fautore di questo traguardo. "(Lista unica, una svolta storica nel segno di Tatarella, Maurizio Gasparri, www.destra.it)

    Barbarossa