Popolo orfano - Numero 54

 

Siamo diventato un popolo di orfani: non abbiamo più un governo (di quello di Monti qualcuno sente la mancanza?); stiamo per non avere più un Presidente della Repubblica, subiamo anche il taglio del rating, passando da una lettera (A) a un’altra (BBB+). Anche Benedetto XVI ci ha lasciato. C’è incertezza, malumore, rabbia, indignazione e anche chi viene toccato meno direttamente dalla crisi vive in un clima di incertezza. Si è sempre in attesa di qualcosa, di qualcuno (in Italia si attende sempre un salvatore della Patria…). Non ci sono più certezze. La profezia dei Maia, che tanta apprensione aveva suscitato, non si è avverata. E per fortuna! Siamo in balia dell’imprevedibile. Anche il Festival di Sanremo, tempio della canzone italiana, una volta ascoltato e visto delle nostre mamme e nonne, annuale punto di riferimento delle camere da pranzo delle famiglie italiane, ora si è aperto al nuovo, ai giovani, alla moda della satira politica e del dileggio, facendo intervenire il suo sommo sacerdote, il bravissimo Crozza (che però è stato anche contestato). Detto per inciso ha fatto un certo effetto vedere il grande sbeffeggiatore interrotto nel suo monologo, con lo sguardo un po’ perso, roteando la lingua per cercare di sciogliersela, tentando di parlare e chiamando il pubblico, che si divideva tra applausi e fischi, implorando quasi con i suoi appelli ad "amici", "ragazzi"…, senza sortire alcun effetto sino all’intervento di Fazio. Ma siamo diventati anche un popolo che ha perso anche dell’altro, molto. Abbiamo perso la nostra sovranità, il nostro potere decisionale e per la nostra cattiva gestione economica siamo sotto tutela dell’Europa e della signora Merkel. Eppure in un momento in cui viene agitato un po’ da tutte le parti lo spettro della Grecia, si moltiplicano stranamente i riconoscimenti (subito smentiti) sull’operato sociale di Mussolini…Sembra che la rivoluzione politica che stiamo subendo in questi giorni abbia permesso di poter dire quanto sino ad ora era proibito, ma che gli storici onesti avevano sempre, pur con diverse sfumature, assodato: il fascismo fu una dittatura (non lo negava neppure Mussolini…); ha portato il Paese alla disfatta della guerra, ha dato vita alle leggi razziali, ha perseguitato gli antifascisti, ecc. ecc., ma ha anche dato vita ad una politica sociale che, a quei tempi, era all’avanguardia. L’italiano è diventato un popolo precario. Precario nel lavoro ( chi ce l’ha); precario dal punto di vista economico; precario per le sue scelte; precario per il suo futuro, che si presenta sempre più gravido di incertezze; precario nei valori guida, in quegli "indicatori" che gli avevano sempre fatto luce sul cammino della propria vita. Oggi per essere "politicamente corretti" stiamo scivolando verso situazioni che lasciano spazio all’incertezza, alla mancanza di punti di riferimento, al dubbio che non costruisce. Siamo persi nel "gran mar dell’essere" senza meta, orfani.

Giosafatte