EDITORIALE - Numero 58

Ancora una volta rieccoci. Riprendiamo a scrivere su  Barbarossaonline con il solito impegno, anche perché quelle che il Presidente della Repubblica ha indetto per il 4 marzo sono elezioni importanti per il Paese, alle quali non potevamo non dare il nostro piccolo contributo critico. Non potevamo essere assenti, perché mai come in questo periodo l’Italia sta conoscendo una crisi profonda. E non parlo solo di quella economica, di quella che nei telegiornali e nei discorsi dei rappresentanti della maggioranza si dice essere ormai superata, ma che superata non è. E lo vediamo nella vita di tutti i giorni. Parlo di quella crisi, di quella frattura che una volta si diceva essere tra “paese legale e paese reale”. C’è qualcuno che se ne ricorda? Il paese reale, quel paese fatto dalla gente, di quella che lavora o che cerca lavoro, dell’operaio, dell’impiegato, dello studente, di chi non si sente più rappresentato – da anni ormai – dalla cosiddetta “classe dirigente”. Quel paese che si sente angariato dalle tasse, dai disservizi, dalla burocrazia, da quel malessere che ha tanti padri e che sta facendo di quest’Italia un Paese in declino, probabilmente senza rimedio. Dobbiamo accettare la realtà: siamo un Paese in declino. Non vogliamo ammetterlo, non lo dobbiamo ammettere, ma è così. Cosa ci resta da fare allora di fronte a questa situazione? Non sperare in mutamenti repentini, in salvifici interventi: non c’è più qualcuno inviato forse dalla Provvidenza…! Da qualunque parta provenga! Ancora una volta il popolo italiano deve mostrare il meglio di sé, come sempre ha fatto nei momenti più difficili. C’è da ricostruire un vissuto, un’appartenenza, una storia, una identità, Siamo un popolo che si adegua, si appecorona, senza nessun tentativo di salvaguardare le proprie tradizioni, che tifa sempre per lo straniero che vede migliore e diverso; ma siamo anche capaci di grandi imprese, di sforzi incomparabili, di “miracoli”. A questa Italia guardiamo e a questa Italia il Barbarossaonline guarda volendo dare il suo contributo, pur nella modestia delle sue forze.

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