Israele e terrorismo: scontro senza fine? - Numero 07

ISRAELE E TERRORISMO: SCONTRO SENZA FINE?
A pochi giorni dall’ ultimo terribile triplice attacco terroristico, Israele conteggia i morti dell’ennesima strage che ha debilitato il già precario processo di normalizzazione tra le aree autonome palestinesi e lo Stato ebraico.

Si evidenzia per l’ennesima volta la differenza tra l’azione terroristica e quella di ritorsione dello Stato ebraico che però, a onor di verità, insiste in un pericoloso gioco di opposte tendenze legate al problema dei coloni e dei nuovi insediamenti: il terrorismo compie attacchi indiscriminati che minano la credibilità dei vecchi leader che dichiarano di accettare l’ esistenza dello Stato di Israele e di non condurre guerre di "sterminio" contro civili senza distinzione per sesso, condizione ed età; mentre dall’ altra parte le azioni di riflesso sono sempre piuttosto misurate e contro obiettivi militari o terroristici, con l’effetto negativo di rendere sempre più nervose le comunità dei nuovi insediamenti e soprattutto i partiti ortodossi.

Sharon e Arafat si ritrovano così in balìa dei rispettivi estremismi senza troppo possibilità di frenare l’azione di coloro che, da una parte come dall’ altra, cercano di impedire ogni forma possibile di dialogo nell’illusione che lo stato di guerra permanente possa infiammare la già calda area del Vicino e del Medio Oriente.

Dopo l’attentato dei kamikaze della Jihad Islamica, definizione che a seconda delle occasioni tattiche nasconde varie strutture terroristiche anche molto differenziate ostili ad Israele, è certo che gli USA non potranno non sostenere la serie di dure reazioni militari da parte delle Forze Armate israeliane nei territori occupati e nelle aree sotto controllo del leader palestinese che forse non riesce ad avere più quel carisma militare di un tempo che permetteva se non di sedare, almeno di tenere sotto stretto controllo le attività terroristiche dei gruppi meno concilianti.

Il Ministro degli Esteri Shimon Peres ha convocato d’urgenza il Consiglio di Difesa e il Segretario di Stato americano Colin Powel, lo stratega della Guerra del Golfo, e responsabile degli sforzi diplomatici per il cessate il fuoco, revocando gli impegni per monitorare al meglio la situazione.

Da parte Palestinese, Arafat ha come sempre condannato l’attentato ma questo non ha fermato il furore di Sharon che ha dichiarato l’imminente reazione proporzionata alla gravità dell’orribile attentato.

Per il Leader dell’Autorità palestinese il raggio d’azione circa le quasi unanimi richieste per bloccare le iniziative terroristiche sta diventando sempre più ristretto e la scelta si fa sempre più difficile sia dal punto di vista del prestigio sia dal punto di vista pratico. Arafat non potrà più dare il classico calcio al cerchio, Israele, e uno alla botte, i palestinesi, proprio perché entrambi non sono assolutamente soddisfatti della sua mancanza di coerenza e per l’ombra di un atteggiamento di accondiscendenza verso coloro che proseguono le azioni intraprese dall’ O.L.P. fin dalla fine degli anni ’60.

La Destra italica, proprio per sfatare il presunto estremismo di pochi vetero-nostalgici, ha in questi anni avviato una politica di avvicinamento proprio alle complesse realtà del Vicino Oriente che inevitabilmente hanno portato a prendere le distanze da quel terrorismo palestinese di carattere prettamente espansionista Islamico che nessuno può e deve nemmeno tentare di legittimare. Sharon non è Arafat e se lo fosse lo sarebbe per una necessità tattica e non certo per il presunto desiderio del morente sionismo socialista dei primi coloni dei kibbutz negli anni ’20 di creare quella "Grande Israele" che grande non potrebbe mai essere semplicemente perché è circondata da milioni e milioni di Arabi.

Dalla svolta di Fiuggi, in cui si rigettavano gli ultimi residui della simpatia di taluni verso quelle insensate "Leggi Razziali" che furono l’inizio del decadimento del fascismo costruttivo del ventennio, l’avvicinamento a Israele è stato costante anche se tra le molte reticenze di alcuni da ambo le parti e certo ostruzionismo di chi non voleva capire la moderna realtà tradizionale della Destra di AN e dei suoi militanti. Il che però non significa voler criminalizzare i sacrosanti diritti del popolo palestinese ad avere una Patria. Esistono però dei punti oscuri, delle problematiche di base che non possono far certo pendere la bilancia di un appoggio a quest’ultima legittima rivendicazione : basti pensare che è stato da AN segnalato che nel sito web dell’ International Presse Center dell’Autorità nazionale palestinese http://www.ipc.gov.ps/ipc_a/ipc_a-1/a_map/palcit-e.html appare una cartina nella quale figurano il Libano, la Siria, la Giordania e l’Egitto, mentre scompare completamente la Stato di Israele. Al suo posto, il territorio corrispondente ai suoi confini attuali viene indicato con il nome di Palestina. AN ritiene che la cancellazione di uno Stato nazionale (e dei suoi cittadini come diretta conseguenza) da un documento ufficiale dell’Autorità nazionale palestinese rappresenti un inquietante e pericoloso attentato, non solo al processo di pace in Medio Oriente, ma anche un avallo ufficiale alle posizioni oltranziste e terroriste di coloro che in questi anni hanno lavorato e lavorano - Bin Laden compreso - per l’annientamento di Israele e l’affermazione del panarabismo fondamentalista. E questo è solo un esempio. Basti pensare che dinanzi ad un attentato indiscriminato contro cittadini israeliani di ogni sesso ed età, non corrisponde lo stesso da Sharon che, da militare qual è sempre stato, colpisce le basi dei terroristi e le loro unità operative limitando al massimo le possibilità di ferire civili innocenti che però, in fondo, poi così innocenti forse non sono. La responsabilità vile di determinate aree della Sinistra sono poi evidentissime: le armi fornite ai Paesi Arabi fin dalla guerra di indipendenza del 1948 sono state fornite dall’ ex U.R.S.S. e dai suoi servi che ambivano a distruggere una nazione di sopravvissuti che però si glorificavano di aver liberato dai campi di sterminio nazisti e di averli sostenuti fino a quando non avevano "peccato" per non essere diventati parte della loro sfera di influenza.

E lo sono quelle Sinistre italiane di oggi che, subdolamente, fanno bruciare ai loro raduni e alle loro "pacifiche marce" la bandiera con la Stella di David dichiarandoli "fascisti" e "sterminatori" del popolo palestinese per poi arrogarsi la gloria di aver sempre sostenuto i diritti dei sopravvissuti di Auschwitz e Sobibor alle cui commemorazioni partecipano sempre numerosi e con i vessilli del caso.

In questa fase di lotta contro il mostro del terrorismo internazionale che non finirà certo con la cattura di Bin Laden e la sconfitta dei Talebani, occorre sostenere il diritto alla difesa da parte di chiunque venga colpito dai vili gesti del terrorismo di ogni matrice e colore. Il problema è che da tempo quest’ultimo viene sempre dalla stessa parte: quella dei folli martiri di Allah.

F.B.