Letture - Numero 56

“La Spezia. La realtà capovolta. Il comune cincischia, la magistratura esamina con calma il caso,le autorità varie,che in Italia abbondano,disquisiscono e prendono tempo. Così Roberto Bolleri è ancora fuori di casa: casa sua. Nel suo appartamento, un’abitazione popolare regolarmente assegnata, si è installata abusivamente una famiglia marocchina che non ha nessuna intenzione di sloggiare. Sembra impossibile ma è la realtà che va in scena a La Spezia da più di un mese. In un rimpallo cavilloso di responsabilità. Tant’è che Bolleri, un invalido civile di 57 anni con più di un problema, per schiodare una situazione che non si vuol sbloccare, ha fatto ricorso alla misura più estrema : lo sciopero della fame. Non mangia per riavere quel che gli spetta di diritto. Un paradosso. E però lo sfregio non è ancora sanato. E la vicenda, rilanciata dalle telecamere delle tv, rischia di diventare una spina nazionale.

Tutto comincia ai primi di marzo: Bolleri non sta bene e chiede per qualche giorno ospitalità a un parente. Al ritorno la sorpresa, amarissima. Quelle stanze sono state occupate da una famiglia marocchina che non si spaventa per niente al suo arrivo”. (Stefano Zurlo, da Il Giornale, 10 aprile 2016, pag. 12).

Il 15 aprile Roberto Bolleri è potuto finalmente rientrare nel suo appartamento.

 

“Perciò, il fatto che i leader politici e i rappresentanti di governo facciano sempre più ricorso ai sondaggi di opinione dovrebbe essere un segnale positivo di una maggiore rispondenza dell’operato dei governi alla volontà della maggioranza. Tuttavia, per essere “virtuoso”, questo processo richiederebbe quantomeno l’esistenza di un’opinione pubblica informata, effettivamente in grado di proporsi in modo costruttivo all’interno del dibattito politico. Ma, come abbiamo visto, l’estremo policentrismo delle fonti di informazione ( e dis-informazione) ha messo in crisi la genesi di un’opinione pubblica, propriamente detta, che oggi, riprendendo un’espressione del secolo scorso di Pierre Bourdieu, sembra non esistere più (L’opinione publique n’existe pas, 1973). In particolare è venuta meno la base informativa del’opinione pubblica, ovvero il suo aspetto fondante,che rende possibile la formulazione di proposte alternative su cui costruire il dibattito pubblico” (Nando Pagnoncelli e Domenico Rossignoli, Sondaggi, il corto circuito della democrazia, Vita e Pensiero,marzo-aprile 2016, pag. 140).

 

“Ma il distacco è in realtà senza confini politici, invade tutte le aree sociali. Apatici, rancorosi, indifferenti, indignati, disgustati, delusi, cinici, nichilisti, nostalgici, paurosi, apocalittici, idealisti, disperati, attendisti, insofferenti. L’astensionismo ha mille volti, è un moto dell’animo. Non esiste, non può esistere, un partito dell’astensione. Troppo diverse le motivazioni, le idee, le culture, gli obiettivi. Ma il filo comune del rifiuto dell’attuale politica rischia di trasformarsi in un cappio che strangola le libere elezioni” (Marco Cianca, L’astensionismo è una malattia che mina le democrazie, Corriere della Sera, mercoledì 18 maggio 2016, pag.29).