Risparmiatori e scandali bancari - Numero 35

 

RISPARMIATORI E SCANDALI BANCARI
TRAGICOMMEDIA RICORRENTE
Parte seconda

Nella precedente "puntata" abbiamo visto le vicende recenti e recentissime, ma la mala pianta è nata a pochi anni dall’Unità d’Italia.

Vediamone, in estrema sintesi, la genesi.

Nel 1888 la mancanza di denaro liquido, dovuta a imprudenti speculazioni, portò sull’orlo del collasso gli istituti bancari torinesi, salvati in extremis dall’intervento governativo. Vistose irregolarità e vere e proprie falsificazioni, operate con la duplicazione dei biglietti in circolazione coinvolsero anche le banche di emissione, autorizzate dallo Stato a stampare banconote. Il caso più clamoroso in questo senso fu lo scandalo della Banca romana (ex Banca dello Stato Pontificio, l’attuale IOR) che portò alla caduta del governo Giolitti alla fine del 1893 A causa dei crediti eccessivi concessi all’industria edile della capitale la circolazione cartacea prodotta dalla Banca superò di 65 milioni il limite legale. Buona parte della circolazione eccedente (incluse banconote false per 40 milioni emesse in serie doppia) fu utilizzata per prestiti politici a deputati e ministri, tra i quali Crispi e Giolitti. Nello stesso anno crollò il Credito Mobiliare, seguito a breve distanza dalla Banca Generale. Conseguenza di questo stato di caos finanziario fu il riordinamento del sistema di emissione, avviato da Giovanni Giolitti con l’istituzione della Banca d’Italia (agosto 1893); alla quale fu assegnata una funzione preminente nell’emissione monetaria (fino al 1926 una limitata facoltà in questo senso fu lasciata anche al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia). Dal 1894 la Banca d’Italia svolse il servizio di tesoreria dello Stato in tutto il Regno e fra il 1900 e il 1930 assunse i compiti di guida e di controllo del sistema creditizio tipici delle banche centrali dei paesi più progrediti, divenendo un importante elemento di stabilità nell’economia nazionale. Il sistema bancario italiano fu disegnato, tanto per cambiare,sul modello delle banche "miste" tedesche: veniva esercitato sia il credito commerciale sia quello industriale e veniva svolta un’opera di coordinamento tra le industrie e le banche locali. A Milano videro la luce nel 1894 la Banca Commerciale Italiana (Comit) e nel 1895 il Credito Italiano (Credit) All’epoca le banche erano azioniste di molte imprese italiane e queste ultime avevano in portafoglio azioni delle prime. Le aziende, di fatto, erano proprietarie dei loro finanziatori.

Questo stato di cose consentì a tutti i soggetti, durante la prima guerra mondiale, di godere di profitti d’oro

Venne poi la grande crisi mondiale del 1929 e molte banche andarono in crisi per il tracollo delle aziende di cui erano creditrici (e azioniste).

Nel 1933 venne fondato l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) per salvare grandi aziende e grandi banche, tra cui il Credito Italiano (Credit) e Banca Commerciale Italiana (Comit).

La Comit ed il Credit vennero dichiarati "banche di interesse nazionale" dato il loro volume d’affari, il numero consistente di depositanti e il valore delle aziende di cui erano creditori

Nel 1936 venne promulgata la legge bancaria che prevedeva:

  • la separatezza tra Banca ed Industria, per cui era fatto divieto alle une di avere in portafoglio azioni delle altre
  • la liquidazione coatta amministrativa, particolare procedura concorsuale a tutela dei depositanti (estesa poi alle assicurazioni) in sostituzione del fallimento
  • sette categorie di banche:
    1. Banche di interesse nazionale
    2. Gli Enti di diritto pubblico
    3. Le banche di credito ordinario
    4. Le casse di risparmio
    5. Le banche cooperative
    6. Le casse rurali ed artigiane
    7. Gli Istituti di Mediocredito

Vennero le guerre (Abissinia, Spagna, Secondo conflitto mondiale) ed i risparmiatori che avevano sottoscritto il "prestito statale irredimibile 5%" (lo Stato avrebbe garantito per 50 anni una rendita del 5% senza mai rimborsare il capitale) nel 1945 si videro pressoché azzerato il gruzzolo.

Vennero poi:

  • Il piano Marshall e la ricostruzione
  • Il boom economico
  • Dal 1966, conseguenza del declinare della fase di sviluppo, la cosiddetta "congiuntura economica"

Arrivò anche, il 1967, la grande turlupinatura dei risparmiatori perpetrata della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde con le "Cartelle Fondiarie".

Si trattava di obbligazioni emesse dal Mediocredito Lombardo e collocate dalla Cariplo, finalizzate alla raccolta di fondi da destinare alla concessione di mutui fondiari (che allora erano prevalentemente contratti dalle società immobiliari).

Detti titoli, da sempre il punto di forza della banca ed ambitissimi dai piccoli risparmiatori meneghini, erano contrattati in Borsa ed il loro prezzo seguiva la legge della domanda e dell’offerta solo per gli scambi di possesso.

La Cariplo, infatti, garantiva al sottoscrittore che ne chiedeva il rimborso, la valutazione a 95 lire (prezzo di emissione a fronte delle 100 di valore nominale) indipendentemente dalla quotazione del titolo

Era stato preso quell’impegno in quanto si confidava sulla proverbiale capacità di risparmio dei lombardi.

La congiuntura economica negativa di quegli anni non solo aveva fatto crollare le quotazioni delle cartelle a 67 lire, ma aveva indotto molti sottoscrittori (che faticavano, anche allora, a tirare la fine del mese) a monetizzare il risparmio fatto anni prima.

La Cariplo si trovò in evidente difficoltà.

Un venerdì, nel corso del telegiornale della sera, Giordano Dell’Amore rilasciava un’intervista in cui annunciava che dal lunedì successivo la Banca avrebbe rimborsato le cartelle ai prezzi di mercato

Fu così che decine di miglia di piccoli risparmiatori, nella maggior parte pensionati che avevano investito la loro liquidazione in quei titoli, si ritrovarono il gruzzolo pressoché dimezzato.

Nessuno intervenne e la cosa, sul piano nazionale, passò quasi inosservata.

Gli artefici della fregatura:

  • Giordano Dell’Amore presidente della banca e rettore della Bocconi
  • Aldo Moro presidente del Consiglio dei Ministri
  • Emilio Colombo ministro del Tesoro
  • Guido Carli Governatore della Banca d’Italia

Passarono sette anni ed il 27 settembre 1974 molti italiani si ritrovarono, ancora una volta, con i loro risparmi in fumo.

Quel giorno venne decisa la liquidazione coatta della Banca Privata Italiana che vedeva alla presidenza tal Michele Sindona.

Sindona è speculare a Ricucci.

Infatti dopo aver fatto l’autotrasportatore, si laurea in giurisprudenza ed esercita a Milano. Nei primi anni Cinquanta è il commercialista più ricercato da industrie e società finanziarie, e lui stesso dopo una serie spregiudicata e favorevoli operazioni in Borsa, acquisisce il controllo della Banca Privata Italiana che raccoglie capitali dall’elite del capitalismo italiano.
Aveva creato un impero grazie ad amicizie influenti nella politica italiana e nella finanza vaticana ed appoggi negli Stati Uniti L’ambasciatore USA in Italia John Volpe gli consegnò di persona il premio "uomo dell’anno 1973", in considerazione della notevole rilevanza economica che le numerose società collegate al suo gruppo avevano acquisto negli States.

Il 10 maggio di quell’anno la Franklyn Bank di New York, controllata dal gruppo Sindona, si trovò in difficoltà ed il ministro del tesoro Ugo La Malfa rifiutò di concedere l’aumento del capitale alla Finambro, società finanziaria cassaforte del Gruppo Sindona . Risultato: in ottobre Michele Sindona è colpito da un mandato di cattura per falso contabile: i depositanti della Banca Privata Italiana sono tutelati.
La Banca venne incorporata nella Banca Rasini (in seguito fusasi nella Banca Popolare di Lodi, oggi Banca Popolare Italiana che ha gabbato i correntisti con Fiorani …)
Cinque anni dopo, il 17 aprile 1978 scoppia il caso Banco Ambrosiano.
La prima crisi del Banco si ebbe nel 1977, quando una mattina di novembre Milano si svegliò tappezzata di cartelloni in cui vennero denunciate presunte irregolarità del Banco ambrosiano.
La situazione si stabilizzò celermente, ma il 17 aprile 1978 alcuni ispettori della Banca d’Italia entrarono nel Banco Ambrosiano, dove rimasero per alcuni mesi, uscendo con un rapporto pieno di irregolarità che fu consegnato al giudice Emilio Alessandrini. Egli purtroppo non riuscì nemmeno a leggerlo, ucciso da un attentato del gruppo terroristico di estrema sinistra Prima Linea. Il governatore della Banca d’Italia Paolo Baffi e il capo della vigilanza Mario Sarcinelli che avevano ordinato l’ispezione vennero invece accusati di alcune irregolarità nella gestione di un altro caso finanziario.
Paolo Baffi si dimise ed il suo successore fu Carlo Azeglio Ciampi
I due imputati vennero definitivamente prosciolti nel 1983 dopo essere stati comunque tagliati fuori dal caso sul Banco Ambrosiano ( pur diversa nella sostanza la vicenda Baffi - Sindona - Calvi è, nella forma, molto simile al caso Fazio - Fiorani - Consorte)
A quel punto il neo Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, avviò la procedura di liquidazione coatta amministrativa del Banco che venne controllato dalla cordata i cui componenti principali furono la Banca Cattolica del Veneto e la Banca San Paolo Brescia ai cui vertici sedeva Giovanni Bazoli, montiniano di ferro, attuale presidente di Banca Intesa. Nel 1994 viene modificata la legge bancaria, sempre sulla base del modello tedesco, in cui venne ufficializzata la nascita della banca universale.
Le banche, con lo strumento delle venture-capital potevano diventare azioniste delle aziende.
La separatezza del 1936, voluta proprio per evitare la "commixtio sanguinis", venne gettata alle ortiche.
Le vicende Cirio, Parmalat, Bipop - Carire, BPI e UNIPOL ne sono la diretta conseguenza.

Maurizio Turoli
maurizio_turoli@yahoo.it