Destra universale - Numero 39

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • DESTRA UNIVERSALE
  • RELATIVISMO POLITICO


    DESTRA UNIVERSALE

    L’ultimo atto significativo della legislatura chiusa nel febbraio 2006 fu l’approvazione del disegno di legge con cui i reati d’opinione venivano largamente depenalizzati, se non addirittura cancellati: l’alto tradimento, come si ricorderà, non è più punibile con l’ergastolo ma con pochi anni di reclusione, e l’oltraggio alla bandiera è diventato un semplice illecito, generalmente sanzionato con una modesta multa. Si tratta di una svolta storica voluta dalla maggioranza di centro-destra nonostante diffuse perplessità, ma condivisa dalla sinistra antagonista, che già da diversi anni era stata il soggetto politico precursore di quel progetto.

    Oggi, dopo la sconfitta elettorale di primavera, si è avviato un ripensamento critico della destra e dei suoi valori tradizionali, nella logica esigenza di adeguarla alle attese del nuovo millennio, pur salvaguardandone i principi di base. E’ congruo chiedersi, in tale ottica, se le scelte compiute nella legislatura appena trascorsa siano state conformi ad una vera politica di destra ed alle opzioni conseguenti. In questo senso, non è azzardato muovere proprio da quelle in tema di reati d’opinione, che hanno avuto connotazioni etiche ed in quanto tali prive di immediata correlazione economica, per non parlare della cosiddetta devoluzione, la cui bocciatura referendaria è stata tale da evidenziare come il "popolo di destra" avesse parecchi dubbi sulla sua reale fattibilità e sulla sua stessa opportunità.

    Si è detto anche ai massimi livelli che la Casa delle Libertà non esiste più, e che la destra deve essere totalmente ripensata, con un’affermazione che i contrasti più recenti tra le sue anime rendono a più forte ragione attuale, perché vanificano la tesi di quanti sostengono che l’abbondante metà di elettori pronunciatasi contro il centro-sinistra sarebbe un solo "popolo". La necessità di ripensamento vale a più forte motivo per Alleanza Nazionale, se non altro per il maggiore richiamo etico attribuito al suo ruolo odierno ed alla sua esperienza storica.

    E’ passata molta acqua sotto i ponti dall’ormai lontano 1992, quando Domenico Fisichella ebbe l’intuizione di ipotizzare il nuovo soggetto che circa tre anni più tardi avrebbe determinato in concreto la pur sofferta svolta di Fiuggi. Oggi si parla insistentemente della nuova alleanza "sociale e morale" aperta ad un "conservatorismo compassionevole", o meglio solidale, capace di coinvolgere i cosiddetti produttori di reddito, di valori e di futuro (lavoratori, pensionati, casalinghe, giovani); ma nello stesso tempo si sottolinea il ruolo determinante dell’individuo, della responsabilità personale e della sfera privata, e l’esigenza di ridurre quello dello Stato, e di elidere la sua presenza nella vita associata.

    La sensazione è che abbia ad emergerne un eclettismo idoneo a suffragare le ragioni di quanti sostengono che "una destra nazionale e tradizionale" è sostanzialmente scomparsa e che la prospettiva del partito unico ne trae motivi di maggiore attualità ed opportunità: tesi suggestiva, ma in oggettivo contrasto con le divisioni, anche di principio, che contraddistinguono le diverse componenti della vecchia Casa delle Libertà (basti pensare a quelle più recenti che si sono manifestate, ad esempio, nel voto parlamentare sull’indulto, per non dire delle notevoli discrasie su problemi di politica estera).

    Gli auspici di chi ha suggerito l’ineluttabilità di un’evoluzione dal "welfare state" alla "welfare community" hanno l’aria di contorsioni semantiche da cui emerge, a ben vedere, una propensione quasi scontata per il sostanziale abbandono delle istanze solidaristiche, al di là delle concessioni formali al "conservatorismo compassionevole" ed alla cosiddetta "modernità responsabile ed inclusiva", non facilmente comprensibile, ma proprio per questo idonea ad interpretazioni di segno diverso. Ed allora, si può essere veramente certi che il "viaggio nel deserto" compiuto da Alleanza Nazionale abbia portato ad una destinazione sicura e condivisa? Si può essere veramente certi che i "produttori di idee" abbiano gli stessi diritti di quelli riconosciuti agli altri, con tutto il rispetto per lavoratori, pensionati, casalinghe e giovani? Si può essere veramente certi di avere visto giusto nelle scelte in tema di reati d’opinione, di indulto, di politica estera, ed ancor prima, di devoluzione?

    La suggestione eclettica è tipica delle epoche di crisi, ma non è destinata a durare, né tanto meno a consentire il perseguimento di risultati politicamente validi: al massimo, può giovare all’esercizio del potere in una logica guicciardiniana del "particulare" che il più delle volte si traduce nella sua perdita già nel breve termine, come dimostrano vecchie e nuove esperienze. Ciò posto, sembra di poter dire che il confronto su obiettivi, programmi e contenuti della nuova destra non può prescindere dalle domande essenziali sui fondamenti etici di base e sulla volontà di "operare nella vita associata in funzione del bene comune", che in ultima analisi è l’essenza della vera politica, con tanti saluti alla depenalizzazione del falso in bilancio ed analoghe amenità.

    Una destra autentica non è conservatrice né sociale, né tanto meno individualista. Al contrario, deve assumere una dimensione ed una prospettiva universali, in cui il giusto perseguimento di valori dell’ individuo non contraddica la priorità del fenomeno statuale (anche in prospettive sovranazionali); dove diritti ed interessi di ciascuno trovano la necessaria sintesi in quelli di tutti, e naturalmente, nei limiti che li pongono in quanto tali e che, come sostenne Benedetto Croce, sono l’essenza della vera libertà.

    E’ utile aggiungere che l’universalità della destra, allo stato delle cose difficilmente ipotizzabile nel partito unico (destinato semmai ad implementare la diffusa disaffezione nei confronti della politica); coinvolge prioritariamente il piano etico e culturale senza escludere quello economico, ed impone scelte coraggiose che possono implicare confronti di qualche asprezza, ma che sono le sole a garantire una reale credibilità nel medio e lungo termine, suffragata da una trasparente coerenza e dalla capacità, ora più che mai, di coniugare il nobile sentire con il forte agire.

    Carlo Montani


    RELATIVISMO POLITICO ED IL CONSEGUENTE OPERATO DEL GOVERNO PRODI

    1) LE SORTITE ESTIVE
    Il Relativismo (dal latino relatus "far riferimento") è la corrente filosofica secondo cui non vi sono verità assolute che traggano giustificazioni solamente dal proprio significato, ma che in realtà ogni verità è tale solo in relazione a qualcosa con la quale ha un rapporto. E’, quindi, la teoria su cui si fonda lo scientismo tanto caro ai "laici" che compongono la parte più consistente dell’attuale maggioranza politica italiana. In base a questo principio i vari Rutelli, D’Alema e compagnia affermano, sostenuti dall’autorevolezza (sic!) di "Repubblica" e de "Il Corriere della Sera" che:
    · I fischi che il popolo di Comunione e Liberazione ha riservato a Rutelli e soci al Meeting dell’Amicizia possono essere capiti : rientrano nella dialettica politica.
    Sono preoccupanti ed inaccettabili i cori da stadio tributati a Berlusconi (Europea on line del 27 agosto u.s.) · L’articolo 11 della Costituzione: "L’Italia rifiuta la guerra …" non è universale, ma va applicato a seconda delle circostanze. Via dall’Iraq e dall’Afganistan perché è un intervento voluto da Berlusconi a fianco degli Stati Uniti d’America. Va appoggiato senza se e senza ma l’intervento in Libano perché voluto dalla banda Prodi e fondamentalmente è contro Israele (facciamo i notai con Hezobollah e, conseguentemente, contro Bush).
    · I CPT (centri di permanenza temporanea - paragonati a Guantanamo) vanno chiusi perché, lo proclama Repubblica, violano i diritti umani.
    · Si ignorano, al contrario, le atrocità e la costante violazione dell’etica commerciale dei cinesi.
    · L’unità del 16 settembre in seconda pagina così titolava: "La scuola è ancora nel caos. Ma almeno ci siamo tolti dai piedi (sic!) la Moratti
    · Telecom Italia decide un piano industriale che Prodi & C. bocciano. Siamo in regime di libero mercato e l’Italia è nel mercato globale ma Tronchetti Provera lascia la presidenza di Telecom Italia a Guido Rossi che ne è già stato presidente nel 1997 e fautore del salvataggio della Olivetti di Carlo De Benedetti grazie a "l’operazione di ingegneria finanziaria" orchestrata dal predetto Rossi e da Roberto Colaninno. Va sottolineato che entrambi sono amici personali di Massimo D’Alema.
    · Siamo all’avventurismo revisionista delle autocritiche al tempo delle invasioni russe dell’Ungheria (1956) e della Cecoslovacchia (1968).
    · Viva Oriana Fallaci, da morta, ma vanno tirate le orecchie a Benedetto sedicesimo che ha irritato i fondamentalisti islamici (Al Quaida & C.).
    Nulla importa se ciò che ha detto il Papa a Ratisbona è condiviso dalla maggior parte dei mussulmani . I fondamentalisti hanno dichiarato la guerra santa per la conquista di Roma. Ci vorrebbe un altro Giovanni da Capestrano (frate francescano che il 22 luglio 1456 sconfisse i Turchi, che marciavano alla conquista di Vienna, nella battaglia di Belgrado); purtroppo disponiamo solo di un Romano da Scandiano … Infatti la dellenizzazione (come l’ ha definita Benedetto XVI a Ratisbona - cioè l’abbandono degli stati occidentali di Socrate, Aristotile, Platone, Seneca e compagnia eccelsa) ha avuto come risultato la lotta al cattolicesimo e la cecità verso filosofie antitetiche che oggi rischiano di cancellare la cultura europea. Ed il governo (la g minuscola è doverosa) vuole dimezzare i tempi per la concessione della cittadinanza e considerare i clandestini profughi politici. Il risultato sarà d’avere tra dieci anni un Partito islamico in Parlamento e tra venti l’islamizzazione (grazie al "differenziale di fertilità", cioè cinque neonati islamici contro uno italiano) della nostra Nazione. Per cui nel 2026 avremo una "tassa sulla Celebrazione eucaristica", con il beneplacito del cattolicissimo Prodi che ha affermato:" Il Papa lo difendano le Guardie Svizzere" (in altri tempi ci sarebbe stata la scomunica late sententia)

    2) LE MENZOGNE SPACCIATE PER GRANDI INNOVAZIONI SOCIALI
    Tra qualche mese, quando il decreto Bersani - Visco andrà a regime le partitite IVA "non parasubordinate" se non si trasformeranno in cooperative non avranno più mercato, Infatti la guerra ai taxisti (da Von Taxis - imprenditore viennese del ‘700 che inventò il noleggio delle carrozze); ai farmacisti ed agli avvocati (quasi tutti elettori del centro -destra - quindi da "rieducare socialmente") ma non agli ingegneri, ai medici ed ai notati (che essendo corporazioni politicamente protette sono, nella maggioranza tutti pro Mortadella & Fiscal Banda Bassotti) ha come obiettivo il collettivismo cooperativo forzoso. In questa ottica va anche analizzato il "fidanzamento" (con fusione nel primo trimestre 2007) tra Unipol Banca e BCC (ex casse Rurali ed Artigiane, di democristiana vocazione). Con la scusa di combattere l’elusione fiscale è stato introdotto l’obbligo di effettuare pagamenti tramite Banche (limite che entro il 2008 si ridurrà a cento euro) In realtà il provvedimento ha come scopo vero quello di incrementare i margini operativi (i bonifici costano almeno due euro e mezzo allo sportello e cinquanta centesimi dal computer) di alcuni grandi elettori (Banca Intesa, Unicredito, San Paolo Imi, Montepaschi, Capitalia, Banca Popolare Italiana) dell’accolita Goldam Sachs (Prodi, Padoa Schioppa e Draghi).

    3) LA FINAZIARIA DI PSEUDO REDISTRUBUZIONE
    Sulla manovra finanziaria 2007, varata dalla banda Prodi, si stanno scrivendo e si continueranno a scrivere fiumi d’inchiostro. Onde evitare le solite critiche di faziosità, si riportano solamente le sintesi dei commenti de "Il Sole 24Ore" del 2, 3 e 4 ottobre rispettivamente a cura di Luca Palazzi, Roberto Perrotti e Giacomo Vaciago. Va ricordato che la testata :
    · fa capo a Confindustria e Monte dei Paschi di Siena.
    · é sempre stata incondizionatamente pro Prodi.

    Orbene ecco quel quotidiano "amico" cosa pensa del pastrocchio pomposamente chiamato Dpef:
    · IL RISULTATO NE’ TAGLI VERI NÉ RIFORME (Luca Palazzi 02/10/2006)
    I vincitori , i mattatori sono stati i piccoli partiti più radicali vale a dire i sindacati, azionisti di riferimento della coalizione La redistribuzione, tanto strombazzata, è stata condita con molta propaganda non solo a punizione del ceto medio ma ad una visione livellatrice e pauperistica (da pauperismo: fenomeno economico sociale per cui, mancando risorse, si ha una larga diffusione della miseria) della società. La via fiscale è vecchia, meglio sarebbe stato agire sulle uscite di spesa.

    · LE SCELTE CHE GUARDANO TROPPO AL PASSATO (Giacomo Vaciago 03/10/2006)
    In passato i Governi varavano un buon impianto di Dpef (il documento programmatico del ministro dell’ economia) ed il parlamento lo peggiorava notevolmente. Questa volta il Governo ha varato una finanziaria difficilmente peggiorabile. In una Nazione immobile le priorità sono ben altre rispetto a quelle indicate nella finanziaria: assunzioni in ruolo di tanti precari della scuola e serenità di tanti pensionati. Sappiamo da un pezzo che la crescita di una nazione:
    o sta nella capacità di attirare investitori e capitali, perché è con i soldi degli altri che si cresce
    o è correlata all’innovazione che modella il capitale umano, quindi dalla qualità della formazione
    L’innovazione, a sua volta, è spinta dalla potenza della competizione. La sicurezza dei posti di lavoro o il miglioramento del reddito dei pensionati, anima della finanziaria 2007, nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di sviluppo sbandierati da Padoa Schioppa e Bersani. La Finanziaria è troppo spostata verso l’eccesso di populismo della sinistra radicale, per cui si ha l’impressione che il vero obiettivo sia quello di cancellare ciò che il precedente Governo ha lasciato in eredità. Inoltre è lo stesso Governo (nelle passate legislature era il Parlamento a costringere l’Esecutivo a ripensamenti copernicani); a non mantenere le promesse di contenimento della spesa pubblica, a partire da quella di minor qualità. Ciò comporta che poco o niente contribuisca alla crescita economica ed all’equità. Infatti gli sgravi, eventuali, dell’IRPEF sono vanificati dalla :
    o maggior pressione fiscale che gli Enti locali sono costretti ad operare (i trasferimenti dal centro alla periferia sono più che dimezzati)
    o maggiorazione del bollo per i veicoli a motore non euro quattro, che, nella stragrande maggioranza, appartengono alle fasce meno abbienti (se non arrivano a fine mese l’auto è l’ultimo dei loro pensieri).

    · FALSI TAGLI , TASSE VERE ED IL MIRAGGIO DEL RIGORE (Roberto Perotti 04/10/2006 )
    Alcune finanziarie del Governo Berlusconi erano imbarazzanti per l’abbondante ricorso alla finanza creativa ed ai condoni. La finanziaria 2007 non contiene condoni, ma molti ministri sono impegnati in una imbarazzante campagna di disinformazione persa in partenza. Infatti si ostinano a presentare come riduzioni di spesa miliardi di euro che sono inconfutabilmente aumenti di entrate (e come tali registrati in bilancio). A parte ciò, sarebbe ingenuo aspettarsi che una coalizione di governo frastagliata ed eterogenea riesca a fare ciò che nessun governo ha mai fatto in trent’anni ( se non sotto la pressione dell’emergenza nel 1992 - ‘93 e 1995 - ’97): autentiche riduzioni della spesa pubblica derivante da una eliminazione degli sprechi e delle assunzioni parassitarie. Come hanno ribadito il viceministro Visco, Luigi Spaventa e Pier Carlo Padoan i punti di forza della finanziaria sono altri:
    o poter riportare il disavanzo sotto il fatidico 3%
    o aver raggiunto, finalmente l’equità
    Peccato che anche questi decantati punti di forza siano illusori. Infatti quella sbandierata è un’equità alla Don Camillo e Peppone poiché per Visco le critiche alla finanziaria riflettono il rifiuto di una parte rilevante del ceto medio ed intellettuale (sic!) ad accettare un’idea di solidarietà e redistribuzione sociale. Eppure il terzo settore, negli ultimi anni in Italia, è esploso. Ciò implica un aumento esponenziale della cultura solidaristica grazie a centinaia di fondi privati e migliaia di volontari (e la finanziaria dimentica il 5 per mille). Il fatto è che l’azione redistributiva della Finanziaria è affidata a misure grezze ed inadeguate all’obiettivo. La vera equità viene mancata perché il Governo si è pedissequamente allineato ad una linea sindacale obsoleta che, di fatto, finisce per proteggere la platea degli iscritti e simpatizzanti anziché i poveri. Il fiore all’occhiello della manovra è il cambiamento per favorire i redditi bassi a scapito di quelli alti. Si dimentica che usare la tassazione dei redditi da lavoro per combattere la povertà è notoriamente uno strumento alquanto punitivo degno dei regimi dirigistici dell’ex Comecon. Infatti siffatto impianto non ha effetto su chi è talmente povero da non dover nemmeno pagare le tasse. Inoltre ha effetti perversi in una Nazione ad alta evasione (chi guadagna di più son proprio i ricchi evasori) Se si fosse veramente voluto combattere la povertà ed incentivare il lavoro si sarebbero potuti introdurre strumenti come la Earned Incombe Tax Credit che negli USA ha avuto considerevoli effetti benefici. Rozzo è il taglio del 50% degli scatti di anzianità di tutti i dipendenti pubblici tra cui magistrati e forze dell’ordine. Rozzo è l’intervento sulla Sanità. Infatti la riduzione del 50% dei prezzi di medicinali ed analisi di laboratorio denota una totale incomprensione di una moderna economia. Nessun mercato può reggere se gli vengono imposti per legge tagli di prezzi così drastici dall’oggi al domani. Rozza la regolarizzazione dei precari della scuola effettuata senza alcuna selezione che ne premi la preparazione e competenza. Così facendo si peggiora la qualità della scuola. I ceti meno abbienti, che non si possono permettere scuole di èlite, ne sono più pesantemente danneggiati. Rozzo è l’intervento sul TFR. Infatti se è vero che il TFR è dato in prestito alle aziende ad un tasso di favore, è altrettanto vero che questi fondi vengono usati per ammodernare l’apparato produttivo. La redditività derivante permette di erogare le spettanze ai dipendenti in quiescenza. Da ultimo, il rigore è un miraggio. Queste misure sono così crude ed improvvisate da essere tecnicamente e politicamente inapplicabili.

    4) CONCLUSIONI
    Questo è il Governo Prodi che per molti emigrati ed espatriati doveva essere la panacea di tutti i mali. I fatti dimostrano che avevano ragione coloro che hanno sempre considerato:
    o Prodi inetto e bugiardo
    o La coalizione di centro - sinistra come un’Armata Brancaleone, in cui i peggiori sino ad ora (ed in futuro?) hanno avuto il sopravvento.

    Grazie Italiani all’Estero, grazie.
    Maurizio Turoli
    maurizio_turoli@yahoo.it