Intervista

INTRODUZIONE ALLA NET-POLITICA

Di seguito viene riportato il secondo appuntamento con cui prosegue l’introduzione alla Net-Politica.

    1. Il doppio ruolo dell’elettore
      La rivoluzione tecnologica e la crescita dell’importanza di Internet nella vita dei cittadini porta a un nuovo modo di vivere la politica. Una rivitalizzazione della comunicazione è necessaria da parte sia del partito che del singolo politico. L’elettore, grazie a Internet, è più coinvolto: maggiori fonti di informazioni possono essere raccolte ma sono messi a sua disposizione anche nuovi strumenti per esprimere il proprio pensiero e farsi ascoltare, con efficacia. Il cittadino assume, infatti, il doppio ruolo di destinatario della comunicazione del partito ed emittente della comunicazione diretta al soggetto politico. Questo cambiamento risulta deleterio per il partito che non è in grado di cogliere la sua importanza. Ben presto le persone, che sempre più numerose stanno entrando in Internet, chiederanno una politica differente a cui certe realta’ non sapranno più rispondere… Altri invece, più efficaci fin dall’inizio nel confrontarsi nel modo giusto con il nuovo strumento di comunicazione, avranno l’opportunità di parlare a un pubblico più attento ed esigente di oggi. Sarà possibile una sorta di consultazione costante nel tempo che porterà l’elettore e il politico a un confronto costruttivo. Si potrebbe interpretare come un sondaggio ad ampio raggio ma non e’ solo questo. L’elettore tramite gli innumerevoli strumenti che Internet offre gia’ oggi (e chissa’ quali saranno ideati in futuro) potra’ essere parte attiva, nel bene o nel male, del cambiamento della politica.



  1. Democrazia: due scuole di pensiero
    Internet è un terremoto che scuote la politica come ogni altro fondamento della nostra società. Forte è il suo impatto, evidente la rivoluzione che ne consegue. Due scuole di pensiero si contrappongono preoccupate sul futuro della democrazia dopo l’avvento di Internet nelle nostre vite. Da una parte vi sono coloro che desiderano che si prosegua sul percorso della democrazia diretta che la "Rete delle reti" ha indicato come sempre più tangibile. Tra loro vi sono gli entusiasti che vedono in questo nuovo strumento per comunicare un utile mezzo per rivitalizzare i rapporti tra società politica e cittadini. Il fine diventa per loro non solo una politica migliore e piu’ rispondente alle esigenze dei cittadini ma un modo nuovo per coinvolgere i cittadini stessi nelle scelte. Dall’altra parte si schierano invece coloro che vedono nella democrazia rappresentativa il sistema migliore in qualche modo minato dalla rivoluzione che Internet ha portato. Tra loro vi sono coloro che preoccupati vedono una possibile degenerazione della politica verso un sistema di referendum continuo in sostituzione della riflessione e delle scelte strategiche dei politici. Di fatto, le due scuole di pensiero sono in contrapposizione e non potranno trovare alcun punto di incontro. Accettare la situazione ed osservare il nuovo scenario è l’unica scelta per entrambi gli schieramenti. Poi, certamente, potranno agire… ma intanto devono adeguarsi e cercar di far propri gli strumenti che le nuove tecnologie oggi offrono rispetto al passato. Chi parla a favore della democrazia diretta vedendo nella "Rete delle reti" un impareggiabile alleato non potra’ pero’ esimersi dallo studiare anche i difetti dello "strumento-Internet". Non potra’ evitare di dover affrontare i mille e piu’ condizionamenti che nel bene o nel male conseguiranno dall’utilizzo di una tecnologia del genere al fine di avere da parte dei cittadini una maggior partecipazione alle scelte politiche. Dall’altra parte chi vorrebbe proseguire il cammino della democrazia rappresentativa e in qualche modo legge in Internet un possibile nemico dell’analisi politica poiche’ al cittadino verra’ chiesto di decidere e non piu’ di demandare ad altri la decisione stessa, non puo’ lo stesso esimersi dal cercar di utilizzare, come meglio crede, i nuovi canali di comunicazione. Di fatto l’elettore, nel suo doppio ruolo, diventera’ in ogni caso piu’ attivo e partecipe. Impossibile sara’ trascurarlo.

a cura di:
Vito Andrea Vinci

conosciuto in rete come Vav
Fondatore e Coordinatore della principale mailing list nazionale dedicata al mondo della destra che da cinque anni riunisce e fa confrontare centinaia di militanti e simpatizzanti in un dibattito quotidiano.

Per iscriversi: azionegiovani-tribe-subscribe@yahoogroups.com



Leggi la prima parte dell’Introduzione alla Net-Politica


INTRODUZIONE ALLA NET-POLITICA

    1. Internet: Sirene di Ulisse
      Giudizi positivi e negativi sono stati dati su Internet accusando o difendendo la sua natura, ovviamente, globalizzatrice. Internet però non ha un valore negativo insito nella sua filosofia. La stessa globalizzazione non deve essere considerata una degenerazione ma un fatto con il quale confrontarsi. Un fatto che può risultare anche positivo per la nostra vita. Si può essere favorevoli o contrari alla globalizzazione ma è l’uso che se ne fa (il modo in cui la si vive) ad influire sulla nostra società. In un mondo globalizzato deve essere nostro l’impegno di proporre valori e ideali per mettere online la propria comunità conservandone tradizioni e pensiero. E’ questo il vero obiettivo da raggiungere per i soggetti politici del nostro tempo e degli anni futuri… confrontarsi con questa realta’ nuova e senza dubbio affascinante e sinuosa da un lato quanto pericolosa e inquietante dall’altro. Internet e’ quindi paragonabile alle Sirene che con il loro canto cercavano di sedurre i marinai e portare le nave verso gli scogli. Il pericolo e’ sempre in agguato, ma così come decise Ulisse, perché privarsi dell’immenso piacere di ascoltare la meravigliosa melodia delle Sirene? L’importante e’ sapere dove fermarsi, dove il pericolo va in qualche modo arginato. L’operato di Internet e’ soggetto esclusivamente a chi decide di adoperarlo in un modo piuttosto che in un altro e non e’ pertanto la sua natura ad essere in qualche modo dannosa ma soltanto l’utilizzo che certe persone ne fanno. Internet non può che essere in realtà giudicato se non come uno strumento molto utile per comunicare. Il suo utilizzo potrebbe essere negativo ma se guardato con attenzione lo "strumento-Internet" proporrà numerosi aspetti interessanti. E’ una questione di cultura del soggetto che deve adoperare Internet e non della forma che la "Rete delle reti" presenta. I cambiamenti che Internet porta e continuerà in futuro a presentare, vanno a colpire ogni settore della nostra società… politica compresa. E’ la cultura e coscienza dello strumento, delle sue potenzialità, dei suoi punti deboli, ad essere i veri protagonisti. Spetta a noi saper cogliere tali mutamenti, adeguarci ad essi e sviluppare soluzioni per sfruttarli al meglio.



  1. Una politica in trasformazione
    Nell’era di Internet tutto è differente a prima. I soggetti politici e lo stesso elettore assumono ruoli diversi da quelli interpretati nel passato. Le strategie legate alla comunicazione e il marketing politico da sviluppare per raggiungere con successo l’interesse dell’elettore sono mutati adeguandosi ai nuovi strumenti e alle esigenze del momento. I partiti e i politici che non sono riusciti a stare al passo con i tempi sono già fortemente penalizzati. I partiti e i politici che, nel prossimo futuro, non riusciranno ad acquisire il know-how necessario per entrare con efficacia in Internet saranno esclusi dalla competizione. Se la politica è da sempre all’inseguimento di risposte da poter dare agli elettori, con le nuove tecnologie deve necessariamente adeguarsi ad un mutamento del ruolo dell’elettore. Il cittadino assume, infatti, il doppio ruolo di destinatario della comunicazione del partito ed emittente della comunicazione diretta al soggetto politico. L’elettore tramite gli innumerevoli strumenti che Internet offre già oggi (e chissà quali saranno ideati in futuro) potrà essere parte attiva, nel bene o nel male, del cambiamento della politica.

a cura di:
Vito Andrea Vinci

conosciuto in rete come Vav
Fondatore e Coordinatore della principale mailing list nazionale dedicata al mondo della destra che da cinque anni riunisce e fa confrontare centinaia di militanti e simpatizzanti in un dibattito quotidiano.

Per iscriversi: azionegiovani-tribe-subscribe@yahoogroups.com


Silvia Ferretto - Numero 18

D: Silvia Ferretto e’ una delle piu’ combattive donne di AN, da sempre. Eletta al Consiglio regionale della Lombardia, molte sono le battaglie che ha affrontato facendosene portavoce in quella sede; fra le ultime quella relativa al finanziamento dei Centri giovanili che chiaramente si dissocino dalle violenze, riprendendo un disegno di legge regionale da lei presentato nel novembre 2000 e mai discusso. A che punto è questo progetto di legge?

R: Il progetto purtroppo non è ancora stato discusso ma spero che ciò possa avvenire quanto prima. Nel frattempo ho realizzato un dossier sui vent’anni di violenze del Leoncavallo contro le forze dell’ordine, gli esponenti politici, i sindacati e in generale contro Milano, i suoi cittadini e le loro proprietà. Un dossier ha l’obiettivo di far riflettere tutti coloro che ancora oggi sostengono che i cosiddetti ragazzi del Leoncavallo hanno diritto ad avere in questa città spazi sociali da autogestire. Un dossier per rinfrescare la memoria a tutti coloro che, a differenza di tanti militanti di destra, non portano sulla propria pelle i segni delle loro lezioni di "democrazia".

D: Forse il risultato piu’ eclatante e’ stato quello condotto contro Adel Smith, Presidente dell’Unione Musulmani d’Italia, per lo scioglimento del partito da lui fondato. Qualche mese fa le firme raccolte erano ben 65.000 e la campagna sarebbe proseguita sino al raggiungimento delle 100.000 adesioni. A che punto siamo? Ci sono nuovi risvolti della situazione?

D: Le firme raccolte sono in effetti ormai quasi 100.000. Un enorme successo, davvero. Sulla questione qualche mese fa ho presentato anche un esposto alla Procura della Repubblica affinché si indaghi su Adel Smith, per violazione degli art. 403 e 404 del Codice Penale e della legge Mancino. Smith infatti oltre ad aver più volte pubblicamente offeso la religione cattolica, mediante vilipendio a cose sacre e a persone che la professano e la rappresentano istiga pericolosamente all’odio e allo scontro religioso

D: Entrando nel sito www.ferretto.it si e’ colpiti dalla grande quantita’ di interventi, ordini del giorno, progetti, petizioni -quasi quotidiani- cui da’ vita. Non teme che si possa correre il rischio di una sovraesposizione o, peggio, di cadere nell’accusa di protagonismo?

D: No, svolgo il mio lavoro nell’interesse del partito e dei cittadini; d’altra parte mi pare sia per questo che sono stata eletta e non certo per scaldare la sedia o schiacciare bottoni, o no? Nel mio sito rendo quotidianamente conto ai cittadini del mio operato, nella massima trasparenza.

D: E giungiamo alla faccenda piu’ spinosa. In questi mesi sulla stampa si e’ parlato ampiamente della sua rimozione da Presidente della Commissione cultura della Regione Lombardia. Ovviamente la faccenda non e’ stata tranquillamente accettata da lei, anzi... La sua "riduzione" al ruolo di "semplice" consigliere regionale e’ stata vissuta come un affronto da lei; ci sono state polemiche piuttosto dure con il Presidente del Gruppo consiliare di AN, Romano La Russa. Ora sembra che la buriana sia passata, ma ci sono ancora voci che la vorrebbero dissidente, o addirittura dimissionaria, dal partito. Qual e’ la sua posizione oggi?

R: L’unica mia colpa è quella di aver criticato Romano La Russa, il quale non ha digerito l’affronto e mi ha espulsa dal gruppo regionale, violando in modo palese lo Statuto del Partito che prevede che solo il Presidente Nazionale possa prendere misure disciplinari nei confronti dei membri dell’Assemblea Nazionale, quale io sono. Attualmente dunque, per quanto fuori dal gruppo regionale, resto a tutti gli effetti componente dell’Assemblea Nazionale di AN. Io sono e resto di Alleanza Nazionale. Credo nelle nostre idee e pertanto non posso che far politica in nome e per conto del Partito al quale mi onoro di appartenere da più di 20 anni. Nessuno potrà mai obbligarmi a tradire i 9103 elettori di AN che mi hanno votata.

D: Le donne in AN vogliono contare sempre di piu’. Anche nella Festa Tricolore di Milano c’e’ stata una precisa volonta’ femminile di guadagnare spazio, visibilita’, e, perche’ no, potere. In un partito "maschilista" quale spazio c’e’ ancora oggi per le donne che fanno politica?

R: Non è questione di potere o di quote. In AN le donne non hanno mai avuto problemi di questo tipo. Si sono rimboccate le maniche e si sono date da fare. Semmai il problema è che sono necessarie, per tutti, uomini e donne, regole chiare che vengano da tutti rispettate.

D : Le ultime elezioni non sono andate bene per AN, e non parliamo solo di Roma. Che succede?

R: Oggi più che mai rischiamo di perdere la nostra identità e la nostra diversità. Occorre tener sempre ben presente che governare deve essere un mezzo per far vincere le idee, non un fine. Qualcuno invece purtroppo a volte lo dimentica, confondendo pericolosamente i fini con i mezzi.

La Compagnia dell’Anello si racconta dopo i recenti concerti di Sesto San Giovanni e Camerino
"Sentimenti e impegno: così da 25 anni cantiamo la Tradizione"
Romantico e raffinato l’ultimo cd del complesso veneto che si ispira alla letteratura fantastica di J.R.R Tolkien. Una speciale attenzione alle terre di Istria e Dalmazia e alla loro drammatica storia

È un gruppo amatissimo dagli appassionati della musica "alternativa", ossia le note e le parole che hanno accompagnato negli anni più difficili e continuano ad accompagnare le lotte dei giovani di destra. La Compagnia dell’Anello si può dire che abbia "fatto la storia" di un certo tipo di musica. Le origini del gruppo risalgono al 1974 quando cinque ragazzi del Fronte della Gioventù e del Fuan patavini fondano il Gpdpn, Gruppo Padovano di Protesta Nazionale. Da allora la strada percorsa dalla nostrana "Fellowship of the ring" è stata tanta. Adottata al tempo di Campo Hobbit I l’impegnativa denominazione tolkieniana infatti, il complesso veneto ha proposto brani che sono diventati autentiche bandiere della giovane destra, fino all’uscita nei mesi scorsi del cd "Di là dall’acqua", un concentrato di poesia e di qualità musicale davvero ammirevole. Per maggiori informazioni sul gruppo (storia, canzoni, foto, possibili acquisti ed altro) consigliamo di visitare il sito ufficiale www.compagniadellanello.net. La Compagnia, che, secondo il suo stile, si pone come se fosse un’unica persona, ha accettato di parlare di sé, del proprio passato e soprattutto del proprio presente.

"Cambian le facce, signori, gira la ruota del tempo, ma la mia vecchia canzone s’alza ancora nel vento": qual è il segreto della vostra longevità artistica? Siete stati il primo vero gruppo di musica "alternativa" in Italia. La vita di un complesso non è facile, quella di un gruppo etichettato come "di destra" deve esserlo ancora meno. Giù la maschera: come diavolo avete fatto?

Nessun segreto particolare. Negli anni abbiamo consolidato fra noi un forte legame di amicizia e di lealtà reciproca che ci ha aiutato a superare tutti gli inevitabili momenti di crisi che accompagnano naturalmente ogni compagine umana. A venticinque anni dalla nascita, la Compagnia è ancora unita e compatta proprio perché al suo interno sono stati sempre banditi i personalismi. Si è badato a privilegiare il lavoro di squadra per il raggiungimento degli obiettivi comuni. Niente primedonne. Ognuno ha dato ciò che poteva, ferma restando l’adesione comune ad una visione della vita e delle cose che definiremmo non materialista e ancorata ai valori della Tradizione.

A proposito della vostra "alternatività" al sistema della musica che si pretende "rispettabile", cosa pensate del fatto che nel 2002, caduti muri e muretti, con un clima politico molto diverso da quello dei vostri inizi, un gruppo come il vostro (che oltretutto non ha mai fatto ricorso a invettive o chissà quali apologie) sia costretto ad autoprodurre le proprie canzoni. Pure in questo caso: "anche se tutti... noi no!"…

Le cose non nascono dal nulla. Se dall’epoca dei Campi Hobbit il maggior partito della Destra italiana avesse deciso di investire risorse nel campo della musica e più in generale della cultura oggi forse non saremmo a questo punto. Ma non è mai troppo tardi… validissimi esempi individuali hanno dimostrato che sfondare il muro di gomma è possibile: si tratta ora di creare un coordinamento nazionale in grado di produrre eventi veramente significativi e costanti nel tempo.

Torno sulla vostra longevità di gruppo, perché qualche anno fa ebbi modo di leggere un’intervista ad un complesso romano (bravini a dire il vero) di cui non faccio il nome, che si lamentava del fatto che troppi amanti della musica alternativa fossero ancora legati alle vecchie canzoni anni ’70 e ’80. Più o meno dissero così: "sarebbe ora che qualche cervo bianco che ancora si aggira nella foresta si facesse da parte". Bene, mi risulta che quel gruppo abbia cessato l’attività mentre voi dopo più di un quarto di secolo siete "Di là dall’acqua".

Non abbiamo letto l’intervista citata. Senz’altro si è trattato di un’espressione scherzosa. Ben vengano i nuovi gruppi. L’importante è che s’impegnino nel produrre musiche e testi di qualità. Mai come oggi siamo "sotto osservazione" da parte della critica. Il convegno sulla musica alternativa tenutosi il 9 giugno scorso a Roma ha avuto vasta eco sulla stampa nazionale a dimostrazione del fatto che il fenomeno, a trent’anni dalla nascita, continua a suscitare interesse e curiosità sui media nazionali.

Veniamo dunque alla vostra ultima fatica. Devo ammettere che la canzone che ha dato il nome al cd, "Di là dall’acqua", mi ha davvero emozionato. L’argomento del pezzo ha scaldato il mio cuore e mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. Credete che ci siano ancora tanti giovani capaci di comprendere cosa significhi che in Istria e in Dalmazia "anche le pietre parlano italiano"?

Per cinquant’anni la scuola di Stato non ha insegnato alle giovani generazioni praticamente nulla sulla storia di due regioni europee indissolubilmente legate all’Italia: l’Istria e la Dalmazia. Questo colpevole silenzio è stato solo parzialmente interrotto dalla lodevole attività delle associazioni degli esuli e da un solo partito nazionale: il Movimento Sociale Italiano. Oggi i tempi sono maturi perché gli italiani si riapproprino di una parte della propria storia nascosta per tanti anni, per non dispiacere al Maresciallo Tito e ai suoi amici del PCI, dai ministri democristiani della Pubblica Istruzione. È per questo che canzoni come "di là dall’acqua" possono contribuire a risvegliare nei più giovani non anacronistici impulsi irredentistici, che oggi sarebbero impraticabili, bensì la consapevolezza che la difesa dell’identità nazionale passa anche attraverso la conoscenza della storia e che questa non si può cancellare con un tratto di penna oppure stampando in Italia carte geografiche della Dalmazia con i soli nomi croati!

Trovo che la vostra musica sia sostenuta da un grande spessore culturale e spirituale. Più che canzoni militanti avete cantato e cantate pezzi romantici, in parte ispirati al genere fantasy (e non potrebbe essere altrimenti) e in parte ai valori dell’uomo e alla storia della sua terra. Canzoni come "Addio a Perasto" ad esempio presuppongono da parte di chi ascolta una certa conoscenza della storia. Insomma volate alto...

Scrivere canzoni significa provare a trasmettere non solo emozioni ma anche stimolare chi ascolta, a pensare. Se poi questi stimoli riguardano pagine di storia sconosciute ai più, come nel caso della vicenda di Perasto, allora sentiamo che qualcosa è stato ben fatto. Durante i concerti spieghiamo sempre il tema portante dei brani che cantiamo, soprattutto dei più recenti. È anche un modo di raccontare alle generazioni più verdi tracce di un vissuto che rischia di scomparire: gli anni passano e certe cose non devono essere dimenticate proprio per andare avanti, guardando al futuro ma essendo consapevoli, ben consapevoli, del proprio passato.

Sbaglio o Mario Bortoluzzi ha dichiarato in qualche occasione di essere un ammiratore di Francesco Guccini e di ispirarsi in parte anche a lui? Vi sono mai giunti attestati di stima da parte di "nemici"?

Guccini è un poeta prima di essere un cantautore. A quanto ci risulta molto ammirato anche a destra, nonostante le sue posizioni politiche. Una canzone come "L’avvelenata" lo ha reso molto vicino e simile ad un certo tipo umano che definiremmo "anarchico individualista", incontrato spesso dalle nostre parti… Mario ha imparato a suonare la chitarra strimpellando proprio "La locomotiva" di Guccini e il suo "insegnante" era un militante di "Stella Rossa", correva l’anno 1974…e la prima canzone scritta fu "Padova 17 giugno 1974"… Crediamo che "a sinistra" pochi conoscano anche solo l’esistenza della produzione "alternativa" e, fra quei pochi, nessuno, fino ad oggi, ci ha mai inviato attestazioni di stima.

Siete reduci da due concerti: uno alle porte di Milano, a Sesto San Giovanni (avete profanato l’ex Stalingrado d’Italia!) e l’altro a Camerino. Quali considerazioni vi sentite di fare?

Tornare a suonare in pubblico dopo un anno di assenza e sei mesi di sala d’incisione è stato bellissimo. Anche perché ogni concerto è sempre una festa di emozioni che coinvolge in primo luogo tutti i componenti della Compagnia. A Milano l’organizzazione, dal palco all’amplificazione, è stata di ottimo livello e ci ha permesso di superare i consueti problemi acustici che si affrontano suonando in un palazzetto dello sport. A Camerino i ragazzi del locale nucleo di Azione Giovani hanno decisamente dato il massimo in termini di efficienza e di simpatia. Abbiamo poi potuto riabbracciare vecchi amici come De Turris, Cimmino e Gabriele Marconi presenti in città per un convegno sulla cultura della destra e poi in teatro per il concerto: ancora forti emozioni fra componenti di una comunità sempre viva e itinerante!

Come giudicate la condizione attuale della musica alternativa. Ci sono altri gruppi o solisti che ritenete particolarmente capaci e dotati?

La "canzone alternativa", il "rock identitario", il "combat folk" sono tutte espressioni di un pianeta culturale e musicale che deve crescere e conquistare spazi sempre più ampi. Per far ciò dobbiamo puntare sulla qualità delle musiche, dei testi e delle esecuzioni. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Morsello nelle sue produzioni ha puntato molto su questi temi, così i 270 bis con "Incantesimi d’amore" e Gabriele Marconi con " In viaggio". Questa è la strada da percorrere. Dal 22 novembre 2002 la Compagnia è diventata associazione culturale per la diffusione della canzone alternativa e andrà ad affiancarsi a Lorien, l’archivio storico creato dal vulcanico e mai troppo osannato Guido Giraudo, autentico Conservatore di un fenomeno musicale, umano e politico che dura ormai da più di un quarto di secolo. La destra ufficiale farà ancora orecchie da mercante? Ai posteri l’ardua sentenza…

Per finire, ho una curiosità che vorrei mi toglieste: chi era Piero?

"Piero" era un giovane militante del Fronte della Gioventù arrestato nel 1975 per -nientepopodimenochè - "tentata ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista". All’epoca aveva diciotto anni ma, per gli inquisitori padovani che ne ordinarono l’arresto, era perfettamente in grado di ricostituire in compagnia di un drappello di coetanei addirittura il PNF... Si rifiutò sempre di rispondere alle domande del pubblico ministero. "Piero" festeggiò due compleanni in carcere a causa di questa sua scelta e, uscito dalla galera ventenne, si gettò nello studio e nella pratica del buddismo. Purtroppo, l’impegno politico, e soprattutto il suo senso dell’onore e dell’amicizia, lo "catturarono" nuovamente e nel 1982 tornò in carcere per "banda armata e associazione sovversiva". Festeggiò altri quattro compleanni in giro per varie carceri italiane. È in libertà dal 1985. A lui è rivolta la canzone "Pensando ad un amico" scritta da Mario nel 1982. Il vero nome di "Piero"… è di sua esclusiva proprietà.

Fabio Pasini

La Compagnia dell’Anello si racconta dopo i recenti concerti di Sesto San Giovanni e Camerino
"Sentimenti e impegno: così da 25 anni cantiamo la Tradizione"
Romantico e raffinato l’ultimo cd del complesso veneto che si ispira alla letteratura fantastica di J.R.R Tolkien. Una speciale attenzione alle terre di Istria e Dalmazia e alla loro drammatica storia

È un gruppo amatissimo dagli appassionati della musica "alternativa", ossia le note e le parole che hanno accompagnato negli anni più difficili e continuano ad accompagnare le lotte dei giovani di destra. La Compagnia dell’Anello si può dire che abbia "fatto la storia" di un certo tipo di musica. Le origini del gruppo risalgono al 1974 quando cinque ragazzi del Fronte della Gioventù e del Fuan patavini fondano il Gpdpn, Gruppo Padovano di Protesta Nazionale. Da allora la strada percorsa dalla nostrana "Fellowship of the ring" è stata tanta. Adottata al tempo di Campo Hobbit I l’impegnativa denominazione tolkieniana infatti, il complesso veneto ha proposto brani che sono diventati autentiche bandiere della giovane destra, fino all’uscita nei mesi scorsi del cd "Di là dall’acqua", un concentrato di poesia e di qualità musicale davvero ammirevole. Per maggiori informazioni sul gruppo (storia, canzoni, foto, possibili acquisti ed altro) consigliamo di visitare il sito ufficiale www.compagniadellanello.net. La Compagnia, che, secondo il suo stile, si pone come se fosse un’unica persona, ha accettato di parlare di sé, del proprio passato e soprattutto del proprio presente.

"Cambian le facce, signori, gira la ruota del tempo, ma la mia vecchia canzone s’alza ancora nel vento": qual è il segreto della vostra longevità artistica? Siete stati il primo vero gruppo di musica "alternativa" in Italia. La vita di un complesso non è facile, quella di un gruppo etichettato come "di destra" deve esserlo ancora meno. Giù la maschera: come diavolo avete fatto?

Nessun segreto particolare. Negli anni abbiamo consolidato fra noi un forte legame di amicizia e di lealtà reciproca che ci ha aiutato a superare tutti gli inevitabili momenti di crisi che accompagnano naturalmente ogni compagine umana. A venticinque anni dalla nascita, la Compagnia è ancora unita e compatta proprio perché al suo interno sono stati sempre banditi i personalismi. Si è badato a privilegiare il lavoro di squadra per il raggiungimento degli obiettivi comuni. Niente primedonne. Ognuno ha dato ciò che poteva, ferma restando l’adesione comune ad una visione della vita e delle cose che definiremmo non materialista e ancorata ai valori della Tradizione.

A proposito della vostra "alternatività" al sistema della musica che si pretende "rispettabile", cosa pensate del fatto che nel 2002, caduti muri e muretti, con un clima politico molto diverso da quello dei vostri inizi, un gruppo come il vostro (che oltretutto non ha mai fatto ricorso a invettive o chissà quali apologie) sia costretto ad autoprodurre le proprie canzoni. Pure in questo caso: "anche se tutti... noi no!"…

Le cose non nascono dal nulla. Se dall’epoca dei Campi Hobbit il maggior partito della Destra italiana avesse deciso di investire risorse nel campo della musica e più in generale della cultura oggi forse non saremmo a questo punto. Ma non è mai troppo tardi… validissimi esempi individuali hanno dimostrato che sfondare il muro di gomma è possibile: si tratta ora di creare un coordinamento nazionale in grado di produrre eventi veramente significativi e costanti nel tempo.

Torno sulla vostra longevità di gruppo, perché qualche anno fa ebbi modo di leggere un’intervista ad un complesso romano (bravini a dire il vero) di cui non faccio il nome, che si lamentava del fatto che troppi amanti della musica alternativa fossero ancora legati alle vecchie canzoni anni ’70 e ’80. Più o meno dissero così: "sarebbe ora che qualche cervo bianco che ancora si aggira nella foresta si facesse da parte". Bene, mi risulta che quel gruppo abbia cessato l’attività mentre voi dopo più di un quarto di secolo siete "Di là dall’acqua".

Non abbiamo letto l’intervista citata. Senz’altro si è trattato di un’espressione scherzosa. Ben vengano i nuovi gruppi. L’importante è che s’impegnino nel produrre musiche e testi di qualità. Mai come oggi siamo "sotto osservazione" da parte della critica. Il convegno sulla musica alternativa tenutosi il 9 giugno scorso a Roma ha avuto vasta eco sulla stampa nazionale a dimostrazione del fatto che il fenomeno, a trent’anni dalla nascita, continua a suscitare interesse e curiosità sui media nazionali.

Veniamo dunque alla vostra ultima fatica. Devo ammettere che la canzone che ha dato il nome al cd, "Di là dall’acqua", mi ha davvero emozionato. L’argomento del pezzo ha scaldato il mio cuore e mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. Credete che ci siano ancora tanti giovani capaci di comprendere cosa significhi che in Istria e in Dalmazia "anche le pietre parlano italiano"?

Per cinquant’anni la scuola di Stato non ha insegnato alle giovani generazioni praticamente nulla sulla storia di due regioni europee indissolubilmente legate all’Italia: l’Istria e la Dalmazia. Questo colpevole silenzio è stato solo parzialmente interrotto dalla lodevole attività delle associazioni degli esuli e da un solo partito nazionale: il Movimento Sociale Italiano. Oggi i tempi sono maturi perché gli italiani si riapproprino di una parte della propria storia nascosta per tanti anni, per non dispiacere al Maresciallo Tito e ai suoi amici del PCI, dai ministri democristiani della Pubblica Istruzione. È per questo che canzoni come "di là dall’acqua" possono contribuire a risvegliare nei più giovani non anacronistici impulsi irredentistici, che oggi sarebbero impraticabili, bensì la consapevolezza che la difesa dell’identità nazionale passa anche attraverso la conoscenza della storia e che questa non si può cancellare con un tratto di penna oppure stampando in Italia carte geografiche della Dalmazia con i soli nomi croati!

Trovo che la vostra musica sia sostenuta da un grande spessore culturale e spirituale. Più che canzoni militanti avete cantato e cantate pezzi romantici, in parte ispirati al genere fantasy (e non potrebbe essere altrimenti) e in parte ai valori dell’uomo e alla storia della sua terra. Canzoni come "Addio a Perasto" ad esempio presuppongono da parte di chi ascolta una certa conoscenza della storia. Insomma volate alto...

Scrivere canzoni significa provare a trasmettere non solo emozioni ma anche stimolare chi ascolta, a pensare. Se poi questi stimoli riguardano pagine di storia sconosciute ai più, come nel caso della vicenda di Perasto, allora sentiamo che qualcosa è stato ben fatto. Durante i concerti spieghiamo sempre il tema portante dei brani che cantiamo, soprattutto dei più recenti. È anche un modo di raccontare alle generazioni più verdi tracce di un vissuto che rischia di scomparire: gli anni passano e certe cose non devono essere dimenticate proprio per andare avanti, guardando al futuro ma essendo consapevoli, ben consapevoli, del proprio passato.

Sbaglio o Mario Bortoluzzi ha dichiarato in qualche occasione di essere un ammiratore di Francesco Guccini e di ispirarsi in parte anche a lui? Vi sono mai giunti attestati di stima da parte di "nemici"?

Guccini è un poeta prima di essere un cantautore. A quanto ci risulta molto ammirato anche a destra, nonostante le sue posizioni politiche. Una canzone come "L’avvelenata" lo ha reso molto vicino e simile ad un certo tipo umano che definiremmo "anarchico individualista", incontrato spesso dalle nostre parti… Mario ha imparato a suonare la chitarra strimpellando proprio "La locomotiva" di Guccini e il suo "insegnante" era un militante di "Stella Rossa", correva l’anno 1974…e la prima canzone scritta fu "Padova 17 giugno 1974"… Crediamo che "a sinistra" pochi conoscano anche solo l’esistenza della produzione "alternativa" e, fra quei pochi, nessuno, fino ad oggi, ci ha mai inviato attestazioni di stima.

Siete reduci da due concerti: uno alle porte di Milano, a Sesto San Giovanni (avete profanato l’ex Stalingrado d’Italia!) e l’altro a Camerino. Quali considerazioni vi sentite di fare?

Tornare a suonare in pubblico dopo un anno di assenza e sei mesi di sala d’incisione è stato bellissimo. Anche perché ogni concerto è sempre una festa di emozioni che coinvolge in primo luogo tutti i componenti della Compagnia. A Milano l’organizzazione, dal palco all’amplificazione, è stata di ottimo livello e ci ha permesso di superare i consueti problemi acustici che si affrontano suonando in un palazzetto dello sport. A Camerino i ragazzi del locale nucleo di Azione Giovani hanno decisamente dato il massimo in termini di efficienza e di simpatia. Abbiamo poi potuto riabbracciare vecchi amici come De Turris, Cimmino e Gabriele Marconi presenti in città per un convegno sulla cultura della destra e poi in teatro per il concerto: ancora forti emozioni fra componenti di una comunità sempre viva e itinerante!

Come giudicate la condizione attuale della musica alternativa. Ci sono altri gruppi o solisti che ritenete particolarmente capaci e dotati?

La "canzone alternativa", il "rock identitario", il "combat folk" sono tutte espressioni di un pianeta culturale e musicale che deve crescere e conquistare spazi sempre più ampi. Per far ciò dobbiamo puntare sulla qualità delle musiche, dei testi e delle esecuzioni. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Morsello nelle sue produzioni ha puntato molto su questi temi, così i 270 bis con "Incantesimi d’amore" e Gabriele Marconi con " In viaggio". Questa è la strada da percorrere. Dal 22 novembre 2002 la Compagnia è diventata associazione culturale per la diffusione della canzone alternativa e andrà ad affiancarsi a Lorien, l’archivio storico creato dal vulcanico e mai troppo osannato Guido Giraudo, autentico Conservatore di un fenomeno musicale, umano e politico che dura ormai da più di un quarto di secolo. La destra ufficiale farà ancora orecchie da mercante? Ai posteri l’ardua sentenza…

Per finire, ho una curiosità che vorrei mi toglieste: chi era Piero?

"Piero" era un giovane militante del Fronte della Gioventù arrestato nel 1975 per -nientepopodimenochè - "tentata ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista". All’epoca aveva diciotto anni ma, per gli inquisitori padovani che ne ordinarono l’arresto, era perfettamente in grado di ricostituire in compagnia di un drappello di coetanei addirittura il PNF... Si rifiutò sempre di rispondere alle domande del pubblico ministero. "Piero" festeggiò due compleanni in carcere a causa di questa sua scelta e, uscito dalla galera ventenne, si gettò nello studio e nella pratica del buddismo. Purtroppo, l’impegno politico, e soprattutto il suo senso dell’onore e dell’amicizia, lo "catturarono" nuovamente e nel 1982 tornò in carcere per "banda armata e associazione sovversiva". Festeggiò altri quattro compleanni in giro per varie carceri italiane. È in libertà dal 1985. A lui è rivolta la canzone "Pensando ad un amico" scritta da Mario nel 1982. Il vero nome di "Piero"… è di sua esclusiva proprietà.

Fabio Pasini

La Compagnia dell’Anello si racconta dopo i recenti concerti di Sesto San Giovanni e Camerino
"Sentimenti e impegno: così da 25 anni cantiamo la Tradizione"
Romantico e raffinato l’ultimo cd del complesso veneto che si ispira alla letteratura fantastica di J.R.R Tolkien. Una speciale attenzione alle terre di Istria e Dalmazia e alla loro drammatica storia

È un gruppo amatissimo dagli appassionati della musica "alternativa", ossia le note e le parole che hanno accompagnato negli anni più difficili e continuano ad accompagnare le lotte dei giovani di destra. La Compagnia dell’Anello si può dire che abbia "fatto la storia" di un certo tipo di musica. Le origini del gruppo risalgono al 1974 quando cinque ragazzi del Fronte della Gioventù e del Fuan patavini fondano il Gpdpn, Gruppo Padovano di Protesta Nazionale. Da allora la strada percorsa dalla nostrana "Fellowship of the ring" è stata tanta. Adottata al tempo di Campo Hobbit I l’impegnativa denominazione tolkieniana infatti, il complesso veneto ha proposto brani che sono diventati autentiche bandiere della giovane destra, fino all’uscita nei mesi scorsi del cd "Di là dall’acqua", un concentrato di poesia e di qualità musicale davvero ammirevole. Per maggiori informazioni sul gruppo (storia, canzoni, foto, possibili acquisti ed altro) consigliamo di visitare il sito ufficiale www.compagniadellanello.net. La Compagnia, che, secondo il suo stile, si pone come se fosse un’unica persona, ha accettato di parlare di sé, del proprio passato e soprattutto del proprio presente.

"Cambian le facce, signori, gira la ruota del tempo, ma la mia vecchia canzone s’alza ancora nel vento": qual è il segreto della vostra longevità artistica? Siete stati il primo vero gruppo di musica "alternativa" in Italia. La vita di un complesso non è facile, quella di un gruppo etichettato come "di destra" deve esserlo ancora meno. Giù la maschera: come diavolo avete fatto?

Nessun segreto particolare. Negli anni abbiamo consolidato fra noi un forte legame di amicizia e di lealtà reciproca che ci ha aiutato a superare tutti gli inevitabili momenti di crisi che accompagnano naturalmente ogni compagine umana. A venticinque anni dalla nascita, la Compagnia è ancora unita e compatta proprio perché al suo interno sono stati sempre banditi i personalismi. Si è badato a privilegiare il lavoro di squadra per il raggiungimento degli obiettivi comuni. Niente primedonne. Ognuno ha dato ciò che poteva, ferma restando l’adesione comune ad una visione della vita e delle cose che definiremmo non materialista e ancorata ai valori della Tradizione.

A proposito della vostra "alternatività" al sistema della musica che si pretende "rispettabile", cosa pensate del fatto che nel 2002, caduti muri e muretti, con un clima politico molto diverso da quello dei vostri inizi, un gruppo come il vostro (che oltretutto non ha mai fatto ricorso a invettive o chissà quali apologie) sia costretto ad autoprodurre le proprie canzoni. Pure in questo caso: "anche se tutti... noi no!"…

Le cose non nascono dal nulla. Se dall’epoca dei Campi Hobbit il maggior partito della Destra italiana avesse deciso di investire risorse nel campo della musica e più in generale della cultura oggi forse non saremmo a questo punto. Ma non è mai troppo tardi… validissimi esempi individuali hanno dimostrato che sfondare il muro di gomma è possibile: si tratta ora di creare un coordinamento nazionale in grado di produrre eventi veramente significativi e costanti nel tempo.

Torno sulla vostra longevità di gruppo, perché qualche anno fa ebbi modo di leggere un’intervista ad un complesso romano (bravini a dire il vero) di cui non faccio il nome, che si lamentava del fatto che troppi amanti della musica alternativa fossero ancora legati alle vecchie canzoni anni ’70 e ’80. Più o meno dissero così: "sarebbe ora che qualche cervo bianco che ancora si aggira nella foresta si facesse da parte". Bene, mi risulta che quel gruppo abbia cessato l’attività mentre voi dopo più di un quarto di secolo siete "Di là dall’acqua".

Non abbiamo letto l’intervista citata. Senz’altro si è trattato di un’espressione scherzosa. Ben vengano i nuovi gruppi. L’importante è che s’impegnino nel produrre musiche e testi di qualità. Mai come oggi siamo "sotto osservazione" da parte della critica. Il convegno sulla musica alternativa tenutosi il 9 giugno scorso a Roma ha avuto vasta eco sulla stampa nazionale a dimostrazione del fatto che il fenomeno, a trent’anni dalla nascita, continua a suscitare interesse e curiosità sui media nazionali.

Veniamo dunque alla vostra ultima fatica. Devo ammettere che la canzone che ha dato il nome al cd, "Di là dall’acqua", mi ha davvero emozionato. L’argomento del pezzo ha scaldato il mio cuore e mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena. Credete che ci siano ancora tanti giovani capaci di comprendere cosa significhi che in Istria e in Dalmazia "anche le pietre parlano italiano"?

Per cinquant’anni la scuola di Stato non ha insegnato alle giovani generazioni praticamente nulla sulla storia di due regioni europee indissolubilmente legate all’Italia: l’Istria e la Dalmazia. Questo colpevole silenzio è stato solo parzialmente interrotto dalla lodevole attività delle associazioni degli esuli e da un solo partito nazionale: il Movimento Sociale Italiano. Oggi i tempi sono maturi perché gli italiani si riapproprino di una parte della propria storia nascosta per tanti anni, per non dispiacere al Maresciallo Tito e ai suoi amici del PCI, dai ministri democristiani della Pubblica Istruzione. È per questo che canzoni come "di là dall’acqua" possono contribuire a risvegliare nei più giovani non anacronistici impulsi irredentistici, che oggi sarebbero impraticabili, bensì la consapevolezza che la difesa dell’identità nazionale passa anche attraverso la conoscenza della storia e che questa non si può cancellare con un tratto di penna oppure stampando in Italia carte geografiche della Dalmazia con i soli nomi croati!

Trovo che la vostra musica sia sostenuta da un grande spessore culturale e spirituale. Più che canzoni militanti avete cantato e cantate pezzi romantici, in parte ispirati al genere fantasy (e non potrebbe essere altrimenti) e in parte ai valori dell’uomo e alla storia della sua terra. Canzoni come "Addio a Perasto" ad esempio presuppongono da parte di chi ascolta una certa conoscenza della storia. Insomma volate alto...

Scrivere canzoni significa provare a trasmettere non solo emozioni ma anche stimolare chi ascolta, a pensare. Se poi questi stimoli riguardano pagine di storia sconosciute ai più, come nel caso della vicenda di Perasto, allora sentiamo che qualcosa è stato ben fatto. Durante i concerti spieghiamo sempre il tema portante dei brani che cantiamo, soprattutto dei più recenti. È anche un modo di raccontare alle generazioni più verdi tracce di un vissuto che rischia di scomparire: gli anni passano e certe cose non devono essere dimenticate proprio per andare avanti, guardando al futuro ma essendo consapevoli, ben consapevoli, del proprio passato.

Sbaglio o Mario Bortoluzzi ha dichiarato in qualche occasione di essere un ammiratore di Francesco Guccini e di ispirarsi in parte anche a lui? Vi sono mai giunti attestati di stima da parte di "nemici"?

Guccini è un poeta prima di essere un cantautore. A quanto ci risulta molto ammirato anche a destra, nonostante le sue posizioni politiche. Una canzone come "L’avvelenata" lo ha reso molto vicino e simile ad un certo tipo umano che definiremmo "anarchico individualista", incontrato spesso dalle nostre parti… Mario ha imparato a suonare la chitarra strimpellando proprio "La locomotiva" di Guccini e il suo "insegnante" era un militante di "Stella Rossa", correva l’anno 1974…e la prima canzone scritta fu "Padova 17 giugno 1974"… Crediamo che "a sinistra" pochi conoscano anche solo l’esistenza della produzione "alternativa" e, fra quei pochi, nessuno, fino ad oggi, ci ha mai inviato attestazioni di stima.

Siete reduci da due concerti: uno alle porte di Milano, a Sesto San Giovanni (avete profanato l’ex Stalingrado d’Italia!) e l’altro a Camerino. Quali considerazioni vi sentite di fare?

Tornare a suonare in pubblico dopo un anno di assenza e sei mesi di sala d’incisione è stato bellissimo. Anche perché ogni concerto è sempre una festa di emozioni che coinvolge in primo luogo tutti i componenti della Compagnia. A Milano l’organizzazione, dal palco all’amplificazione, è stata di ottimo livello e ci ha permesso di superare i consueti problemi acustici che si affrontano suonando in un palazzetto dello sport. A Camerino i ragazzi del locale nucleo di Azione Giovani hanno decisamente dato il massimo in termini di efficienza e di simpatia. Abbiamo poi potuto riabbracciare vecchi amici come De Turris, Cimmino e Gabriele Marconi presenti in città per un convegno sulla cultura della destra e poi in teatro per il concerto: ancora forti emozioni fra componenti di una comunità sempre viva e itinerante!

Come giudicate la condizione attuale della musica alternativa. Ci sono altri gruppi o solisti che ritenete particolarmente capaci e dotati?

La "canzone alternativa", il "rock identitario", il "combat folk" sono tutte espressioni di un pianeta culturale e musicale che deve crescere e conquistare spazi sempre più ampi. Per far ciò dobbiamo puntare sulla qualità delle musiche, dei testi e delle esecuzioni. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Morsello nelle sue produzioni ha puntato molto su questi temi, così i 270 bis con "Incantesimi d’amore" e Gabriele Marconi con " In viaggio". Questa è la strada da percorrere. Dal 22 novembre 2002 la Compagnia è diventata associazione culturale per la diffusione della canzone alternativa e andrà ad affiancarsi a Lorien, l’archivio storico creato dal vulcanico e mai troppo osannato Guido Giraudo, autentico Conservatore di un fenomeno musicale, umano e politico che dura ormai da più di un quarto di secolo. La destra ufficiale farà ancora orecchie da mercante? Ai posteri l’ardua sentenza…

Per finire, ho una curiosità che vorrei mi toglieste: chi era Piero?

"Piero" era un giovane militante del Fronte della Gioventù arrestato nel 1975 per -nientepopodimenochè - "tentata ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista". All’epoca aveva diciotto anni ma, per gli inquisitori padovani che ne ordinarono l’arresto, era perfettamente in grado di ricostituire in compagnia di un drappello di coetanei addirittura il PNF... Si rifiutò sempre di rispondere alle domande del pubblico ministero. "Piero" festeggiò due compleanni in carcere a causa di questa sua scelta e, uscito dalla galera ventenne, si gettò nello studio e nella pratica del buddismo. Purtroppo, l’impegno politico, e soprattutto il suo senso dell’onore e dell’amicizia, lo "catturarono" nuovamente e nel 1982 tornò in carcere per "banda armata e associazione sovversiva". Festeggiò altri quattro compleanni in giro per varie carceri italiane. È in libertà dal 1985. A lui è rivolta la canzone "Pensando ad un amico" scritta da Mario nel 1982. Il vero nome di "Piero"… è di sua esclusiva proprietà.

Fabio Pasini

Barbarossaonline ha intervistato Bruno Falcone, assessore di AN a Parabiago per la polizia municipale e le attività produttive.

Prima di tutto : quando é stato nominato assessore e quali sono le sue competenze?
Sono stato nominato alla fine di aprile 2000, alle ultime elezioni amministrative. Il mio assessorato raggruppa più competenze : polizia municipale, attività produttive, commercio. All’atto dell’insediamento ho trovato un assessorato sguarnito di uomini, sottodimensionato, demoralizzato. Mi sono quindi dato da fare per attivare tutti i mezzi pubblici, regionali e provinciali, per acquisire finanziamenti per permettere l’adeguamento necessario delle forze presenti. Quell’anno, poi, usciva la Legge 8 "Città sicura" della Regione Lombardia e a quel punto abbiamo iniziato a partecipare ai bandi. Abbiamo, così, potuto acquisire finanziamenti per acquistare le telecamere, utili per il controllo del territorio.

A Legnano, però, l’assessore Falco pare che abbia intenzione di eliminare quelle esistenti, non essendosi mostrate adeguate ed utili.
Le telecamere che abbiamo a Parabiago sono diverse da quelle di Legnano che, effettivamente, non servono a molto. Le nostre sono come quelle che hanno a Milano. Ne abbiamo 24 ed adesso ne stiamo sistemando altre quattro, per un totale quindi di 28. Sono distribuite attorno alla Villa Corvini, Piazza Maggiolini, Parco Corvini, il Palazzo comunale e in questi giorni le stiamo installando a Villastanza.

Possiamo, quindi, dire che la periferia non viene trascurata?
Assolutamente, no. Infatti abbiamo intenzione di acquisire altri finanziamenti, perché a Villastanza ne collocheremo quattro in tutto, di cui tre sono già in fase di installazione; inoltre cercheremo di metterne altre quattro a San Lorenzo, proprio perché in quest’ultima zona c’è qualche nicchia di delinquenza e di cattive frequentazioni.

Per quanto tempo sono in funzione? 24 ore su 24?
Sono tutte telecamere che funzionano sulla base della legge sulla privacy, 24 ore su 24, per 365 giorni l’anno e il nastro viene cancellato automaticamente ogni 72 ore.

Ma, assessore, ci dica : ci sono già state situazioni risolte grazie alla presenza delle telecamere?
Le rispondo al contrario : quando siamo arrivati noi c’era una situazione di allarme per la delinquenza, una mancanza di sicurezza molto forte. Adesso questa è una città tranquilla. Non abbiamo mai individuato qualcuno tramite le telecamere, ma questo è un elemento positivo, perché vuol dire che le telecamere hanno agito come deterrente. Ciò viene testimoniato dalle statistiche dei carabinieri.

Altri punti qualificanti del suo assessorato?
In questi anni abbiamo aperto il distaccamento della polizia municipale di Villastanza dove, quando siamo arrivati noi, c’era uno stato di allarme permanente, con presenza di nomadismo, con una polizia municipale non sempre attiva; fenomeni diversi, come motorini che andavano tranquillamente anche sui marciapiedi, effrazioni frequenti, microdelinquenza, spaccio di droga, erano all’ordine del giorno : tutto questo piano piano si è attenuato. Abbiamo incrementato la polizia municipale anche con nuovi mezzi e nuove moto; abbiamo migliorato il sistema di radiofonia interno; abbiamo dotato i vigili di armi dagli inizi del 2001. Abbiamo avviato il terzo turno, cosa che neppure Legnano ha.

Di che si tratta?
I turni di vigilanza sono dalle 7.30 alle 19.30, divisi in due momenti. Ora per tre volte alla settimana prolunghiamo sino all’ una di notte, con possibilità di ampliamento sino alle tre del mattino nel periodo estivo. Infine dall’inizio di quest’anno abbiamo cambiato il comandante, che proviene dall’interno della struttura, e il funzionamento oggi possiamo dire che è ottimale. Il personale è passato da 15/16 vigili in media a 20/21; parliamo, ovviamente, solo di vigili in divisa.

Per quanto riguarda le attività produttive?
La Giunta di centro-sinistra ha ristrutturato Villa Corvini, con finanziamento dell’Unione Europea, con l’impegno di gestire al suo interno un Centro servizi per la piccola e media impresa. Quando abbiamo preso il governo della città non era ancora organizzato, anzi la Giunta precedente era reduce da una serie di insuccessi, per cui con difficoltà stava cercando di costituire una società consortile per la gestione di questo Centro. A questo punto noi, invece, siamo riusciti a coagulare un certo numero di enti che sono il Comune di Parabiago, la Fondazione Clerici, l’Associazione Calzaturieri, l’ Assimpredil , l’ Associazione legnanese dell’Industria,la Confartigianato Alto Milanese, l’Assocaaf. Grazie a questi soci, con il Comune di Parabiago come socio di maggioranza, abbiamo costituito la società consortile di Villa Pomini, attraverso la quale si gestisce il Centro servizi per la piccola e media impresa. Siamo riusciti, quindi, a far decollare questo progetto che la Giunta di Centrosinistra aveva tentato per due anni.

Mi sembra di capire che lei segue con molta attenzione il Centro di servizi.
Certamente. Ora ci stiamo attivando con una serie di progetti per recepire finanziamenti dalla Provincia, Regione ed Unione Europea. Insomma stiamo seguendo la stessa logica usata per risistemare la situazione della polizia municipale.

Quali sono i Progetti più importanti?
C’è il Progetto di "Fare impresa", per cui stiamo cercando di acquisire finanziamenti per Corsi di formazione, per candidati imprenditori o per chi imprenditore lo è già e vuole ampliarsi ulteriormente. Poi c’è il progetto di internazionalizzazione delle imprese del Parabiaghese con Euroimpresa e l’ALI, finalizzato ad aprire uno sportello all’interno della Villa Corvini a disposizione di chi vuole avere informazioni, cercare finanziamenti, avere contatti con l’estero, cercare dei partners. A questo proposito abbiamo contatti con quei Paesi che sono interessati ad emigrare verso l’Italia, come il Senegal, il Marocco, l’Est europeo, come Moldavia, Romania e Croazia, per portare in questi Paesi delle opportunità.

Come fate?
Cerchiamo in quei Paesi una struttura come la nostra, un Centro servizi per la piccola e media impresa che abbia interesse ad attività in comune o incentivando la presenza dei nostri mercati presso di loro o cercando di formare mano d’opera specializzata con finanziamenti che esistono, particolarmente in seguito alla legge Fini-Bossi. In modo che quando si importi della mano d’opera sia già specializzata.

Concludiamo domandandole la sua posizione nei confronti degli alleati della maggioranza.
Non c’è un particolare problema, per lo meno non è un mio problema. Io ho dato le dimissioni una volta nel settembre del 2000, perché ravvisavo un eccesso di critica nei confronti della polizia municipale che stavo appena ristrutturando, quando oltre tutto, al tempo, c’era il problema del comandante, di cui non ero del tutto soddisfatto. Non è che all’interno della maggioranza ci siano problemi molto grossi. Più che altro assistiamo a dissidi all’interno di Forza Italia. Secondo alcuni assessori, non certo noi, sembra che sul sindaco si siano assommati troppe responsabilità ma, ripeto, non è un problema nostro. A noi va benissimo che il sindaco vada avanti così, non ci vediamo niente di male, mentre ci sono altre forze della coalizione che vorrebbero che le cose cambiassero. Noi, in ultima analisi, assistiamo a questa situazione da un assessorato che funziona; noi stiamo tranquilli, stiamo facendo le nostre cose.

C’è un segno tangibile della cittadinanza che segnali la sua valutazione?
Sì. Il Comune ha dato incarico a Datamedia e i risultati delle indagini parlano chiaro : un buon livello di accettazione del sindaco da parte della cittadinanza ed anche del nostro assessorato.

Barbarossa

INTERVISTA AD ANTOLUCA ROMANO, NEOSEGRETARIO MILANESE DI AG
"ANTIAMERICANO? NO, SONO FILOEUROPEO"


"Campagna di Azione Giovani per un esercito comune dell’Unione Europea"
Rivolto a Fini: "Einaudi e De Gasperi non sono i miei statisti di riferimento"

Aveva 15 anni quando è entrato per la prima volta nella sezione milanese dell’allora Fronte della Gioventù. Era il dicembre del 1993. Sono passati quasi dieci anni. Di militanza, di attività politica nelle scuole medie superiori, di dibattiti politici, di scontri correntizi. E ora Antonluca Romano, a 24 anni, si trova al vertice milanese di Azione Giovani. A luglio, infatti, è stato eletto segretario cittadino del movimento giovanile di AN. Nuove responsabilità, nuove sfide. In questa intervista al Barbarossaonline, Romano parla della prospettive politiche di AG in quello che si annuncia come un autunno caldo. Ma non solo. Non risparmia critiche alla gestione dei "quadrumviri" nazionali che dirigono Azione Giovani: "Il movimento è diventato ingovernabile. Il sistema dei veti incrociati ha completamente ingessato la struttura". Non è tenero neanche con Gianfranco Fini: "Einaudi e De Gasperi statisti di riferimento di AN? No, grazie". Parlando dell’attacco voluto dagli Usa nei confronti dell’Iraq, il neosegretario meneghino di AG prende le distanze da un certo antiamericanismo d’antan di certa destra, ma sottolinea: "A me non interessa essere filoamericano o antiamericano: a me interessa l’interesse della mia patria, l’Italia, e della mia grande patria, l’Europa".

Partiamo da AG. Qual è la situazione del movimento a Milano?
"A Milano siamo cresciuti molto sia nelle scuole che nelle università. Anche il numero di militanti sta crescendo. Abbiamo passato qualche anno sotto tono. Penso che sia abbastanza fisiologico: la "morte" dei quadri, soprattutto nelle scuole medie superiori, è abbastanza naturale. Ma ora c’è stato un ricambio. E siamo presenti anche al liceo Beccaria e all’Itsos ex via Pace, che ora è a Corvetto, scuole storicamente di sinistra, dove non avevamo mai avuto rappresentanti. Ora ne abbiamo uno per istituto".

E a livello nazionale, come va Azione Giovani?
"Mah, negli ultimi anni l’attività è stata abbastanza ’floscia’".

Con il "quadrumvirato" dirigenziale capeggiato da Giorgia Meloni le cose funzionano?
"Fino a un certo punto. Hanno dato un potere di veto a ogni tetrarca. Era l’unico modo per far funzionare la struttura. Ma l’organizzazione è diventata ingovernabile. Le poche cose che si riescono a decidere si decidono attraverso i veti incrociati. La struttura in questo modo è completamente ingessata".

Si sa qualcosa del prossimo congresso nazionale di AG?
"La data non si conosce ancora. Per quanto riguarda le candidature, Nicola Caldarone ha già ufficializzato la sua per la destra sociale. Dall’altra parte dovrebbe schierarsi Giorgia Meloni".

Quali battaglie politiche AG intende portare avanti in autunno a Milano?
"Faremo delle mobilitazioni incentrate sul tema Europa. Con questo governo, infatti, l’Italia sta ritrovando un ruolo internazionale. E ritorna l’interesse per la politica estera, che peraltro ha sempre appassionato il nostro movimento, fin dai tempi del Fronte della Gioventù. A questo proposito porteremo avanti due battaglie. La prima è quella per l’esercito europeo. Collegata a questa, l’elezione diretta del presidente dell’Unione Europea, che diventerebbe il comandante delle forze armate dell’Europa".

Tre aggettivi per definire la "tua" destra?
"Più che tre aggettivi, a me piace ricordare la frase di uno striscione, che avevamo preparato qualche tempo fa: ’E’ rabbia, è lotta, è amore: è Azione Giovani’".

Tre libri imprescindibili per il giovane di destra?
Le "Lezioni spirituali" di Yukio Mishima, "La Guardia di Ferro" di Corneliu Codreanu, un libro che però va presentato ai nuovi militanti e calato nel suo contesto storico. I libri di Drieu La Rochelle. E anche quelli di Alain De Benoist".

Ti considerei liberale o antiliberale?
"E’ difficile rispondere a questa domanda perché il termine liberalismo è un contenitore talmente ampio da aver perso ormai ogni forma".

Qualche autore liberale trova posto nella tua biblioteca?
"Thomas Hobbes, ma non lo metto ai primi posti. Il ’Leviatano’ è comunque un libro che va letto e che fa parte della mia formazione culturale. E anche il ’Contratto sociale’ di Rousseau".

Dove sta andando AN?
"Una volta che si va al governo le posizioni politiche dei vari partiti tendono un po’ a mescolarsi. La cosa però non è né grave né definitiva perché non va ad intaccare il ’Dna’ politico del partito. Se, facendo i debiti scongiuri, dovessimo tornare all’opposizione, riaffiorerebbero le differenze. Che comunque si sono viste anche di recente: penso alla questione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, argomento sul quale l’identità sociale di AN è venuta fuori prepotentemente ed è stata anche in grado di risolvere la situazione a livello nazionale. E poi l’economia sociale di mercato seguita dal governo è un’elaborazione che nasce proprio dalla destra sociale".

In un’intervista alle "Iene", Fini ha indicato Einaudi e De Gasperi come gli statisti di riferimento di AN. Condividi?
"Li indica per se stesso. Sono dichiarazioni estemporanee, magari si sarà ravveduto anche lui. Comunque io personalmente non mi riconosco né in De Gasperi né in Einaudi".

Fini sembra guardare a una destra liberal-conservatrice. I giovani di AG rimangono ancorati a riferimenti di destra tradizionale, populista, radicale. C’è una frattura tra classe dirigente e giovani?
"Questo argomento, cioè quello che in AN c’è un’avanguardia e una retroguardia, è utilizzato dai nemici di AN quando dicono ’Fini è bravo, è l’avanguardia liberale del partito, ma c’è una base ancora legata ancora ai miti di un tempo’. Stesso argomento, in termini ribaltati, è utilizzato da destra. Questa ’frattura’ però c’è sempre stata. Gli autori di riferimento del mondo giovanile, anche ai tempi del MSI, sono sempre stati diversi da quelli del partito".

Eppure Almirante diceva di Evola: "E’ il nostro Marcuse, ma più bravo".
"C’è qualcosa di vero nel fatto che la classe politica del MSI era più omogenea rispetto a quella di AN. Il partito però ora è grande e non vedo come una cosa preoccupante queste differenze. Lo sarebbero state in un partito del 4%, che se non riesce a mantenere un’identità ben definita ha fallito il suo compito. Per un partito del 12-13% questo problema assume dimensioni minori".

In AN c’è tutto e il contrario di tutto: tradizionalisti, sociali, liberali, nostalgici. Tutte queste anime sono un limite o una ricchezza per il partito?
"Una ricchezza. Se non fossero entrati in AN uomini provenienti da un’autentica tradizione liberale, probabilmente AN avrebbe smarrito da tempo la sua identità culturale. Il fatto invece che vi siano queste nuove adesioni rafforza l’identità anche del vecchio militante del Movimento sociale. Mi piace comunque ricordare una frase di Fini al tempo in cui nacque Alleanza Nazionale: ’Io non chiedo a chi entra nel partito da dove viene, ma gli chiedo dove vuole andare e cosa vuole fare in Alleanza Nazionale’. In ogni caso, noi non viviamo crisi di identità come scrive certa stampa faziosa. Le crisi di identità le vive la sinistra. Noi la trasformazione l’abbiamo vissuta da dentro, l’abbiamo creata ed elaborata".

Favorevole o contrario ad un eventuale ingresso nel Partito Popolare Europeo?
"Non credo che si realizzerà, perché nel PPE c’è dentro Berlusconi e non penso che il premier voglia avere al suo fianco un leader italiano di un certo spessore come Fini. Chi prospetta il nostro ingresso nel PPE lo fa perché non crede nelle creazione di un forte polo di destra in Europa. Ma questo è tutto da vedere".

Favorevole o contrario al partito unico del Polo?
"Il partito unico sarebbe la fine del centrodestra. L’italiano è individualista, vuole avere il ’suo’ partito, che deve essere diverso da quello del vicino. Sarebbe una mossa elettoralmente sbagliata unire tutte le anime del Polo. Ma di strategie elettorali Fini è un esperto. Non sbaglia le mosse. Tranne nel caso dell’Elefantino". Quella dell’alleanza con Segni e Taradash è stata una bella batosta. "Ma è stata anche una lezione che ci sarà utile per molti anni".

A destra "Siamo tutti americani" o c’è ancora spazio per l’antiamericanismo?
"L’analisi della società statunitense è stata spesso fatta, a destra, in maniera un po’ deviata. Anche perché i corpi intermedi che hanno gli americani dovrebbero appartenerci. Detto questo, le posizioni totalmente antiamericane le trovo sbagliate. Così come trovo sbagliate le posizioni eccessivamente filoamericane. Su questa questione mi piace recuperare un vecchio slogan del MSI che diceva: ’Non stiamo né con Washington né non Mosca: stiamo con Roma’. Bisogna recuperare questo spirito. A me non interessa essere filoamericano o antiamericano, a me interessa l’interesse della mia patria, che è l’Italia, e l’interesse della mia grande patria, che è l’Europa. Prima di tutto viene l’interesse nazionale. E in questo gli Stati Uniti sono maestri. Anche gli artifici retorici da loro utilizzati, come gli ’Stati canaglia’ o ’L’asse del male’ sono mezzi propagandistici per giustificare un attacco in una zona che è strategicamente importante per loro".

Eri favorevole o contrario ai bombardamenti all’Afghanistan?
"In quel caso erano state prodotte delle prove. Dunque l’attacco era giustificato. Se posso muovere un critica è questa: se gli Usa si fossero più preoccupati negli ultimi 10 anni di Al Qaeda piuttosto che dell’Iraq sarebbe stato meglio. Al Qaeda ha attaccato gli Usa ripetutamente, ad esempio con gli attentati alle ambasciate. L’Iraq, invece, si dice da 10 anni che stia preparando un attacco con armi battereologiche, ma ancor non ha fatto nulla".

Dunque, favorevole o contrario all’attacco all’Iraq?
"Sarei prudente. Non penso comunque che l’Iraq sia uno ’Stato canaglia’. Se l’America vuol fare il poliziotto del mondo, la potenza democratica che distrugge tutti i regimi autoritari e totalitari, a me sta bene, anche se nessuno l’ha delegata, ma che lo faccia con coerenza e inizi a risolvere i problemi vicini ai propri confini, ad esempio con Cuba e il regime sanguinario e comunista di Fidel Castro. Sono contro la politica dei due pesi e delle due misure. Anche se tutto questo conferma una cosa che l’Italia e l’Europa devono capire: l’interesse nazionale conta. Casi tipici il comportamento degli Usa nei confronti di Cina e Turchia. Attaccare l’Iraq andrebbe contro il nostro interesse nazionale, perché noi, da italiani e da europei, ne pagheremmo per primi le conseguenze. Conseguenze che saranno prima di tutto economiche. Perché gli Usa hanno avviato da trent’anni un programma di autonomia energetica che li ha portati ad essere dipendenti per una percentuale irrisoria dei loro fabbisogni petroliferi dai paesi del Medio Oriente, dai paesi dell’Opec, mentre noi siamo i maggiori importatori di petrolio e dunque coloro che pagheranno le maggiori conseguenze economiche di questa guerra".

E’ in atto uno "scontro di civiltà", come spiega Huntington?
"Io non condivido questa interpretazione. Perché se di scontro di civiltà si deve parlare l’Iraq sarebbe l’ultima nazione a dovere essere attaccata, in quanto Stato laico. A parte i ’deliri’ che, una volta messo sotto pressione, ha tirato fuori anche Saddam, autoproclamandosi capo della guerra santa. Dichiarazioni alle quali nessun paese arabo dà retta. Le chiese cattoliche in Iraq ci sono. Se di guerra di civiltà si deve parlare qualcuno mi deve spiegare perché non attacchiamo il Pakistan laddove le chiese bruciano. Ma a nessun interessa, perché il Pakistan è un nostro alleato. E torniamo al vecchio discorso sulla politica di potenza".

Massimiliano Mingoia

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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