Letture

 

Il volume di Claudia Cernigoi, giunto alla seconda edizione riveduta ed ampliata, a seguito di quella del 1997, è stato presentato anche a Udine, il 22 febbraio, dopo le analoghe iniziative svoltesi nei giorni precedenti a Trieste e Perugia. Oltre all’Autrice, sono intervenuti l’Editore Kappa Vu, in persona di Alessandra Kersevan; il Consigliere regionale del PRC Christian Franzil; il Presidente Onorario dell’ANPI Luigi Raimondi; il Prof. Josep Pirjevec dell’Università di Trieste, ed il ricercatore storico Sandi Volk, che ha curato la prefazione.

Il taglio degli interventi è stato piuttosto omogeneo, insistendo sulla tesi secondo cui le foibe sono uno strumento di azione politica in funzione anticomunista, con lo scopo di minimizzare le responsabilità del fascismo e di ricondurre il movimento partigiano alla condizione di "banditismo"di cui ai proclami della RSI (Franzil); riproponendo un’interpretazione della storia per la quale i martiri delle foibe sono vittime del fascismo, nell’ambito di una concezione "proletaria" ben diversa da quella "borghese" (Raimondi); sostenendo che l’attuale propaganda della destra si fonda su motivi uguali a quelli utilizzati nell’ottobre 1943, dopo la riconquista dell’Istria da parte della Wehrmacht, col duplice scopo di implementare l’ostilità verso Croazia e Slovenia a supporto dell’espansionismo italiano, e di demonizzare tutta la sinistra (Pirjevec); sottolineando che la storiografia ha avallato la propaganda, con un’operazione che è diventata d’interesse nazionale con l’istituzione del "Giorno del Ricordo", ancorché di nessun onere per la finanza pubblica, e con il disegno di legge per la parificazione dei combattenti ex RSI ed il conseguente riconoscimento dei correlati diritti (Volk); ed infine,affermando che la "vulgata" ufficiale non è conforme ai documenti storici, cosa che rende necessaria, a più forte ragione, una sorta di "guerriglia" culturale contro i "cannoni" della televisione pubblica, ed il loro recente utilizzo in chiave governativa (Kersevan).

Il Prof. Pirjevec ha soggiunto, tra l’altro, che qualche violenza indubbiamente ci fu, ma che fu abbondantemente enfatizzata da parte italiana, e soprattutto, che il movimento partigiano era improntato ai principi fondamentali dell’internazionalismo, propugnava l’idea della fratellanza, ed era ben lungi, in definitiva, dall’avere assunto tattiche persecutorie, ed ha posto in luce la gravità di una strategia mirante ad invalidare questi caratteri essenziali della lotta partigiana. Del pari, Volk si è soffermato sulle falsità (a suo giudizio totali) della propaganda di destra, anche a proposito di aspetti collaterali, ma psicologicamente condizionanti, come il presunto getto di un cane nero nelle voragini carsiche, unitamente agli infoibati.

L’intervento conclusivo dell’Autrice, Claudia Cernigoi, ha spiegato le matrici dell’opera, riassumibili nella necessità di ricostituire una "contabilità" attendibile delle vittime, sia per i fatti istriani del 1943, sia per l’occupazione di Trieste, e degli altri centri giuliani, nella primavera del 1945; e nell’opportunità di approfondire le ragioni specifiche per cui vi furono manifestazioni di "giustizia proletaria" a carico di persone che si erano rese responsabili di delitti a sfondo politico. In particolare, l’Autrice si è soffermata sulla storia della miniera di Basovizza, in cui la propaganda di destra colloca un numero incalcolabile di vittime, mentre i documenti ufficiali, e le stesse testimonianze, a suo dire, non attesterebbero alcunchè, fatta eccezione per una spia dei nazisti che sarebbe stata fucilata dopo un processo sommario, e quindi, gettata nella miniera.

In guerra, ha soggiunto la Cernigoi, vige la legge cruda della violenza, nei cui confronti la sola alternativa, come si legge nella conclusione del volume, è quella della pace. Motivo di più, a detta dell’Autrice, per esprimere rammarico e sconcerto, a fronte di un atteggiamento della sinistra di sostanziale adesione alle tesi della propaganda ex-fascista, riassunta dalle recenti affermazioni de "L’Unità" circa l’odio slavo nei confronti degli italiani.

Diverse affermazioni contenute nelle relazioni del 22 febbraio non possono essere condivise, pur dovendosi dare atto alla Cernigoi di avere evidenziato la necessità di una storiografia basata sulla raccolta e sull’interpretazione di documenti probanti, e non già su illazioni, nè tanto meno, sulla distorsione dei fatti. In questa sede, è improponibile formulare contestazioni analitiche ad un’opera estremamente dettagliata come "Operazione foibe tra storia e mito": tuttavia, a parte il fatto che la stessa Cernigoi indulge abbastanza spesso a supposizioni, e ad affermazioni per sentito dire, non confortate da indiscutibili elementi oggettivi, nessuno potrà negare, perchè confermato dagli stessi interessati, che furono i delfini di Tito, Edvard Kardelj e Milovan Gilas, ad ammettere il disegno di pulizia etnica impostato dal Maresciallo a danno degli italiani, nel quadro di un comunismo nazionale non certo conforme alla descrizione di Pirjevec, come avrebbe dimostrato già dal 1948, del resto, la rottura con Mosca.

L’utopia comunista, alla luce dell’esperienza di tanti Paesi, è costata milioni di vittime innocenti, ed il fatto che la sinistra italiana lo ammetta in modo sempre più sistematico, torna a suo onore. Non si vede perché analoghe ammissioni non debbano valere anche per le foibe, a prescindere dalle eleganti disquisizioni di Claudia Cernigoi, che talvolta sembrano scaturire dalla penna di un legale, anzichè da quella di una ricercatrice storica: ad esempio, sulle condizioni in cui furono recuperati i cadaveri di Norma Cossetto o di Giuseppe Cernecca, due Nomi emblematici della tragedia giuliano-dalmata. Le vittime restano tali, senza vita e senza colpa: al pari, per dirne una, di quelle dei garibaldini e dei piemontesi, durante la conquista del Sud, anche se l’oleografia del Risorgimento le ha negate con singolare pervicacia. E’ auspicabile che analogo errore non venga permanentizzato, a proposito delle foibe, nell’oleografia della Resistenza.

Intanto, per dirla con l’antico saggio, "indocti discant, et ament meminisse periti".

Carlo Montani

Letture - Numero 28

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • Silvio Berlusconi
  • Francesco Storace
  • Gianni Vattimo
  • Piero Fassino
  • Giorgio Bocca
  • Paolo Flores D’Arcais


    La storia ha dimostrato che i comunisti stanno sempre dalla parte dell’aggressore del tiranno del violento, contro l’Europa la democrazia e il proprio Paese. Oggi sento i postcomunisti che lo definiscono statista e lo rivalutano: Lui diceva sempre che la sorte peggiore che potesse capitargli sarebbe stata l’essere riabilitato dai suoi carnefici. Ad abbatterlo è stato un blocco tra parti politicizzate della magistratura, un ben noto gruppo editorial-finanziario e il Pci-Pds, che senza vergogna mise sotto accusa lui senza ricordare che riceveva finanziamenti da uno Stato, l’Unione sovietica, che teneva armi puntate contro il nostro Paese (Silvio Berlusconi al Convegno milanese su Craxi, in Il Giornale 30 gennaio 2005)


    Chiedo soltanto di ripetere ogni tanto a Berlusconi che lui è il nostro principale alleato, ma non il nostro principale. (Francesco Storace al Decennale di AN , in Il Giornale 30 gennaio 2005)


    Per essere di sinistra o sei un proletario sfruttato o hai qualche altra incazzatura: se non fossi stato gay non sarei mai stato di sinistra. (Gianni Vattimo, filosofo, in Il Giornale 4 febbraio 2005)


    Sappiamo di essere parte di una sinistra più larga, di cui noi siamo stati tanta parte, ma non la sola, in quella sinistra c’era un’altra grande famiglia, quella del socialismo riformista, da Turati a Nenni, a Saragat e Craxi, anch’esso parte della sinistra e del socialismo italiano. (Piero Fassino al Congresso della Quercia, in Il Giornale, 6 febbraio 2005)


    Fassino è davvero penoso: ha riabilitato il peggior nemico del PCI e messo in discussione Berlinguer, il miglior segretario che il partito abbia avuto. Se si crede che politica significa operare per il bene comune, allora vorrei sapere come questo si possa conciliare con i finanziamenti illeciti, con Tangentopoli, con i miliardi portati da "postini" in Sudamerica. Vorrei sapere se sono queste le persone che bisogna recuperare. (Giorgio Bocca, giornalista e storico, a proposito del discorso di Fassino e della "riabilitazione" di Craxi, in Il Corriere della sera, 9 febbraio 2005)


    Deplorevole: Più che deplorevole:miserabile. Mettere Craxi accanto a Gramsci e Berlinguer, ma anche a Turati e Nenni e persino a Saragat è una palese indecenza perché a tutti gli effetti Craxi è un condannato definitivo per più reati morto latitante. Accostare in qualsiasi modo il nome di un personaggio del genere al nome di Antonio Gramsci è disgustoso. (Paolo Flores D’Arcais, fondatore di Mircomega, in Il Corriere della sera, 7 febbraio 2005)

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • RELIGIOSAMENTE CORRETTO
  • UNA NUOVA FORMA DI SOVVERSIONE
  • "LA LEGGE SALVA-PREVITI"
  • LO SCANDALO DELLA DIGNITA’ POLITICA


    RELIGIOSAMENTE CORRETTO

    "Ormai dobbiamo fare i conti anche con il "religiosamente corretto", parente prossimo del "politicamente corretto". Per non offendere la sensibilità dei visitatori arabi, ambiti ma suscettibili, l’Ente turistico di Lugano ha pubblicato un dèpliant debitamente corretto: vi figurano le immagini della città depurate da chiese e campanili, senza nessun cenno a dipinti e monumenti religiosi. Insomma, un pezzo di Ticino accogliente e anonimo, tutto alberghi, gioiellerie, banche e privo di riferimenti culturali e storici imbarazzanti: qual è un passato d’impronta cristiana. L’episodio, che ha animato l’ultima polemica locale dell’anno, non può essere liquidato alla stregua di una semplice gaffe. Rispecchia, invece, mentalità e comportamenti sempre più diffusi nella società civile e negli ambienti culturali di un Paese che riafferma, orgogliosamente, la propria laicità prendendo le distanze dal retaggio, considerato anacronistico, della tradizione cattolica " ( Luciana Caglio, Cattolici in disarmo, in Il Giornale, 29 dicembre 2004, pag. 49).


    UNA NUOVA FORMA DI SOVVERSIONE

    "Il denaro al potere ha creato una nuova forma di sovversione: la demolizione strisciante dello Stato di diritto, dello Stato sociale, dello Stato etico non per cospirazione rivoluzionaria, ma per sistematica, aperta attuazione di un programma di destra al servizio del denaro. Non diciamo che questa nuova destra berlusconiana è fascista, è qualcosa di peggio, il fascismo attaccava lo Stato liberale per ricostruirlo più forte e autoritario, il berlusconismo lo disgrega per avere mano libera nel saccheggio e nell’uso delle istituzioni" ( Giorgio Bocca, In nome del denaro buttiamo giù lo Stato", in L’Espresso, 6 gennaio 2005).


    "LA LEGGE SALVA-PREVITI"

    La Camera ha approvato a scrutinio segreto il 16 dicembre la proposta di legge "Modifiche al codice penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi e di termini di prescrizione del reato", la cosiddetta legge Cirielli, dal nome del deputato di AN ( che ha poi ritirato la sua firma, insieme ai colleghi di AN Arrighi e Bellotti) con 279 sì e 245 no. La proposta, chiamata anche "legge salva-Previti", passa ora al Senato. E’ stata in occasione della discussione che è accaduta la contestazione nei confronti di Clemente Mastella da parte del centro-sinistra. Ma questa è un’altra questione. Questa legge inasprisce notevolmente le pene per i recidivi ( ’’Ricordiamoci che il 75 per cento dei reati e’ commesso dai recidivi: questa legge e’ sacrosanta’’, ha dichiarato Berlusconi); contempla una notevole rigidità nei confronti delle attenuanti generiche nel caso di reati particolarmente gravi; introduce forti limitazioni per i permessi premio, la semilibertà. Insomma è un vero e proprio giro di vite, ma riduce anche i tempi della prescrizione dei reati, facendo prevalere le attenuanti sulle aggravanti. In quest’ultimo caso si è parlato, e si parla tuttora, di legge "salva Previti", per i vantaggi che ne potrebbe trarre il deputato di Forza Italia. Per l’importanza della legge e per evidenziare le differenti posizioni, riportiamo parte degli interventi alla Camera di due rappresentanti : uno dell’opposizione e l’altro della maggioranza.

    DARIO FRANCESCHINI
    La prescrizione - è stato ricordato, ma vogliamo ripeterlo - passa da quindici a otto anni per il furto e l’usura, da quindici a otto anni per la corruzione, da quindici a dodici anni per l’associazione a delinquere, da ventidue a vent’anni per l’associazione a delinquere armata. Quanti delinquenti usciranno dal carcere? Dove finisce la certezza della pena? E, soprattutto, valeva la pena fare tutto questo per uno di voi?

    Voi credete di avere il diritto di farlo, perché dal primo giorno di questa legislatura avete immaginato non di avere vinto le elezioni e, quindi, di essere chiamati ad un servizio, ossia governare il paese, bensì di essere diventati padroni delle istituzioni e, quindi, legittimati a fare qualsiasi cosa, utilizzando queste ultime per risolvere ogni problema. Purtroppo, state procurando al paese un danno più profondo di quanto voi stessi immaginiate. Le leggi sbagliate si possono modificare ed abrogare e noi lo faremo; ma il danno che state perpetrando è alla coscienza più profonda del paese. Chi fa politica ed è chiamato a coprire incarichi costituzionali ha, prima di tutto, un dovere: essere testimone nei propri comportamenti e nelle proprie scelte. Infatti, inevitabilmente, con i propri comportamenti e con le proprie scelte trasmette valori e modelli di vita, educa o diseduca. Voi avete trasmesso agli italiani l’idea che il futuro e il successo di ogni cittadino italiano sia legato alla scelta di essere più furbo, più potente, più spregiudicato e più cinico nell’utilizzare i mezzi a disposizione. Quindi, non sono state soltanto le leggi ad personam a spingere verso questa diseducazione morale, bensì i condoni, l’idea che chi aggira la legge è più furbo di chi la rispetta, l’evasione morale delle tasse, come ha indicato il Presidente del Consiglio, la ricchezza ostentata usata come arma nei confronti dei cittadini. Tutto ciò per trasmettere l’idea che chi crede ancora nella cultura della legalità appartenga al passato ed è destinato ad essere travolto da una società in cui i punti di riferimento e i valori diventano altri. Avete diseducato, avete rischiato di corrompere le coscienze.

    ITALO BOCCHINO
    Il gruppo di Alleanza Nazionale voterà a favore di questo provvedimento e lo farà senza imbarazzo, senza «se» e senza «ma». Votiamo a favore di questa legge perché la riteniamo giusta, come voi ben sapete e come dimostrerò da qui a breve. La vostra polemica su chi è beneficiato e chi non lo è da questo provvedimento distorce il ruolo fondamentale del legislatore, che deve chiedersi se una legge è giusta o se è sbagliata. Non deve chiedersi quale singolo cittadino ne beneficerà. Questo è l’errore che avete commesso, che commettete oggi, che avete commesso in passato e che vi sta allontanando dal vostro elettorato e dall’opinione pubblica italiana.

    Vogliamo la certezza della pena. A Napoli abbiamo instaurato un tavolo bipartisan - c’eravate anche voi - per inasprire le pene. Noi lo abbiamo inserito in questo provvedimento e voi voterete contro perché siete prevenuti politicamente, perché sbagliate nel vostro ruolo di legislatori. Con l’obbligo della recidiva - e sapete quante volte, nonostante si potesse aggiungere la recidiva, ciò non veniva fatto dal magistrato - eviteremo che chi delinque abitualmente entri ed esca dal carcere, generando sfiducia nei cittadini, che poi non procedono alla denuncia dei reati, se non per altri motivi di carattere burocratico. Il Parlamento deve rispondere soprattutto ai cittadini, che chiedono che questa gente non esca dal carcere dopo aver commesso un reato. Chi lo fa una volta, due volte, tre volte e sa che tanto esce dal carcere, non può proseguire. Non lo abbiamo previsto in questa legge. Sapete bene quali saranno gli effetti futuri di tale provvedimento. Il primo effetto è la velocizzazione dei processi, perché esiste una tempistica, nota fin dall’inizio, della durata del processo, che non può essere più suscettibile di mutamento a seconda dell’umore del giudice o di altri eventi che possono intervenire. Mentre si discute di ciò voi, anziché parlare di queste cose, pensate a Previti.


    LO SCANDALO DELLA DIGNITA’ POLITICA

    Il rinvio alle Camere, da parte del capo dello Stato, della legge sulla riforma giudiziaria conferma la preoccupazione generale dinanzi a tale legge o almeno ad alcuni suoi aspetti. Forse oggi sarebbe necessario un nuovo appello come quello che nel 1919, in un altro momento difficilissimo della storia italiana, Don Sturzo rivolgeva «agli uomini liberi e forti». Sarebbe opportuno rivolgerlo a tutti e in particolare, fra gli uomini liberi e forti, a quelli tra essi che militano nella destra o nel centrodestra, giacché persone oneste e coraggiose si trovano in ogni formazione politica rispettosa delle regole democratiche, a sinistra, al centro e a destra. Fra coloro che fanno parte dell’ attuale coalizione di governo o l’ appoggiano, vi sono certamente molti galantuomini di animo non servile. Essi non sono meno indignati, turbati e umiliati di quanto non lo siano gli avversari del governo dalla recentissima approvazione dell’ indecente legge che abbrevia i termini di prescrizione. Qui non si tratta più di destra o di sinistra, di statalismo o di liberismo, di consenso o dissenso sulla guerra in Iraq, di separazione o no delle carriere dei magistrati e così via, legittimi temi della consueta lotta politica che vede legittimamente affrontarsi e scontrarsi forze e opinioni diverse. Qui si tratta di una degradazione civile che declassa a manfrina di interessi nemmeno di parte, ma personali la legge, che è «uguale per tutti» e fondamento dello Stato e di ogni comunità umana, come sottolineava il cardinale Ratzinger ricevendo la laurea honoris causa in diritto. È un pervertimento scandaloso, che svilisce lo Stato, la cosa pubblica, la Patria. Spetta agli uomini onesti d’ ogni parte ribellarsi a questa indegnità politica, egualmente pericolosa e lesiva per tutti, che disonora l’ Italia. Naturalmente qualcuno potrà dire che non è con la morale o col moralismo che si fa politica. È vero, ma non la si fa nemmeno con l’ immoralità. Non basta essere onesti per essere buoni politici, ma non basta nemmeno non esserlo. Nessuno auspica al timone del Paese una virtù fanatica e astratta, pericolosa e autoritaria come quella dell’ incorruttibile Robespierre. Ma neppure l’ opposto è auspicabile" ( Claudio Magris, Lo scandalo della dignità politica, Corriere della sera, 18 dicembre 2004).

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • FERRETTO E MUSCARDINI: MISURE ANTI-DUMPING PER COMBATTERE LA DELOCALIZZAZIONE
  • IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MILANO VUOLE PREMIARE IL LEONKAVALLO
  • NUOVE INTERPRETAZIONI SULL’ASSASSINIO DI GIOVANNI GENTILE
  • FIRMATA LA COSTITUZIONE EUROPEA
  • UN VESCOVO CHE LE SA CANTARE (NON SOLO LE MESSE)


    FERRETTO E MUSCARDINI: MISURE ANTI-DUMPING PER COMBATTERE LA DELOCALIZZAZIONE

    Il 1 ottobre il consigliere regionale di AN Silvia Ferretto ha consegnato alla Regione Lombardia una mozione, la 683, per chiedere a Regione, Stato ed Unione Europea di intervenire a sostegno delle imprese nazionali messe in ginocchio dalla concorrenza sleale Le imprese italiane - esordiscono Silvia Ferretto Clementi, consigliere regionale di AN e l’On. Cristiana Moscardini, parlamentare europeo di AN - subiscono da anni concorrenza sleale da parte dei paesi dell’est (fra i quali anche "nuovi membri UE") e del sud est asiatico, che utilizzano strategie di dumping fiscale (applicando sulle società aliquote d’imposta di 10 punti inferiori rispetto a quelle applicate nei "vecchi membri UE"), ambientale (normative e controlli ambientali pressoché inesistenti e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali) e sociale (violazione dei diritti dei lavoratori e dei minori), grazie alle quali i costi del lavoro e della produzione sono bassissimi. La ricerca esasperata del profitto unita al crollo di competitività sul mercato delle nostre imprese - proseguono le esponenti di Alleanza Nazionale - aggravato anche da pesanti carenze infrastrutturali e burocrazia farraginosa hanno già indotto centinaia di imprese italiane a trasferirsi all’estero. Le conseguenze più evidenti di tali scelte sono la perdita di migliaia di posti di lavoro e la desertificazione industriale. La globalizzazione è un processo inevitabile che deve essere governato dalla Politica attraverso normative che ne limitino gli effetti negativi. Nella mozione presentata oggi - conclude Silvia Ferretto - proponiamo una serie di interventi a tutela dell’economia e del sistema produttivo nazionale ed in particolare di quelle imprese che scelgono coraggiosamente di restare in Italia:
    • Misure antidumping nei confronti di quei paesi che realizzano le loro produzioni violando diritti umani e diritto ambientale
    • Stop dei contributi pubblici a chi delocalizza la propria attività all’estero, chiudendo le strutture sul territorio nazionale
    • Seguire l’esempio del Min. delle Finanze francese, N. Sarkozy, nella lotta alla delocalizzazione: richiesta di armonizzazione a livello UE delle imposte sulle società e creazione di poli di competitività (distretti industriali creati ad hoc agevolazioni per le aziende che vi si trasferiscano)
    • Un maggior sostegno a piccole e medie imprese per incentivarne la permanenza in Italia
    • Tutela dalle contraffazioni e promozione del made in Italy
    • Stop dei contributi UE ai paesi che praticano dumping fiscale, sociale e ambientale
    • Convocazione urgente degli Stati Generali dell’Economia per la Lombardia


    IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI MILANO VUOLE PREMIARE IL LEONKAVALLO

    Il neo eletto Presidente alla Provincia di Milano, Filippo Penati, ha annunciato di voler attribuire il Premio Isimbardi, la più alta onorificenza provinciale, al Leoncavallo a dicembre, "Per aver costituito una presenza costante nella vita sociale e culturale milanese". "Penati nega che la sua sia una provocazione : "In questi 30 anni di vita il più famoso centro sociale milanese è andato oltre le sue aspettative alla nascita, diventando un punto di riferimento per la nostra città". Ma il Presidente al "leonka" c’è mai andato? "Solo una volta, durante la campagna elettorale - ammette e aggiunge - Non condivido tutte le sue articolazioni politiche ma ne riconosco il valore sociale. Perciò mi sembrava opportuno che tra i premiati ci fosse un’anima importante della vita milanese". Di più. Secondo il diessino, il centro di Watteu rappresenta un emblema della "Milano reale, quella delle periferie trascurate". Sulla rappresentatività del "leonka" ha qualcosa da ridire Paola Frassinetti, consigliera di AN a Palazzo Isimbardi:" Sono indignata per questa scelta che discreta il significato del premio. Io e il mio gruppo stiamo organizzando una protesta formale". ( Manuela D’Alessandro, Nell’era Penati, premio Isimbardi al Leonka, Libero, 31 ottobre 2004)


    NUOVE INTERPRETAZIONI SULL’ASSASSINIO DI GIOVANNI GENTILE

    Nel libro, appena uscito in questi giorni, Assassinio di un filosofo, Francesco Perfetti ricostruisce la fine del grande filosofo. " Non si uccide un filosofo per caso, né per semplice rappresaglia: Francesco Perfetti, direttore della rivista Nuova Storia Contemporanea, è convinto che dietro l’eliminazione di Giovanni Gentile ci fosse un lucido disegno politico. Anche a prescindere da chi operativamente prese la decisione, sostiene, l’attentato rientrava appieno nella linea perseguita dal Pci sotto la guida di Palmiro Togliatti, che si può quindi considerare il "mandante morale" dell’azione". ( Antonio Carioti, "Fu Palmiro Togliatti il mandante morale del delitto", Corriere della sera, 29 ottobre 2004)


    FIRMATA LA COSTITUZIONE EUROPEA

    "Insomma, per dirlo con una sola parola: perdiamo la patria, e, visto che le patrie si formano lungo il percorso di una storia comune, di una lingua, di un’arte, di una religione, di un paesaggio comune, saremo, tutti e venticinque, popoli senza patria, in preda alla depressione, alla sfiducia, al sospetto, alla prevaricazione di uno nei confronti dell’altro, e, di conseguenza, debolissimi. L’Europa forte e potente che i governanti sognano, non esiste e non può esistere perché è costruita sulle macerie dei sentimenti, dei valori dei popoli". (Ida Magli, Una festa senza popolo, il Giornale, 30 ottobre 2004)


    UN VESCOVO CHE LE SA CANTARE (NON SOLO LE MESSE)

    "A ben vedere, dopo un entusiasmo perfin poco contenuto, guadagnato soprattutto dietro la figura del papa, sta affacciandosi un atteggiamento di cultura del disprezzo nei confronti del cattolicesimo. (Si parla, ovviamente, dell’Italia). Le strutture della Chiesa sembrano diventare dei doppi rispetto alle istituzioni profane. Non si è lontani dal trattare organizzazioni cattoliche come gruppi di animalisti, di antifumo e di formule gastronomiche dimagranti". (Mons. Alessandro Maggiolini, Cresce una nuova moda: disprezzare i cattolici in nome del falso dialogo, Il giorno, 24 ottobre 2004)

 

di Silvia Ferretto

Il 1 luglio Silvia Ferretto, la nostra indomita consigliere regionale di AN, si è laureata in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano con la tesi di laurea "Foibe, la storia sepolta di una tragedia italiana". Una laurea che ha dovuto attendere per giungere a compimento, rispettando gli impegni che la Ferretto egregiamente assolve in politica e in famiglia, come madre e come moglie. Ci è sembrato interessante riportare l’introduzione e le conclusioni di questo lavoro, che speriamo presto vedere pubblicato. E’ anche il caso di sottolineare che proprio in questi giorni, il 26 luglio scorso, è stata approvata dalla Regione Lombardia la proposta di Silvia Ferretto per lo stanziamento di contributi per il Giorno del Ricordo, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo forzato di migliaia di Istriani, Fiumani e Dalmati dalle loro terre. Si tratta dello stanziamento di fondi per la realizzazione di iniziative relative alla commemorazione del giorno del ricordo, di studi, convegni, incontri e dibattiti organizzati da istituzioni ed enti finalizzati alla conservazione della memoria di quelle vicende e per la promozione di iniziative volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario ed artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

INTRODUZIONE

Per comprendere la tragedia che ha colpito le popolazioni giuliano dalmate dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e ben oltre la conclusione delle ostilità, è indispensabile far riferimento alle cose che ognuno di noi reputa importanti, in base ad una personale scala di valori. La famiglia, gli amici, la casa, i beni, i ricordi, le tradizioni, le proprie radici culturali legate a suoni, sapori, odori della terra in cui si è cresciuti e al legame inscindibile con i propri morti.

I 350.000 italiani costretti a fuggire dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia hanno dovuto lasciare tutto questo. Molti di loro hanno perso familiari, amici e conoscenti. Le loro case e proprietà sono state confiscate e mai indennizzate.

Con l’accusa di essere criminali italiani nemici del popolo, migliaia di loro sono stati massacrati senza pietà, vittime di una furia omicida alimentata da un nazionalismo esasperato. Costretti a optare tra rimanere italiani e andarsene, oppure divenire jugoslavi pur di rimanere sulla propria terra, la maggior parte di loro intraprese la via dell’esilio come una scelta di libertà e venne accolta in Patria con l’ostilità e il fastidio che si prova per gli indesiderati. La propaganda comunista, l’indifferenza e la disinformazione li fecero apparire all’opinione pubblica come "criminali". Insultati e tacciati di essere reazionari e fascisti, secondo l’equazione manichea che bollava senza distinzione: "esule uguale fascista", furono lasciati soli. Prima della guerra la popolazione del confine orientale era stata fascista né più né meno del resto degli italiani.

Sostenere che in una terra di frontiera estremamente disomogenea e pervasa, per secoli, da passioni contrastanti tra etnie diverse, gli istriani fossero tutti vocati al fascismo è evidentemente illogico e rappresenta semplicemente una delle tante menzogne raccontate su un popolo che, nonostante le profonde ingiustizie e atrocità subite, non ha mai, in alcun momento, fatto ricorso all’uso della violenza e al terrorismo. Un esempio dal quale, anche quei popoli che rivendicano oggi il diritto di avere una propria terra, dovrebbero trarre insegnamento.

La memoria dei martiri delle foibe è stata sepolta ed infangata per lunghi anni. Dopo una spietata "pulizia etnica", gli esuli hanno dovuto subire infatti anche una sistematica pulizia storiografica e la loro tragedia è stata dimenticata.

Albert Camus nel suo libro, La peste, scrisse: "La profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esuli è vivere con una memoria che non serve a nulla."

Pochi italiani hanno riconosciuto che, con il loro sacrificio ed i loro beni, gli esuli hanno pagato una consistente parte del "debito di guerra" per la sconfitta dell’Italia. La loro tragedia, sepolta per oltre cinquant’anni, con colpevoli lacune e disarmanti silenzi, è stata frutto di una epurazione tanto vergognosa quanto "necessaria" per non dover riconoscere ed ammettere anche gli innumerevoli errori compiuti in nome della Resistenza; ma, soprattutto, per non dover ammettere e riconoscere che se tutti i democratici furono antifascisti, non tutti gli antifascisti furono democratici.

Sono molte le pagine scritte che devono essere riviste, tenendo, sempre ben presente che l’opera di revisione, necessaria e doverosa, deve però riguardare i fatti, le interpretazioni, gli errori compiuti, l’acquiescenza e le omissioni. Il revisionismo non può e non deve certo riguardare i principi e i valori che portarono alla nascita della democrazia nella Repubblica italiana. Ricordare gli italiani uccisi nelle foibe dai comunisti di Tito e far conoscere a tutti, anche ai più giovani, quali e quanti massacri sono stati compiuti all’ombra della falce e martello, non giustifica nè potrà mai modificare il giudizio di condanna, morale, politico e storico delle persecuzioni razziali, ma è un atto di giustizia dovuto, perché la mancanza di verità storica costituisce un oltraggio alla memoria delle vittime ed insieme alla nostra coscienza. Le responsabilità sono sempre personali o dei governi, non dei popoli. Confondere le responsabilità e attribuirle genericamente e indifferentemente ad un’intera popolazione o, peggio, ad un gruppo etnico, significa alimentare la spirale d’odio ed il conflitto rendendolo difficilmente sanabile. Le motivazioni che hanno portato all’ "Olocausto" e alla "pulizia etnica" sono profondamente diverse così come lo sono le loro dimensioni. I nazisti eliminarono gli ebrei e gli zingari, gli omosessuali e i portatori di handicap per ragioni "razziali", una sorta di "pulizia biologica"; i titini eliminavano gli italiani per balcanizzare il territorio e "bonificare" l’Istria, Fiume e la Dalmazia dalla presenza millenaria del ceppo latino-veneto.

La "pulizia etnica" posta in atto contro gli italiani è sempre stata considerata una tragedia minore, un fenomeno reattivo, una conseguenza dei torti subiti durante il fascismo, che costituirono sicuramente un ottimo pretesto, servito su un piatto d’argento, al nazionalismo di Tito, ma non certo la causa primaria. Quei tragici avvenimenti furono il frutto di un disegno politico scientemente preparato e cinicamente eseguito.

Nella memoria collettiva e nella storiografia ufficiale l’Olocausto è giustamente presente, e non potrebbe essere altrimenti. Trova spazio in tutti i libri di testo, nella cinematografia mondiale sia filmica che documentaristica e viene ricordato costantemente dai mezzi di informazione. Ogni studente italiano conosce bene quegli orrori.

La tragedia istriana, giuliano dalmata, al contrario è stata per decenni omessa da tutti i testi scolastici ed è stato solo dopo il dibattito sulla faziosità dei libri di testo, che in alcune edizioni viene riportata, anche se spesso, purtroppo, ancora in forma superficiale e didascalica.

La condanna politica e morale di tutti gli stati nei confronti dell’antisemitismo è unanime, e, in forma autocritica, anche molti esponenti dei governi tedeschi sono sempre stati in prima linea nell’esecrare quegli accadimenti.

Al contrario, in merito al genocidio titino, non c’è mai stata alcuna presa di posizione ufficiale di condanna da parte dei governi balcanici: la Jugoslavia prima, la Croazia e la Slovenia poi, oltre a non aver mai espresso le loro "scuse ufficiali" ai familiari delle vittime, non hanno collaborato ad aprire, agli storici di tutto il mondo, i loro archivi di stato.

Anche sul piano giudiziario, le procedure ed i risultati sono da sempre stati diversi: sebbene alcuni siano riusciti ad eludere la giustizia internazionale, molti gerarchi nazisti sono stati processati a Norimberga. Nessun criminale titino ha invece scontato un solo giorno di carcere, a cominciare proprio dal loro leader, inspiegabilmente a lungo stimato e "riverito" da molti capi di stato. Ai criminali di guerra slavi l’Italia ha addirittura concesso e sta ancora versando la pensione INPS, che non ha mai invece riconosciuto ad alcuno degli internati nei lager titini.

CONCLUSIONI

Il 1 maggio 2004 la Slovenia è entrata a far parte dell‘Unione Europea e a Gorizia è stato abbattuto l’ultimo muro di quella "cortina di ferro" che, per oltre mezzo secolo, ha diviso l’Europa, secondo la logica di Yalta. Il confine che per tanti ha diviso italiani e slavi, che ha a lungo rappresentato una linea di separazione ed esclusione ed è stato fonte di reciproca e profonda inimicizia, spesso sfociata in mutue accuse di nazionalismo o xenofobia, potrebbe, oggi, trovare una sua giusta e nuova connotazione in una dimensione più europea. Essere parte dell’Unione Europea significa infatti far parte di una comunità più ampia, sovranazionale, all’interno della quale ogni stato membro, pur conservando la propria cultura, le proprie tradizioni, il proprio sentimento nazionale patriottico, rispetta gli altri Stati e, a differenza di quanto avveniva in passato, si pone come obiettivo la condivisione, non solo della moneta, ma anche e soprattutto dei valori e dei principi. Gli accordi economici non bastano a unire le Nazioni, occorrono sogni, idee, progetti comuni e soprattutto valori condivisi. È questa la condizione sine qua non affinché dagli orrori e dagli errori di esasperati nazionalismi si possa trarre un insegnamento, facendo sì che fra le genti possa, finalmente, prevalere il reciproco rispetto. Un’Europa unita non può essere costruita su odio e rancori mai sopiti. È evidente, infatti, che per ricucire uno strappo tra due popoli divisi da secoli, non bastino semplici dichiarazioni di buona volontà. È indispensabile il rispetto delle minoranze e dei diritti civili e che si arrivi quanto prima ad una memoria condivisa. Se da un lato pretendere di rimettere in discussione i confini orientali è evidentemente improponibile, dall’altro deve essere chiaro che alcune delicate questioni in sospeso da ormai più di cinquant’anni devono essere seriamente affrontate e risolte. Prime fra tutte: la restituzione dei beni confiscati ai cittadini italiani al momento dell’esodo, una maggiore tutela delle nostre minoranze rimaste nell’ex Jugoslavia e l’abolizione delle molte restrizioni ancora in vigore, sia in Slovenia che in Croazia, nei confronti dei cittadini italiani e delle nostre iniziative economiche e culturali, ma, soprattutto, il sacrosanto diritto delle famiglie dei "desaparecidos" italiani di conoscere la sorte ed il luogo in cui giacciono le spoglie dei loro cari.

Letture - Numero 24

 

  • Nel sito www.dilloadalice.it del 12 maggio appare un’intervista a padre Giulio Tam. Padre Tam è un sacerdote tradizionalista, seguace di monsignor Marcel Lefvebre, che officia messe in occasioni di ricorrenze legate a vicende della seconda guerra mondiale e della RSI e che in occasione delle elezioni europee ha fatto la grande scelta : si candida nelle lista Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini nella circoscrizione Nord-Ovest. La sua candidatura vuol essere la risposta forte a quello che si profila lo scontro tra due mondi e due civiltà.
  • Domenica 16 maggio il pontefice Giovanni Paolo II ha proclamato santa la beata Gianna Beretta Molla, della diocesi di sant’Ambrogio. Una madre, una professionista ( era medico pediatra) che sacrificò la propria vita per permettere la nascita della sua quarta figlia. Una donna che è diventata simbolo della lotta contro l’aborto. Da leggere Ennio Apeciti, Gianna Beretta Molla - Amare la vita, Centro Ambrosiano, supplemento al n. 19 del 9 maggio 2004 di Luce.
  • "Purtroppo negli ultimi due mesi la segreteria ci ha chiesto di disfare quanto avevamo costruito per "correre da soli" favorendo l’ennesima vittoria delle sinistre. In questa situazione, per motivi di coerenza e di attaccamento alla città, e applicando il principio della Lega di essere padroni a casa nostra, abbiamo scelto di appoggiare Mario Rossi e la lista civica Orizzonte, rispettando la parola data 18 mesi fa" ( Dalla dichiarazione dei leghisti dissidenti con la firma "La sezione di Castellanza della Lega Nord" in La Prealpina, 16 maggio 2004, pag. 19).
  • A proposito di allargamento dell’UE : " La media totale dei disoccupati nei Dieci raggiunge il 15 per cento, quasi il doppio di quella dei Quindici. A livello regionale, sei delle sette regioni al top della classifica dei senza lavoro sono polacche"( Panorama, 6 maggio 2004).

Letture - Numero 22

 

EDITORIA A DESTRA, QUALCOSA SI MUOVE

Indipendente e Imperi, informazione e geopolitica. Due iniziative interessanti

Se ben poche soddisfazioni regala la politica governativa, se un senso di sconforto e pessimismo avvolge i cuori di molti, ci sono delle novità per chi legge "a destra". E ciò non può che essere salutato con piacere. Dobbiamo registrare innanzitutto il ritorno nelle edicole di una testata che ha vissuto in passato vicende travagliate e per lo più infelici, con punte di tragicomicità quando la direzione è stata affidata ad un noto ex cabarettista romano. Parliamo de L’Indipendente che troveremo dal giornalaio il primo aprile con una veste completamente rinnovata: quattro pagine, una redazione snella, stile Foglio, per intenderci. Il nuovo giornale si ispira alla creazione di Giuliano Ferrara e il direttore, Giordano Bruno Guerri, lo dichiara apertamente anche se tiene a distinguersi senza risparmiare qualche punzecchiatura: "Il suo è un giornale che si parla molto addosso, che funziona per strizzate d’occhio interne a un gruppo. Noi - promette - saremo un giornale di informazione tradizionale, con interviste, inchieste". Guerri, storico, editorialista, opinionista polemico e acuto è un personaggio certamente di qualità e "peso" intellettuale, per utilizzare un’espressione abusata, fuori dagli schemi. E quando un intellettuale esula dalla cultura dominante viene definito, dai detrattori come dagli estimatori, "di destra". E’ successo anche a lui, che peraltro non ha mai smentito, sebbene le sue origini siano da individuarsi a sinistra. "Ho fatto un ’68 romantico - dichiara Guerri - quello dei provos e dei beatnik, tenendomi sempre lontano dal ’68 maoista. Non a caso ho scelto di fare l’università alla Cattolica di Milano". Da tempo però il direttore del nuovo Indipendente si aggira per altre "contrade", ma lo fa da spirito libero e così sarà anche nella nuova avventura. "Faremo - assicura - un giornale per una destra che ha voglia di essere diversa da come la si descrive: quella polverosa, conservatrice, divisa tra leghisti e Alleanza nazionale, sempre rissosa e incapace di modernità. Invece ci sono cittadini, quindi anche lettori, che sono pronti ad un salto di qualità". Guerri ha annunciato un giornale tradizionale di "commenti e orientamento", con un supplemento domenicale dedicato a temi monografici di storia, che verrà venduto assieme a Il Giornale ad un euro e mezzo in più. L’iniziativa è sostenuta da una cooperativa che si avvale di un finanziamento pubblico da 5 miliardi delle vecchie lire e da un gruppo di imprenditori che ci ha messo altri tre miliardi. Il "punto di pareggio" è fissato a 3 mila copie: "se non lo raggiungo - scherza il direttore - prometto ufficialmente di impiccarmi al lampadario più alto della redazione". La squadra di Giordano Bruno Guerri è composta da soli otto redattori, tutti sotto i 30 anni, tranne uno. Il vicedirettore è Luciano Lanna, proveniente da Ideazione, autore insieme a Filippo Rossi dell’apprezzatissimo "Fascisti immaginari", eccezionale "Garzantina" della destra, di cui su questo sito non ci siamo ancora occupati, ma lo faremo presto. In bocca al lupo ai nuovi "indipendentisti". Un’altra iniziativa editoriale è invece già partita l’ultima settimana di febbraio. Si tratta di Imperi, rivista di geopolitica, diretta da Aldo di Lello, responsabile delle pagine culturali del Secolo d’Italia e autore di diversi saggi sulla globalizzazione. E proprio sulla realtà del mondo globalizzato è incentrata la raccolta di analisi che - pubblicata da Nuove Idee, diretta da Luciano Lucarini - si può trovare nelle edicole e nelle librerie. La veste di Imperi è un volume di quasi duecento pagine, con firme di prestigio nazionale e internazionale. Una sorta di Limes di destra, secondo la definizione dello stesso Di Lello, con una spiccata vocazione all’approfondimento metapolitico. Sul primo numero, dedicato alle scadenze europee del 2004, intervengono, tra gli altri Carlo Jean, Aleksandr Dugin, Charles Kupchan, Adolfo Urso, Alfredo Mantica, Gennaro Malgieri, Gerardo Picardo, Andrea Marcigliano, Federico Eichberg, Enrico Nistri, Mario Bernardi Guardi. "La rivista - spiega il direttore - nasce per arricchire il dibattito italiano con problemi nuovi, d’avanguardia. Le identità politiche vanno ridefinite a partire dalla geopolitica e dalla globalizzazione". Parallelamente alla rivista, uscirà una collana di cultura internazionale con testi inediti per l’Italia. Lo spettro è ampio: si va dai neoconservatori americani Irving Kristol e Micheal Ledeen all’ideologo del nuovo eurasismo russo, Aleksandr Dugin, al pensatore della Nuova Destra francese, Alain de Benoist, "tutti modi di essere di destra nel mondo", spiega Di Lello. Già, perché "di destra" può essere tutto e il contrario di tutto, lo abbiamo imparato a suon di contraddizioni. Interessante e stimolante è il confronto aperto tra le diverse idee, merce sempre più rara, divenuta quasi introvabile nel marasma della bassa politica delle correnti, delle botteghe e delle manipolazioni genetiche. E poi c’è ancora una battaglia da vincere: quella contro i luoghi comuni, le infami falsità e, talvolta, ahinoi, le amare verità, in tema di destra e cultura. Volere è potere, e anche sapere.

Fabio Pasini




COMUNICATO STAMPA

ESULI DELLA VENEZIA GIULIA, DELL’ ISTRIA E DELLA DALMAZIA ANCORA UNA VOLTA DIMENTICATI

Bruxelles, 26 febbraio 2004

La Presidente della delegazione di A.N. al Parlamento europeo, Cristiana Muscardini, ha comunicato al Presidente del Parlamento, Pat Cox che non avrebbe partecipato al pranzo uffciciale con il presidente della Repubblica di Croazia, Stipe Mesic, perchè nel corso del suo interevento in aula non aveva fatto alcun riferimento al problema degli esuli istriani, giuliani e dalmati che da oltre 50 anni attendono che sia fatta giustizia.

La Muscardini ha anche chiesto al Presidente Cox di tenere conto, nel corso dei colloqui con il Presidente Mesic, di questa ferita ancora aperta e di farsi promotore di iniziative atte alla soluzione del problema anche alla luce di alcuni recenti segnali di apertura del governo croato in occasione della della domanda di adesione della Croazia all’Unione europea.




COMUNICATO STAMPA

Milano, 4 marzo 2004

"Che l’8 marzo diventi la giornata europea per la lotta alle menomazioni sessuali femminili" ha detto Cristiana Muscardini, Presidente della delegazione di A.N. al Parlamento europeo che, nel presentare una proposta di risoluzione alla Commissione e, indirizzando una lettera al Presidente del Consiglio europeo, l’irlandese Bertie Ahern, ha rivolto un invito anche ai leader dei partiti italiani e alle organizzazioni femminili perché si attivino in maniera concreta a combattere l’abominevole pratica legata ad ogni forma di menomazione sessuale femminile sia sul territorio europeo, sia nei Paesi nei quali è in uso in modo ufficiale o ufficioso. "I governi degli Stati con i quali l’Europa ha rapporti economici o di partnerariato devono espressamente garantire di adoperarsi per debellare una violenza fisica e sessuale che ogni anno miete nel mondo 2 milioni di nuove vittime. L’8 marzo deve diventare un giorno nel quale le donne devono chiedere a tutta la società il rispetto dei diritti umani e della dignità della persona.

Cristiana Muscardini




Comunicato stampa

3 marzo 2004

TROPPE TASSE, L’ITALIA NON E’ UN PAESE LIBERO

MILANO - Secondo la classifica delle libertà economiche stilata dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, l’Italia è al 26° posto. Ma, guardando al peso della tassazione, ben 116 Paesi godono di maggiore libertà rispetto al nostro. E’ questo il succo del dibattito organizzato dall’Istituto Bruno Leoni giovedì 26 febbraio scorso a Roma, in collaborazione con la Heritage Foundation. Ana Eiras (Heritage Foundation) ha spiegato come si giunge all’assegnazione del punteggio nell’Indice delle libertà economiche. Marc Miles (curatore dell’Index) ha condotto un’analisi puntuale dei problemi italiani. Secondo il senatore Franco Debenedetti (DS), la ragione della severa valutazione nei confronti dell’Italia è "che non si fanno le riforme: lavoro, pensioni, professioni e così via". L’onorevole Giancarlo Pagliarini ha sottolineato come "per tagliare le tasse sia necessario ridurre il peso dello Stato". L’avvocato Tito Tettamanti, membro del Board dell’IBL, ha evidenziato che l’armonizzazione fiscale europea "rappresenta un processo pericoloso e potenzialmente avverso alla libertà economica". Il ministro della Difesa Antonio Martino ha concluso che "non è solo per ragioni di efficienza, ma anche per rispetto della libertà individuale e della giustizia che dobbiamo ridurre la pressione fiscale". "Il compito dell’IBL - ha affermato Alberto Mingardi, direttore del dipartimento "Globalizzazione e concorrenza" - è combattere la mitologia politica del nostro tempo che, citando Bruno Leoni, si fonda sulla rappresentanza del popolo e la pretesa carismativa dei leader politici di possedere la verità e agire di conseguenza". L’IBL ha curato la traduzione di un estratto dall’Index of Economic Freedom, pubblicato col titolo "La ricchezza e la libertà delle nazioni". Il volume è a disposizione della stampa e di chi sia interessato, e può essere richiesto all’indirizzo info@brunoleoni.it

Letture - Numero 21

 

* "All’Ospedale San Raffaele una madre mi pregò di convincere il figlio bloccato provvisoriamente su una sedia a rotelle a riprendere a camminare. Mi presentai dal ragazzo e gli dissi: "Giacomo, fatti forza. Alzati e cammina…". Lui, dopo alcuni giorni, si alzò".

(Dichiarazione di Silvio Berlusconi riportata da Gian Antonio Stella in Corriere della sera del 25 gennaio 2004).



*"Io tutto quel che avevo da dire a Berlusconi era che credevo nello Spirito Santo e perciò nelle sue ispirazioni : e la sua mi pareva tale. Da allora cominciai a considerare Berlusconi come un evento spirituale…".

(Dichiarazione di don Gianni Baget Bozzo letta da Berlusconi nel decennale della nascita di Forza Italia).




Dopo ciò, quanto dichiarato dal professor Umberto Scapagnini, medico di Berlusconi, su un Presidente del Consiglio "quasi immortale" in seguito all’assunzione di provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi ecc. ecc. …è soltanto un particolare trascurabile…



Milano

Comunicati dell’On. Muscardini

L’On. Cristiana Muscardini, Presidente della Delegazione di Alleanza Nazionale al Parlamento europeo, il 9 febbraio ha rilasciato le seguenti dichiarazioni a proposito dello sciopero dei medici:

"E’ apprezzabile che, secondo quanto apparso dalla stampa, il Ministro Sirchia condivide le istanze dei medici. Attendiamo ora che da questa condivisione siano tratte le debite conseguenze affinché il nostro sistema sanitario garantisca al massimo la salute dei cittadini e la dignità degli operatori del settore".

E del blocco del traffico:

In attesa di dati scientifici validi che testimonino l’utilità o meno della chiusura del traffico privato nei giorni di festa, Cristiana Muscardini Presidente della delegazione di Alleanza Nazionale al Parlamento europeo, chiede al Ministro Matteoli che, rispettando l’autonomia delle Regioni, il Ministero si adoperi affinché il blocco del traffico sia applicato in orari che consentano ai cittadini l’esercizio dei propri diritti anche nei giorni di festa. "L’applicazione di orari differenti impedisce l’esercizio delle libertà di cui ciascuno di noi ha il diritto e rende ancora più difficile la possibilità di incontro tra parenti ed amici, nonché la legittima boccata di ossigeno o la pratica di uno sport a chi vive già tutta la settimana lavorando e scontrandosi con i problemi dei trasporti; ed è inoltre evidente anche la necessità di orari diversi per i mesi invernali ed i mesi estivi".



Foibe

Il Consigliere regionale di AN Silvia Ferretto in memoria dei martiri delle Foibe e contro un macabro…. gioco…presente in Internet.

Il Presidente del Consiglio Regionale Attilio Fontana accoglie la proposta Ferretto (AN), sottoscritta anche da altri consiglieri (di AN, Forza Italia, Lega Nord, Pensionati, CCD-UDC) e fa osservare, in occasione dell’apertura della seduta del 10 febbraio del Consiglio, un minuto di silenzio in memoria dei martiri delle foibe e degli esuli delle terre d’Istria e Dalmazia.

Ringrazio - esordisce Silvia Ferretto Clementi, consigliere regionale di AN - il Presidente Fontana, per la sensibilità e la disponibilità che ha fin da subito mostrato nei confronti di questa iniziativa volta a ricordare il dramma di un popolo, testimoniato non solo dalle 12.000 persone infoibate e dall’esilio dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati, ma anche dalle migliaia di chiavi che giacciono sui fondali dei porti del Mar Adriatico dove questi stessi esuli, costretti a lasciare le proprie abitazioni e le proprie cose per sfuggire alle persecuzioni dei partigiani titini, le gettarono sapendo che non avrei mai più potuto utilizzarle. Le foibe e l’esodo - continua l’esponente regionale di AN - non furono, come qualcuno ancora oggi tenta di sostenere, una dura reazione popolare alle violenze dei nazisti e dei fascisti ma una vera e propria strategia politica che aveva come obiettivo la pulizia etnica - studiata, pianificata e portata avanti con tanto di manuale - di quelli che il ministro del criminale Tito, Cubrilovic, chiamava gli "etnodiversi": "La sola maniera ed il solo sistema per allontanarli è la forza brutale di un potere statale organizzato. Non rimane che una sola via, la loro deportazione in massa". Ricordare queste violenze, per troppi anni dimenticate dalla Stato ma anche dalla Storia - conclude Silvia Ferretto - è un passo importante per superare finalmente la cultura dell’odio ed arrivare ad una memoria condivisa.



Intanto il 13 febbraio, sempre Silvia Ferretto, dopo aver denunciato l’esistenza, su un sito internet sloveno, del gioco Fojba 2000 (www.mladina.si/projekti/igre/fojba2000 ) - di una versione macabra del gioco Tetris, nella quale, persone, in diverse posizioni, buttate a calci nella foiba vanno incastrate fra loro - aggiunge altre rivelazioni. Sul sito sloveno Mladina (www.mladina.si) - lo stesso del Gioco della Foiba - all’interno dell’articolo Foibe 2004, nel Forum relativo, c’è chi inneggia alla lotta armata e alle foibe . Si tratta di messaggi di una gravità estrema - conclude Silvia Ferretto - che farò pervenire al più presto alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura, auspicando un loro intervento.


Le brigate autonome livornesi testualmente scrivono: 2004-02-13 13:41 by Bal Livorno Contro ogni revisionismo, w la resistenza! Morte al fascismo! W il Comunismo! triste Merda! chi si schiera col fasciamo merita di morire oggi come ieri, nessuna revisione, nessuna pietà. L’umanità si affaccia di nuovo verso le idee infami del razzismo e fascismo traspirato dalla società capitalista come forma di conflitto sociale da cui si ricava profitto dalla battaglia del povero sul povero, livorno alza la bandiera della forza del popolo che rivendica la sua giustizia armata. ORa e SEMPRE RESISTENZA! BRIGATE AUTONOME LIVORNESI 1999 Tito ce l’ha insegnato.. 2004-02-13 17:38 by Brigate Autonome Livornesi 11 ragazzi appartenenti alle Brigate Autonome Livornesi,furono denunciati e diffidati 3 anni,per aver esposto uno striscione con scritto: "TITO CE L’HA INSEGNATO,LA FOIBA NON E’ REATO". Grazie ai nostri avvocati,l’accusa cadde..sì,perche’come gia’sapevamo,per le foibe NON e’mai stato fatto nessun processo storico..al tempo Trieste (TRST), NON era Italia,ma zona libera di Trieste,quindi cari i miei muli,ne la vostra citta’ne la "vostra" amata Istria e’mai stata italiana,rassegnatevi!! TRST JE NAS - SMRT FAŠIZMU, SLOBODA NARODU ! NO AL REVISIONISMO STORICO! Complimenti all’autore del gioco,e’possibile scaricare il file sorgente? (Fla) B*A*L*99

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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