Speciale

ALLEANZA NAZIONALE, "GRANDI MANOVRE" IN VISTA DEL CONGRESSO

Da una parte i "più belli". Dall’altra gli "intelligentones". Una strana contrapposizione quella che si è venuta profilando nella due giorni di discussioni (il 24-25 novembre scorsi) tra le due principali correnti di Alleanza Nazionale. Da una parte la Destra sociale di Alemanno e Storace, la destra dei "belli": "Perché - dice il presidente della Regione Lazio - ci sarà anche qualche differenza, e non solo estetica, tra Daniela Santanché e Alessandra Mussolini". Dall’altra, Destra protagonista, la corrente di La Russa e Gasparri, che all’accusa di essere i "berluscones" hanno risposto - con le parole del ministro della Comunicazione - di essere "gli intelligentones, perché abbiamo capito le scelte giuste da fare fin dai primi anni ’80". Lo confessiamo: siamo presi dallo sconforto. In tempi di Destra al governo nessuno si aspetta voli di fantasia o grande strategie politico-filosofiche, ma un onesto e indissolubile pragmatismo. Da qui però a dividersi tra belli e intelligenti ce ne passa…

Correnti in movimento. Va beh… cerchiamo di tornare a parlare di politica. E partiamo dai movimenti correntizi, che tanto (troppo?) appassionano i militanti di An. C’eravamo lasciati con 4 gruppi politici contrapposti. Le già citate Destra sociale e Destra protagonista. E poi Destra e Libertà di Urso e Matteoli, di impronta liberal-liberista. E Destra plurale di Domenico Nania, i cui componenti sono noti come i "descamisados", per la discutibile scelta nell’abbigliamento (sic!). Le due ultime correnti (quelle di Urso e Nania) si sono riunite in un’aggregazione più ampia: il nome della corrente è Nuova Alleanza. Quest’ultima sembra vicina ad un accordo politico con Destra protagonista in vista del congresso di An del prossimo aprile. Così come la mini-corrente "Iniziative" di Giulio Maceratini. Dunque la situazione sembrerebbe profilarsi in questi termini: la Destra sociale contro tutti. O tutti contro la Destra sociale, a seconda dei punti di vista. Appare però uno scontro almeno numericamente impari. Da sola la Destra protagonista larussian-gasparriana può contare, infatti, su un grandissimo peso nel partito: 52 deputati sui 99 di An, 20 senatori su 43, un ministro (Gasparri), un viceministro (Martinat), il presidente del gruppo di Montecitorio (La Russa), 60 tra consiglieri e assessori regionali, oltre 200 consiglieri comunali. Non solo. Nella riunione di sabato e domenica scorsi ad Arezzo, Destra protagonista si è presentata con 1.200 delegati. Un esercito. Quantificando, un 70 per cento abbondante dei delegati più gli innesti delle correnti "alleate" contro un 30 per cento scarso della Destra sociale. Il nodo dell’articolo 18.

Ma lasciamo perdere i numeri, che in politica sono importanti ma non sono tutto, e passiamo ai programmi. Qui la contrapposizione tra correnti si basa su due punti fondamentali: l’abolizione (o meno) dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sul licenziamento per giusta causa. E l’ingresso (o meno) nel Partito Popolare europeo. Partiamo dal nodo dell’articolo 18. Gasparri sostiene: "Sì, l’art. 18 va soppresso perché è il solo modo per favorire nuove assunzioni. Il sistema è troppo rigido e a farne le spese sono soprattutto i giovani in cerca di lavoro nelle aree più deboli". Non è d’accordo Alemanno: "No, l’art. 18 non va toccato. Un intervento specifico diverrebbe simbolo di lacerazione sociale: può essere modificato solo nel quadro di una revisione globale dello Statuto". Logiche diverse alla base delle due scelte. Destra protagonista vuole una "modernizzazione" a tappe forzate. Il rischio è quello di creare uno scontro sociale. E, visto come andò a finire nel 1994, con un milione di persone in piazza, forse sarebbe meglio evitarlo. La Destra sociale persegue una logica di rottura dell’unità sindacale della Triplice per mezzo di un avvicinamento alla Cisl di Pezzotta, vicina alle politiche sulla partecipazione dei lavoratori agli utili, da sempre cavallo di battaglia di Alemanno e soci. Il rischio di questa scelta è un eccesso di "conservatorismo" nel mercato del lavoro. Seguendo il sindacato, cioè, si rischia di non cambiare nulla. E tutti sanno, ormai, che il mondo del lavoro in Italia va al contrario di come dovrebbe andare: tutela i privilegi ingiusti e dà poche opportunità di lavoro ai più giovani. La discussione appare fin qui seria. Come sempre la soluzione sembra essere nel mezzo. Dunque, tutelare la vocazione sociale del partito, evitando scontri sociali. Non farsi però "cofferatizzare", come ha sostenuto la Russa criticando Storace. Da rifuggire comunque la contrapposizione tra iperliberisti e ultrasociali. Ribadiamo, con i padri latini: in media res stat virtus.

Morire democristiastiani? Secondo nodo da sciogliere in vista del congresso è se avviare un cammino che porti Alleanza nazionale all’interno del Partito Popolare nel parlamento europeo. Non è la prima volta che si parla di questa possibilità. Ma nella due giorni delle correnti l’argomento è tornato prepotentemente alla ribalta. Per Gasparri, "parlare di ingresso nel Ppe è ancora prematuro, e tuttavia quel passaggio è inevitabile". Per Alemanno non è inevitabile ed è certamente "prematuro, per due motivi: anzitutto perché nel Ppe devono prima uscire Rosi Bindi e Castagnetti, e poi perché dobbiamo prima concertare una posizione con tutti i nostri partner dell’Uen, l’Unione delle destre europee". Anche in questo caso ci sono rischi in entrambe le posizioni. Destra protagonista vuole affermare il bipolarismo anche in Europa, dopo che in Italia il binomio Forza Italia-Allenza nazionale pare essere indissolubile. Qual è il rischio? Che, una volta entrati nel Ppe, il passo successivo sia il partito unico con Forza Italia. E allora addio ad ogni specificità politica e culturale della Destra italiana. Il rischio dell’"isolazionismo" perseguito dalla Destra sociale è invece quello di rimanere in un gruppo (l’Uen) che conta poco ed è stretto tra i due "giganti" del parlamento europeo: il Partito popolare e il Partito socialista. Rischi da calcolare con cura: certo che morire democristiani, sia detto con franchezza, non ci sembra una fine né allettante né tantomeno auspicabile. Una specificità "di destra" andrebbe conservata, anche perché i Berlusconi passano, mentre i nostri valori restano.

Il futuro di An Quale il bilancio della due giorni delle correnti? Francamente non entusiasmante. La contrapposizione sembra tornare ad assumere toni che speravamo superati. Insomma, il vecchio scontro tra "liberali" e "sociali", che ha lacerato il partito negli anni scorsi, ritorna alla ribalta. Uno scontro superato nella conferenza programmatica di Verona: lì erano stati indicati dei "paletti" che ci paiono gli unici capaci di tenere insieme e sintetizzare le diverse anime di An. Allora era uscita fuori una Destra "law and order", da sempre perseguita da Gasparri. Ma una Destra anche "sociale", attenta cioè al mondo del lavoro e alle politiche di partecipazione nelle imprese, seguendo alcune proposte di Alemanno. Si riparta, dunque, dalle tesi di Verona, evitando che il partito si riavviti in una polemica tra correnti che lascia il tempo che trova. E che non consente di avere un’identità definita e riconoscibile per gli elettori e l’opinione pubblica. Rischio gravissimo. Se si chiedesse infatti a qualche elettore qual è l’identità politica di An, cosa risponderebbe? Che An è una Destra liberale, o sociale, o nazionalista, o statalista? Non vorremmo che dicesse che è la Destra delle correnti e dei colonnelli. E non ci confortano certi slogan politici emersi durante la due giorni delle correnti. Che vuol dire, ad esempio, il "Far fare", lanciato da La Russa come obiettivo politico? "Far fare" a chi? E, soprattutto, cosa? E con quali riferimenti politici? E con quale strategia politico-culturale? Nodi da sciogliere nel congresso di aprile. Per ora ci verrebbe sommessamente da suggerire: ripartiamo dal programma di Verona. Per andare avanti. Allora An si autodefinì un "partito di programma". Il programma c’era e c’è. Perché non farlo valere anche nelle politiche di governo? E infine, come ha suggerito a ragione il professor Fisichella, "smettiamola di pensare al 2006, a Fini premier! Si tratta di discorsi intempestivi, affrettati. Pensiamo piuttosto ai programmi. Preoccupiamoci di tener fede ai valori di An".

L’Apota

Il nuovo Palio del nuovo Millennio

La storia del Palio di Legnano è una storia di alti e bassi: l’attenzione è alta quando alta è la tensione, l’interesse per la vittoria in prossimità dell’ultima domenica di maggio. Allora Legnano si trasforma in una città in attesa del derby cittadino, un derby ad otto. I manieri sono quasi sempre affollati in quel mese di maggio; si terminano gli ultimi ritocchi agli abiti, si portano avanti le ultime contrattazioni per acquisti, noleggi, addobbi floreali; soprattutto gli ultimi, faticosi, accordi per la gara, per aggiudicarsi il "Crocione". E questa tensione dura ancora per alcuni giorni dopo la corsa, con i suoi inevitabili strascichi di polemiche, recriminazioni, confronti, accuse, veri o presunti tradimenti rinfacciati, vere o presunte incompetenze segnalate. Durante il resto dell’anno è normale amministrazione: spesso uno stanco incontrarsi in maniero, un torneo di scala quaranta, una cena medievale, per poi il rialzarsi della tensione in occasione della festa di contrada e, soprattutto, dell’investitura, che capita solitamente ogni due anni. Quante volte è stato ripetuto questo? Un’infinità. Per chi non è legnanese, o per lo meno per chi non vive questa esperienza, sembra l’inutile rituale di un aggregato di persone che giocano a proiettarsi nel passato. Eppure questa è la vita sociale per un migliaio di cittadini; questa è la vita silenziosa, di volontariato, di alcune centinaia di contradaioli che confezionano abiti, riparano armature, si riuniscono per decidere la vita comune del maniero, della loro associazione. A volte è un po’ kitsch, con quel premiarsi tra di loro, quel nominarsi a cariche altisonanti: priore, gran priore, capitano, castellana, scudiero…Eppure dietro si nascondono spesso piccole faide, accordi, camarille, tresche di fazioni, di famiglie le une contro le altre armate… Ora siamo nel nuovo millennio…e il Palio è ancora lì, con il corredo delle sue tradizioni, delle sue investiture, del rituale delle elezioni. Alcuni lo vedono superato, altri come il palco su cui pavoneggiarsi, altri come il cuore della storia cittadina, altri… Legnano è Legnano anche grazie al Palio. Ma forse è ora di cambiare. Forse è giunto il momento di trovare il vero significato di questa Sagra, di queste manifestazioni, di questa vita associativa. E’ inutile arroccarsi nella stantia ripetizione di un cerimoniale fine a se stesso, se questo cerimoniale non viene vissuto dall’interno. Molte volte tutto questo darsi da fare, lavorare come volontari per le mille piccole cose della vita di contrada, organizzare feste e cene e lotterie e bancarelle per racimolare un po’ di denaro per essere più forti, per prendere il fantino più bravo, per acquistare gli abiti più belli, tutto questo sembra un po’ come una vuota armatura, senz’anima. E’ forse il momento, questo tragico momento, di riscoprire la vera anima del Palio. Che è sì ricordo, tradizione, ma soprattutto solidarietà.
Abbiamo un sogno: che la vita di contrada, che lo spirito del Palio, non si riduca ad inutile, esteriore cerimonia, ma che sappia aprirsi alla realtà circostante, intervenendo nella città. Non si tratta di copiare gli interventi sociali, assistenziali, culturali di altre associazioni; fra l’altro episodiche manifestazioni di simili interventi già avvengono da parte delle contrade. Si tratta di incidere nella vita della città, realmente; pur nelle forme e nei modi che la tradizione paliesca saprà portare alla luce. Il Palio e la vita delle contrade ora sembra ingessata; la crisi di partecipazione è tangibile in più contrade. Non è nemmeno più il Palio di una volta, quando si facevano degli scherzi, delle burle, tra le varie contrade (spariva il fantino della contrada avversaria; si "rapiva" la castellana del vicino maniero; si mettevano centinaia di rane dipinte di giallo-verde nella fontana di piazza San Magno, ecc. ecc.). Legnano sta cambiando dal punto di vista sociale, urbanistico, occupazionale. Possa il Palio essere interprete di queste trasformazioni. Come? Non sta a noi dirlo in modo circostanziato, ma indubbiamente rendere la corsa dell’ultima domenica di maggio meno uno sforzo economico e più una partecipazione di popolo, di competizione cittadina sarebbe un grande passo avanti. Questo potrà dispiacere qualcuno, ma limitare i costi dei fantini, che si sono arricchiti in tutti questi anni di Palio, ed investire piuttosto parte di quel denaro nella vita e nella crescita civile e morale della città. Il Palio così sembrerà meno una tifoseria da stadio e più un organismo vivente, sincero, non legato solo all’ultima domenica di una tarda primavera.

Antonio F.Vinci

G8 - Numero 04

G8

Roberto Martinelli, Segretario Regionale Liguria del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria S.A.P.Pe. ha pubblicato sul numero di settembre della Rivista "Polizia Penitenziaria - Società, Giustizia & Sicurezza", organo ufficiale nazionale del Sindacato, un articolo-memoriale a commento dei gravi disordini accaduti a Genova a margine del vertice G8 dello scorso luglio.
Roberto Martinelli ci ha gentilmente concesso di pubblicare anche su www.barbarossaonline.com il suo articolo. Chi volesse contattarlo direttamente può scrivergli al seguente indirizzo di posta elettronica: sappe.liguria@libero.it

I fatti di Genova visti con gli occhi di un poliziotto genovese
di Roberto Martinelli

L’evento G8 ha fornito lo spunto al mondo intero per esprimere pareri, lanciarsi in più o meno calzanti analisi a sfondo sociologico, fare esercizio di faziosità, sparare sentenze. Giornali e mass-media hanno avuto di che nutrirsi per lungo tempo ricavando - soprattutto in alcuni casi - insperata notorietà e visibilità. Dalle barricate è piovuto di tutto ma è innegabile che alla fine dei conti i colpi di sfollagente meglio assestati sono stati messi a segno su un bersaglio paradossalmente inerme: le forze dell’Ordine.
E’ per questo motivo che a distanza di un mese ho la presunzione di voler dire la mia offrendo una ulteriore prospettiva interpretativa, quella di un Poliziotto - genovese nato a Genova - profondamente offeso come difensore dello Stato e profondamente colpito da quanto di negativo e a tratti devastante si è abbattuto sulla sua bella città.
E’ difficile spiegare compiutamente quello che si è vissuto a Genova nei giorni del Vertice, dal pomeriggio di giovedì 19 luglio al quello di domenica 22. E’ difficile ma è doveroso tentare di farlo.
Da poliziotto dico che non si può accettare silenziosamente la colpevolizzazione delle forze dell’Ordine che è stata fatta da alcuni mass-media e uomini politici. Da genovese dico che non si può accettare silenziosamente che si parli di quello che è successo a Genova solamente in relazione agli eventuali abusi commessi da singoli appartenenti alle forze dell’Ordine. [CONTINUA la lettura nel file che segue]

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Sergio Ramelli - Numero 03

Sergio Ramelli

"Fa paura, ancora oggi, pensare a giovani studenti di Medicina che spappolano il cranio di un ragazzo di 18 anni a colpi di chiave inglese. Ma fa ancora più paura scoprire che lo fecero, non in preda all’ira, al rancore o alla paura, ma lucidamente e freddamente solo per obbedire ad una logica "politica", seguendo precise direttive teorizzate da "istanze superiori". Gli aggressori neppure conoscevano l’aggredito, eseguivano ordini di "annientamento" ideologico del nemico" ( dalla prefazione di Guido Giraudo al libro Sergio Ramelli. Una storia che fa ancora paura, di G. Giraudo, A; Arbizzoni, G. Buttini, F. Grillo, P. Severgnini, Effedieffe, Milano, 1997.

L’associazione LIMES invita tutte le persone, associazioni, partiti e quant’altro ad aderire a questa raccolta di firme finalizzata a "spingere" l’amministrazione comunale di Milano affinchè dedichi finalmente una via a Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ferito a colpi di spranga sotto casa la notte del 13 marzo 1975 e morto il 29 aprile per le gravi ferite riportate. In allegato il foglio che potete stampare. Non appena completato il foglio o raccolto il massimo delle firme possibili inviatelo a : Associazione Limes Via Legnone 79, 20158 Milano.

Di buon grado segnaliamo l’iniziativa, anche tenendo conto che viene lanciata " nel rispetto dei caduti da ambo le parti, nella considerazione che non debbano essere usati metodi discriminatori davanti alla tragedia della perdita della vita umana".

Vale la pena ricordare che domenica 18 p.v. a Pisa, presso il Teatro Chiesa S. Andrea ( via del Cuore, zona Tribunale) debutta alle ore 21.00 un’opera dedicata a Sergio Ramelli. Il testo è rappresentato grazie a Paolo Bussagli che, come ci segnala Guido Geraudo, "non viene certo dalla nostra militanza e gli attori della sua compagnia sono di sinistra…eppure…". Si tratta di un recitativo a due voci in dieci scene dal titolo "Chi ha paura dell’uomo nero?", discorso su Sergio Ramelli.

Scarica il modulo per la raccolta delle firme (DOC)

La struttura che dovrebbe ospitare alcuni extracomunitari a Legnano, in via Ticino, sarà tutelata, sorvegliata se vogliamo, dai City Angels. Si tratta della stessa organizzazione utilizzata dall’assessore provinciale all’istruzione Giuseppe Valditara per controllare ogni forma di violenza attorno all’Istituto "C. Cattaneo" di piazza Vetra a Milano; sperimentazione che si estenderà ben presto a diverse altre scuole di Milano e provincia, anche con l’apporto di ex carabinieri e poliziotti in congedo. Interessante sottolineare che tra questi volontari ci sono anche giovani extracomunitari che si troveranno, così, a difendere dei ragazzi italiani. Come ha commentato Valditara :" Anche questo è un terreno su cui si può far crescere l’integrazione". Per questo abbiamo rivolto a Mario Furlan, fondatore del gruppo, docente universitario, esperto di comunicazione, alcune domande.

Quando e con quali intenti sono nati i City Angels?
SIAMO NATI NEL 1995 A MILANO PER FARE "I BOY SCOUT DEL DUEMILA", COME CI HA CHIAMATI IL CARD. ERSILIO TONINI: AIUTARE I BISOGNOSI E PROTEGGERE I CITTADINI DALLA CRIMINALITA’.

In cosa consisterà la sorveglianza che dovreste effettuare presso il Centro di accoglienza a Legnano?
NON SIAMO ANCORA SICURI CHE OPEREREMO A LEGNANO. SE LO FAREMO, NON CI LIMITEREMO ALLA SORVEGLIANZA DEL CENTRO, MA LO GESTIREMO IN PRIMA PERSONA.

A che punto sono le trattative con il Comune?
NON LO SO, PERCHE’ NON LE STIAMO CONDUCENDO NOI. E’ IL PROPRIETARIO DEL CENTRO, CHE CI HA CONTATTATI, A DIALOGARE CON IL COMUNE.

Quale sarà il costo per l’Amministrazione?
NON LO SO.

Sulla base della sua esperienza, quali sono i maggiori problemi cui si potrebbe andare incontro?
DUE: AVERE NEL CENTRO BALORDI CHE DANNO FASTIDIO E AVERE CITTADINI CHE NON VOGLIONO IL CENTRO PERCHE’ TEMONO CHE PORTI CRIMINALITA’. MA NOI SAPPIAMO COME AFFRONTARE I BALORDI, E I CITTADINI NON DEVONO TEMERE: LA NOSTRA PRESENZA SERVIRA’ SEMMAI A RENDERE IL QUARTIERE PIU’ TRANQUILLO.



Presentiamo ora una scheda sui City Angels

ASSOCIAZIONE ONLUS

CHI SONO I CITY ANGELS?
In inglese City Angel significa "angelo della città". Siamo volontari che cercano di diffondere solidarietà e senso civico. Per questo il Card. Ersilio Tonini ci ha chiamati "i boy scout del Duemila", e per questo abbiamo ricevuto nel 2000 e nel 1999 la Michetta d’Argento, nel 1999 l’Ambrogino d’Oro e nel 1998 il Premio Bontà Motta. Indossiamo un basco blu e giubba o maglietta rossa.

COSA FACCIAMO

  • Soccorriamo chiunque si trovi in difficoltà
  • Prestiamo il primo soccorso a chi si è fatto male o è stato colto da malore
  • Accompagniamo persone sole in ore notturne ("servizio scorta")
  • Interveniamo direttamente in caso di scippo, furto o aggressione, bloccando il malvivente fino all’arrivo della polizia
  • Siamo un efficace deterrente visivo contro i malintenzionati
  • Diamo assistenza sulla strada a disabili e anziani
  • Distribuiamo cibo e vestiti ai senzatetto
  • Favoriamo l’inserimento sociale degli extracomunitari
  • Togliamo i tossicodipendenti dalla strada e li collochiamo nelle comunità
  • di recupero
  • Ritroviamo persone scomparse
  • Ripuliamo i parchi da immondizie e siringhe
  • Aiutiamo animali feriti, maltrattati o abbandonati
  • Teniamo corsi di civismo in scuole, parrocchie e centri sociali
  • Svolgiamo servizio d’ordine e d’assistenza "servizio cortesia" a manifestazioni sportive e a spettacoli
  • Svolgiamo servizio d’assistenza a detenuti in carcere

    SIAMO NATI A MILANO IL 4 FEBBRAIO 1995

    DA ALLORA IN ITALIA ABBIAMO:
  • Servito oltre 400mila pasti ai senzatetto
  • Distribuito 190 mila vestiti ai senzatetto
  • Accompagnato 1700 persone
  • Soccorso 400 persone colte da malore
  • Sedato 250 risse
  • Adottato 220 anziani
  • Assistito 160 disabili
  • Sventato 137 furti, 59 borseggi e 38 scippi
  • Aiutato 42 cani, 7 gatti e 2 uccelli
  • Recuperato 115 tossicodipendenti
  • Trovato un alloggio per 283 senzatetto
  • Ripulito 32 parchi
  • Salvato la vita a 74 tossicodipendenti in overdose
  • Salvato la vita a 21 cittadini feriti o aggrediti
  • Svolto il servizio d’ordine e di assistenza ("servizio cortesia"), tra l’altro, per le seguenti manifestazioni: Giubileo degli sportivi Roma 2000, Stramilano ’95, ’96,’97, ’98, ’99 e 2000, Maratona di Milano 2000, spettacoli estivi IdroparkFila estate 2000 Milano, concerto 883 Milano 2000, Universiadi di canottaggio Milano 2000, concerto di David Bowie Brescia ’97, concerto Beatles Memorial Brescia ’99 e 2000, concerto di Sting Pescara ’97, concerto di De Gregori Pescara ’98, Partita del cuore Brescia ’96 e Pescara ’97.

    CHI SIAMO, E DOVE?
  • Siamo a Milano, Roma, Padova, Brescia e Pescara.
  • Età minima: 18 anni (ma si può entrare nei City Angels juniores dai 10 ai 17 anni)
  • Età massima: non esiste. L’Angel più anziano, Vittorina Ferlizza, ha 76 anni.
  • Età media: 25 anni.
  • Categorie più rappresentate: studenti (30%), operai (20%), impiegati (20%), pensionati (15%), liberi professionisti (10%), disoccupati (5%).
  • Donne: 30% del totale.
  • Extracomunitari: 35% del totale (soprattutto marocchini, filippini, albanesi, rumeni, senegalesi, peruviani).

    COME SI DIVENTA ANGELI?
    Non serve essere Superman: basta avere davvero voglia di aiutare il prossimo. I volontari seguono un corso di 3 mesi in cui vengono insegnate nozioni psicologiche, giuridiche, di autodifesa e di primo soccorso. Il corso richiede due sere alla settimana.

    HANNO DETTO DI NOI:
  • "Sono onorato di essere sindaco della città in cui siete nati" Gabriele Albertini, sindaco di Milano
  • "Siete dei ragazzi uno più bravo dell’altro" Mike Bongiorno
  • "Bisogna aiutare gli Angeli ad aiutare" On. Ombretta Colli, presidente Provincia di Milano
  • "Siete un valido aiuto contro il crimine" On. Nando Dalla Chiesa
  • "Siete i nuovi boy scout" Fabio Fazio
  • "Apprezzo molto la vostra opera sociale" On. Roberto Formigoni, presidente Regione Lombardia
  • "Complimenti ai red boys!" Amedeo Goria, presentatore
  • "Formidabili!" Don Antonio Mazzi
  • "Mi piacerebbe tanto portarvi nella mia Napoli, sareste utilissimi!" On. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Agricoltura
  • "I City Angels hanno aiutato mio figlio disabile; gliene sono grato" Giuseppe Pontiggia, scrittore
  • "Grazie per il vostro impegno per gli emarginati e i tossicomani!" Don Gino Rigoldi
  • "Mi avete commossa!" Marina Ripa di Meana

    COME PUOI AIUTARCI?
    1. Venendo sulla strada con noi
    2. Dandoci cibo, vestiti o materiale sanitario per i senzatetto
    3. Facendoci un’offerta, fiscalmente deducibile perché siamo una Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale). Le persone fisiche lo possono fare fino a 4 milioni annui, le imprese nel limite del 2% del reddito dichiarato.
    Il nostro numero di conto è il 10111278 (codice Abi 1025, codice Cab 01610) intestato a City Angels presso l’Istituto Bancario San Paolo di Torino, agenzia 1, di viale Monza 118 a Milano.

    Donne e uomini di ogni razza ed etnia lavorano insieme per il bene della loro città

    Telefonaci allo 02/29.52.22.02 (sede nazionale), lasciaci un messaggio e-mail all’indirizzo cityangels@cityangels.it o visita il nostro sito Internet www.cityangels.it

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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