Cultura

Intelligenze scomode del Novecento
Un titolo provocatorio per un’iniziativa politicamente scorretta. Nel ciclo di incontri che si sta svolgendo al Circolo di via Marina, a Milano, sono 12 i personaggi di cui si discute. Da Pound a Schmitt, da Marinetti a Sironi, senza dimenticare Celine e Junger. Tutti pensatori rigorosamente "scomodi". E, forse per questo, estremamente interessanti. Protagonista del primo incontro è stato Ezra Pound, lo scorso 15 ottobre. Nelle settimane successive si è parlato di Carl Schmitt e di Gabriele D’Annunzio. Ma sono ancora tanti gli incontri a cui gli appassionati del "genere" - che sarebbe limitativo definire cultura di destra - possono assistere.

Ecco il programma. Gli incontri si svolgeranno tutti al Circolo di via Marina 1.
Filippo Tommaso Marinetti - martedì 6 novembre, ore 21
Giovanni Gentile - martedì 13 novembre, ore 21
Curzio Malaparte - martedì 20 novembre, ore 21
Alessandro Blasetti - martedì 27 novembre, ore 21
Louis-Ferdinand Celine - martedì 4 dicembre, ore 21
Ernst Junger - martedì 11 dicembre, ore 21
Mario Sironi - martedì 18 dicembre, ore 21
Italo Balbo - martedì 15 gennaio 2002, ore 21
Yukio Mishima - martedì 22 gennaio 2002, ore 21

Interessante la formula con cui si stanno svolgendo gli incontri: dopo una breve redazione introduttiva del curatore Luca Gallesi, si passa alla visione di un filmato che riassume e analizza la vita del protagonista della serata. Il filmato è "d’autore": è stato infatti curato da Giano Accame, storico intellettuale "di destra". La regia è di Sergio Tau. Questa serie di filmati sono stati mandati in onda dalla Rai nei mesi scorsi. In un orario però poco "appetibile": alle prime luci dell’alba. Le immagini sono interessanti e ben selezionate. Si susseguono interviste a intellettuali di varia provenienza culturale, che analizzano senza peli sulla lingua le idee del pensatore trattato. E, dopo la fine del filmato, parte la discussione in sala: tiene le file Gallesi e intervengono i relatori invitati. Alla fine viene dato spazio anche alle domande del pubblico.

Abbiamo chiesto a Luca Gallesi, curatore degli incontri insieme ad Alessandro Zaccuri, di illustrarci il significato di quest’iniziativa culturale.

Nei primi incontri di questa serie hai parlato dell’attualità di queste "intelligenze scomode del Novecento". Cosa intendevi?
"Nella nostra epoca, per fare alcuni esempi, non si può parlare di poesia senza avere in mente Pound, non si può discutere di politologia prescindendo dal pensiero di Carl Schmitt, di prosa senza leggere Celine, di filosofia senza analizzare il pensiero di Gentile o di cultura giapponese senza conoscere Mishima. Questo il motivo della loro attualità".
C’è un legame storico e culturale che tiene insieme queste "intelligenze scomode"?
"Sì, è il fascismo. Tutti questi 12 personaggi sono stati legati, anche se in modi diversi, al fenomeno fascista. Ma soprattutto sono legati alla sconfitta del fascismo. Tutti hanno pagato lo scotto di essere i vinti del dopoguerra. Sono stati perseguitati, ghettizzati, messi in un angolo. Le uniche eccezioni a questa regola sono quelle di Gabriele D’Annunzio e di Yukio Mishima. Il primo è morto prima della caduta del fascismo e non si sa dunque come avrebbe reagito alla sconfitta. Il secondo era troppo giovane nel 1945 per poter vivere a pieno la caduta del fascismo".
Malaparte però ha vissuto la sconfitta in modo diverso dagli altri personaggi. E’ passato ad altre sponde politiche.
"Vero, ma nel nostro incontro parleremo soprattutto del Malaparte de La Pelle, schifato dall’invasione americana dell’Italia e che racconta la vicende della ’signorine’". A parte Ezra Pound, di cui sappiamo che sei un cultore, quali ritieni siano i personaggi maggiormente interessanti dal punto di vista intellettuale di questa serie di incontri? "Innanzitutto Carl Schmitt, che ha scritto opere gradevoli e interessanti anche oltre il suo classico ambito della politologia e del diritto. Mi ha piacevolmente impressionato anche Alessandro Blasetti, il regista del regime fascista, che è stato uno dei precursori del neorealismo. E poi Italo Balbo, che ha portato all’Italia i più importanti record nel campo dell’aviazione. Osservando il filmato che lo riguarda si possono vedere anche immagini molto interessanti - e sconosciute - delle opere fatte dall’Italia in Africa, durante la colonizzazione".
Questa iniziativa delle intelligenze scomode si inserisce nel filone di revisionismo storico da te già iniziato con i convegni dell’associazione "Il Testimone"?
"Sì, ma non si limita solo alla fase storica della Repubblica sociale italiana. E’ un revisionismo che riguarda tutto il ’900. Per come la vedo io, poi, questa iniziativa non deve solo coltivare un discorso storiografico, ma cercare di lanciare dei messaggi anche per il futuro attraverso le idee feconde dei pensatori di cui stiamo parlando. Coltivare i loro spunti più importanti: questo l’obiettivo primario. Il tempo poi dirà se certe idee potranno essere ’riutilizzate’ e in che modo. E poi è già importante parlare di cultura: il piacere di riflettere a prescindere dalle conseguenze. E’ già questo un compito non trascurabile, al dì là delle ripercussioni politiche che possono avere le idee di certi pensatori".
Il clima per affrontare queste "intelligenze scomode" è più propizio secondo te rispetto ad alcuni anni fa?
"Da questo punto di vista sta accadendo un fenomeno singolare: prima non si poteva parlare di certi pensatori perché ostracizzati in quanto fascisti. Ora che certi tabù sono caduti si dice invece che parlare di certi pensatori è demode, perché rappresentanti di una ’vecchia’ cultura".
Insomma, un po’ quello che avviene per chi utilizza ora l’argomento dell’anticomunismo. Prima chi ne parlava era considerato fascista. Ora si dice: "Ma il comunismo ormai non c’è più, dunque è inutile parlare di anticomunismo".
"Sì, quello di cui parlavo è un fenomeno che va nella stessa direzione".
Che tipi di intellettuali sono quelli di cui si discute in questo ciclo di conferenze?
"Sono intellettuali molto diversi da quelli attuali. Prendiamo la figura di D’Annunzio, un ’intellettuale armato’, che è stato esempio per i politici del suo tempo. Mentre certi intellettuali di oggi sono solo i cagnolini al seguito dei loro referenti politici".

Massimiliano Mingoia

Quelle che seguono sono le parole del testamento spirituale di padre Christian Marie, ucciso in Algeria con altri sei confratelli il 21 maggio 1996 da un commando di integralisti islamici.
In questo momento sono più che attuali, come si potrà vedere. E sono nella "pagina della cultura" perché fanno parte della nostra cultura, che non è né cristiana né musulmana né ebraica: è la cultura dell’UOMO.

Quando si profila un AD-DIO

Se un giorno mi capitasse - e potrebbe essere oggi -
di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere attualmente
tutti gli stranieri che vivono in Algeria,
vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia,
si ricordassero che la mia vita era stata donata a Dio e a questo paese.
Che essi accettassero che l’Unico Signore di ogni vita
non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale.
Che essi pregassero per me:
come essere degno di una tale offerta?
Che essi sapessero associare questa morte a tante altre,
ugualmente violente,
lasciate nell’indifferenza e nell’anonimato.
La mia vita non ha più valore di un’altra.
Non ne ha neanche meno.
In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia.
Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male
che sembra, ahimè, prevalere nel mondo,
e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.
Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità
che mi permettesse di chiedere il perdono di Dio
e quello dei miei fratelli in umanità,
perdonando con tutto il cuore, nello stesso momento,
a chi mi avesse colpito.
Non potrei augurarmi una tale morte.
Mi sembra importante dichiararlo.
Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi
del fatto che questo popolo che io amo
venisse indistintamente accusato del mio assassinio.
Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto
ciò che verrebbe chiamata, forse, la "grazia del martirio",
doverla a un Algerino, chiunque sia,
soprattutto se egli dice di agire in fedeltà
a ciò che crede essere l’Islam.
So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini,
globalmente presi,
e conosco anche quali caricature dell’Islam
incoraggia un certo islamismo.
È troppo facile mettersi la coscienza a posto
identificando questa via religiosa
con gli integrismi dei suoi estremismi.
L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa,
sono un corpo e un’anima.
L’ho proclamato abbastanza, mi sembra,
in base a quanto ho visto e appreso per esperienza,
ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo
appreso sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa,
proprio in Algeria, e già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.
La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione
a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo, o da idealista:
"Dica adesso, quello che ne pensa!".
Ma queste persone debbono sapere che sarà finalmente liberata
la mia curiosità più lancinante.
Ecco potrò, se a Dio piace,
immergere il mio sguardo in quello del Padre
per contemplare con lui i Suoi figli dell’Islam
così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo,
frutto della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito,
la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione
e di ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.
Questa vita perduta, totalmente mia, totalmente loro,
rendo grazie a Dio che sembra averla voluta interamente
per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo GRAZIE in cui tutto è detto, ormai, della mia vita,
includo anche voi, certo, amici di ieri e di oggi,
e voi, amici di qui,
insieme a mia madre e a mio padre,
alle mie sorelle e ai miei fratelli e a loro,
centuplo regalato come era stato promesso!
E anche tu, amico dell’ultimo istante,
che non saprai quello che starai facendo,
sì, anche per te io voglio dire questo GRAZIE, e questo AD-DIO,
nel cui volto ti contemplo.
E che ci sia dato di incontrarci di nuovo, ladroni colmati di gioia,
in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due.
Amen. Inch’Allah.

Padre Christian M. de Chergé
Priore del monastero di Notre-Dame dell’Atlas a Tibhirine, Algeria
Algeri, 1 dicembre 1993
Tibhirine, 1 gennaio 1994

Capire gli skin? - Numero 03

CAPIRE GLI SKIN?

In Primapagina appare un articolo di Fabrizio Bucciarelli su un recente episodio che ha coinvolto a Bolzano un gruppo di skineads. Il testo, apparso anche su una m list, ha provocato diverse reazioni nell’ambito del popolo degli internauti; una, in modo particolare, ci è sembrata di rilievo e per l’autorevolezza di chi scrive e per l’articolazione e la ricchezza del contenuto.
E’ sembrato interessante riprodurre il testo perchè, al di là dell’ovvia considerazione che tutti gli articoli impegnano la responsabilità - di qualunque genere - personale dello scrivente, onestà vuole che si dia spazio al dissenso, come esige un autentico comportamento democratico . Ma soprattutto diventa occasione per una riflessione e per conoscere dal di dentro il composito mondo della Destra.

Risposta a Bucciarelli

Partiamo da un presupposto: entrambi abbiamo anni ed esperienze. Tu le tue ce le hai elencate e mi lasciano anche un po’ perplesso (che nesso logico c’è tra giovane punk e cattolico moderato?), le mie le ha accennate Donzelli ed è inutile riepilogarle. Ho trascorso ormai troppi anni in questo mondo e li ho trascorsi sempre militando. Credo di essere una delle persone che di più (se non meglio) conosce la realtà, la storia e l’evoluzione delle comunità umane che, negli ultimi trent’anni, hanno animato il composito mondo della "destra" italiana. Questo non per genio, né per cultura, ma… per somma di chilometri. Tra i 22 e i 26 anni ho girato l’Italia, città per città, sezione per sezione, con gli Amici del Vento. Vent’anni dopo (sì, proprio come i Moschettieri) ho rivissuto l’esperienza attraverso le ormai quasi 90 presentazioni del libro su Sergio Ramelli. E - in mezzo - ho sempre girato soprattutto per organizzare concerti, partecipare a Campi, convegni, adunate e assalti… (non solo a Firenze, caro Donzelli). Quello che ho tratto da questa meravigliosa esperienza che Dio ha voluto regalarmi, è l’aver assimilato il senso reale, compiuto - difficile e splendido - di termini come: cameratismo, militanza, comunità… è l’aver acquisito la certezza che il "nostro" mondo, non è, non può essere, non deve essere, un "monolito ideologico", ma è sempre stato e sempre sarà la somma scomposta di realtà diverse, di sogni, esperienze, percorsi culturali, impostazioni ideali, prassi operative, volontà… tutte diverse tra loro. Ed è anche, naturalmente, la "sottrazione" di mille disincanti, frustrazioni, ripensamenti, personalismi, chiusure elitarie, masturbazioni intellettuali, integralismi settari, frammentazioni correntizie. A questi mali, più di recente, diciamo soprattutto dal 1994 in poi, si è aggiunto un altro tarlo che è "il carrierismo", anche inteso lecitamente (la politica come mestiere), ma che porta con sé una serie di corollari che sono all’antitesi dello spirito militante e cameratesco. Tuttavia anche prima del 1994, anche nel MSI e nelle sue frange esterne, non si è mai trovato un’unità ideologica. Nel "nostro" mondo hanno sempre convissuto monarchici e repubblicani, rivoluzionari e tradizionalisti, cattolici e pagani, conservatori e futuristi, nazionalisti e terzomondisti, filo israeliani e filo palestinesi… Tanto per citare gli opposti. Ma le anime della destra sono infinite come le sue culture. L’Imperium di Evola non è l’Impero di Guenon, il romanticismo fascista di Brasillach contrasta con il sindacalismo rivoluzionario di Sorel, il nichilismo di Celine è antitetico alla dottrina cattolica di Lefebvre, l’economia e la poetica di Pound urtano con l’arditismo edonista di D’Annunzio, le fantasie nordiche di Tolkien mal si sposano con l’estetismo e il tradizionalismo orientale di Mishima, la mistica Fascista di Ricci non si specchia nell’etica dello Stato di Gentile… tanto per limitarci ad autori del ’900. Insomma, tante correnti di pensiero diverse eppure con qualcosa in comune, come diverse eppure coeve sono le teorie filosofiche di Nietzche e di Junger, di Spengler e di Eliade e ben diversi tra loro, seppure contemporanei, sono le dottrine politiche e gli scritti ideologici di Mussolini, Codreanu, Primo de Rivera, Hitler o Degrelle. E l’elenco delle anime, degli aspetti, dei volti, dei diversi pensieri di questo immenso, affascinante calderone che è la "Destra" potrebbe continuare a lungo se solo ampliassimo l’orizzonte allo studio dei classici e spingessimo la nostra ricerca di radici indietro di secoli (come è doveroso fare).

Di tutto questo noi siamo il riflesso e io - personalmente - mi sento uno specchio. Sento di appartenere a tutte (o quasi) queste anime, di tutte (o quasi) apprezzo qualche cosa e da tutte (in assoluto) ho imparato qualche cosa. E quando giro l’Italia incontrando veri Camerati ("C" maiuscola, rispetto e pochi scherzi… grazie) io sto bene tanto tra i neo borbonici napoletani (che scoperta fu Alianello) quanto tra i convinti nazionalisti triestini. Sto bene tra gli "anarco-rivoluzionari" tutta utopia sociale e terzo mondo come tra gli occidentalisti tutto "Europa e civiltà", ho splendidi Camerati seriamente e profondamente cattolici e altrettanti profondamente e seriamente pagani. Questo avviene anche per la nostra musica dove convivono le armonie tradizionali della Compagnia dell’Anello, con il rock dei 270bis o l’Oi dei Gesta Bellica (solo per citare esempi eccellenti). E’ chiaro che, poi, ognuno di noi fa delle scelte e anch’io - ovviamente - ho il mio percorso, i miei "miti fondanti" e le mie scelte religiose, filosofiche e politiche. Il fatto però che io possa preferire la tradizione alla rivoluzione, la musica melodica all’Oi, Brasillach a Celine, Degrelle a D’Annunzio, Mussolini a Hitler… non mi consente di dire che i Camerati che hanno gusti, percorsi ideologici o impostazioni culturali diverse dalla mia "sbagliano", sono peggiori di me, non meritano rispetto. Figurati poi, dopo tutti questi discorsi, cosa me ne può fregare di Alleanza Nazionale che non ha (in assoluto) nessun disegno ideologico e (attualmente) persino nessun disegno politico.

Arrivando al cuore della polemica ti assicuro che, avendo frequentato davvero e da vicino anche il mondo degli skin, so bene che alcuni di loro sono veramente ottimi Camerati . E, forse, ti stupirà apprendere che, allo stesso modo, molti anni fa militai a lungo nella neonata Alleanza Cattolica di Cantoni e che, anche lì, trovai splendidi Camerati. Bisogna però anche dire, con onestà, che tanto tra gli skin quanto tra i cattolici tradizionalisti (per rimanere agli esempi) ci sono anche degli emeriti imbecilli, degli stupidi settari, degli ottusi violenti (fisici o culturali). Però io non condanno e non emargino gli skin anche se non condivido il loro abbigliamento, i loro simboli, la loro musica, così come non mi permetto di beffeggiare i cattolici tradizionalisti di cui non condivido l’abbigliamento (anche qui), l’integralismo, il settarismo. E, men che meno, mi permetto di "scaricarli" quando sono nei guai, di additarli al ludibrio pubblico perché messi alla gogna dalla Tv, di "dissociarmi" quando sono nei guai con la legge. Vorrei farti notare che il caso ha voluto che - forse non a caso - proprio i due esempi estremi di cui sopra sono stati fatti oggetto di comune persecuzione giudiziaria e giornalistica in quel di Verona. La e.mail oggetto del mio sdegno sfotteva e insultava dei ragazzi appena arrestati di cui non solo non condividi (come me peraltro) il look, ma che addirittura consideri "nemici", pericolosi, ottusi, al servizio di chissà chi e che oltretutto - lo dice Fini - fanno male ad AN… Permettimi, ce n’era abbastanza per incazzarsi. Avresti dovuto partire e andare a trovarli in carcere. Avresti dovuto scrivere lettere di fuoco ai giornali per gli orrori di questa democrazia che perseguita le idee e non i reati… invece che dimostrati schifato per un servizio tv montato ad arte per ottenere nel popolino beota la reazione che tu hai avuto. Ma andiamo avanti.

Se fino adesso abbiamo parlato delle mille cose che "dividono" il nostro mondo, bisognerà pur chiedersi che cosa lo unisce. Per anni, certo, è stato un nemico esterno comune: il comunismo. Oggi possiamo dire con più completezza che sono dei "Valori comuni". Peccato che sul termine "valori" si faccia un gran parlare, una gran retorica e, quindi, una gran confusione. Per noi i Valori sono eterni, immutabili, sono i Valori naturali che prescindono dalle epoche storiche… Per "gli altri" i valori sono invece storicizzabili, soggetti cioè al cambiare delle epoche e delle mode. Così oggi, per esempio, si sente dire che la Famiglia, così come la Nazione, non sono più valori "di moda". Mentre sono di moda la solidarietà, l’ecologismo, l’animalismo. Si confondo ad arte i buoni sentimenti, dettati da problemi contingenti, con i Valori, che devono invece essere eterni. In questo senso, per esempio caro Bucciarelli, la Bontà, che tu citi come tale, non è certo un "Valore". I Valori naturali (il termine esiste tanto nello Jus romano quanto nella dottrina della Chiesa, ma esiste, eterno, nella storia dell’uomo) sono ben altri: la Vita, la Famiglia, la Giustizia (l’ordine tribale o sociale), la "Pietas" (fedeltà , fede, devozione, sentimento del dovere), la "Virtus" (coraggio, orgoglio, valore, lealtà), l’amore (affetto e "caritas"), l’onore (dignità, fierezza, rispetto), la saggezza (ben diversa dell’intelligenza). Sono questi i valori presenti consciamente e, il più delle volte, anche inconsciamente, negli uomini di "Destra" che per questo motivo scelgono o si trovano ad avere uno "stile di vita" diverso, un rapporto difficile se non ostile con la società moderna, con i suoi falsi valori, con la realtà caotica e al tempo stesso vuota di oggi. E - semplificando ancora - ciò che ci unisce è la visione di un mondo, di una vita, di un attività in cui lo "spirito" si oppone alla materia. Tutto ciò che è trascendente, alto, eroico, nobile attrae l’uomo di destra e tutto quanto è utile, materiale, immanente, vile, corrotto gli fa schifo.

Questo, caro Bucciarelli, è vero tanto per lo skin di Trento quanto per il cattolico di Firenze. E’ valido per chi adora Mishima e per chi si perde in De Maistre. E’ valido per molti ragazzi di AG come per molti di Forza Nuova e per moltissimi che non sono né in una, né nell’altra organizzazione ma che quando incontrano un "fascista" (un marziano, un essere diverso, che vive, pensa, agisce e sogno in maniera non conformista) ne rimangono affascinati, spaventati e attratti.

Proprio per questo mi da fastidio tutto il tuo modo di scrivere nella m.list che sembra partire dal presupposto che solo tu detenga la verità: primo perché sei cattolico, secondo perché (udite, udite) sei in linea con le risoluzioni di Fiuggi e con il Fini-pensiero. Capirai che dopo aver parlato di Valori eterni pensare a Fini (che io ho conosciuto in calzoncini corti e di cui pure ero amico) è un po’ come paragonare il cioccolato con la cacca (così Luttazzi si può iscrivere ad AN). Mi incazzo perché parli di ragazzi che neppure conosci, vittime della repressione di questo regime, del soffocamento culturale di questa era, dell’oppressione ambientale di questa società… in termini dispregiativi. Invece di tranciare giudizi, turati il naso e frequentali. Fra tante immagini esterne, pose e atteggiamenti discutibili, troverai ragazzi nei cui occhi brillano ancora sentimenti e Valori. Cosa che non credo potrebbe capitarti di trovare nella maggior parte degli occhi dei delegati all’Assemblea napoletana di AN. Gira - se puoi - l’Italia per sedi e circoli, per gruppi e gruppuscoli, come faceva una volta Almirante e non fa più Fini. Scoprirai un popolo nel popolo, gente di comunità rissose e divise, ma autentiche e pure. E troverai Camerati di ogni ceto e di ogni cultura, accomunati da un fuoco interno che fa loro disprezzare questa società e ognuno la "disprezza" a suo modo, secondo quanto ha potuto apprendere, secondo cosa ha letto, secondo come vive… E quando penserai che non esiste una logica a tutto ciò basterà uno sguardo, un gesto, una parola. Ovunque vedrai una reazione, anche irrazionale, magari solo istintiva, persino violenta contro l’ingiusto, l’ignobile, il falso, il corrotto, il vile, il comodo… ecco, là c’è un Camerata. E allora…
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Guido Giraudo

Proporre un convegno su "Ezra Pound economista" significa affrontare un tema di estrema attualità, ossia il rapporto tra il mondo delle arti e quello dell’economia, due universi che sembrano, oggigiorno, aver perso qualsiasi forma di collegamento. Secondo il grande poeta americano Ezra Pound, invece, dato che il poeta deve essere sensibile al mondo in cui vive per meglio interpretarlo, egli deve oggi studiare l’economia, come nel Medioevo dovette studiare la teologia, nel Rinascimento l’arte e durante l’Illuminismo le scienze. Il mondo contemporaneo è permeato di economia, ed è compito del poeta sviscerarne i problemi concentrandosi soprattutto, come ha fatto Ezra Pound, sull’analisi della natura del denaro e sui meccanismi della distribuzione dei beni.

La sua opera maggiore, I Cantos, non può essere capita se non si sono studiati gli scritti economici di Ezra Pound -disponibili al pubblico italiano anche in una accurata edizione pubblicata da Bollati Boringhieri- che permettono al lettore di penetrare i misteri legati alle teorie economiche del Credito Sociale del maggiore Douglas, della moneta prescrittibile di Silvio Gesell e di tutti quegli economisti eretici, che tanto ingenui poi non dovettero essere, se col passare degli anni le loro intuizioni si sono rivelate più azzeccate di quelle di tanti "ortodossi" incapaci di prevedere le tempeste valutarie degli anni Novanta e il crescere vertiginoso della "povertà in mezzo all’abbondanza".

Dopo anni di assoluta indifferenza nei confronti del pensiero economico di Pound, negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli studi e le analisi degli aspetti di politica monetaria presenti nell’opera del poeta americano. A Giano Accame si deve un esauriente volume intitolato Contro l’usura. Ezra Pound economista (Roma, 1995), mentre a cura di Luca Gallesi sono uscite numerose pubblicazioni, tra cui un numero speciale del mensile "Diorama Letterario" intitolato L’universo intellettuale di Ezra Pound, e gli atti del convegno da lui stesso organizzato a Milano nel 1997 e dedicato a Pound Educatore, (Milano, 1997) ricco di contributi sulle teorie economiche di Pound. L’infaticabile figlia e traduttrice per eccellenza di Ezra Pound Mary de Rachewiltz ha dato alle stampe recentemente una nuova edizione degli Analecta (Milano,1996) di Confucio tradotti da Pound, che contengono i più importanti riferimenti ai principi politico-economici condivisi da Pound. Lo scorso anno, grazie al prof. Giacinto Auriti, dell’Università di Teramo, si è realizzata proprio qui in Italia l’utopia poundiana di una valuta prescrittibile, il SIMEC, prodotta e messa in circolazione secondo i principi esposti da Pound. Ma non si deve pensare che l’approfondimento di questi aspetti del pensiero poundiano si limiti al nostro paese.

Lo stesso interesse, infatti, si è verificato all’estero, dove valenti studiosi di prestigiose Università hanno pubblicato -o sono in procinto di farlo- accurati analisi del pensiero economico poundiano. Il professor Demetres Tryphonopoulos, dell’Università del New Brunswick (Canada) ha dedicato numerosi volumi ai rapporti tra esoterismo, economia e politica in Ezra Pound, uno dei quali è stato anche tradotto in italiano col titolo di Pound e l’occulto (Edizioni Mediterranee). A un altro canadese, il prof. Leon Surette, dell’Università del Western Ontario, si deve il recentissimo Pound in Purgatory, (University of Illinois Press, 1999), interamente dedicato al "radicalismo economico" di Ezra Pound, che completa il quadro delineato dal prof. Tim Redman, dell’Università di Dallas, che alcuni anni fa diede alle stampe lo studio fondamentale su Ezra Pound and Italian Fascism (Cambridge University Press, 1991). In fase di elaborazione, infine è un saggio che analizza l’influsso del pensiero politico di Dante, così come viene esposto nel De Monarchia, sulle idee di Pound, a opera del prof. David Moody, dell’Università di York, autore dei più significativi saggi su alcuni protagonisti della letteratura inglese come T.S.Eliot e James Joyce.

Tutti questi personaggi, oltre ad altri accademici e intellettuali nazionali e internazionali, saranno i relatori chiamati a esporre, finalmente in una sede pubblica e prestigiosa, le loro considerazioni su Ezra Pound Economista, in un comune-Verona- che fu particolarmente caro a Ezra Pound e che già aveva dedicato un simposio di studi al poeta americano (…Now at Verona, Ezra Pound e Verona, 1 ottobre 1993, Sala Farinati.) .

La realizzazione del convegno è affidata al prof. Luca Gallesi, autorevole studioso di Ezra Pound che si dedica da più di vent’anni a questo campo di studi e ha al suo attivo numerose pubblicazioni e iniziative su questo argomento . Il prof. Gallesi si avvarrà della collaborazione del neonato ma già efficiente circolo culturale Ezra Pound, diretto dall’artista Roberto Floreani, anche lui da tempo dedito all’analisi del poeta americano, al quale ha dedicato una propria mostra personale, allestita lo scorso anno presso la galleria del Palazzo delle Stelline di Milano.

La data dell’evento è fissata per i giorni venerdì 16 e sabato 17 marzo 2001. Il convegno si svolgerà nella Biblioteca Capitolare di Verona e la vera e propria giornata di studi accademici (sabato 17) sarà preceduta dal pomeriggio di inaugurazione con la partecipazione delle autorità che daranno il benvenuto ai congressisti prima della testimonianza della figlia di Pound e eventualmente di un altro studioso. Alla sera si terrà la cena di gala e il giorno successivo sarà dedicato interamente agli interventi accademici dei vari studiosi che si alterneranno al mattino e al pomeriggio con una breve pausa.



Alla scoperta di una cultura non conforme è un Progetto che intende per la prima volta in Italia, dare spazio a tutti quei coraggiosi editori che ancora "si ostinano" a dare alle stampe titoli "scomodi" o autori eretici e che, da anni, con infiniti sforzi e scarsissimi mezzi, tentano di mantenere in vita e divulgare le più diverse forme di cultura "non conforme" attraverso pubblicazioni che (anche se pregevoli e autenticamente rare o essenziali) non sono considerate né allineate", né "commerciali" e come tali vengono rifiutate dai grandi distributori. Questa rassegna ha dunque il duplice scopo di far conoscere al pubblico l’esistenza, i contenuti e la qualità della pubblicistica alternativa e di offrire, nel contempo, uno sbocco - seppur limitato - alle case editrici del dissenso normalmente soffocate dalla censura commerciale. Saranno infatti esposti QUASI 1.000 TITOLI DI LIBRI (che sarà anche possibile acquistare) pubblicati da 25 Editori che diffondono i loro prodotti esclusivamente attraverso il "passa parola" o grazie alla buona volontà e al coraggio dei pochi che ancora conservano il gusto dell’analisi, dell’approfondimento, della discussione, del contraddittorio, del rifiuto del luogo comune (o del best seller) imposto dai mass media.

CHI ESPORRA’.
Questi sono i criteri base utilizzati per selezionare i soggetti invitati ad esporre in questa rassegna della cultura "non conforme": 1) Case editrici (di libri, riviste periodiche o prodotti musicali) esistenti e operanti con propri cataloghi ma escluse dai circuiti della distribuzione libraria o periodistica commerciale. I titoli di queste case editrici sono dunque introvabili nelle normali librerie e - tanto meno - nei circuiti della grande distribuzione. 2) Case editrici che nella propria attività abbiano sempre privilegiato la diffusione di tematiche storiche, politiche, economiche, sociali, religiose alternative alla cultura dominante sia perché schierate in difesa dei valori tradizionali e naturali, sia perché teorizzanti idee antitetiche alla massificazione, alla globalizzazione, alla scientificità della storia o all’appiattimento culturale del "pensiero debole", sia perché divulgano linguaggi culturali anticonformisti, che mettono in discussione le banali certezze, i dogmi e le "vulgate" espressi dal "political corretly". Ed ecco l’elenco delle 25 case editrici invitate: All’Insegna del Veltro; Al - Hikma; AR; Arianna; Asefi: Barbarossa; Cerchio; Cinabro; Città del Sole; Colibrì; Controcorrrente; Cristianità; Effedieffe; Europa; Fondazione Evola; Fondazione Volpe; Graphos; Herrenhaus; Novantico; Pantheon; Ritter; Sette colori; Settimo sigillo; Terziaria; Tusculum. Saranno inoltre esposti: una miscellanea di titoli "non conformi" di Case editrici ormai chiuse o non rappresentate singolarmente; i Cataloghi di tutte le case editrici presenti; le principali riviste e pubblicazioni periodiche, attualmente in circolazione, che rappresentino l’arcipelago culturale e polemico delle idee "non conformi"; i principali prodotti delle case editrici di "Musica alternativa" italiana.

IL CONVEGNO.
A fianco dell’esposizione, è stato organizzato un importante Convegno sul tema della "nuova censura", quella che deriva dal prolificare indiscriminato dell’informazione di massa che impedisce a chi non ha mezzi di vincere "la censura del chiasso". Interverranno Luca Bajona (vicesindaco e Assessore alla Cultura), Enzo Cipriano (editore), Gianfranco de Turris (presidente Fondazione Evola), Fausto Lupetti (editore), Walter Pancini (direttore generale Auditel), Claudio Risè (professore e polemologo), Claudio Sabelli Fioretti (ex-direttore di "Cuore"), Marcello Staglieno (ex-direttore del "Secolo d’Italia"). Moderatore: Guido Giraudo.

LE DATE E IL LUOGO.
Inaugurazione - Giovedì 22 febbraio -ore 18 - Seguirà buffet Esposizione - Venerdì 23 e sabato 24, dalle ore 10 alle 19 - Domenica 25 dalle ore 10 alle 13 Convegno - Sabato 24 alle ore 16 TEATRO CAMPLOY Via Cantarane, 32 - Verona IL PROGETTO "Alla scoperta della cultura non conforme" è un progetto di Guido Giraudo realizzato dall’Associazione culturale "Sinergie Europee - Italia".

Per informazioni: guidogiraudo@libero.it mbadariotti@hotmail.com



Sabato 17 febbraio, alle ore 16, in Sant’Agostino di Città Alta a Bergamo verrà presentata ufficialmente la Fondazione dedicata allo scomparso Marzio Tremaglia, già assessore per Alleanza Nazionale alla cultura della Regione Lombardia. La Fondazione Marzio Tremaglia è presieduta da Alex Voglino. A testimonianza del grande rispetto e del generale rimpianto che circonda, a un anno dalla scomparsa, il ricordo di Marzio Tremaglia interverranno alla cerimonia il ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri, il ministro di Grazia e Giustizia Piero Fassino oltre al presidente di AN Gianfranco Fini, al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, all’onorevole Gennaro Malgieri, al professor Franco Cardini, a Marcello Veneziani, a Gabriele Mazzotta ed alle massime autorità del Comune e della Provincia di Bergamo. Saranno ovviamente presenti il padre di Marzio, onorevole Mirko Tremaglia e gli altri suoi più stretti congiunti. Nell’occasione la nostra casa editrice anticiperà l’imminente pubblicazione del volume Cultura Contro Disinformazione, curato da Romano F. Cattaneo, una raccolta di 320 pagine di scritti e pensieri politici di Marzio.

PRENOTAZIONI A quanti prenoteranno via fax (02804179) o per e-mail (info@asefi.it ) verrà inviato il volume appena disponibile, contrassegno e senza aggravio di spese postali di spese postali al prezzo di £. 30.000 la copia.

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Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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