Letture

Letture - Numero 44

 

Capanna e la sconfitta della sinistra.

Mario Capanna, leader storico del ’68, durante la presentazione del suo ultimo libro, "Il Sessantotto al futuro", a Varese ha rilasciato la seguente dichiarazione a proposito del fallimento della sinistra alle ultime elezioni:

"Avevo previsto questa sconfitta già nel mio libro, non perché ho la palla di vetro, ma perché ho analizzato le dinamiche: la sinistra non partiva più dai problemi della gente".
(La Prealpina, 18 aprile 2008, pag. 11)


Marco Airaghi, ex deputato di AN.

"L’amaro addio di Marco Airaghi dopo due legislature a Montecitorio: "Inaccettabile che una Provincia che ha dato al PdL quasi il 35% non avrà un deputato". Solo una remota speranza per l’esponente di AN, che accusa i vertici di "grave disattenzione verso il territorio".
(La Provincia, 16 aprile 2008, pag. 7)"


I consensi verso destra.

"La Terza Repubblica nasce oggi com’ era nata la Seconda, quattordici anni fa. Una vittoria netta e indiscutibile di Silvio Berlusconi. Uno spostamento massiccio e inequivocabile dei consensi verso destra. La storia politica della nazione si compie così, con un moto perfettamente circolare. L’eterna transizione italiana riparte dall’eterna rigenerazione berlusconiana".
(Massimo Giannini, La Repubblica, 15 aprile 2008)


Non c’è posto per la sinistra nel nuovo Parlamento.

"Ha ragione chi ha notato che il nuovo Parlamento italiano nato dalle elezioni di domenica e lunedì sarà l’unico dei principali parlamenti europei dove non troverà posto alcun partito che nel nome si richiami al socialismo o al comunismo. E questo accade nonostante che, come è noto, partiti con quei nomi abbiano segnato profondamente per decenni la storia della sinistra italiana e, insieme, la storia del Paese".
(Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della sera, 16 aprile 2008)

 

Da tempo manco dalle pagine del Barbarossa On-line, anche se mi vanto di essere stato uno dei primi a propormi come collaboratore ad Antonio Vinci e alla sua nuova "creatura". Manco perché, come giornalista e scrittore, tendo a spostarmi per ricerche e raccolta di testimonianze, per analizzare documentazioni, per tentare di capire e questo comporta un enorme dispendio di energie. La mia ultima uscita libraria, però, è stata quella che più mi ha dato più soddisfazione: per la prima volta un mio testo riportava non complessi eventi storici bensì un simposio dove riportavo i commenti ai dialoghi della Mailing List di Azione Giovani che, tra le altre cose, è stata creata da Vito Andrea Vinci che si è assunto anche il ruolo di moderatore. Ora "IO A DESTRA DI ME - dialoghi con i giovani di Alleanza Nazionale" Ed. Vincenzo Grasso (www.vincenzograssoeditore.it) è diventato un testo che appare sempre più spesso negli spazi aggregativi dei Circoli di AN e di AG ed è stata stampata recentemente la seconda edizione. In un tempo dove si legge sempre meno e dove ci si rincoglionisce dinanzi agli schermi TV che trasmettono le idiozie dei "Grandi Fratelli", non è cosa da poco.
E questo mi ha colpito e mi colpisce sempre perché significa che, alla fine del tunnel, c’è luce e viene confermata l’esigenza, pur se nascosta, di conoscere e capire l’universo politico e culturale della, o delle, Destre in Italia attraverso il mondo dei giovani di oggi che saranno gli uomini e i dirigenti di domani. Non è stato facile proporre alcuni tra i miei numerosi interventi che da sempre raccolgo e archivio: volevo che nel mio libro il sorriso venisse alternato al momento di commozione, l’ironia alla rabbia e mi ha fatto molto piacere che nel suo intervento nella presentazione dello stesso ,Vito Andrea abbia non solo colto questi aspetti ma ne abbia ricordato il contesto e percepito il significato. E oggi, mi ritrovo tra le mani un pezzetto del testo che sembrava anticipare la fine del governo Prodi e il suo programma di centinaia di pagine tra illusione e cecità, con il Ministro della Giustizia travolto dallo scandalo che coinvolge una moglie un po’ troppo intraprendente. "Vuoi fare il politico? Vuoi diventare deputato o senatore, vuoi fare il Presidente della Repubblica, vuoi assurgere al trono dinastico?
Benissimo!
Ma non lo fai come fossi un ortolano al mercato che, pur di vendere la propria verdura anche se marcita, la spaccia per buona o tutta naturale senza aggiunta di polifosfati o OGM.
Lo fai perché "senti" di doverlo fare, la fai perché decidi di sacrificare la vita a una forma di volontariato al servizio della gente e lo fai sapendo che non è un privilegio ma un pesante fardello.
Lo fai conscio del fatto che avrai tutte le spese pagate, quelle vere, e non le barche ormeggiate in Sardegna o la sveltina con il travestito nel locale trendy della capitale o le cene di lavoro da cinquecento euro a botta o l’abito gessato firmato da tremila Euro, ma che lo stipendio non sarà di certo superiore di venti o trenta volte quello di un normale impiegato o un artigiano o un operaio. E che poi tu voglia farti la barca e cenare con il travesta di cui sopra prima di una notte di sesso inutile, affari tuoi ma a spese tue e senza addebitarle a noi altri poveri cristi sotto le voci "Rimborso spese di trasporto" o "Pubbliche relazioni" Mai più, quindi, vedere cialtroni specializzati nel masticare i privilegi e fagocitare gli stipendi tutt’altro che proletari di cui sopra senza saper fare davvero quel che devi o quel che hai voluto.
Altro che la solita giostra di chi, vinte le elezioni, gioca ai dadi per accaparrarsi le varie poltrone e i vari ministeri.
Sei esperto di questioni internazionali o diplomatiche e parli tre lingue e hai conoscenze culturali del caso? A te il Ministero degli Esteri.
Conosci le complessità geopolitiche e strategiche, militari e storiche? Benissimo ti vedo al Ministero della Difesa.
Altro che il "Pari & Dispari" dove un coglione qualsiasi va a gestire i gangli vitali dell’Italia magari perché in campagna elettorale ha avuto il culo di godere di maggior visibilità televisiva".
Utopia politica?
Forse, ma io a quell’utopia punto proprio perché ritengo che sia l’ultima possibilità per la politica e i politici di tornare alla gente e al popolo e non rimanere quella casta refrattaria e isolata con i suoi linguaggi di palazzo, incomprensibili a chi di quell’èlite non fa parte. Vorrei fosse davvero il momento di Alleanza Nazionale e dei suoi giovani e non quella delle alleanze sempre più assurde con Tizio e Caio con cui, in contesto differente, non avrei nulla a che fare: dai Berlusconiani che credono nei miracoli del proprio santificato leader ai centristi che vanno e vengono in ricerca di una dimensione e di antichi fasti per arrivare ai piccoli e piccolissimi "movimenti" che servono a far numero e voti ma che, poi, diventano vere e proprie schegge impazzite. E di questi ultimi ne nascono sempre più spesso, come ortiche a lato del fosso campagnolo e ben disposti a celebrare la fiamma nei propri simboli pur di beneficiare dei vantaggi che la "professione" del politico offre: Storace e Santanchè insegnano… E a suo tempo nel libro scrivevo, in una risposta ad un militante di uno di questi ultimi:
"No, grazie: di dittature ne abbiamo già avute e i risultati furono abbastanza deludenti quali il culto della personalità, il militarismo forzato che ci è estraneo, la politica dei cavalli bianchi e dei pennacchi, le Leggi Razziali e la guerra con Hitler che non impedirono alle folle oceaniche che idolatravano il Duce nei momenti del consenso, di schernirlo e sputargli addosso a Piazzale Loreto... Il che dimostra com’è fatto l’uomo, dentro e fuori dalla politica.
E non volermene: d’ora in poi avrai la fortuna di crogiolarti nelle tue certezze senza più ascoltare i "Gufi" vecchi e scassati come me porre invece ulteriori punti interrogativi del pensiero.
Non avrai più il dispiacere di leggermi ma ricordati quello che ti dico, pardon, scrivo...
Se un giorno vedrai salire il tuo partito estremista ai vertici del potere scordati le rivoluzioni, dimentica la vibrante retorica e i caratteri grafici del Ventennio sui manifesti e preparati a vedere i radicali e i "Duri e Puri" che tanto ammiri rivalutare come per incanto l’arte del compromesso quando non del voltafaccia e magari scoprirli a braccetto con i vecchi avversari mentre si dirigono tutti assieme verso quel Quirinale dove, trionfante, la vostra diletta Alessandra nipote del Duce farà corsi di dizione per imparare l’accento romagnolo di Predappio e rasarsi i capelli nell’illusione di essere "Lui". Appunto.

Fabrizio Bucciarelli

Letture - Numero 42

 

"Cantano commossi "salva l’Italia del duce sempre nell’ora di nostra bella morte". Partecipano alla messa in latino officiata dal sacerdote lefebvriano Emanuel Duchalard. E ricordano i 137 caduti della guardia nazionale repubblichina - più gli altri delle Brigate Nere, della Ettore Muti, delle Ss italiane - con il saluto romano. Tende il braccio anche Umberto Maerna, segretario cittadino di Alleanza nazionale - "lo scriva pure" - ma tra i duecento nostalgici del Ventennio che piangono i loro morti al cimitero Maggiore, la presenza degli esponenti di An suscita molti brusii". (La repubblica, 2 novembre 2007).

"Fiuggi è stato un errore gravissimo, una tragedia per il popolo missino che Giorgio non avrebbe mai permesso. Io non ho mai appoggiato An, mi hanno fatto molto male: hanno cambiato il partito da soli, perché la gente piangeva e se ne andava. Ora sono felice per Francesco, merita questo successo" ( Assunta Almirante all’Assemblea costituente de La Destra, Corriere della sera, 12 novembre 2007).

"Non si fa così. I colpi di testa in politica sono forieri di sconfitte devastanti. E’ il ragionamento che conta. E il confronto con gli avversari, per quanto screditati possano essere. Dopotutto i partiti politici sono strumenti per raggiungere uno scopo: ci vogliamo mettere al primo posto l’ affermazione de "bene comune"? Nel caso del nuovo partito berlusconiano non riusciamo a scorgere neppure la difesa del bene di quella parte degli italiani che negli ultimi tredici anni l’ ha votato con fedeltà. Cosa penseranno di Forza Italia azzerata in pochi minuti e condannata a confluire in qualcosa che non c’è?" (Gennaro Malgieri, Libero, 20 novembre 2007).

"Se la crisi è cominciata per la gnocca, non sta scritto da nessuna parte che qualcun altro ci debba rimettere anche il sedere, con licenza parlando" (Gianluigi Paragone, Libero, 22 novembre 2007).

Letture - Numero 41

 Pubblichiamo con interesse questo Comunicato dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante, di evidente e grande attualità.

L’anno scolastico appena concluso segna probabilmente il punto più basso raggiunto dalla scuola italiana dall’Unità in poi. Ciò non significa, invero, che la situazione non possa ulteriormente peggiorare l’anno prossimo; ma accontentiamoci, senza avventurarci in profezie, di una sommaria analisi del presente. La vetrina-internet, corroborata dai più tradizionali canali mediatici, ha improvvisamente messo a nudo una quotidianità scolastica fatta di soprusi, di violenze, di espliciti approcci sessuali, di pacifica e impunita consumazione di sostanze stupefacenti, di vandalismi e, nel migliore dei casi, di dissipazione del tempo istituzionalmente destinato all’attività didattica. Gli insegnanti che non hanno ritenuto di abdicare al proprio ruolo istituzionale - crediamo la maggior parte - sono entrati in classe come in trincea, spendendo tesori di energie nervose per controllare una situazione che poteva sfuggire di mano in qualsiasi momento; quelli che non hanno ritenuto di affrontare le proprie responsabilità hanno barattato un pigro quieto vivere con una serie di comode concessioni, di codarde corrività e perfino di colpevoli correità. A molti è parso chiaro un assunto: non è vero che la scuola è, come pure si dice o si diceva, "lo specchio della società". La verità è un’altra, e cioè che la scuola è un ambiente peggiore della società globalmente considerata, perché al suo interno comportamenti impropri, illeciti e perfino criminosi sono sostanzialmente impuniti. Cosa garantisce tale impunità? Diremmo due fattori, l’uno di natura normativa, l’altro di mentalità. Il primo è il famigerato (ma mai abbastanza) "Statuto delle studentesse e degli studenti" partorito dalla mente progressiva del ministro Berlinguer nel ’99. Tale diabolico marchingegno legislativo era di per sé sufficiente a fare della scuola un’autentica riserva indiana di spacciatori e consumatori, oltre che di violenti e vandali. Ma forse avrebbe avuto effetti meno esiziali se non fosse stato incardinato nella mentalità perdonistica - se così si può dire - di una parte della categoria insegnante, quella che affida i casi disciplinari alle analisi sociologiche e ad improbabili percorsi di recupero che recuperano soltanto - nelle tasche dei cosiddetti docenti referenti, e al di là della buona fede di alcuni di loro - qualche spicciolo rubacchiato al fondo dell’istituzione scolastica. E’ pertanto evidente che per arginare una situazione che tracima oramai da ogni parte occorre un recupero dell’autorevolezza di chi guida la scuola, in astratto del principio di autorità. Trattasi di un’esigenza oramai condivisa da ampi settori bipartisan di tutte le componenti scolastiche e dell’opinione pubblica, un’esigenza che del resto non è ristretta ai confini italiani, se si presta orecchio alle proposte di legge ventilate in Francia dal premier Sarkozy. E se è vero che un recupero del principio di autorità non può essere disgiunto da una riqualificazione professionale e sociale della categoria degli insegnanti, è pur vero che la situazione si è attestata su tali livelli che occorrono misure immediate, senza passare attraverso i massimi sistemi. Vanno in questa direzione anche i progetti di modifica dello "Statuto" annunciati recentemente dal Ministro Fioroni. Modifica che non significa l’abrogazione dell’intero testo di legge, ma l’introduzione di sanzioni più adeguate - fino all’espulsione da scuola e la non ammissione allo scrutinio - degli alunni autori degli atti e dei comportamenti più gravi. Se un’iniziativa del genere fosse stata assunta dal Ministro Moratti nel lungo quinquennio del suo dicastero, AESPI avrebbe espresso anche allora il suo assenso. Ma tale semplice iniziativa non fu neppure messa in cantiere perché il Ministro e i suoi molti consiglieri pedagoghi erano in altre faccende affaccendati, cioè impegnati a tessere la tela di una riforma ambiziosa e complessa (staremmo quasi per dire lambiccata) i cui elementi fondamentali sono peraltro a tutt’oggi inattuati. Un’occasione a suo tempo persa dalla Destra per fare la Destra. Un’occasione della Sinistra, oggi, per soddisfare legittime esigenze degli insegnanti di Sinistra e di Destra e, soprattutto, per restituire alla scuola un minimo di dignità.

Milano, 18 giugno 2007

Angelo Ruggiero
Presidente dell’Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • ITALIANI SENZA ONORE?
  • ESSERE DESTRA IN ITALIA 1
  • ESSERE DESTRA IN ITALIA 2


    ITALIANI SENZA ONORE?

    Italiani senza onore: i crimini in Jugoslavia ed i processi negati (1941-1951), a cura di Costantino Di Sante, Edizioni Ombre Corte, Verona 2005, pagg. 272.

    L’indagine storica sulle questioni del confine orientale che si è andata ampliando negli ultimi anni, anche per l’istituzione del Giorno del Ricordo con l’apposita legge del 30 marzo 2004, ha sempre dato spazi non irrilevanti alla cosiddetta interpretazione giustificazionista, secondo cui la tragedia delle foibe ed il dramma dell’esodo sarebbero stati indotti dai precedenti crimini di parte italiana a danno degli slavi. D’altra parte, una ricerca sistematica sull’argomento non era mai stata svolta in modo scientifico, dando luogo ad illazioni e presunzioni di segno opposto.

    Ora, l’opera di Costantino Di Sante, ricercatore presso l’Istituto Regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, colma almeno parzialmente la lacuna, soffermandosi sulle vicende del periodo bellico, sulle accuse jugoslave agli occupanti italiani, ed infine sulle strategie difensive e sulle circostanze che consentirono di negare le estradizioni richieste da Belgrado, e quindi i relativi processi. Restano nell’ombra gli anni antecedenti la dichiarazione di guerra, che d’altra parte avevano avuto un forte impatto politico ma in cui non si erano evidentemente potuti verificare crimini di guerra, perseguibili come tali a norma dell’ordinamento internazionale.

    A conflitto concluso, la Jugoslavia, in base all’art. 15 del trattato di pace, chiese all’Italia di consegnare parecchie centinaia di militari, ma anche di civili, che secondo la sua denunzia si erano macchiati di indicibili efferatezze: tra i maggiori indiziati i Generali Roatta, Robotti, Pirzio Biroli e Gambara, l’Alto Commissario per la Slovenia Grazioli, ed i Governatori della Dalmazia Bastianini e Giunta.

    Le motivazioni salienti addotte in chiave difensiva si riferiscono al fatto che le azioni di rastrellamento e di rappresaglia, e le sentenze dei Tribunali speciali, ebbero natura di deterrente a fronte dei continui atti di guerriglia; ma prima ancora, al fatto che i partigiani non facevano capo ad un "Governo responsabile", appartenevano ad uno Stato che aveva concluso l’armistizio con l’Asse, non portavano uniformi, non rispettavano le leggi di guerra, e non erano stati "riconosciuti come legittimi belligeranti neppure dalle Nazioni Unite", diversamente da quanto era accaduto alle forze cetniche di Mihajlovic.

    C’è di più. Come emerge dalla probante documentazione fornita, il numero dei criminali di guerra italiani richiesti dalla Jugoslavia fu di gran lunga superiore a quello delle analoghe istanze altrui. Basti pensare, ad esempio, che l’Unione Sovietica si limitò d avanzare dodici richieste, l’Etiopia dieci, la Grecia sei e l’Albania tre. Quindi, delle due l’una: o la guerra in Jugoslavia era stata stranamente più cruda, dando luogo ad azioni e reazioni ben oltre i limiti statuiti dalla normativa internazionale, o le richieste jugoslave formulate ai sensi del citato art. 15 furono oggetto di non poche forzature.

    Entrambe le motivazioni, peraltro, possono avere fondamenti comuni, e quindi, coesistere. Stando alla documentazione, episodi agghiaccianti si verificarono a più riprese sia ad opera dei partigiani, sia degli ustascia, dei mussulmani e delle altre forze indigene l’una contro l’altra armate, né più né meno come sarebbe accaduto in tempi recenti dopo lo sfascio della Repubblica federativa ed i conflitti anche etnici e religiosi che ne seguirono.

    D’altro canto, pur mettendo nel conto una maggiore reattività di parte italiana, è arduo comprendere come sia stato possibile che i "crimini" compiuti in Jugoslavia fossero tanto superiori a quelli patiti dagli altri belligeranti, che a loro volta non scherzavano, come attestano le immotivate fucilazioni di prigionieri italiani da parte degli Alleati, i bombardamenti terroristici di obiettivi civili, le violenze sulla popolazione, e via dicendo.

    Oggi, a 60 anni da fatti non meno dolorosi degli infoibamenti e delle per ††??secuzioni indiscriminate nei confronti del popolo giuliano e dalmata, non è agevole stabilire in modo definitivo quali e quanti siano stati gli episodi effettivamente perseguibili, al di là del tentativo jugoslavo di moltiplicarne il numero, se non altro a scopo di propaganda politica, di ulteriore legittimazione del potere titino, e naturalmente di avallo delle attese annessionistiche di tutta l’Istria, e magari di Trieste e Gorizia. Si può affermare con ragionevole sicurezza, invece, che la guerra non ha pagato, lasciando una lunga scia di effetti negativi per tutti, anche a lungo termine: si pensi alla vergogna di Osimo a danno dell’Italia, ed al tremendo disastro, economico ancor prima che politico, della ex-Jugoslavia.

    Nella grande storia, come nella vita umana, accade spesso che un errore sia la matrice di tanti altri. Motivo di più per "contare fino a dieci", oggi come ieri, prima di prendere le decisioni che contano, in specie se irreversibili.

    Carlo Montani


    ESSERE DESTRA IN ITALIA 1

    Riportiamo alcuni interventi che, anche in seguito a recenti avvenimenti, si interrogano sul senso di essere Destra in Italia, oggi. La nostra rivista è convinta che la discussione, anche se a volte aspra, è l’unico modo per affrontare la situazione politica interna, che si configura sempre di più come un’autentica svolta. Barbarossaonline intende portare a conoscenza le varie posizioni per trovare un comune percorso verso una Destra che si apra al futuro senza dimenticare la propria identità.

    SI PUO’ DIRE ANCORA QUALCOSA DI DESTRA?

    "SE UN UOMO NON E’ DISPOSTO A CORRERE QUALCHE RISCHIO PER LE SUE IDEE, O LE SUE IDEE NON VALGONO NULLA O NON VALE NIENTE LUI"

    Questo disse Ezra Pound, e questa penso sia la migliore chiosa all’argomento della serata.

    Secondo me, non solo si può ancora dire qualcosa di destra, ma si deve riprendere a dire e fare cose di destra; ultimamente ce lo siamo forse scordati, i nostri capi hanno voluto scordarlo, ma mai come ora, superata l’epoca dell’arco costituzionale, dobbiamo avere il coraggio e l’orgoglio delle nostre idee. Purtroppo qualcuno, al nostro interno, ha paura, ha vergogna di quello che siamo; si è lasciato influenzare, esso stesso, dalla propaganda marxista e perbenista, arrivando a credere in tutto quello che di falso è stato detto su di noi. La cultura della Destra non è individualismo, chiusura, conservazione, immobilismo, bensì l’esatto contrario, cioè comunitarismo, apertura, tradizione, pragmatismo. Guardiamo alla storia del Novecento; alcuni dei nostri maggiori epigoni, da D’Annunzio a Marinetti, da Evola ad Ezra Pound sono stati i capisaldi delle avanguardie culturali del secolo, soprattutto sono stati, ciascuno a proprio modo, l’esempio del "pensiero che diventa azione".

    Oggi, purtroppo, stanno cercando di farci perdere la nostra identità, ci stanno defraudando,castrando : non abbiamo più le palle per rivendicare la nostra identità. A livello mediatico, le uniche espressioni di destra sembrano essere ormai solo Emilio Fede ed il Bagaglino, mentre si cerca di riciclare per uomini di destra persino Bob Marley e John Lennon: vero che i tempi cambiano, vero anche che il fumo è stato proibito ma la dose minima raddoppiata, però passare dalla Fiamma allo spinello…..beh, questo è veramente troppo!!!!!!

    Ancor peggio, il nostro lassismo cerebrale lascia in certi casi alla strumentale appropriazione della sinistra alcuni grandi temi, fatti, nomi e situazioni, che sono invece tranquillamente catalogabili nell’alveo della nostra cultura, delle nostre tradizioni, del nostro "idem sentire".

    Oggi che molti di noi hanno posizioni di responsabilità all’interno delle Istituzioni locali, cosa stiamo facendo? Cioè, come il nostro essere di destra, il nostro senso di appartenenza si manifesta, influenza e dirige la nostra attività politica quotidiana, le nostre azioni, i nostri programmi? Persone come me, Assessori alla Cultura ed all’Istruzione nei Comuni del nostro territorio, cosa facciamo e cosa diciamo "DI DESTRA"? Nulla, in alcuni casi, poco in altri. Non per codardia, né per ignavia o menefreghismo; purtroppo, senza identità non c’è coscienza di sé, e senza coscienza non vi è chiarezza di idee e di obiettivi: facendo fatica a capire che cosa sia di destra, che cosa sia la destra, è ancor più difficoltoso discernere le iniziative da porre in atto. Senza basi ideologiche, senza supporti da parte di nostri Centri Studi Istituzionali (ah….quanta nostalgia del MINCULPOP), senza grandi budget da spendere, i nostri poveri Assessori (noi, poveri Assessori) si devono (ci dobbiamo) arrangiare: in che modo? Usiamo sostanzialmente due strade: - la prima consiste nell’utilizzo dei pacchetti preconfezionati proposti da soggetti istituzionali (in genere la Provincia o altre Associazioni vicine o sostenute da qualche Istituzione territoriale), che hanno il vantaggio di proporre manifestazioni e spettacoli già pronti all’uso, che comportano quindi un minor impegno in termini di risorse organizzative e che spesso ottimizzano la spesa in quanto supportati da contributi elargiti dalla stessa Istituzione che li sostiene; è puro esercizio retorico sottolineare come gli estensori di tali progetti non siano animati da spirito proselitistico nei confronti delle nostre aspettative culturali; - la seconda strada, ugualmente semplice, casereccia e meno dispendiosa, è quella di affidarci con fiducia e rassegnazione ai nostri impiegati e caporipartizione che, anche se in molti casi professionalmente inappuntabili, non possono certo essere annoverati come nostri militanti né sentirsi incentivati dal cavalcare la tigre di proposte nuove, inconsuete e di destra.

    Che fare, quindi.
    Innanzitutto, ripensare al nostro ruolo, ponendo in secondo ordine l’aspetto autoreferenziale di mera gestione del personale potere all’interno della propria realtà territoriale o della consorteria di riferimento all’interno del partito, ma dando invece risalto alla propria figura Politica di servizio al bene comune, con l’obiettivo di creare aggregazione, consenso, proselitismo.

    Quali gli strumenti e le strategie operative?
    - innanzitutto, ognuno di noi dovrebbe crearsi un proprio staff di collaboratori per avere sostegno creativo, organizzativo e logistico;
    - pensare alla creazione e realizzazione di proposte e progetti proponibili anche al di fuori del proprio comune; in tal modo, anche gli altri eventuali fruitori beneficerebbero di pacchetti completi e preconfezionati, ottimizzando tempistiche e costi di utilizzo;
    - ovviamente, per funzionare questo sistema deve diventare un sistema, cioè deve essere portato a conoscenza di un insieme di soggetti, deve dar vita ad un catalogo: tutte le informazioni necessarie al suo utilizzo devono essere consultabili facilmente ed esaurientemente (tipo di manifestazione, necessità tecniche, referenti, ecc.);
    - bisogna insomma creare una nostra rete che, consentendo sinergie creative ed operative, permetta a tutti i ns. Assessori di proporre all’interno dei propri Comuni spettacoli e proposte costruite da noi, che veicolino i ns. valori, che esaltino le nostre peculiarità, che dimostrino quale ricchezza di contenuti e varietà di proposte siano sempre state celate dallacultura ufficiale;
    - ulteriori economie di scala potranno essere innescate implementando e completando la rete con operatori e tecnici in grado di gestire professionalmente, materialmente e logisticamente i singoli eventi e le varie manifestazioni;
    - naturalmente, per economie di scala intendo anche la possibilità di pervenire attraverso di esse ad una certa dose di autofinanziamento;
    - tutto quanto sopra può essere sintetizzato con una definizione: METAPOLITICA. La creazione di una rete di associazioni così finalizzate deve essere il nostro obiettivo primario.

    Se il nostro Partito, sino ad oggi, ha inteso la cultura solo come momento di leggero e frivolo intrattenimento, dando più spazio ad istrioni e ballerine piuttosto che alle nostre menti migliori (e quante ce ne sarebbero, se solo venisse loro dato modo di esprimersi e di essere ascoltate), noi che siamo destra di popolo, sociale e comunitaria, A NOI spetta il compito di infischiarcene dell’ufficialità ingessata della nostra nomenklatura, A NOI è affidato l’imperativo di dare una scossa, di tracciare una via, di dare una sterzata al corso delle cose: NOI ci candidiamo ad intraprendere un cammino diverso, a porre in atto una strategia che dia nuovo lustro ad una cultura, a dei valori, ad una spiritualità, ad una identità che sono stati indegnamente calpestati ma senza i quali la nostra azione politica, la nostra Comunità, la nostra Patria sono destinate alla deriva ed all’oblio.

    Agostino Parasmo

    (lntervento dell’Assessore alla Cultura del Comune di Parabiago, prof. Agostino Parasmo, al Convegno di Busto Arsizio del 24 novembre u.s. ).


    ESSERE DESTRA IN ITALIA 2

    LIBERTA’ DI COSCIENZA

    Da qualche anno a questa parte la posizione più diffusa in Alleanza nazionale pare essere diventata la "libertà di coscienza".

    Caduti, con la morte delle ideologie, quei sistemi di pensiero a cui per decenni la politica aveva fatto in qualche modo riferimento e, con essi, molti valori ed ideali, la libertà di coscienza pare essere divenuta oramai la regola della ‘nuova politica’, una regola alla quale anche la destra italiana sembra essersi adeguata in ossequio a quel relativismo non solo politico, ma anche etico e culturale, che rappresenta ormai il vero e proprio fondamento della nostra epoca.

    Alla libertà di coscienza si è appellato, infatti, recentemente chi, per esempio, nel gruppo parlamentare di An ha ritenuto di votare a favore dell’indulto che ha portato, e bene non dimenticarlo, alla scarcerazione immediata di circa 25.000 pregiudicati già detenuti per vari reati nelle patrie galere; alla libertà di coscienza si è ispirato a destra il dibattito sulla costruzione di nuove moschee, sull’inserimento nel sistema scolastico e sanitario nazionale dei principi dell’Islam; alla libertà di coscienza è ricorso poi, nel recente passato, lo stesso Presidente Fini nel momento in cui, come molti ricorderanno, ha espresso pubblicamente le sue intenzioni di voto a favore di tre su i quattro referendum abrogativi promossi in relazione alle norme sulla fecondazione assistita.

    E’ dunque alla libertà e alla coscienza, due cose di non poco conto, che, a maggior ragione, intendiamo anche noi fare oggi riferimento e, in loro nome, rivendicare il diritto e il dovere di chiedere ad Alleanza nazionale di ritornare a tenere la destra.

    E’ infatti in libertà di coscienza che ci opponiamo al modello di società multiculturale che oggi anche Alleanza nazionale parrebbe voler assecondare in netta contraddizione con l’intento di salvaguardare quell’identità nazionale che è sempre stata alla base del proprio programma politico;

    è in libertà di coscienza che riaffermiamo la sacralità della vita umana in ogni fase del suo sviluppo naturale, dal momento del suo concepimento sino alla sua inevitabile estinzione;

    è in libertà di coscienza che ci battiamo contro l’uso di qualsiasi droga senza alcuna distinzione;

    è in libertà di coscienza che difendiamo la libertà di essere e di pensare contro ogni livellamento ed ogni omologazione;

    è in libertà di coscienza che riconosciamo un solo diritto internazionale: il diritto di ogni popolo ad auto-determinarsi, il diritto di ogni nazione ad esistere ed essere libera;

    è in libertà di coscienza che per le nostre famiglie e i nostri figli pretendiamo che lo Stato garantisca lavoro, rispetto, giustizia e sicurezza;

    è in libertà di coscienza che dalla politica esigiamo onestà e competenza;

    è in libertà di coscienza che chiediamo verità e giustizia nel tramandare la memoria, nell’affrontare la storia, nell’affidare alle nuove generazioni l’insegnamento che sempre deriva da conquiste ed errori;

    è in libertà di coscienza che tracciamo quotidianamente un confine ideale tra noi e tutto ciò che a noi si oppone, tra noi e la sinistra, tra noi e la decadenza, tra noi e lo sfruttamento, tra noi e il materialismo, tra noi e il livellamento, tra noi e la prepotenza;

    è in libertà di coscienza che ci opponiamo allo snaturamento di Alleanza nazionale, al suo smarrimento, alla sua omologazione al centro dello schieramento politico;

    è in libertà di coscienza che, dunque, ci schieriamo e, ancora una volta, scegliamo la destra.

    Dopo l’assemblea di fondazione dell’Associazione culturale d-destra e la conseguente esclusione di Francesco Storace dall’Esecutivo nazionale, la domanda che oggi si pone è dunque questa: c’è spazio in Alleanza nazionale per una opposizione alla luce del Sole? C’è spazio per una opposizione in libertà di coscienza?

    Ci rendiamo conto che per Alleanza nazionale è questo un fatto nuovo e, per certi versi, inaspettato abituata com’era a far sorgere e risolvere artificiosamente ogni questione nel teatrino delle correnti, abituata com’era ad un unanimismo di facciata che viveva e, purtroppo ancora in parte sopravvive, tra mille interessi e ipocrisie.

    Ma pensiamo che il confronto politico sia oggi opportuno e salutare per Alleanza nazionale, non solo perché rappresenta l’essenza di ogni democrazia, ma anche perché è il sale di ogni partito che, al contrario, senza dibattito interno, senza passione, senza tensione ideale, è destinato lentamente a spegnersi e a perire inesorabilmente ridotto a svolgere il solo compito di "distributore di incarichi e poltrone".

    Alleanza nazionale sarà chiamata a celebrare da qui a poco il suo terzo Congresso nazionale.

    E’ quanto stabilisce il suo Statuto, è quanto oggi è necessario per crescere ancora insieme, è la sola assise che legittima ogni scelta ed ogni futura posizione.

    Ciascuno di noi dovrà fare la sua parte, ciascuno di noi che ha a cuore il patrimonio di esperienze, di battaglie, di idee e di valori della destra.

    Ciascuno di noi, che in tempi vicini o lontani a questo partito ha aderito da uomo libero, da donna libera e, assolutamente, in libertà di coscienza.

    Verona, novembre 2006

    Tenere la Destra

Coisp - Numero 39

 

    1. Abbiamo chiesto a Fabrizio Bucciarelli, nostro collaboratore sin dalla prima ora, di presentare il suo ultimo libro: "I Signori di Thule-misteri e segreti del Nazionalsocialismo" Ed. Il Punto d’Incontro, uscito nelle librerie nel mese di luglio.
      DENTRO IL NAZISMO SEGRETO di Fabrizio Bucciarelli

 

    1. Amleto Ballarini, Marino Micich, Augusto Sinagra, La rivoluzione mancata: terrore e cospirazione del Partito Comunista in Italia dalle stragi del 1945 all’abiura di Tito del 1948, Koinè Nuove Edizioni, Roma 2006. pagg. 160, Euro 12.
      Leggi il commento del nostro collaboratore Carlo Montani

 

    1. Leggi "Perequazione INPS: la scoperta dell’ombrello" del nostro collaboratore Carlo Montani
      In appendice: I.N.P. S. - Via Crucis dell’Esule

 

    1. Leggi il commento sulle "verita’ di Stato" di Claudio Antonelli

 

    1. Leggi il comunicato stampa della Ferretto in merito alla Legge Anti-Velo

 

Coisp - Numero 38

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • COISP
  • AESPI


    Comunicato stampa del "COISP
    Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia"
    sul caso Mario Placanica
    .doc



    Manifesto europeo in difesa dell’istruzione superiore e della cultura
    a cura del Segretario Nazionale dell’AESPI: Luca Lattanzi
    .doc

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • INTELLIGENZA EMOZIONALE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
  • COREA DEL NORD: ULTIMO PARADISO
  • L’UOMO SENZA QUALITA’


    INTELLIGENZA EMOZIONALE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

    Di solito si considera l’impresa come un aggregato di conoscenze prettamente tecniche e tecnologiche che, talvolta, si avvalgono di supporti umanistici.
    In realtà l’impresa è fatta di persone che in misura diversa hanno una formazione umanistica.
    In questa ottica è possibile considerare l’impresa come un sapere umanistico, che si serve di strumenti tecnici.
    Una volta questo sapere, di origini molto antiche, veniva definito "arte della conduzione degli uomini".
    La teoria generale del management sostiene che per gestire le Risorse Umane occorre saper ascoltare ed interpretare.
    Il manager, specialmente quello preposto allo "sviluppo organizzativo", deve percorrere un sentiero di formazione permanente in costante evoluzione sotto il profilo:
    • psicologico
    • culturale
    • etico - spirituale.
    Occorre quindi fare un salto di qualità culturale.
    • Non considerare le conoscenze umanistiche come un benefit supplementare.
      Pertanto le ore di formazione manageriale di carattere umanistico non sono un plus ma servono per acquisire un bagaglio culturale finalizzato ad affrontare le discussioni in modo creativo ed affrontare situazioni conflittuali valorizzando i punti di forza degli interlocutori.
    • Usare le nuove conoscenze.
      Le aziende si servono spesso di conoscenze vecchie di una ventina di anni.
      Sotto ogni altro profilo (tecnologie, gestione, logistica, finanza) le aziende si sforzano sempre di innovare. Viceversa blindano il manager dall’innovazione culturale.
      Chi porta idee culturalmente nuove è visto come un portatore di handicap psichici ed emotivi, talmente gravi da non poter sapere "come va il mondo, là fuori".
    • Affinare la propria capacità di percepire e di suscitare emozioni.
      Fino a pochi anni fa i manager della telefonia, per esempio, non sempre sapevano che il 90% della popolazione mondiale usa Internet, la Tv e i telefoni cellulari per finalità ludiche, di intrattenimento, di contatto affettivo e di socializzazione.
      I responsabili commerciali dei gestori telefonici continuavano a parlare della fantomatica e redditizia "clientela business" come il vero zoccolo duro della telefonia mobile.
      Uno studio del 1998 sull’uso del telefonini ha evidenziato che manager, quadri e consulenti li usavano per il 70% alla ricerca di emozioni e per 30% di messaggi business-oriented.
      Il cosiddetto "sensemaking" richiede in sostanza "formazione sentimentale" (proprio come l’intendeva Gustave Flaubert nel libro "L’educazione sentimentale").
    Come si può affrontare il tema dell’etica nel business sfuggendo alla retorica di facciata e alla mera imposizione di norme e regole? C’è una profonda relazione tra la spiritualità ed economia.
    La meditazione d’impresa è sfida della formazione manageriale.
    In Italia la meditazione d’impresa è stata lanciata da Pier Luigi Celli, ex Direttore del Personale di Olivetti , ex Direttore del personale di ENEL, ex Direttore Generale della RAI ed attuale Direttore della LUISS.

    Celli parte dal presupposto che:
    • organizzare meetings di PNL o di yoga, Reiki, Tanta, Watsu, Waichi ecc., in luoghi esotici ha un costo aziendale piuttosto elevato;
    • non sempre le filosofie e le culture sottostanti sono capite ed accettate dai partecipanti;
    • ogni azienda che si rispetti, piccola o grande che sia, ha una forte connotazione etica;
    • la cultura dominante tanto in Italia quanto in Europa ha una forte connotazione cristiana.
    Conseguentemente organizza incontri con il Gotha del management emiliano a Bologna in una cappella del Cinquecento in cui i partecipanti ascoltano musica sacra, partecipano attivamente ai canti gregoriani e discutono su riflessioni proposte da religiosi di chiara fama.
    In un momento in cui la religione cattolica sta vivendo da una parte un momento di vivacità culturale e dall’altra è accerchiata da un anticlericalismo virulento, sembrerebbe utile riscoprire anche in Lombardia il senso religioso della vita e del lavoro. Pertanto sarebbe opportuno organizzare seminari "di cultura umanistica e meditazione d’impresa" per imprenditori e dirigenti anche in Lombardia.
    Vi sono abbazie, certose, santuari e chiostri particolarmente adatti, sia in termini di ambientazione sia sotto il profilo della ricettività, per sostituire i tradizionali seminari motivazionali con incontri finalizzati alla comprensione di sé attraverso la conoscenza dell’altro grazie anche al canto gregoriano che, per usare le parole di Celli, consente di rallentare il tempo e ripulire la testa.
    La pretesa d’essere cristiano ed il senso della vita guidata dal Risorto passa anche da questi momenti di formazione originale, nell’accezione latina del termine.

    Maurizio Turoli
    maurizio_turoli@yahoo.it


    COREA DEL NORD: ULTIMO PARADISO

    Il diavolo è veramente così brutto come lo si dipinge? O detto altrimenti: la Corea del Nord - paese-feudo di Kim Jong-il, succeduto al padre Kim II Sung - è veramente una sorta di caserma, dove dominano conformismo, paura, miseria? La risposta che ci dà il docente universitario di Trieste Maurizio Scaini, in una prestigiosa rivista accademica italiana di geografia, è un sonoro no ("Interpretando la Corea del Nord. Stalinismo orientale e segnali di apertura verso occidente" in Ambiente, Società, Territorio, maggio/giugno 2005, pagg. 13-18). Per Scaini la Corea del Nord è un paradiso, staliniano sì ma pur sempre paradiso.
    Nel corso di una visita guidata nell’ultima spiaggia dell’ortodossia comunista, Scaini si trova a contatto di "un popolo in festa, gioioso, disteso." Incontra "gente orgogliosa e motivata". Il professore universitario di Trieste non si accontenta dell’abbagliante facciata del quadro. Cerca di più ma non vi trova nessuna ombra: "Cerco invano i sintomi di una presunta miseria e diffidenza verso gli stranieri. Trovo, invece, una sobria dignità e una velata curiosità nei miei confronti." Continua ditirambico: "La delinquenza è pressoché assente, i problemi principali sono creati da qualche ubriaco che magari canta a squarciagola canzoni patriottiche durante la sera." Però qualche problema lo hanno anche i nordcoreani: "I ristoranti, specie nei giorni di festa, sono affollati e in alcune sere non è facile trovare posto." Proprio come in Italia o in Canada, vien fatto di pensare. Ma il paragone possibile con l’Occidente si ferma lì, perché per il resto la vita dei lavoratori nordcoreani è incomparabile: "I ritmi di lavoro sono blandi, le soste lunghe. Nei campi ci sono piccoli gruppi di persone sedute che parlano tra loro, fanno merenda o guardano semplicemente gli animali al pascolo. I bambini giocano, gli anziani fumano e li osservano silenziosi. Camminano tutti piano, senza fretta, con uno zainetto o l’attrezzo di lavoro sulle spalle, fermandosi volentieri per scambiare qualche parola con chi incontrano lungo il tragitto o per rispondere ai saluti che provengono dai turisti sul treno." "I benefici offerti dallo stato sono notevoli e coprono totalmente i costi di fabbisogni fondamentali come sanità, scuola, abitazione. La maternità è tutelata con periodi di congedo ripetuti e piuttosto lunghi."
    Un’Arcadia, insomma.
    E il totalitarismo orwelliano di cui parlano tanti giornalisti occidentali in visita in quel Paese? Maurizio Scaini, che parla di "malafede dei giornalisti occidentali", osserva una realtà molto diversa: "Quando parliamo di politica non cercano di convincermi, mi descrivono semplicemente la loro realtà. Sono esponenti autentici di un popolo raccolto intorno al proprio paese, al Grande e al Caro Leader, all’ideologia Djoutché." Nel paese non vi sono detenuti, o quasi: "La pena di morte non esiste, le prigioni, almeno quelle comuni, sono poche e di solito si preferiscono altre forme di rieducazione, come il lavoro in campagna o il confino." I visitatori occidentali in genere criticano le strutture monumentali del regime create - dicono - per pura megalomania da Kim padre e continuate da Kim figlio. Per Scaini si tratta invece di opere architettoniche più che valide: "le soluzioni architettoniche sono notevoli","Non sono affatto realizzazioni banali e illustrano bene le capacità ingegneristiche e artistiche del paese".
    Il politologo dell’Università di Trieste ammira la "capacità di statista di un singolo uomo", padrone della Corea del Nord, il compagno Kim Jong-il. Poi, per relativizzare il culto della personalità lì vigente, stabilisce un parallelo tra "l’attitudine di un popolo intero mantenuto, nell’arco di cinquant’anni, in mobilitazione costante con gli stessi simboli, gli stessi argomenti, la stessa faccia" e il fatto che in Italia, "il volto di un calciatore possa influire sulle vendite di un prodotto". Insomma, anche noi abbiamo i nostri Kim Jong-il. Peccato solo che dobbiamo accontentarci di quelli in formato ridotto: Totti e Del Piero, per esempio.

    Claudio Antonelli


    L’UOMO SENZA QUALITA’

    Robert Musil , ne "L’Uomo senza qualità" ,così descriveva la frenesia del nostro tempo: "Aria e terra costituiscono un formicaio, attraversato dai vari piani delle strade di comunicazione. Treni, aerei, treni sulla terra e sotto terra, posta pneumatica, catene di automobili sfrecciano orizzontalmente, ascensori velocissimi pompano in senso verticale masse di uomini dall’uno all’altro piano di traffico; nei punti di congiunzione si salta da un mezzo di trasporto all’altro, e il loro ritmo che tra due velocità lanciate e rombanti ha una pausa, una sincope, una piccola fessura di venti secondi, succhia e inghiotte senza considerazione la gente, che negli intervalli di quel ritmo universale riesce appena a scambiare in fretta due parole. Domande e risposte ingranano come i pezzi di una macchina.. si mangia mentre si è in moto...". Questa frenesia ci costringe a raggiungere i nostri obbiettivi velocemente , prima che vi giungano altri: dobbiamo laurearci prima degli altri (sennò abbiamo meno valore), dobbiamo arrivare in banca prima degli altri (sennò facciamo la fila ) e cosi via . Tic Tac Tic Tac c’è sempre meno tempo Tic Tac Tic Tac dobbiamo sbrigarci. Ebbene in tutto questo correre, spesso non ci rimane abbastanza tempo per pensare a noi stessi , a ciò di cui ha bisogno la nostra anima. E la cosa brutta è che quando poi restiamo senza obbiettivi da raggiungere i nodi vengono al pettine: ci rendiamo conto di non aver affrontato un problema , una nostra esigenza ma di esserci rifugiati dietro un "non ho neanche il tempo per fiatare" e magari allora è troppo tardi per rimediare. Ebbene questo sito, www.theseventhpapyrus.it, si propone proprio di rimediare a tutto ciò; questo sito si propone di essere una dimensione di fantasia in cui si possa fare il pieno di emozioni grazie alle poesie, riflettere sulla scia di alcuni racconti, vivere avventure leggendarie o di fantasia. Una dimensione di luce in cui entrare turbati e da cui uscire leggeri , "inebriati" e carichi dentro, col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore. Perché è solo così che si vive bene ed io voglio con tutto il cuore che lo facciate...

    Fabrizio Ferrara

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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