Speciale

 

Le guerre di camorra che insanguinano Napoli stanno vendicando la memoria di Achille Lauro, il famoso - ed infamato - sindaco di Napoli. Ricco armatore, uomo intraprendente, coraggioso, monarchico fino al midollo, amato visceralmente dal popolino dei bassi, egli fece tanto per la sua città. Ma fu odiato e denigrato dai "progressisti" di tutte le salse. E finì che Lauro perse le elezioni e perse infine anche la flotta, e per Napoli naufragò un sogno di riscatto.

Da Lauro in poi, le classi politiche illuminate e stuoli di professoroni attribuiscono tutti i mali di Napoli a lui, il "Comandante", il re Mida borbonico di Napoli che, secondo la vulgata, prima delle elezioni, per assicurarsi il voto, dava pacchi di pasta ed una sola scarpa, promettendo l’altra per il dopo-elezioni. "La colpa è di Lauro e dei suoi metodi borbonici", è stato da allora la condanna senza appello. Lauro, laurismo: sono parole che suscitano l’esecrazione tra l’esercito dei professionisti dell’ideologia ed i patiti della disquisizione bizantina, così numerosi a Napoli e sempre pronti a risolvere a tavolino, anche retroattivamente eliminando Achille Lauro, tutti i problemi del Mezzogiorno e della sua storica capitale. Accanto al mito nero mai tramontato di Lauro, sindaco "borbonico", da anni risplende il mito luminoso di Bassolino, sindaco "progressista", che, secondo la leggenda, sarebbe riuscito a fare di Napoli una città pulita, funzionale, vivibilissima. E il caos, l’arbitrio, lo sfacelo che le guerre di camorra fanno intravedere? La verità è che tutto è peggiorato nell’ex perla del Mediterraneo, o se vogliamo nell’ex feudo laurino. A Napoli oggi trionfa l’abusivismo più sfrenato, e la colpa non è certo di Achille Lauro. Anzi, dopo il regno dell’ "ultimo re di Napoli" - come lo chiamò Montanelli - il degrado e l’abusivismo hanno conosciuto un salto di qualità. Oggi anche le forze dell’ordine sono abusive: le forze dell’ordine camorrista, l’unico ordine che incuta rispetto nella città orfana del "Comandante".

Claudio Antonelli (Canada)

 

Marcello Pera, professore universitario di filosofia della scienza e di filosofia teoretica, Presidente del Senato della Repubblica e Joseph Ratzinger, nominato da papa Giovanni Paolo II nel 1981 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Pontificia commissione teologica internazionale. Cosa hanno in comune? E’ da poco uscito un loro libro, Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam, Mondadori, frutto di due conferenze e di due lettere reciproche di chiarimenti.
Il titolo non lascia dubbi. Pera sottolinea con veemenza i guasti del " linguaggio politicamente corretto". Con questa "neolingua" che permette all’Occidente di ammiccare, alludere, insinuare - dice Pera - ma non di dire, affermare, sostenere non è più consentito fare una scala di valori, non è più consentito dire che la nostra cultura è migliore di altre, ma solo che ormai ci troviamo di fronte a culture diverse. Di fronte alla paralisi dell’Occidente che non sa affermare la sua identità e teme lo scontro con l’islam, Pera ne esce con forza:
"Nego che da questo confronto non si possa concludere che le istituzioni occidentali siano migliori delle loro corrispondenze islamiche. E nego che da un confronto nasca necessariamente uno scontro. Non nego però che, se a una profferta di confronto si risponde con uno scontro, lo scontro non dovrebbe essere accettato. Affermo piuttosto il contrario. Affermo i principi della tolleranza, della convivenza, del rispetto, oggi tipici dell’Occidente, ma sostengo che, se qualcuno rifiuta la reciprocità di questi principi e ci dichiara un’ostilità o la jihad, allora si deve prendere atto che è un nostro avversario. In sostanza, rifiuto l’autocensura dell’Occidente".
Parole che hanno tutto il loro peso, non solo per la forza dei contenuti, ma anche per la personalità istituzionale che le pronuncia. Pera poi prosegue con un’analisi approfondita quanto chiara dei guasti causati dal relativismo, vero colpevole di questa cultura della resa occidentale. Ma il relativismo si è impossessato anche della teologia cristiana. E qui Pera prende a prestito le parole proprio di Ratzinger che evidenzia i motivi per cui un credente dovrebbe convertirsi al relativismo anche nell’ambito della fede: "ritenere che vi sia realmente una verità, una verità vincolante e valida nella storia stessa, nella figura di Gesù Cristo e della fede della Chiesa, viene qualificato come fondamentalismo". Il fondamentalismo: nuova bestia della cultura contemporanea. Quindi meglio scegliere il relativismo, scegliere di non scegliere.
Il passaggio, da queste premesse, alla mancanza di radici nell’Europa, è breve: "il relativismo che predica l’equipollenza dei valori o l’equivalenza delle culture orienta non tanto alla tolleranza quanto all’arrendevolezza e più alla resa che alla consapevolezza, più al declino che alla forza di convinzione,penetrazione,missione (la quale, un tempo, fu tipica del cristianesimo, dell’Europa, dell’Occidente)".
Tremende le parole delle ultime pagine: "Soffia sull’Europa un brutto vento. Si tratta dell’idea che basta aspettare e i guai spariranno da soli, o che si può essere accondiscendenti anche con chi ci minaccia e potremo cavarcela. E’ lo stesso soffio del vento di Monaco del 1938".
Ratzinger non può che essere d’accordo con l’analisi condotta dal Presidente del Senato. Il cardinale vede questa debolezza dell’Occidente, anzi una "sincronia paradossale : con la vittoria del mondo tecnico-secolare posteuropeo, con l’universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si diffonde, specialmente nei paesi strettamente non europei dell’Asia e dell’Africa, l’impressione che il sistema di valori dell’Europa, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine e sia anzi già uscito di scena; che sia giunta l’ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell’America precolombiana, dell’islam, della mistica asiatica". Questo declino dell’Europa è anche un declino etnico, demografico; è quella che l’alto prelato chiama "mancanza di voglia di futuro" : i figli come un pericolo per il presente, una minaccia per il raggiunto o raggiungibile benessere. La risposta a questo scenario desolante Ratzinger la trova nella forza di "minoranze creative". Cosa sono? "Simili minoranze creative non hanno nulla di settario ma, attraverso la loro capacità di convincere e la loro gioia, offrono anche ad altri un diverso modo di vedere le cose e raggiungono tutti". Queste del cardinale sono parole che possono far sorridere per la loro semplicità, quasi ingenuità. Eppure è la forza delle parole semplici. E’ la forza della testimonianza di chi crede veramente in quei valori dell’Occidente - perché non si parla solo di fede, ma anche di società civile - che intende non dimenticare, ma sorreggere e far conoscere. E non sfugga che Ratzinger parli di "gioia", quella gioia che l’Occidente ha perso.
Non si tratta, allora, di chiudersi al dialogo, anzi; non si tratta di chiudersi alla tolleranza, anzi.
Si tratta di avere la consapevolezza che il dialogo non serve a nulla se uno dei dialoganti, piegandosi al nuovo mito del relativismo, dichiari che una posizione vale l’altra. Il dialogo è, invece, utile per sottoporsi a critiche reciproche, per rintracciare se non la verità, la posizione migliore. Ed è migliore perché resiste alle critiche.
L’analisi condotta da Pera e da Ratzinger non è nuova, ma assume un valore particolare in un momento in cui - fra l’altro - ci si è rifiutati di riconoscere le radici cristiane della Costituzione europea; in un momento in cui Buttiglione è stato rifiutato quale commissario europeo perché ha fatto testimonianza di credente.
Dietro la pretesa di rispettare tutte le posizioni si nasconde il pericolo già denunciato da Hegel di trovarsi nella "notte in cui tutte le vacche sono nere".

Barbarossa

 

Sabato 23 ottobre, Sala Congressi della Provincia di Milano. Si riunisce lo stato maggiore di Nuova Alleanza, la corrente di AN capitanata dagli on. Matteoli, Urso, Nania, presenti al Convegno. Il titolo scelto è quanto mai significativo : Identità e futuro - La Destra cambia l’Italia. Fanno gli onori di casa il senatore Servello e l’on. Cristiana Muscardini. Numerose le presenze di senatori, onorevoli, assessori, consiglieri che rappresentano un po’ tutta l’Italia. Fra i lombardi si riconoscono il consigliere regionale Silvia Ferretto e l’ex assessore regionale alla Formazione Guido Bombarda. Prende subito la parola il senatore Franco Servello.La sua relazione introduttiva chiarisce immediatamente che il binomio - identità e futuro - non è una scelta destinata solo a colpire l’immaginazione dei presenti : "Se è vero, infatti, che un eccessivo e acritico attaccamento a radici e identità produce irrilevanza politica e sclerosi delle idee, è altrettanto vero che la cancellazione delle radici ideali produce un machiavellismo di quart’ordine e un pragmatismo cieco e di corto respiro". La zampata del vecchio leone si fa subito sentire. Ma non è che l’inizio. Perché se il quadro generale è quello di un processo di modernizzazione "non dell’individuo astratto, ma della persona concreta, con i suoi legami familiari, sociali e comunitari", è la situazione interna ad Alleanza Nazionale che sta a cuore a Nuova Alleanza e al senatore Servello. L’ immagine del partito, appannata come viene percepito da alcuni, è un segnale importante, perché AN ha perso il gusto della discussione politica nelle sedi opportune, dando l’immagine di una tensione interna tra le diverse componenti. Inoltre, citando un’analisi del Foglio di Ferrara, il partito appare come privo di un forte tema di riferimento della propria azione politica , contrariamente a Forza Italia e alla Lega; e questo per la volontà di voler rappresentare tutti gli aspetti nazionali, senza una particolare vocazione sociale. Servello chiude il suo intervento affermando :" Intendiamo insomma dire che il nostro partito o rappresenta l’elemento propulsore delle riforme sociali e politiche necessarie per la modernizzazione italiana, oppure si deve accontentare di gestire una rendita di posizione tutt’altro che esaltante". Il senatore Collino, pur riconoscendo sinceramente ed ampiamente a Fini la figura del leader, ne sottolinea l’atteggiamento che fa del "divide et impera" la sua regola. Già le regole. E’ quanto a più voci viene chiesto in questo Convegno nazionale. E Collino è stata magna pars, perché se lo scioglimento, così come viene proposto da alcuni, sa di ipocrisia, è lo stabilire delle regole ben precise all’interno del partito che darà vita alla scomparsa del correntismo. Collino propone un’alleanza di volenterosi per dar vita ad un laboratorio politico che sappia riscrivere le regole, che porti a governare il partito con equità. Diversamente gli elettori, già dalla prossima tornata , quella regionale, spazzeranno via AN. E Cristiana Muscardini, a proposito di correttezza, già all’omaggio di Servello che saluta la sua quarta elezione al Parlamento europeo, ricorda come si sia fatto di tutto per ostacolarla in queste elezioni. E si riferiva, ovviamente, alle strutture lombarde del partito. Quel partito che alla Muscardini appare sempre più "virtuale". Questa la domanda che l’europarlamentare nel suo breve, ma al solito chiaro e netto, intervento ha posto: in Lombardia abbiamo perso più che nelle altre elezioni. Cosa si intende fare? E così via. Non intendiamo stancare i nostri lettori con il resoconto di tutti gli interventi, ma la certezza che viene fuori da questo Convegno è che un partito che appare governato sempre più da una logica spartitoria di cariche, incarichi, prebende, assessorati, consigli di amministrazione, e chi più ne ha più ne metta, per il solo fatto di appartenere ad una corrente piuttosto che ad un’altra, un partito siffatto non fa molta strada. Le prime avvisaglie, i primi scricchiolii li vediamo già da tempo, sia come calo del consenso elettorale che come abbandono di militanti ed iscritti. E’ pur vero che parecchi abbandonano per saltare su un altro carro, magari sempre della Casa della libertà (particolarmente gettonato pare ultimamente l’UDC…) ma il fiuto ( che non sbaglia mai…) di chi scappa via prima che la barca affondi è migliore di qualsiasi sondaggio d’opinione…E sono sempre di più i transfughi… Chi guarda ad AN ha l’impressione, e non è solo un’impressione superficiale, che si stia combattendo una guerra di e tra correnti, senza esclusione di colpi. L’essere diventati un partito di governo ha destato appetiti vecchi e nuovi per interessi personali, dimenticando la vecchia tradizione del MSI. Quando essere missini significava solamente perdere - tempo, denari, elezioni - c’era indubbiamente uno spirito diverso, forse più romanticamente carbonaro, ma certamente politicamente più etico, esaltante, forse unico. Ci si sentiva un po’ i reietti, i maledetti, gli appestati della politica italiana, ma si combatteva per dei valori e degli ideali nei quali si credeva quasi per DNA. Ora, passi per chi si è avvicinato ad AN senza aver fatto l’anticamera nel vecchio MSI, perché non può sapere l’aria che si respirava, quando ad essere dichiarati "fascisti" si correva anche il rischio di perdere la vita. Ma i vecchi iscritti hanno proprio dimenticato quegli anni? La lezione di Almirante è rimasta buona solo per citarla nelle riunioni di partito? Il vecchio MSI veniva visto come un partito di nostalgici, ma sostanzialmente onesti, dediti con passione alla politica nel senso vero del termine, senza compromessi. Non vorremmo che avesse ragione, oggi, chi allora diceva che ciò era possibile solo perché, allora, eravamo un partito ai margini del potere…

Barbarossa

 

Cesare Battisti fa parte di quella fauna politica che, come Scalzone, Sofri e compagni, gode, presso la sinistra internazionale, di una sorta di extraterritorialità dalle Leggi, dai codici, ma soprattutto dalla logica e dai sentimenti di giustizia e di umanità che vincolano tutti noi. Quella sinistra estrema, arrabbiata e frustrata da insuccessi e fallimenti ideologici, politici e strategici, pretende per i suoi adepti, quasi con una spocchia di casta, una deroga a quei principi di eguaglianza di diritti e doveri tra tutti i Cittadini ( e quindi anche nella soggezione alla Legge) per i quali dice di lottare. Insomma, come diceva Orwell, "..siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri..". Il ridicolo è che vorrebbero mettere in atto per i loro compagni, quanto affermava e praticava Giolitti, epigono del liberalismo più retrivo, che dichiarava: "..le Leggi, per i nemici si applicano rigorosamente, ma per gli amici si interpretano.." Cesare Battisti è stato condannato a due ergastoli per avere commesso tre omicidi ed essere stato il mandante di un quarto. Ed ecco chi erano questi "nemici del popolo" assassinati da Cesare Battisti per gravi colpe sociali:

  1. Antonio Santoro, guardia carceraria di servizio a Udine che non voleva fare "favori" e pretendeva di applicare lo stesso regolamento per tutti i detenuti
  2. Pier Luigi Torreggiani, orafo di Milano che ha osato opporsi alla rapina proletaria per difendere l’avvenire della sua famiglia ed il cui figlio, anch’esso colpito dalle armi dei rapinatori, è tuttora, e per sempre, paralizzato
  3. Lino Sabbadin, di professione macellaio in provincia di Venezia
  4. Andrea Campagna, agente semplice della Digos

Come si vede, tutti personaggi politici importanti ed influenti che erano determinanti nella strategia capitalistica che opprime il proletariato! Altro che lotta di classe armata! Ma, dicono i suoi compagni, ora Cesare Battisti si è ritirato dalla lotta armata e fa lo scrittore, affermato, di libri gialli. Ma, dicono i suoi compagni, sono passati tanti anni ed è giunta l’ora di dimenticare quanto successe negli "anni di piombo". Ma, dicono i suoi compagni, non si tratta di vere e proprie colpe, ma di peccati politici. E delle vittime cui è stata stroncata la vita? E delle famiglie spaccate, rovinate, segnate per sempre? E del valore etico delle Leggi che devono assoggettare tutti in modo eguale? E del diritto violato che richiede un prezzo previsto per ristabilire l’equilibrio della convivenza civile? Di tutto ciò, agli amici di Cesare Battisti non fanno cenno, non gliene potrebbe fregare di meno..! Ebbene, noi diciamo che non punire Cesare Battisti sarebbe ingiusto, diseducativo per i Cittadini che riceverebbero un messaggio distorto e pericoloso per il precedente giuridico che stabilirebbe! Cesare Battisti ha rubato anni ed anni di vita spensierata e famigliare a Parigi ed ha quindi avuto molto di più di quanto gli spettasse. Cesare Battisti si faccia i suoi due ergastoli e non rompa le scatole a chi, anziché spassarsela a Parigi, combatte ogni giorno la vita per sopravvivere in questo schifoso mondo!

Alessandro Mezzano

 

Un elemento caratterizza le proteste di docenti, studenti, famiglie contro la riforma Moratti:il numero di frottole, bugie, menzogne, chiamiamole come vogliamo, non cambia la sostanza. Mi viene spontaneo chiedermi come mai, dato che secondo costoro si tratta di una riforma così negativa, c’è bisogno di inventarsi tante falsità e non si muovono critiche invece su problemi reali. Si parla di grave attacco alla scuola statale, si accusa il governo di voler privatizzare la scuola e di finanziare la scuola privata a discapito di quella pubblica, ma non si dice che la legge di parità fu voluta dal governo di centro-sinistra con la legge 62 del 10/3/2000. Si grida contro i tagli ai finanziamenti per la scuola: guardiamo le cifre. Le risorse destinate alla scuola hanno avuto un notevole incremento :nel 2002 i finanziamenti complessivi sono stati di 36.840 milioni di euro, nel 2003 di 37.603 milioni di euro , nel 2004 vi è una previsione di spesa di 39.240 milioni di euro. Infine il Piano programmatico degli interventi finanziari della scuola prevede lo stanziamento di 4.037 milioni di euro già iscritti a bilancio per il periodo 2004-2008. Con questi soldi verrà garantito l’insegnamento dell’inglese e l’alfabetizzazione informatica nella scuola dell’infanzia e nella prima elementare su tutto il territorio nazionale, nonché l’attuazione reale del doppio canale che mette la scuola italiana al passo con i più avanzati paesi europei. Sono questi i tagli di cui parlano i sinistri contestatori? Si accusa il ministro di visione aziendalistica della scuola. Sia pure, qual è il problema? Considerare la scuola una particolare forma di azienda che produce istruzione, formazione, cultura e prepara efficacemente i giovani ad affrontare il mondo universitario e del lavoro è un fatto positivo o negativo? Altro cavallo di battaglia di una contestazione sempre più colorata, vivace e fantasiosa che organizza anche allegre scampagnate in bicicletta per le vie della città è l’accusa che il tempo pieno è morto e che ci sarà solo uno "spezzatino didattico" che non assomiglierà neanche lontanamente alla gloriosa ed efficiente ( ????) scuola attuale. Basta leggere l’art. 15 del Decreto legislativo 23/1/04 che recita: "è confermato ….il numero dei posti attivati complessivamente a livello nazionale per l’anno scolastico 2003/2004 per le attività di tempo pieno e di tempo prolungato…..Per gli anni successivi, ulteriori incrementi di posti per le stesse finalità...". Si possono formulare tre ipotesi:

  1. I signori contestatori non sanno leggere.
  2. I signori contestatori leggono, ma non capiscono.
  3. I signori contestatori sono palesemente in malafede.

A voi la scelta. Non si capisce poi come mai e perché, essendo gli insegnanti che oggi organizzano tanto efficientemente la didattica gli stessi che la organizzeranno domani, dovrebbe crollare la qualità della scuola. La libertà didattica, la responsabilità organizzativa, la competenza e professionalità dei docenti garantisce e garantirà la qualità della scuola. Anche sull’insegnamento della lingua inglese e dell’informatica la falsità è imperante. L’insegnamento dell’inglese viene introdotto sin dal primo biennio della scuola primaria su tutto il territorio nazionale,l’alfabetizzazione informatica mira ad avvicinare i più piccoli alle nuove tecnologie nelle prime classi della scuola primaria. E’ vero che alcune scuole in aree privilegiate del paese garantiscono ben più di un’ora settimanale di inglese e hanno un’utenza che è già ben più che alfabetizzata a livello informatico, ma stiamo parlando di una legge che si rivolge al territorio nazionale. Curiosa poi e incomprensibile è l’ostilità alla partecipazione delle famiglie. L’art. 30 della Costituzione riconosce ai genitori il diritto e il dovere di "istruire ed educare i figli" , i decreti delegati del 1974 introducono la partecipazione dei genitori e oggi, dopo 30 anni, si contesta il coinvolgimento delle famiglie. Si contesta che la legge Moratti citi più volte la centralità della famiglia nella vita dello studente. Ma le famiglie che vanno in piazza con gli striscioni si rendono o no conto che stanno manifestando contro il loro diritto-dovere di educare i propri figli? Sono tutte d’accordo di delegare in toto alla scuola? E’ vero che nel nostro paese in troppi imparano per prima cosa e declinare le proprie responsabilità, ma mi sembra che un auto-esproprio del proprio ruolo di genitore sia veramente eccessivo. Contestare è lecito, può e deve essere costruttivo, ma occorre coerenza, preparazione, propositività. Nelle recenti manifestazioni di piazza mi sembra che abbia regnato la demagogia, la disinformazione, il tanto peggio - tanto meglio, la voglia di contestare tutto, comunque e a prescindere. Che squallore!

Pierangela Bianco

Casa Pound - Numero 23

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • CASA POUND
  • CASA MONTAG
  • FORO 753


    OCCUPAZIONI NON CONFORMI

    Cosi’ le hanno chiamate… e cosi’ allora le racconteremo. Occupazioni non conformi. Giovani e non che promuovono uno spirito comunitario.

    Al di la’ dall’essere d’accordo o meno con il concetto stesso di occupazione bisogna ammettere che questo fenomeno sociale si presenta in modo originale ed insolito anche a destra. Di seguito vi segnaliamo i siti e i riferimenti di tre casi, tutti di Roma. Cerchiamo in questo speciale dedicato ai giovani di presentarvi queste particolari esperienze di occupazione attraverso le loro parole e i loro documenti.


    CASA POUND - www.casapound.org
    Via Napoleone III - Roma - foto

    "L’Associazione di Promozione Sociale CasaPound utilizza la forza del volontariato per propagandare avanzate visione sociali. Non e’ assistenzialismo. Non tappiamo le falle aperte in un mondo pietrificato e pronto all’implosione. Non cerchiamo di sistemare la vita delle persone con poche inutili migliorie. CasaPound urla: costruiremo il mondo che vogliamo!"

    Di seguito riportiamo dei volantini esplicativi delle attivita’ svolte dalla comunita’ di Casa Pound:
    Volantino 01 - Volantino 02 - Volantino 03
    Volantino 04 - Volantino 05 - Volantino 06
    Volantino 07 - Volantino 08 - Volantino 09
    Volantino 10



    CASA MONTAG - www.casamontag.org
    Via Tiberina 801 - Roma - foto

    "L’associazione culturale CasaMontag da anni agisce nel volontariato al fine di aiutare quelle fasce sociali piu’ deboli e quindi piu’ a rischio. Assistenza ai senza tetto, agli anziani soli, ai ragazzi con problemi fisici o mentali, alle ragazze madri, alle vittima dell’usura. Le nostre mani hanno coperto, sfamato, consolato e toccato drammi dimenticati, nascosti…"


    FORO 753 - www.753.it
    Via Capo D’Africa 27 - Roma - foto

    "Chi siamo: uomini e donne che si riconoscono nei valori dell’identita’ nazionale, della giustizia sociale, della visione comunitaria e spirituale della vita. I nostri ideali. Volonta’: di proporre un’esperienza alternativa a schemi imposti dal sistema. Tradizione: per coniugare i valori della tradizione con la modernita’ attraverso il modello comunitario. Cultura: per recuperare e valorizzare la nostra identita’ culturale e storica. Futuro: per noi, per i nostri figli, per le generazioni future."

    Di seguito riportiamo dei volantini esplicativi delle attivita’ svolte dalla comunita’ di Foro 753:
    Volantino 01 - Volantino 02 - Volantino 03
    Volantino 04 - Volantino 05 - Volantino 06
    Volantino 07 - Volantino 08 - Volantino 09
    Volantino 10


 

Ci fu un tempo, tra l’altro nemmeno troppo distante, in cui i dirigenti delle Camice Verdi della Lega Nord venivano "invitati" a raccogliere dati sui membri di Alleanza Nazionale in vista di un possibile futuro "regolamento" di conti a secessione avvenuta con quei "fascisti" seguaci di Fini. Era il periodo successivo alla fuoriuscita dei leghisti dalla prima coalizione del governo Berlusconi ma quelle parole, assieme al discorso di Fini alla Camera sulla "Fine dell’esperienza politica della Lega" mi colpirono e parecchio. Di acqua ne è passata sotto il ponte (di Legno)ma il ruolo e l’atteggiamento dei singolari seguaci dell’on.Bossi sono sempre in bilico tra consapevolezza del proprio precario status all’interno di una maggioranza abbastanza compatta sui generis e le "sparate" del loro leader sempre più arruffato e arruffone, gesticolante al limite del delirio. Anche la figura del Santo Padre, purtroppo sempre più piegata e sofferente, non è sfuggita agli strali del novello barbaro di Pontida che ha gridato allo scandalo per quattro battute in romanesco che per la prima volta dopo molto tempo avevano fatto tornare il sorriso sullo stanco volto del Papa. "Semo romani!", "Volemmose bene" e il sangue è andato alla testa di colui che da sempre, al grido di "Roma Ladrona!" aveva voluto la città eterna al centro di ogni malvagità, di ogni corruzione, di ogni malevole gesto contro il Nord in generale e il "popolo" padano in particolare. Non contento, l’on. Bossi ha rincarato la dose invitando gli italiani ( o i padani? mah...) a non versare il tradizionale otto per mille alla Chiesa "cattolica romana" adducendo a pretesto che lui la Chiesa del Nord la vuole povera e francescana. Singolari parole che escono dalla bocca di un parlamentare e capo di partito che da quell’Italia ( e da quella Roma) che tanto disprezza riceve fior di quattrini vuoi per il proprio ruolo istituzionale, vuoi per la sua Lega che in fondo al cuore maiA ha abbandonato il sogno secessionista. Tra il ridicolo e il preoccupante, i celoduristi in camicia verde non hanno lesinato lodi al loro leader, come sempre e in qualunque situazione, permettendo alla maggioranza e ad Alleanza Nazionale in particolare di capire che questo partito nato anche da giuste rivendicazioni stia scivolando da tempo nel pozzo senza fondo del cattivo gusto e dello scandalo da giornaletto di provincia. Che sia anche questa una strategia bossiana per far vedere che la vecchia e ingrigita tigre del Carroccio ha ancora zanne pericolose almeno a parole? Forse non è ipotesi del tutto da escludere. Il popolo leghista, che fondamentalmente annovera una fascia di età piuttosto alta dei propri iscritti e simpatizzanti, sembra aggrapparsi disperatamente anche alle "sparate" più patetiche del proprio leader proprio per non cercare di vedere il vuoto politico e di idee che stanno dilagando a livello dei propri quadri dirigenti. A parte il rapporto di alleanza/odio con A.N., a parte l’idiosincrasia per l’UDC, a parte l’odio per i rossi e i rosa e i rossastri, a parte il rapporto di dipendenza da Forza Italia di Berlusconi cosa rimane dei propositi leghisti? L’autonomia delle regioni e la devolution, i deliri padano - secessionisti di Borghezio & Co., la nebbiosa Milano da bere incoronata capitale del Nord. E poi? Sotto la camicia ( verde) sembra apparire un pericoloso niente che non serve nè alla Lega nè al suo elettorato, nè agli alleati di governo, nè soprattutto ai dirigenti della stessa ma soprattutto non serve a Bossi che, come sempre quando non si ritrova con qualche asso nella manica, sembra esplodere in frasi e atteggiamenti che ben poco spazio lasciano a qualsiasi interpretazione politica. O psichiatrica. Che il Papa, in fondo, lo voglia fare proprio lui?

Fabrizio Bucciarelli

 

Così cantava anni fa Orietta Berti. Mi pare che la canzone sia più che mai attuale, solo che ora alcune barche stanno affondando, e non solo quelle dai nomi arcinoti come Cirio e Parmalat. A loro e ai loro presidenti e amministratori il disonore delle prime pagine dei giornali, dei servizi radiotelevisivi, dei dibattiti e quant’altro. A noi comuni mortali, cittadini che ogni mattina vanno a lavorare onestamente , pagano le tasse e tutti quegli zeri non riescono quasi a leggerli è lecito però porsi almeno qualche domanda e fare qualche osservazione, così tanto per riflettere insieme. E’ lecito chiedersi come mai nessuno ha pensato che fosse opportuno controllare anche in casa degli amici della sinistra? Se è vero che sono stati fatti in casa Parmalat ben due controlli da parte delle guardie di Finanza che non hanno rilevato irregolarità, si può sapere quali provvedimenti sono stati presi verso tali incompetenti? E’ pur vero che per far sparire 27.000.000.000.000 di vecchie lirette o si hanno appoggi e coperture ad altissimi livelli (ma fino ad ora non pare e noi non siamo malpensanti) o si è davvero fenomenali. Le povere guardie di finanza hanno qualche attenuante. E poi via, in fondo c’è sempre Mediaset con cui mostrare i muscoli, pulirsi le mani, far finta di essere…ognuno metta gli aggettivi che la sua fantasia suggerisce.

Una curiosità: Callisto Tanzi si è dimesso da Consigliere di NOMISMA o è ancora in carica? Forse il buono, saggio, onesto, sempre sorridente amico Romano chiuderà un occhio e gli darà una mano…ovviamente pulita, anzi linda e perfino profumata. Ma non sono Cirio e Parmalat le sole ad aver tirato bidoni e ad aver fregato i risparmiatori. Un altro inquietante capitolo è quello delle COOP rosse che stanno fallendo e mettendo sul lastrico centinaia di persone, operai, impiegati, pensionati che perdono posti di lavoro e risparmi di una vita. Stiamo parlando, ad esempio, della Coopcostruttori di Argenta, impresa edile fra le più importanti del paese con 2700 dipendenti, fatturati dichiarati in crescita fino al 2001, che nel 2003 va in bancarotta e dichiara un buco di 1 miliardo di euro. Conclusione: 5000 soci hanno visto i loro soldi sciogliersi come neve al sole. Il gioco delle accuse è pesante, vengono tirati in ballo importanti esponenti di partito, ma si sa in una certa area si è innocenti, corretti e onesti a priori e a prescindere.

Intanto sull’affare Telecom Serbia è calato il silenzio. Ammettiamo pure che nessuno dei politici abbia preso una lira, ma, visto che erano soldi nostri, perché hanno pagato circa 900 ciò che valeva meno della metà? Perché non ci spiegano che cosa ne è stato della differenza? Se hanno semplicemente sbagliato una valutazione in maniera così clamorosa e incompetente non dovrebbero almeno chiederci scusa ? E poi cambiare mestiere!

Tra una riflessione e l’altra si inaugura l’anno giudiziario 2004 e il procuratore generale Favara, davanti a Carlo Azeglio Ciampi presidente della Repubblica e del Csm denuncia la "scarsa efficienza" della magistratura e dice chiaramente che nel 2003 sono rimasti ignoti l’80% dei responsabili dei reati denunciati. Ovvia la conclusione : " il recupero dell’efficienza è l’esigenza fondamentale." Appunto ma a chi spetta attuare questo recupero? Quale è lo stato di salute della barca ? Quali le colpe dell’equipaggio? Anche il procuratore Favara dice che vi sono state " prassi produttive , commerciali e finanziarie non improntate a criteri di trasparenza e di legalità" e che "recenti episodi di insolvenze evidenziano i limiti dell’intervento repressivo penale e la necessità di un più adeguato sistema preventivo di controlli…" Mi sorge un legittimo sospetto: e se i controlli avvenissero in maniera più diffusa? Forse è una soluzione semplicistica, banale...o forse è l’uovo di Colombo? Intanto chi paga sono sempre i cittadini. E qualche politico tuona e lancia sgangherati anatemi invocando la questione morale. Quale era il suo mestiere da comune mortale?

Finché la barca va…

Pierangela Bianco

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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