Editoriale

I fini di Fini - Numero 20

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • I FINI DI FINI
  • FINI HA RAGIONE O TORTO?


    I FINI DI FINI

    Ormai si è detto (e si continua a dire) di tutto. Dopo il viaggio di Fini in Israele abbiamo assistito allo psicodramma di un partito, AN, andato in scena su tutti i giornali, su tutte le televisioni, su tutti i mass media. Proviamo a ricapitolare.

    a) Le dichiarazioni di Fini sul fascismo e sulla Repubblica sociale di Salò hanno suscitato un vespaio all’interno del partito come da tempo non si vedeva.

    Perché?

    Nessuno ha dichiarato di non essere d’accordo con Fini a proposito della condanna:
    • dell’antisemitismo,
    • della bestialità perpetrata contro il popolo degli ebrei culminata nell’Olocausto,
    • delle leggi razziali.
    Lo "scandalo" è stato sollevato per la genericità della condanna del presidente di AN, almeno come è stata riportata dalla stampa, che ha definito il fascismo il "male assoluto" e la RSI "una vergogna". Il riferimento era solo alla questione antisemita, alle discriminazioni razziali, all’Olocausto presenti in quei momenti storici o a tutto il fascismo e a tutta la RSI? Interpretazioni filologiche e ricostruzioni del discorso si sono così avvicendate. Va da sé che un chiarimento deve avvenire. E Fini annuncia una lettera chiarificatrice a tutti gli iscritti di An.
    Mentre scriviamo si viene a chiarire sempre più il quadro : né secessioni né congressi straordinari, ma solo l’Assemblea del partito. I giornali ( vedi Libero e il Giornale del 29 novembre) si affannano a mostrare e dimostrare che il partito è tutto con Fini e subitanee indagini demoscopiche parlano già di incremento dell’1,5 per cento dei voti.

    b) La vera questione è: perché?

    Perché Fini, kippà sulla testa, si è lanciato in queste affermazioni? Prima il voto agli immigrati, poi il giusto riconoscimento delle colpe del fascismo, ma con qualcosa in più, con un tono e una genericità nella condanna che non poteva non colpire i sentimenti di molti iscritti al partito.

    Ora: è chiaro che Fini non è uno sprovveduto; è altrettanto chiaro che Fini non lo si può considerare - come dicono alcuni, forse molti - un traditore, ma certamente è il capo di un partito e che molto poco democraticamente ha fatto affermazioni, consapevolmente dure, per suscitare le ovvie reazioni, senza consultare la base. D’altra parte : vi immaginate un Fini che convoca prima un’assemblea del partito per poter dichiarare che il fascismo è il male assoluto? O che, comunque, Mussolini non è più per lui il grande statista che diceva? E’ evidente che Fini si aspettava queste reazioni, anzi forse le desiderava…Che bello poter perdere i duri e puri… : che si facciano la loro Rifondazione di destra se vogliono…; il partito, epurato già di Rauti, perde gli ultimi nostalgici…Potrà finalmente diventare un vero partito di destra, democratico, europeista, guida della coalizione di centro-destra, ed entrare a vele spiegate nel PPE. E di che ci scandalizziamo? Non si vuole sempre più un partito di governo, che - fra l’altro - distribuisca cariche e prebende? Credo proprio che Fini pensi al partito, sul serio, non certo ad interessi e successi personali, ancorchè legittimi. L’Italia non ha mai avuto un vero partito di destra nella sua storia. Ci riuscirà Fini? L’eredità di Berlusconi è lì che attende di essere incassata : non si vede un delfino o possibili successori del Cavaliere in FI . E Fini, che ha una buona immagine nel Paese, si sta preparando, ma prepara anche tutto il partito ad incassare quei voti. E diciamola tutta : i forzisti non hanno poi questa grande identità che li potrebbe trattenere più di tanto nel loro movimento (non partito, ricordiamocelo). Dopo Berlusconi salteranno sul carro nuovo. O qualcuno crede che si stringeranno sotto le bandiere di Forza Italia attorno ai Pisanu, ai Bondi,ai Frattini o - faccio fatica a trovare nomi di grande carisma - qualche altro personaggio ? Per questa ragione, e per tante altre, nessuno se ne andrà da Alleanza Nazionale. Perché, pur augurando lunga vita a Berlusconi, il Cavaliere non rimarrà in eterno a Palazzo Chigi ( e se andasse al Quirinale ?) . Sono scenari che non sveliamo certo noi oggi, ma che faremmo bene a non dimenticare. E i timori, in Forza Italia, si fanno già sentire; basterebbe ricordare quanto detto da Paolo Romani:"E’ chiaro che Fini fa tutto questo per accreditarsi come leader moderato e per fare concorrenza a FI". L’ombra del partito unico si allunga sempre di più sullo scenario della vita politica italiana e un’AN edulcorata, purificata, emendata del suo passato, con un capo carismatico quanto, e più, di Berlusconi, senza i suoi problemi con la giustizia, figlio di un percorso di espiazione, gradito ad un’alta percentuale di italiani, giovane, potrebbe essere la valida ala di destra, un’ala che prenderebbe sempre più corpo. E vogliamo dimenticare le grandi manovre di avvicinamento, di concordia, di intesa cordiale con l’UDC? Se ne parla ogni giorno, ormai. Che ci crediamo o no, il nuovo partito unico di centrodestra sta nascendo. E Fini sta studiando da capo.

    c) A quale prezzo?

    Lo abbiamo già detto : al prezzo dell’uscita di qualcuno, pochi tutto sommato. Qualche diverbio, qualche litigio, qualche schiaffo, sono in preventivo. Accuse, tante. Offese, tante. Poi tutto ritornerà come prima. C’è chi si è divertito ad enumerare le giravolte di Fini negli anni passati; c’è chi ricorda il momento dell’"elefantino" e il suo insuccesso e come nulla sia successo dopo; c’è chi dice che Fini è un vero politico, e quindi piuttosto cinico; c’è chi vede in questi atteggiamenti un uomo in carriera. Sarà vero, comunque non chiedevamo una maggiore visibilità di AN? Eccoci serviti: prima il voto agli immigrati ora la condanna del fascismo e della RSI. Che poi, a ben vedere, le frasi inquisite sono state già ridimensionate o almeno chiarite dallo stesso Fini di ritorno a Roma. Non ha forse già detto che il male assoluto sono "quelle pagine del fascismo che hanno contribuito alla Shoah", aggiungendo che il fascismo "fu anche altre cose"? E quell’ "anche" salverà l’anima degli iscritti; quel precisare un po’ bizantino sarà, sicuramente, portato avanti. In un Paese sofistico come il nostro, dove i distinguo salvano l’anima un po’ ipocritamente, qui, su queste parole, si giocherà la partita degli iscritti. E adesso ci dicono : la fiamma non si tocca! E perché? Ma toglietela, per favore… Che senso, che continuità ha con quel passato Alleanza Nazionale ? E quella sotto la fiamma non è, come qualcuno cerca di dimostrare arrampicandosi sui vetri, un basamento qualsiasi : rappresenta davvero il catafalco di Mussolini, dal quale fuoriesce la fiamma tricolore della continuità! Ci dicono : la fiamma non si tocca, per tener buoni i militanti più vecchi, più agguerriti. Ma per favore! Se svolta ci deve essere che sia davvero…Se è stata vera svolta ( verso che, poi, non si sa), se si crede che AN abbia chiuso definitivamente con il passato, tutto il passato, la fiamma resta un simbolo che non appartiene più a questa Alleanza Nazionale. Altrimenti che si continui pure in quella doppiezza fino ad ora perpetrata : democratici sì, ma con la celtica sotto la camicia, affinchè non si veda; di AN sì, ma con il distintivo di Mussolini dietro il bavero. In attesa di una nuova e definitiva revisione…

    Antonio F. Vinci



    Un po’ sul serio, un po’ per scherzo immaginiamo la diversa posizione di due militanti in Alleanza Nazionale.

    PERCHE’ FINI HA RAGIONE

    Il Presidente di Alleanza Nazionale continua il suo percorso iniziato con Fiuggi. Il cammino è limpido : prima la proposta di legge per rendere più restrittivo l’uso delle droghe; poi la proposta del voto agli immigrati ( se ne ricorda più qualcuno in questi giorni di bagarre ?); infine le esternazioni in Israele. La lunga marcia di accreditamento democratico di AN si svolge sostanzialmente senza grandi scossoni. Le tappe più importanti sono già state raggiunte e la meta per la formazione di una coalizione di centro-destra, o meglio di un partito unico di centro-destra, con a capo il giovane Presidente di AN è sempre più vicina. Fini incarna una Destra moderna, democratica, europea, che ha saputo affrancarsi dai miti del passato, quegli stessi miti che stavano alla base della sua nascita e che ora sono consegnati decisamente alla storia. Si chiudono i conti con il passato, si chiede perdono, si assumono con coraggio (riconosciuto anche dagli avversari politici) responsabilità anche non proprie. Benedetto Croce diceva che solo i morti non cambiano idea…Ora Fini può guardare al futuro, dopo essersi guardato alle spalle ed aver bruciato le navi che potevano ancora permettere qualche traghettamento nostalgico. Non ci sarà più spazio nelle sezioni per simboli e ricordi del ventennio. Tolleranza zero per busti di Mussolini, camicie nere, saluti romani, bandiere con la celtica, "a noi!" ed altro ciarpame…D’altra parte sino ad ora, dopo Fiuggi, quante volte si è scherzato tra camerati, tra onorevoli, in qualche Festa tricolore, a proposito di qualche braccio con mano troppo tesa, che subito veniva fatta sventolare a mo’ di democratico e piccolo borghese saluto? Era già in atto un’autoironia che ha fatto bene al partito che, ora, assorbe l’autocritica nei confronti del fascismo in modo pressochè indolore. Ora finalmente cadranno le ultime remore di chi voleva accostarsi ad AN ma era trattenuto dagli ultimi rigurgiti del passato. Finalmente le fila di ex democristiani, ex socialisti, ex monarchici, ex leghisti già presenti nel nostro partito, anche in posizione preminente, potranno essere ingrossate ulteriormente. Finalmente AN potrà diventare il partito di una destra attenta al sociale, ma in una sana competizione liberale; un partito che recuperi al centro, che colmi quel vuoto lasciato dalla DC.



    PERCHE’ FINI HA TORTO

    Le parole pronunciate durante la visita in Israele devono essere chiarite. Nessun problema se si tratta di condannare l’Olocausto, le leggi razziali, le discriminazioni condotte nei confronti degli ebrei sia durante il fascismo che durante la RSI. Ma il discorso cambia se la condanna si estende indiscriminatamente ad un periodo ventennale, ancora oggetto di analisi storica. Ma, a dire il vero, un’attenta lettura delle parole del Presidente non sembra che ci porti su questa posizione. Fini, però, sbaglia se crede di annacquare lo spirito del MSI. Non ci basta, come contentino, mantenere il simbolo della Fiamma ( scoppierebbe la rivolta, altrimenti), né ci sono sufficienti le assicurazioni in merito per il futuro. Quel simbolo ricorda fin troppo bene da dove viene fuori la fiamma, da quale catafalco…e la stessa scritta MSI ricorda fin troppo bene RSI…Non dimentichiamolo. Chi ricorda che sulla bandiera dei militi della RSI c’era scritto "Onore" non può accettare tatticismi elettorali. Ad ogni militante, specialmente di vecchia data, interessa essere sempre più partito di governo, essere sempre più forti, ma non certo a spese della nostra identità storica. Sono già tanti i "nuovi arrivi" che affollano il nostro partito, addirittura definendosi antifascisti, anche se Fini ha ricordato che tra i valori di AN c’è pure l’antifascismo…Temiamo di diventare una nuova DC, sempre più vicini ad una scelta economica liberista, dimenticando la nostra vera matrice sociale. L’obiettivo, nascosto ma neppure tanto, di diventare un partito unico, passando per l’adesione al PPE, quanto ci costerà? A spese di che? Non ci siamo venduti per tanti anni, non lo vorremmo fare adesso : se è vero che non vogliamo morire democristiani è anche vero che non vogliamo scioglierci in una melassa insieme a FI e all’UDC.

    Barbarossa

IL MALESSERE DI AN

Lo andiamo dicendo da tempo, e non siamo gli unici. In AN c’è un malessere, diffuso, sordo, latente, che prima o poi verrà fuori con tutta la sua carica dirompente, come un’eruzione lavica. Hanno iniziato i franchi tiratori durante l’approvazione della legge Gasparri; ha proseguito Storace con le dimissioni dall’Esecutivo nazionale. Ma la fronda immancabilmente, dopo un po’ di buriana, rientra, come sempre. Fini riporta tutti a casa. Perché Fini, al di là delle riconosciute grandi capacità personali, il prestigio, l’immagine che offre di sé fuori del partito, è soprattutto in AN un grande catalizzatore. Il Presidente riesce a far stare insieme Alemanno e La Russa, Gasparri e Storace, Matteoli e Viespoli. Il problema è : fino a quando? Ciò che preoccupa i colonnelli di AN, non tutti ovviamente, è la crisi di identità. Certo non è un problema solo di AN, perché la propria identità la va cercando la sinistra, ricostituendo o riaffermando le sue diverse componenti, i cattolici che si stanno riorganizzando come forza di centro, la Lega. Tutti hanno paura dell’omologazione, d’essere confusi e schiacciati dall’alleato più forte. Forza Italia, ad esempio, che è il partito più consistente della Casa delle libertà, non teme omologazioni, non va in cerca di una sua identità, ma di una struttura, un modo nuovo di essere partito, il partito leggero. Ma torniamo ad AN. Grandi manovre sono in atto; la stampa ce ne rende edotti ogni giorno. Dai franchi tiratori alle dimissioni di Storace, da patti segreti tra AN e UDC per contare di più in un rimpasto di governo che si vuole per gennaio alle dichiarazioni dei diversi big di AN per avere maggiore visibilità, spuntando nuovi posti, nuove poltrone, nuovo potere. A danno della Lega, soprattutto. Il fatto è che la Destra italiana, dopo essere uscita dal frigorifero nel quale era stata tenuta per decenni, dopo essere stata "sdoganata" da Berlusconi, ora gestisce il potere, ma sottodimensionata rispetto alla sua forza. Ma soprattutto quel potere lo gestisce senza una propria fisionomia, facendo il controcanto al Cavaliere. Forse non è del tutto vero, ma è quello che percepisce l’elettorato. E in politica, molte volte, conta quello che appare, non quello che è. AN si muove tra l’apparato, almeno in parte, del vecchio MSI e la nuova realtà che è fatta di elettori, ed eletti, che nulla hanno a che spartire con il vecchio partito di Michelini ed Almirante. Gli elettori di AN, molti, come pure alcuni degli eletti a senatore o a deputato, hanno una storia diversa da quella dei militanti, un passato antifascista, più o meno tiepido, ma comunque utile per una presentazione di perbenismo. I giovani, specialmente, accusano il partito di "tradimenti", di dimenticare un passato in cui si contava poco, ma si era "duri e puri". I vertici del partito non dicono ma fanno intendere che il cambiamento è necessario nell’ottica d’essere partito di governo. Questo è il prezzo del potere. Ormai questo lo sanno tutti, ma ancora ci si meraviglia di certi appiattimenti. I Congressi di Fiuggi, di Verona, di Napoli, le dichiarazioni dei vertici hanno sancito la svolta, hanno dato una rilettura del passato, hanno elevato condanne contro la dittatura, le leggi razziali, hanno esaltato i valori della Resistenza…Ma ancora molti si ostinano a fare il saluto romano ( e parte il paterno scappellotto di La Russa); in molte sezioni resistono i ritratti del Duce, di Ettore Muti, i libri di Evola; il 28 ottobre viene ricordato con pellegrinaggi a Predappio : il tutto con un fare da congiurati, da abitatori delle catacombe, ma c’é. E’ il dramma di un partito che non ha ancora fatto, al di là di quello che si dice, veramente i conti con la storia. Si vuole chiudere con il passato, ma non si riesce; si dice "né rinnegare né restaurare" e si sta in mezzo al guado. I più "avveduti" si rendono conto che si può rimanere "fascisti" o missini, ma dentro: fuori è un’altra cosa. O si ritorna a percentuali elettorali risibili o si resta il secondo partito della coalizione, a costo di sacrifici, di qualunque genere. Chi ha detto che l’ideologia è morta? In AN è ancora di questo che si discute. Provate ad andare nelle sezioni e vedrete. L’elettorato di Destra è incerto; le elezioni non vanno sempre come si vorrebbe, perché la gente, nell’incertezza, preferisce passare a FI o all’UDC ( si stanno segnalando "interessanti" movimenti dell’elettorato in questa direzione…). Ed ecco che è crisi di identità. Perché se non sappiamo più qual è il nostro retroterra culturale, ovviamente ci si inventa giorno per giorno una strada vagamente di Destra, un po’ liberista un po’ sociale, un po’ berlusconiana un po’ attenta alle categorie più deboli, un po’ nazionale un po’ federalista…Fare i conti con la storia. Avere coraggio. E su questo costruire la vera Destra.

Barbarossa

Al mare, al mare - Numero 18

AL MARE, AL MARE

Immancabilmente, ogni anno di questi tempi, i commenti politici prendono questo titolo. Un po’ per indicare la "chiusura per ferie" della politica italiana e non, un po’ per segnalare come tutto e tutti spostino le soluzioni al ritorno dalle vacanze, quando saranno saturi di vacanze intelligenti, partenze intelligenti, dell’ultimo ballo idiota che furoreggia sulle spiagge, delle solite code sull’autostrada, le solite notizie sui milioni di italiani che partono, sull’esodo, sul controesodo, sulle zanzare, sul caldo che non è più quello di una volta, sui prezzi che non sono più quelli di una volta, ecc. ecc. Ma in effetti, guardandoci attorno, perché non gridare ancora una volta : Al mare, al mare? Potendo, perché non fuggire dallo spettacolo che i nostri politici ci stanno offrendo? AN, dopo gli ultimi risultati negativi ( da alcuni ampiamente previsti) , chiede maggiore visibilità. Così a Fini concedono la cabina di regia che, però, resta chiusa…AN vuole maggiore visibilità perché ha perso i voti degli statali…La Lega, dall’alto del suo 3%, pretende - giustamente - l’attuazione del programma elettorale, che prevedeva la devolution; ma ora deve ingoiare il rospo di inserire il suo progetto nel quadro dell’interesse nazionale …Berlusconi risponde piccato e con battute di spirito alle intemperanze di Schulz; il sottosegretario leghista Stefani lo difende ed è costretto a dimettersi…La sinistra non vedeva l’ora che accadessero intemperanze di questo genere per strapparsi le vesti e piangere sui destini d’Italia. E così via. E’ una guerra di parole; certo sempre meglio che una guerra guerreggiata, ma che fine fa la politica, quella vera? Raffiche di frasi ad effetto, sventagliate di espressioni retoriche, ampollosità, rimproveri, ammiccamenti, battute e spiritosaggini…Basta! Che la politica riscopra il suo vero valore. A costo di essere impopolari. Non si possono sempre inseguire gli elettori per non perdere voti, anche se questo può sembrare una bestemmia. Se veramente vogliamo dare una svolta a questo Paese, e a questo si è detta chiamata la Casa delle libertà, bisogna avere il coraggio di andare sino in fondo, ovviamente anche toccando interessi di bottega. E questo potrà significare perdere i voti di chi pensa solo al proprio "particulare". Ma che senso ha parlare di cooperazione internazionale, di collaborazione europea, se poi non siamo capaci in nessun settore di guardare oltre, di sacrificarci per il bene comune. O si avrà questo coraggio o scivoleremo sempre più in basso, moralmente ed economicamente. «Essa è chiamata democrazia perché è amministrata non già per il bene di poche persone, ma per una cerchia più vasta; di fronte alla legge tutti nelle controversie private godono di uguale trattamento; e, secondo la considerazione di cui uno gode, poiché in qualche campo si distingue, viene onorato, non per la sua parte politica, ma per il suo valore; né la povertà, se uno ha qualcosa di buono da fare per la città, trova impedimenti a causa dell’oscurità della posizione sociale» (Pericle).

Antonio F. Vinci


Con questo numero il Barbarossaonline va in vacanza, per riprendere a settembre con rinnovato vigore. Cogliamo l’occasione per augurare, a nome di tutta la Redazione, i più vivi auguri a Vito Andrea Vinci, nostro webmaster e mentore in più occasioni, che il 19 luglio si unirà in matrimonio con Roberta Fontana, nella splendida cornice del castello di Jerago.

La crisi di an - Numero 17

LA CRISI DI AN

E furono elezioni amministrative!
La solita bagarre di fine scrutinio. Anzi, a dire il vero, la solita bagarre a scrutinio ancora in corso, alla radio, alla televisione, sulla stampa. Abbiamo vinto noi…No, noi... Ma al Sud abbiamo recuperato…Sì, ma al Nord da soli vinciamo... Sì, ma se ci fossimo presentati subito assieme, senza attendere il ballottaggio... Ma no, marciare divisi per colpire poi uniti… E’ stato un voto di svolta…Una vittoria netta…Queste elezioni hanno un valore politico grande… Insomma : sceglietevi la vostra dichiarazione, come più vi fa comodo. Certo che Gianfranco Fini non ha mandato giù il crollo dei voti, e la conseguente sconfitta del candidato Moffa alla Provincia di Roma. La sconfitta di Moffa è stata vista come una sconfitta di tutto il partito. Sono note le dichiarazioni di Storace contro Bossi. Sono note le parole di Fabio Rampelli, consigliere regionale e coordinatore di Destra Protagonista nel Lazio, contro Storace : «L’unico rimprovero che posso avanzargli, lo confermo, è sul correntismo esasperato che si è impadronito del partito romano e laziale, fiaccando l’entusiasmo del nostro elettorato, su cui credo abbia qualche responsabilità". E più avanti nel Comunicato stampa : "La gente ora pretende risposte, vuole ospedali che funzionino, vuole una burocrazia vicino al cittadino, non vuole plauditores ma persone capaci, pretende che nelle case popolari vengano garantiti i servizi, che il turismo e la cultura siano settori trainanti dell’economia locale, che i trasporti vengano rilanciati e gestiti con trasparenza, e l’ambiente sia un elemento di qualità che contraddistingua la destra di governo». Al di là della "situazione romana" le critiche di Rampelli possono valere anche per altre situazioni. Perché, non sarà vero, ma la gente avverte sempre di più AN come schiacciata su Forza Italia. Sempre più la Destra viene vista come un coro di yesmen : una categoria che, onestamente, storicamente, non ci appartiene. Storace ce l’ha con Bossi, ma il vice-presidente del Senato, il leghista Roberto Caldiroli ha dichiarato :"Se corri per gestire il potere l’elettore ti punisce, se rispetti i patti elettorali vinci. Evidentemente la politica del Nord paga". E allora cosa facciamo : AN sempre meno partito nazionale e più partito del Sud, per bilanciare la forza della Lega al Nord? Le riflessioni, a caldo, che si possono fare sono molte. Si potrebbe evidenziare che il successo elettorale, il consenso, non sempre coincide con ciò che è giusto. Una concezione vera, alta, della politica vorrebbe che si debbano prendere scelte anche gravose, anche impopolari, rischiando di perdere voti. E’ il caso di AN sull’indulto, sul conflitto in Iraq, soprattutto sulla giustizia. Ma la politica non è un circolo di anime belle: vince chi prende più voti. E allora fa bene la Lega? Forse non è solo questo il problema. Come dicevo prima la sensazione che la gente ha nei confronti di AN, la disaffezione che mostra, lo andiamo dicendo da anni ormai, è dovuta alla nostra caduta di identità. Votare per votare la Casa delle Libertà voto per Forza Italia; votare per votare il Polo voto l’UDC, almeno ha un’identità cattolica marcata. Eppure AN è nel giusto. Indubbiamente ci sono, come ovunque, opportunismi, atteggiamenti di indifferenza, chiusura nelle stanze del potere appena conquistato, ma probabilmente il limite maggiore di AN è soffrire di una mancata, autentica, rivoluzione interna. La Destra italiana è erede di una tradizione storica che, nel bene e nel male, ha segnato l’Italia. Questo è imprenscindibile. Ma è anche vero che, se quella tradizione è ormai relegata nei libri di storia, pur costituendo un bagaglio di valori e di ideali in buona parte ancora condivisibile, la storia, e la politica, non si può farla guardando al passato. Una Destra che non rinneghi il passato ma che guardi senza nostalgie avanti, può avere un grande futuro. "Né rinnegare, né restaurare" diceva Almirante, ce ne ricordiamo? In AN ancora molti non sono capaci di guardare avanti; invece molti sono saliti sul carro del vincitore scoprendosi un’anima di Destra, improvvisamente. E questi, magari in buona fede, ma senza un passato alle spalle, fanno piccolo cabotaggio. E questi ultimi saranno i primi a saltare giù. E’ già successo…, succederà ancora… Né rinnegare, né restaurare. Sino a quando in AN resteranno queste due anime separate, fino a quando sopravviverà questa dicotomia, AN non potrà veramente crescere. E’ ai giovani, soprattutto ma non solo, che ci rivolgiamo. A questi giovani che non hanno conosciuto il fascismo ( e nemmeno il ’68…) rivolgiamo il nostro appello. Sono giovani generosi, come tutti i giovani; sono uomini e donne che credono e lottano ( e fino a pochi anni fa hanno bagnato di sangue, il loro sangue, le strade d’Italia) per ideali e valori, ma che vanno ad attaccare anche i manifesti di notte…Non lasciatevi, non lasciamoci, ingessare in slogan, correnti, piccole vendette personali. Se crediamo in quei valori, viviamoli, non urliamoli soltanto; non inseguiamo il consenso effimero, realizziamo quello che permane nelle coscienze. E il consenso si ottiene stando vicino alla gente, sentendo le sue esigenze, mostrandoci capaci, diventando esemplari, efficienti, consapevoli, nel lavoro, nella scuola, nella vita di ogni giorno.

Antonio F. Vinci

ANTIAMERICANI ? NO : SOLO ITALIANI.

Di guerra ne stiamo parlando ogni giorno, ormai, e purtroppo. Ed anche il Barbarossaonline ovviamente se ne occupa con grande spazio in questo numero. Ci sono posizioni diverse, letture diverse ed è giusto che sia così. Ma ciò che abbiamo letto su www.destra.it ci ha - come dire - colpito, scandalizzato, irritato: scegliete voi. Ognuna di queste sensazioni va bene, anche tutte insieme. Perché bisogna giungere alla fine del "pezzo", quando si parla del fatto che il popolo americano " per cinquanta anni ci ha difeso dall’invasione sovietica. Ci hanno difeso dai comunisti, ci hanno regalato la libertà perenne.", per capire che non eravamo andati per sbaglio su un sito inequivocabilmente di sinistra. No. Il sito è proprio quello della destra italiana, almeno nel titolo. Già l’inizio dell’articolo non è dei più esaltanti. Si chiede di fare un gesto di consenso non per convinzione, ma perché ormai siamo americanizzati e, quindi, tanto vale… Il fatto è che non tutti se la sentono di pronunciare lo slogan : "io sono americano".Forse c’è chi preferisce ancora lo slogan che AN coniò qualche anno fa :"Grazie a Dio sono italiano". Beh, c’è chi non l’ha dimenticato quello slogan, che probabilmente ha un radicamento nelle coscienze ben superiore ad un atteggiamento dettato dall’emotività. E, per amor del cielo, non riparliamo di sorgente nazionalismo. E neppure di essere, di conseguenza (chissà poi perché) antiamericani. O, peggio, filoSaddam. Non si vuole cadere in una polemica inutile quanto insidiosa, ma la favoletta dello zio Sam che fa le sue guerre da quasi cento anni in Europa e nel resto del mondo solo per portare la democrazia e la libertà mi fa venire in mente il colonialismo ottocentesco che in nome della civiltà ha depredato, massacrato, distrutto intere popolazioni e culture.Il fatto è che,nella migliore delle ipotesi, si tratta di scegliere il male minore, ma pur sempre di male si tratta. Gli USA fanno pulizia degli stati "canaglia" , reduci dall’eccidio dell’11 settembre. Ma la guerra era l’unica strada? E a che prezzo di vite umane, di rapporti internazionali, di indebolimento dell’Europa, di scatenamento di reazioni disperate di terrorismo? Sono questi gli interrogativi che molti si sono posti. Interrogativi tanto semplici quanto ovvi, ma non per questo infondati.

Riportiamo, per completezza di informazione, l’articolo apparso su www.destra.it del 26 marzo. A seguire la lettera che Roberta Capotosti, giovane e grintosa camerata, delegata nazionale, ha scritto al direttore del sito. Una lettera che condividiamo in pieno e che, per la schiettezza del contenuto e il tono deciso, va letta.

Antonio F. Vinci




ANDIAMO A PRANZO DA MCDONALD’S, FACCIAMO BENZINA ALLA ESSO
L’antiamericanismo ci fa schifo, non rivogliamo l’Urss, evviva BushAndiamo a pranzo da McDonald’s. Facciamo benzina alla Esso. Ascoltiamo musica targata Usa. Insomma, compriamo americano, viviamo americano, respiriamo americano.Facciamo dunque un gesto. E non si tratta di un gesto pro guerra, a favore delle bombe. Si tratta di un gesto di solidarietà. Un gesto di solidarietà agli americani contro questo schifoso antiamericanismo imperante. Ogni giorno ascoltiamo in tv, alla radio o leggiamo sui giornali, parole, dichiarazioni, frasi vomitevoli contro gli Stati Uniti d’America. Sia chiaro. E’ giusto criticare questa guerra, giusto anche protestare, scendere in piazza, accusare. Ma è intollerabile sparare parole che sembrano bombe su un popolo. Contro un intero popolo che ci è amico. Non vogliamo ritirare fuori la solita retorica della seconda guerra mondiale e della Liberazione che ci hanno dato anche i soldati che hanno combattuto e sono morti per la nostra libertà (e per questo non finiremo mai di ringraziarli). Ma vogliamo ricordare che il popolo a stelle e strisce ha accolto i nostri emigranti e che proprio per questo quando oggi parliamo degli americani parliamo di un pezzo degli italiani. Vogliamo ricordare che questo popolo ha messo in piedi per noi il piano Marshall e per cinquanta anni ci ha difeso dall’invasione sovietica. Ci hanno difeso dai comunisti, ci hanno regalato la libertà perenne. Ci hanno fatto crescere economicamente: siamo diventati oggi la quinta potenza industriale del mondo.Potremmo continuare. Non lo facciamo perché non vogliamo dare qui lezioni di americanismo. Vogliamo solo dire che chi brucia le bandiere a stelle e strisce, chi rompe i distributori di benzina ci fa schifo. Siamo contro di loro, siamo con gli Usa. Se vuoi aderire, scrivi a collaborazioni@destra.it


Lettera aperta al direttore di www.destra.it

Egregio direttore,
scrivo a Lei in merito al delirante comunicato pubblicato con il quale il Suo sito ha lanciato una campagna pro USA, non essendo lo stesso firmato. Mi spiace fin d’ora se userò toni e modi poco eleganti ma la quantità di idiozie che vi ho trovato mi impone di lasciare da parte lo stile e la forma per andare diretta alla sostanza. La vera cosa "vomitevole" che ho rilevato è la totalità del comunicato stesso. Mi duole doverLe sottolineare una "banalità", evidente anche ai più stolti e cioè che le sole bombe sparate su un popolo sono quelle americane e, quindi, l’affermazione "è intollerabile sparare parole che sembrano bombe su un popolo" mi sembra oltremodo di cattivo gusto e, questa sì, veramente schifosa. Pur essendo nello stesso partito sono lieta di constatare che abbiamo amici differenti. Peccato che i "nostri" eroi (o meglio quelli che dovrebbero essere gli eroi di ciascun erede della Repubblica Sociale) si stiano rivoltando nella tomba al ricordo della barbarie compiuta ai loro danni dagli imboscati partigiani e da cosiddetti "liberatori". Io sono con i primi e, di conseguenza, contro gli USA e contro quelli che, pensando di essere liberi, svendono la loro cultura, la loro storia, la loro anima, i loro sogni. Invece di lanciare una campagna pro USA impegnate il Vostro tempo, che immagino prezioso come il mio, a ricordare da dove venite e a vergognarvi di dove state andando, con chi ci state andando e con quali motivazioni. Parlate dei nostri emigranti accolti dal popolo a stelle e strisce. Ma di quale accoglienza parlate? Negli USA ci sono arrivati con sudore e fatica, accolti a pesci in faccia, adattandosi a fare i lavori più umili per qualche mollica di pane. Ma d’altra parte cosa ne potete capire Voi di dignità e fierezza che scattate sugli attenti di fronte ad una bandiera che non è la vostra pronti a piegarvi a novanta gradi per raccogliere un hamburger lanciato dalla jeep a stelle e strisce. Se non era vostra intenzione dare lezioni di americanismo anche in questa occasione avete fallito perchè, oltre a questa avete dato modo a noi di vedere la vostra vera faccia e agli americani di individuare con precisione un’altra parte del vostro corpo che, nel vostro caso, equivale alla prima. Fiera ed orgogliosa di essere dall’altra parte della barricata mi scuso per il tempo che vi ho rubato e vi ringrazio per l’opportunità che mi avete regalato: sentirmi diversa da voi. Cordialmente.

Roberta Capotosti

"Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me". Con queste parole, ormai rimaste famose, Alcide De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi iniziava il suo discorso, dignitoso ma accolto in un clima di freddezza glaciale. Era il10 agosto del 1946 e al Presidente del Consiglio era apparso subito che gli alleati d’Italia, gli ultimi in ordine di tempo, non ci guardavano come degli alleati, come dei vincitori da sedere paritariamente al tavolo delle trattative, ma come dei vinti : i nuovi alleati avevano ricevuto la delegazione italiana facendoli attendere in una sala.La firma definitiva di quel Trattato di pace, un diktat per gli italiani, avvenne il 10 febbraio 1947. Così si consumava per gli italiani una tragedia nella tragedia : le terre d’Istria, di Dalmazia, di Fiume, di parte delle province di Trieste e di Gorizia, nonché Briga, Tenda e tutte le colonie andavano perse. Si apriva per 350.000 italiani fiumani, istriani, dalmati l’odissea dell’esilio, dopo che a migliaia erano morti nelle foibe dei partigiani comunisti di Tito. Il 10 febbraio scorso lo hanno ricordato in tanti, finalmente! Anche il Secolo d’Italia, con un articolo in prima pagina dello storico Luciano Garibaldi. Ma prima di giungere a ricordare il sacrificio dei nostri connazionali lo storico ha narrato come gli italiani fossero stati trattati male dai nuovi alleati; l’Italia "avrebbe avuto pieno diritto di sedersi dalla parte dei vincitori della seconda guerra mondiale, esattamente come la Francia". Una ricostruzione vera, scientificamente precisa, ma con un sottofondo di rimpianto, di dolore che sembrava voler dire : Ma come? Siamo passati dalla vostra parte, abbiamo combattutto contro i nostri fratelli italiani che in nome dell’onore non hanno voluto cambiar bendiera, abbiamo dato vita ad una guerra civile e ci hanno compensato così?. Già, proprio così. Gli alleati avevano strumentalizzato il nuovo regio esercito passato armi e bagagli dalla parte loro, per difendere l’Italia dai tedeschi certo, ma anche combattendo contro quella parte, costituita da italiani, che non avevano voluto arrendersi e cambiar bandiera. Le promesse degli ultimi mesi di guerra erano state presto dimenticate. L ’Italia usciva dalla guerra più umiliata di una nazione sconfitta : ne usciva mortificata, svillaneggiata, senza essere riuscita a convincere inglesi, francesi e americani. Sulle nostre divise c’era l’odore di quell’accusa infamante, anche se comoda per i nuovi alleati : traditori. E come tali, è doloroso dirlo, fummo trattati. E’ una pagina dolorosa, indubbiamente; una pagina scritta col sangue di tanti italiani che si dibatterono tra restare fedele al re e cambiare bandiera o all’alleato e a Mussolini. Un’epopea che segnò divisione nelle stesse famiglie : chi diventò partigiano o militò nel nuovo esercito e chi aderì alla Repubblica sociale italiana di Salò. Noi invochiamo rispetto per gli uni e per gli altri, per tutti, al di là delle scelte, perché tutti credettero di morire per la Patria. Ma colpisce che proprio Il Secolo d’Italia pubblichi un articolo che parla solo degli uni dimenticando gli altri. Dalla fine della guerra abbiamo sempre parlato di pacificazione, abbiamo chiesto sempre rispetto di fronte ai morti, da qualsiasi parte provenissero, stanchi delle esaltazioni a senso unico, dei conteggi di parte, dei martiri che fanno comodo. Oggi è Il Secolo d’Italia che ospita un articolo, indubbiamente scritto in buona fede, che fa dei distinguo o che perlomeno non ricorda "quelli dell’altra parte", quelli che si schierarono dalla parte della sconfitta già chiara a tutti. Anche questa è la nuova politica della Destra italiana? Anche questo serve ad accreditarci? Anche questo è un esame da superare per diventare una destra democratica e moderna?

Antonio F. Vinci

AN, LE DONNE E IL POTERE

La Destra italiana le tenta proprio tutte per rilanciarsi. Senza andare a recuperare l’epoca della Destra del doppiopetto e del manganello o il superamento, ormai giurassico, della sua opposizione alla Lega e la successiva alleanza nelle ultime elezioni, il partito della Destra italiana ha condotto negli ultimi tempi un’operazione di restauro non indifferente : volti nuovi, facce mai viste né mai supposte essere di Destra sono entrate nel partito a vele spiegate, ricoprendo incarichi ed ottenendo candidature mai neppure adombrate ai militanti di lunga data. Eppure c’è chi dice che la struttura è ancora saldamente in mano ai vecchi militanti che, comunque, sono abbastanza lontani dalla stanza dei bottoni. Alcuni almeno. Insomma resiste la vecchia e sempre nuova polemica se sia meglio rinnovarsi, cambiare pelle - secondo i più cinici e i più "scafati" almeno apparentemente - o restare vecchi e puri. Se sia meglio dare qualche dispiacere al vecchio militante reduce di guerra o al giovane filopalestinese aprendosi a scelte neoliberiste e a viaggi in Israele o mantenersi fedeli ai vecchi ideali. Insomma : Destra non più d’opposizione ma di governo d’accordo, ma cedere a compromessi, ideali e non, oppure essere d’esempio di fronte ad una gestione della politica che non sembra apportare grandi sconvolgimenti rispetto al passato, anzi. Luca Barbareschi ha diretto un film da deluso, da uomo di Destra che non ha trovato nell’attuale politica della Destra la realizzazione dei suoi sogni; Nanni Moretti dirige "Gli ultimi giorni di Pompei" della sinistra… La politica italiana è in mano ai registi cinematografici : è proprio un film. Ora assistiamo ad un recupero della donna di Destra. Non più angelo del focolare, né colei che mette al mondo figli per la patria, né audace camerata d’armi ( ma comunque "ausiliaria"), la donna vuole e deve contare di più in AN. Così a Roma Maria Ida Germontani, presidente della consulta per la pari opportunità di Alleanza nazionale, e Daniela Santanché hanno organizzato il Convegno "Penelope e la rete: la donna protagonista nella società e nella politica". C’era l’immancabile Assunta Almirante, che deve la sua diuturna presenza ai Convegni probabilmente solo grazie al cognome che porta , e che ha sostenuto la necessità di avere candidati all’altezza oppure, ha minacciato la signora, "voterò per la sinistra". Non è dato sapere dalle cronache giornalistiche se il riferimento era rivolto ai candidati in genere o a quelli di sesso femminile, tenuto conto del contesto in cui si svolgeva il congresso. Comunque ne prendiamo atto. Eh sì, finalmente la donna di Destra chiede di contare. Basta solo completini neri indossati su scarpe dal tacco a spillo; gonne strette che mettono in luce ciò che - di destra o di sinistra - fa la differenza; vaporose pettinature biondo platino sfoggiate in serate mondane trascorse nelle discoteche della Sardegna, alla presenza di vip onnipresenti su "Panorama". La donna di Destra, o presunta tale, cerca il suo spazio, ma dove?In un partito maschilista, per tradizioni storiche , per cultura e per linguaggio. Lungi da noi la volontà di riaffermare primogeniture maschiliste, convinti come siamo dell’assoluta parità dei sessi, perché…la parità non c’è, non può esserci. Si vuole rendere pari ciò che è dispari;la diversità, invece, fa la differenza, fa la forza. "Viva la differenza", dicono i francesi, ed hanno ragione. La donna cerca spazio nella Destra in quanto donna; e perché no i giovani in quanto giovani, i militanti in quanto militanti, e così via? La donna, come l’uomo, deve avere il suo spazio per le sue capacità, non per la differenza di sesso, sulla base di un falso egualitarismo. Non è l’essere donna o uomo, vecchio o giovane, simpatico o antipatico il requisito per fare politica : questa è la politica delle telenovele, della cosiddetta civiltà dell’immagine, degli imbonitori, dei ciarlatani. Restituiamo alla politica il suo ruolo, che è quello di essere al servizio dei cittadini.

Antonio F. Vinci

QUEL 28 OTTOBRE DI 80 ANNI FA...

28 ottobre 1922 : Marcia su Roma! Non è passato neppure un secolo e sembrano mille anni. Basta rivedere quelle foto ingiallite ( già così in stampa!), quei volti scuri ( ma perché erano così scuri tutti a quel tempo?), quelle divise , quelle pose fiere…Un’altra epoca, un altro mondo. Ma quanto sanno i giovani di oggi di quell’avvenimento? Tra un’ "Operazione trionfo" e un "Grande fratello", tra una partita di calcio e un "Saranno famosi", cresciuti a panini e coca cola, guardano stupiti le foto dei loro bisnonni, come se fossero alieni. E a ragione. A scuola studiano il fascismo sui libri di testo ed apprendono in modo diverso quello che accadde in quel lontano 1922. Ecco cosa si scrive in Alberto De Bernardi - Scipione Guarracino, La conoscenza storica, uno dei volumi più gettonati nei licei: "Il disegno delle forze liberali di dominare l’eversione fascista, dopo averla utilizzata per riequilibrare la pressione delle classi subalterne, era sostanzialmente fallito. I fascisti, con l’appoggio del re, il favore della borghesia industriale e agraria e la neutralità della chiesa erano ora padroni del campo e la svolta autoritaria impressa alla situazione dal colpo di stato di Mussolini sarebbe degenerata in una dittatura cupa e aggressiva". Il testo di Marelli-Salvalaggio-Infante, Storia del mondo moderno, anch’esso abbastanza utilizzato nella scuola italiana, parla dei fascisti in marcia verso Roma così: " Senza fucili e sommariamente inquadrate, le colonne fasciste avrebbero potuto essere facilmente fermate dall’esercito; Vittorio Emanuele III, però, rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio che era stato proposto da Facta e quest’ultimo fu costretto a dimettersi". Di "colpo di Stato" parla pure il testo di Della Peruta-Chittolini-Capra, La storia, edito da Le Monnier. Della stessa opinione è La città dell’uomo di Fossati-Luppi-Zanette, che completa il quadro affermando che :" In sé la marcia su Roma, ovvero il convergere sulla capitale di circa 50.000 "camicie nere", fu una semplice dimostrazione di forza…". Colpo di Stato, dunque. Non la pensa così, invece, la rivista Area che nel numero di ottobre ha dedicato due articoli alla Marcia su Roma. Salvatore Santangelo così conclude il suo articolo "Fu Golpe o moto di piazza?" :"E il governo, così costituito, fu un governo di coalizione, sul modello di quelli dell’Italia liberale, messo in piedi secondo tutte le procedure classiche: nulla di simile a un colpo di Stato". E, a dire il vero, si stenta a trovare argomenti dissonanti. La Marcia su Roma fu indubbiamente una prova di forza, con l’appoggio indiretto della monarchia e dell’esercito, del capitalismo agrario, ma fu anche l’espressione di una radicale volontà di cambiamento. Un’Italia che alzava la testa con orgoglio dopo una vittoria, a torto a ragione, considerata "mutilata"; un’Italia che voleva dare una svolta ad una politica grigia, con frequenti moti di piazza, che viveva il nuovo secolo in un clima di mito della violenza, con un fervore culturale e letterario come forse mai aveva conosciuto. Ricordare oggi la Marcia su Roma? Sì, al di là delle scelte politiche personali, al di là del giudizio consegnatoci dalla storiografia, a favore o contro,fu un fenomeno che concludeva un lungo percorso di gestazione. Ciò che va ricordato è la volontà d’essere protagonisti del cambiamento, la volontà di dare una svolta popolare e sociale.

Antonio F. Vinci

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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