Editoriale

Rieccoci online! C’è stato un lungo silenzio da parte nostra e i motivi sono tanti. Amici e lettori sempre più insistentemente ci hanno chiesto di riprendere la pubblicazione e, finalmente, ci siamo riusciti. Nel frattempo è successo di tutto : Berlusconi si è fatto da parte; abbiamo un governo di tecnici; siamo in recessione; stanno cambiando i costumi degli italiani; la disoccupazione giovanile è a livelli record; l’Italia è bloccata economicamente e moralmente. Siamo ad una svolta? Forse sì. Anzi, speriamo. Tanto per incominciare gli italiani credono meno ai partiti e alla politica. E ci credo! Non è un bello spettacolo quello che vediamo in giro! Si dice: si fa strada l’antipolitica. E cosa ci aspettavamo? La gente è stanca, è stufa dei propri "rappresentanti" che - pur con le doverose eccezioni - non rappresentano che se stessi e i propri interessi. Gli scandali si susseguono e anche la nostra Lombardia, il Pirellone prima di tutto, sembra essere travolto da un turbine di malaffare. Non si fa in tempo a leggere di un avviso di garanzia che si scopre un altro buco nero; si condanna qualcuno per mazzette, si celebra l’anniversario di "Mani pulite" e si scopre che è tutto come prima, peggio di prima. Senza contare lo tsunami che sta travolgendo la Lega. Certo è facile scaricare sul cittadino l’accusa di "qualunquismo", di fare di "tutta l’erba un fascio". E’ pur vero che bisogna fare i necessari distinguo, ma la gente prende sempre più consapevolezza della situazione in cui versiamo. Si fa sempre più strada il dualismo Paese reale/Paese legale. Eppure la politica va salvaguardata. I politici non sono tutti maneggioni; non pensano tutti solo al loro "particulare". Certo le tentazioni sono tante e "chi va al mulino s’ infarina", ma che ne sarebbe del nostro Paese (come di qualunque altro) se si abbandonasse la voglia di fare veramente politica? Politica oggi è sinonimo di corruzione, di privilegio, di casta. Ma non è sempre così. Saremmo ingenerosi. Dobbiamo tornare a fare politica sul serio. Dobbiamo tornare a dare un senso alla politica, a vederla per quella che dovrebbe essere e che non è :


Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


Questo il Discorso che Pericle fece agli Ateniesi. Ma eravamo nel 461 a.C.…

Antonio F. Vinci

Quali colombe - Numero 51

Quali colombe, dal disio chiamate, con l’ali alzate e ferme al dolce nido vegnon per l’aere dal voler portate … Già, proprio così : come le colombe anche i fuoriusciti dal PdL, corsi ad ingrossare le fila del nascente Fli, con un’improvvisa quanto sospetta virata rientrano al nido! Le anime descritte da Dante nel canto V dell’Inferno sono quelle dei lussuriosi, di chi peccò per troppo amore; queste anime nostrane, invece, peccano per amore di potere. Eh sì, perché nulla è intervenuto di tale portata da far cambiare idea a chi aveva abbandonato il campo della Destra per seguire colui che era stato per decenni il capo indiscusso, verso una nuova avventura! Se il governo, legittimamente eletto dal popolo, non avesse avuto la fiducia … beh sicuramente sulla strada di Damasco sarebbe rimasto solo San Paolo … Nessun ripensamento, nessuna virata, nessun ritorno indietro se il governo fosse caduto e nuove cadreghe sarebbero state distribuite. Dove sono le parole di fuoco, le reprimende nei confronti di un PdL con scarso senso della legalità? Dove le accuse di opportunismo lanciate a chi restava fedele al PdL? I nuovi Soloni, i nuovi moralisti della politica stanno tutti - o perlomeno molti - rientrando con la coda tra le gambe, al calduccio natalizio della casa del PdL . E il PdL che, come è stata sempre la Destra italiana, è un partito con la sindrome del figliol prodigo, abbraccerà tutti. Certo, chi è rimasto fedele vuole che i "reduci" rientrino con onestà di intenti, con convinta condivisione di valori e programmi, ecc. ecc. … ma in effetti … ci riprenderemo tutti! Eh sì, perché - al di là della vittoria morale che il PdL sta ottenendo - chi oserà perdere quei preziosi voti? Chi, in vista delle elezioni amministrative, proverà solo a pensare di non voler tener conto dei "fuoriusciti"? Machiavelli non è passato invano : la morale distinta dalla politica! E’ solo da vedere con che faccia i piccioni, pardon le colombe, vorranno ricandidarsi alle prossime elezioni, in quale lista vorranno entrare. Perché potrebbe anche accadere che quelli che sono rimasti nel PdL, gli ex AN che si sono sentiti dare dei "democristiani" nel migliore dei casi o dei mafiosi … solo per restare fedeli ai propri ideali, agli elettori e al programma elettorale, proprio quei soldatini giapponesi fedeli alla consegna, beh potrebbero proprio loro abbandonare, questa volta. Certo non farebbero un grande clamore, ma salverebbero la dignità. Loro, sì.


Antonio F. Vinci

Addio Fini - Numero 50

SOMMARIO DELLA SEZIONE:

  • ADDIO FINI
  • LA TERZA GAMBA


    ADDIO FINI

    Quanto mi rincresce scrivere queste righe! Non avrei proprio voluto farlo. Inutilmente ho atteso in questi mesi un cambiamento di rotta; inutilmente ho sperato che gli altri si fossero ingannati; inutilmente mi sono illuso. Colui che da queste pagine abbiamo sostenuto e difeso in tutti questi mesi ha voluto fare il "grande passo", svelando le sue vere intenzioni: Fini fonda un suo partito. E lo fonda dopo che ci aveva convinto, noi tutti che venivamo da AN (e molti come me dal vecchio MSI) a passare nel nuovo contenitore, nel PdL. Molti di noi si erano espressi per essere solo "federati" con Forza Italia, per restare con le mani libere ed essere solo leali alleati, come la Lega. Invece bisognava passare nel PdL armi e bagagli, valori e gagliardetti, insieme a coloro che guardavamo - perchè non dirlo - spesso con la puzza sotto il naso… Alla fine ci siamo convinti un po’ tutti, per amore o per forza. Una fusione a freddo - si diceva - ma forse no…Avremmo potuto far valere in una compagine più ampia i nostri valori, i nostri ideali - si diceva - ma forse no… Diversamente saremmo spariti - si diceva - ma forse no… Così siamo entrati nel PdL, siamo diventati un grande partito liberal-conservatore-cattolico-moderato-dicentrodestra e chi più ne ha più ne metta! Siamo entrati con il timore di essere risucchiati, di perdere la nostra identità, ma convinti che valesse la pena tentare di far nascere un grande partito conservatore, liberale, moderato. La scommessa è in buona parte riuscita, al di là dei mal di pancia, delle incomprensioni (ma non lo sapevamo già dall’ inizio?). La Destra ha rivestito incarichi che mai avrebbe sperato (sindaco di Roma, diversi ministeri, compreso l’importantissimo Ministero della Difesa, la Presidenza della Camera…). E non si tratta solo d’immagine, perchè la Destra ha inciso profondamente nella determinazione dei nuovi scenari politici. E Fini? Per noi rappresentava la coscienza critica della Destra. Una Destra moderna, democratica, europea. Questo credevamo che fosse il suo disegno. Lo abbiamo sempre creduto, anche quando faceva affermazioni non sempre condivisibili, talvolta estemporanee, criticabili. Ma gli credevamo. E lo abbiamo sempre sostenuto; lo testimoniano gli articoli apparsi nel tempo sul Barbarossaonline. Una coscienza critica, sì. Ma all’ interno del PdL. Fuori, e in competizione, con il partito di cui è stato cofondatore, non lo seguiamo più. Timori di una deriva autoritaria? Timori di cesarismo? Non è che in AN si respirasse questa grande aria di libertà, di Congressi, di discussioni…e pare che anche Futuro e libertà si stia incamminando sulla stessa strada… gli stava "stretta" la Presidenza della Camera? E’ pur sempre la terza carica dello Stato… e poi... chi lo aveva costretto ad assumerla? Fini avrebbe potuto restare nel partito e guidarlo direttamente, se lo avesse voluto. Forse che Berlusconi non lo aveva già riconosciuto in qualche occasione come il suo delfino? No, caro Fini. Ti abbiamo seguito per anni, dal tempo del MSI, ora non più. Ora sei seguito (lo vediamo specialmente in provincia, nel tanto "amato" e sempre "lodato" territorio) da chi è rimasto deluso dal PdL (leggi: deluso dalla mancanza di qualche poltrona); da chi segue chi gli ha dato a suo tempo la cadrega; da chi spera di riciclarsi, correndo tra i primi sul nuovo carro… Noi restiamo nel PdL, anche se non tutto ci convince, e sempre; restiamo nel PdL, anche e proprio perchè lo vogliamo diverso; restiamo nel PdL perchè crediamo - al di là dei suoi guai giudiziari - che Berlusconi resta un vero leader. E sai perchè ? Perchè anche se si comporta con gli altri capi di governo come i nostri alunni in gita scolastica… anche se fa le corna quando si mette in posa per una fotografia ufficiale… anche se canterà qualche canzone napoletana rinverdendo il mito di spaghetti e mandolino… è molto più credibile dei tanti che si prendono troppo sul serio, tronfi uomini politici pieni di sé, lontani dal popolo.

    Antonio F. Vinci


    La "terza gamba"

    Gran parlare in questi mesi di Fini, finiani, Futuro e libertà, e…terza gamba. "Terza gamba" del centrodestra! A parte che avrei preferito un’altra espressione: "terza componente", "terza forza" (Terza posizione" certamente no…per richiami fin troppo facili… all’ organizzazione neofascista della fine degli anni Settanta), ma "terza gamba" proprio no. Mi ricorda le barzellette sconce, doppi sensi "da caserma", come si diceva una volta… No, cominciamo proprio male, cari ex camerati… se dobbiamo far riferimento alla… terza gamba per far nascere un nuovo movimento politico! E poi terza gamba de che! Facile uscire dal PdL e poi proclamarsi "terza gamba": una stampella, un aiuto alla maggioranza da parte di chi quella maggioranza la sta indebolendo. Bisognava pensarci prima. Fini doveva ascoltare (ma qualche volta ascolta i suoi?) chi gli consigliava di federarsi con F.I. e non di sciogliersi in una marmellata comune, in una fusione a freddo. Se il berlusconismo gli stava stretto, doveva pensarci prima. Non è che tutti siano convinti di dover seguire sempre e comunque le giravolte del capo! Il berlusconismo si può, si deve, correggerlo; il PdL non sta bene a molti, anche ex F.I.; ma si lavora insieme, lealmente, nella Casa comune del centrodestra. Questo chiamarsi fuori, queste adesioni di ex aennini sanno troppo di nuovo posizionamento, di ricerca di vendette personali, di scontenti, di caccia di nuove poltrone. Basta guardare i movimenti nelle diverse provincie... Certo, c’è anche chi in buona fede vuole cambiare la gestione della politica per il bene comune (non diciamo per il bene del Paese, sa troppo di retorica…), ma di "uscite" finiane ne abbiamo viste anche troppe in questi anni, con i risultati che conosciamo… Nelle elezioni amministrative i "futuristi" (Marinetti si starà rivoltando nella tomba, lui che è rimasto fedele sino alla fine dei suoi giorni ai suoi ideali…) giocheranno al rialzo: appoggeranno il PdL in cambio di… quanti assessori? Quanti CdA? Sempre per il bene del Paese, naturalmente; per segnare la nuova svolta, quella della "terza gamba".

    Barbarossa

 

Fino a qualche tempo fa, più o meno sino al tempo della malattia che lo colse così improvvisamente, era Umberto Bossi che ci rallegrava quotidianamente. Ogni giorno, infatti, e questo per molti anni, si apriva il giornale per leggere l’ultima del capo della Lega: una volta era la minaccia della secessione con toni più violenti del solito, poi un nuovo epiteto nei confronti di Berlusconi (ricordate Berluskaz o quando gli dava del mafioso?) e se non era Bossi era sempre qualcun altro della Lega, con manifestazioni più o meno folcloristiche. Ora la Lega appare in TV con rappresentanti tutti a modino, con doppiopetto e dizione quasi perfetta; solo il fazzoletto verde occhieggia, sempre più piccolo, dal taschino o appare qualche residua cravatta in ricordo del tempo che fu. Ora è Fini che ci dà la sveglia la mattina, più di un caffè doppio. Le esternazioni di Fini sono quasi quotidiane infatti e se per caso ti azzardi a dire in giroche "beh, tutto sommato, a parte qualche esagerazione, potrebbe aver ragione", ti guardano come se fossi un marziano e ti danno del "finiano" con lo stesso disprezzo con il quale una volta ti davano del "fascista"! Il bello è che te lo dicono proprio e soprattutto quelli che fino a ieri guardavano all’algido personaggio come ad una stella polare. Credo che in quest’anno ben pochi siano stati gli editoriali del Barbarossaonline in cui non ci siamo occupati di Fini. Certo l’ex capo dell’ex AN non ha bisogno di noi per difendersi dalle accuse, ma l’insistenza con la quale ci occupiamo di lui è sorretta dalla volontà di capirlo. Ma si può democraticamente negare il diritto di voto a chi sul nostro territorio lavora, paga le tasse, apre attività commerciali che spesso danno lavoro anche ad italiani? Insegnare il Corano nelle scuole (quando non si insegna più il Vangelo…) può sembrare a dir poco una bizzarria, ma si toglierebbe l’arbitrio interpretativo di imam non controllabili. Questa la spiegazione, non certo un Fini con tendenze filoislamiche. Ma se si fanno queste affermazioni, certo da vagliare e stabilire in un quadro normativo, si diventa di "sinistra". E Fini diventa un "badogliano", quando si tratta, tutto sommato, di realismo, di buon senso. Ci sono delle considerazioni " fuori onda"? Ed ecco che si scatena il putiferio. Ma cosa ha detto Fini? Quello che già altre volte aveva sostenuto. Ma perché non si teme forse una deriva cesarista nel governo? Non è necessario verificare le accuse lanciate dai pentiti? Certo Fini Cesare l’ha fatto quando era presidente di AN…, non ha tutte le carte in regola per fare la morale a Berlusconi, ma il fatto che abbia sbagliato nel passato non significa che non possa avere ragione oggi! I più scafati in politica vedono in questo atteggiamento di Fini, che contiene molti altri risvolti di cui qui non parliamo ma ben noti al grande pubblico, il tentativo di presentarsi come delfino di Berlusconi. Mi sembra improbabile a questo punto. Anzi, mi sembra chiaro che Fini si sia ormai preclusa da solo ogni possibilità con questo atteggiamento. Mira a fare il nuovo Presidente della Repubblica? E chi lo vota? Non certo il centrodestra, ma neppure la sinistra che - a detta di coloro che si sentono traditi - sembrerebbe così vicina a lui. Fini "potrebbe" essere votato dalla sinistra solo se la sua "rivoluzione" avesse un grande seguito. Ma non pare che sia così… Il fatto è che gli atteggiamenti di Fini preoccupano gli ex aennini. Fini ci fa perdere voti a vantaggio della Lega. Questa è la considerazione che viene fatta. Ed allora? Allora ci si arrocca in un atteggiamento di Destra…che è ormai fuori della storia. Ma senza neppure la capacità in concreto di essere Destra militante, come una volta. La Lega distribuisce i crocefissi nei mercati rionali, in polemica con la nota sentenza di Strasburgo? Gli ex aennini guardano sbalorditi la militanza dei leghisti, quella che una volta era appannaggio della Destra. Ci sono i campi nomadi? Ci sono le violenze (anche) degli immigrati? La Lega alza la voce; la Destra sta a guardare e ad invidiare le iniziative leghiste. Fini ha avuto un cambiamento repentino (neppure troppo, però, considerato che da qualche anno c’erano state le avvisaglie) e guarda, come al solito, più avanti del suo popolo, o di quello che è stato il suo popolo…. Fini guarda ad una nuova Destra, com’è in Europa. Guardare al futuro, guardare avanti non significa rinunciare alle proprie idee, ai propri ideali, ai propri valori, anzi; significa, però, declinarli in una realtà che è nuova perché è la storia che si fa. Essere di Destra oggi significa capire che il mondo è cambiato e che lo si affronta non più con gli schemi e le categorie del passato, ma con gli ideali di sempre letti ed interpretati in una società nuova e in perenne evoluzione. Un mondo che ci può non piacere ma che va prima di tutto capito e non condannato aprioristicamente. Essere di Destra in questo modo significa non solo superare, storicizzandolo, il passato (come sempre si dice ma non si fa…), ma costruire un futuro in cui l’altro non è necessariamente un nemico, per esempio. Essere di Destra significa capire l’attualità e dare risposte ai nuovi problemi : dall’istruzione scolastica alla giustizia, dalla comunicazione alla struttura stessa della società. Il che non vuol dire dimenticare le proprie origini, le proprie tradizioni, i propri valori, lo ripetiamo sino alla nausea, ma anzi verificare la nostra identità nel confronto quotidiano con le nuove realtà. Che ci sono anche se fingiamo di non vederle.

Antonio F. Vinci

L’ultima tornata elettorale, specialmente per i nuovi deputati al Parlamento europeo, si è chiusa all’insegna dell’incitamento "giovinezza, giovinezza"! Non ve ne eravate accorti? Certo che sì. La polemica sulle veline, vere o presunte tali, ha tenuto banco in Italia più che i veri problemi da affrontare in Europa. Per fortuna oltre all’inossidabile (immarcescibile era qualcun altro…) Silvio Berlusconi quasi settantreenne, è entrato nel Parlamento europeo anche l’intramontabile Ciriaco De Mita, 81 anni. Ma è stato in linea di massima il tripudio della giovinezza, di chi era adolescente sino a pochi anni fa, di chi è, comunque, sui 30 anni. Certo che bisogna saper vedere, saper fare le differenze. E certo che c’è differenza tra un Carlo Fidanza, 32 anni, una lunga militanza in AN, Vice Presidente nazionale di Azione Giovani, Vice Presidente Vicario del Gruppo Il Popolo della Libertà al Comune di Milano, un curriculum politico lunghissimo e di tutto rispetto, e la "carriera" di Lara Comi o di Barbara Matera, ad esempio. Tutti europarlamentari.

Partiamo dall’ on. Matera: 130.000 preferenze, la candidata più votata nella circoscrizione Italia meridionale, seconda solo a Berlusconi! Solo 28 anni.
E Lara Comi? 63.158 voti e 26 anni.
Licia Ronzulli, 34 anni e 39.772 voti.
Belle, simpatiche, laureate. E’ tutto.
Cristiana Muscardini, 61 anni, una vita in politica, una vera leonessa della politica italiana, 25.914 voti , non eletta; se passerà lo sarà grazie alla rinuncia di Berlusconi e di Ignazio La Russa. D’accordo con il "largo ai giovani", ma l’alto numero di preferenze ottenute dalle giovani onorevoli fanno pensare più a forti sponsorizzazioni che a meriti acquisiti. Non foss’altro che per motivi anagrafici. Si dirà che è ora di svecchiare, di ringiovanire la nostra rappresentanza. Giusto, ma il timore è che questa sia una sapiente operazione di marketing elettorale, una riverniciata che non servirà a nulla, o a poco, mentre abbiamo bisogno di mandare in Europa persone consapevoli, d’esperienza, capaci di fronteggiare ad armi pari gli agguerriti deputati degli altri Paesi. Dimentichiamo che lì, al Parlamento europeo, si gioca sempre di più il futuro del nostro Paese, come quello degli altri. Prima si diceva che il Parlamento europeo era "il cimitero degli elefanti"; d’ora in avanti che si dirà?
Nulla da dire sulle capacità dei giovani onorevoli, ma sono quasi tutte da scoprire. Anche lo stesso Berlusconi, nel pieno della polemica a proposito dei giovani inseriti nelle liste, dichiarava che "sono tutte laureate". E allora? Mi sembra di rivedere una scena già vista. Ricordate negli anni passati, quando si parlava di "giudici ragazzini"? La giovane età di alcuni magistrati sollevò forti perplessità, tenuto conto della delicatezza degli incarichi che andavano a ricoprire. Ci furono inchieste difficili, affrontate dai giudici con impegno e determinazione, ma talvolta con un decisionismo tale da suscitare notevoli reazioni. Ora la politica italiana sembra attraversata da un giovanilismo che, pur in una prospettiva positiva, rischia di essere troppo "controllata" da chi è meno giovane e ha più potere. Detto "fuori dai denti" : quale e quanta autonomia avranno in Europa certi giovani eletti? L’assenteismo è stato uno degli aspetti più salienti di questa campagna elettorale. E ci si chiede ancora perhé? Il cittadino vede iscritte nelle liste persone che non ha mai conosciuto; candidati che vengono messi in lista dalle segreterie di partito (come è ovvio), ma spesso disancorati dal territorio.E ciò vale anche per le elezioni provinciali come per le politiche, dove non c’è la scelta dettata dalla preferenza.E perché il cittadino dovrebbe appassionarsi a questo civico gioco che si chiama politica? Si parla sempre più di "casta". E’ forse un’esagerazione? C’ è un timore, un grande timore dietro tutto ciò: che anche gli italiani partecipino sempre meno a quello che Mussolini chiamava i "ludi cartacei". E con quale pericolo per la democrazia è facile prevedere.

Antonio F. Vinci

Ancora Fini - Numero 47

Ancora una volta Fini la fa da protagonista! Si può dire che ultimamente non ci sia questione spinosa che non conosca una sua presa di posizione. L’ultima (fino a quando?) è quella relativa ai cosiddetti presidi-spia,una nuova "funzione" nel’ambito della scuola italiana…! Lo scontro è con il ministro Maroni, messo sul chi va là a proposito del ddl sulla sicurezza e sulla sua incostituzionalità, proprio riguardo la denuncia che i presidi dovrebbero fare nei confronti dei figli degli immigrati irregolari. Arriva il Consiglio d’Europa a prendere posizione contro i "respingimenti" dei clandestini? Puntuale arriva la posizione di Fini che, pur affermando che il respingimento non viola il diritto internazionale ( in linea con quanto dice l’UE, che è cosa ben diversa dal Consiglio d’Europa), sottolinea la necessità di "verificare se, tra i respinti, vi sono alcuni che hanno diritto a chiedere l’asilo".Ragionamento che non fa una piega! Esplode lo tsunami del caso Veronica Lario- Silvio Berlusconi? E’ presso la Fondazione di Fini che la signora Lario invia lo scritto che mette in difficoltà il capo del governo. Come dire, non solo invio la lettera presso i media a Berlusconi più ostili, ma addirittura la invio al gruppo di riferimento di colui che appare il suo più accreditato concorrente: Fini. Ma abbiamo forse dimenticato anche le posizioni personali di Fini a proposito, ad esempio, della procreazione assistita? E via dicendo. Insomma Fini si è ritagliato il ruolo, volente o nolente, soprattutto grazie alla sua carica istituzionale, di colui che rimette le discussioni sul binario giusto, limando e sottolineando "deviazioni" o irregolarità, dall’alto di uno scranno non politico, non ideologico. Si è assunto la veste di custode della correttezza costituzionale e civile della discussione politica. E ci riesce bene, perché - al di là della condivisione delle sue posizioni - i ragionamenti vengono sostenuti con fredda lucidità. D’altra parte nel suo nuovo ruolo di Presidente della Camera, se non vuole perdere visibilità nel dibattito politico, è proprio in questa direzione che si deve muovere. Certo queste sue uscite non sono sempre accettate serenamente, anzi.Già quando era presidente di AN più di una volta le sue posizioni sono state criticate all’interno del partito e noi non abbiamo mai mancato di farlo notare. Si diceva che proprio l’alterità delle posizioni finiane era il collante delle diverse anime all’interno di AN. Ora la faccenda è cambiata, è nato il PdL e la "vecchia" AN ha i suoi punti di forza maggiore in uomini che rivestono cariche istituzionali e che quindi non possono, o non potrebbero, entrare direttamente nella discussione più "politica" : Fini, La Russa, Alemanno, Gasparri. Ma Fini inizia a dare fastidio…Infatti. Infatti su Il Giornale di domenica 17 maggio appare una lettera di Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del PdL (insieme a Verdini e a La Russa), rivolta proprio a Fini. In buona sostanza Bondi richiama Fini a non fare più il battitore libero ma a partecipare attivamente "pur considerando il suo attuale incarico istituzionale, alla ricerca e alla formulazione della identità e della linea politica del nuovo partito, piuttosto che seguire una "svolta personale", come ha scritto Ferrara, che pure gli dà "forza personale, prestigio e capacità efficace di azione politica e parlamentare". Più chiaro di così! Siamo sicuri che l’invito cadrà nel vuoto! Sì, proprio così. E’ inutile guardare ad una svolta "buonista". Ma veramente Fini potrebbe emendare, mitigare, smussare le sue posizioni? No, non può ed almeno per una buona ragione : Fini, in buona fede e con sofferenza secondo alcuni ( come per chi scrive), in mala fede e per opportunismo carrieristico per altri, sta attuando una svolta epocale su molti temi.Deve proseguire e concludere questa sua operazione, se non vuole che tutto cada nel vuoto. Ha ragione Bondi quando, nella lettera, richiamando le parole di Ferrara dice che "il rischio è quello di abbracciare posizioni culturali distanti dalle nostre, in cui l’irenismo o l’eclettismo si coniuga specularmente all’indebolimento delle proposte politiche e programmatiche". Ma sperare che Fini si allinei in una specie di "pensiero unico" (anche se ovviamente non è proprio in questi termini) non è realistico. Al momento di andare online attendiamo la risposta di Fini, che certamente non si farà attendere.


Antonio F. Vinci

Sandro Bondi, Caro Fini, non giocare da solo e aiuta il PdL, il Giornale,17 maggio 2009, pp.1-11

Ormai ci siamo!

Fiumi di parole sono stati versati in questi mesi in vista dello scioglimento di Alleanza Nazionale e della nascita del nuovo soggetto politico, il Popolo della Libertà. Timori di perdita della propria identità sono stati lanciati non solo dai militanti di destra, ma anche da parte di chi sino a poco fa aveva sostenuto la possibilità, l’importanza, la svolta epocale costituita dalla nuova nascita. A questo proposito la stampa ha riportato il giudizio negativo di un fedelissimo di Fini come il direttore di Farefuturo, fondazione del Presidente della Camera, Alessandro Campi : "Il PdL nasce come operazione di vertice, senza orizzonti culturali chiari né il coinvolgimento della base". E non mi sembra poco! Il direttore de La Destra delle libertà, Fabio Torriero, rilancia al PdL l’accusa fatta al PD : fusione a freddo; né più tenero è uno dei più noti intellettuali di AN, Gennaro Malgieri, che si dichiara "deluso". Insomma : quello che sembrava sino a ieri un cammino in discesa, improvvisamente sembra mostrare un percorso in salita. Certo non hanno giovato le frasi pubblicate sul blog di FI contro Fini, ma il malessere - è inutile nasconderlo - covava sotto la cenere. E neppure tanto di nascosto.
D’ altra parte assistiamo ad un’ "operazione fiducia" da parte dei politici di AN; in primis Ignazio La Russa, il grande tessitore…Ma anche da parte di Gasparri come della Meloni, di Ronchi come di Alemanno, sino a giungere ad una delle figure più carismatiche, anche per il lungo cammino di militanza che ha alle spalle, il ministro Altero Matteoli. La puntata di "Porta a porta" di lunedì 16 marzo, in cui da Vespa erano presenti tutti questi rappresentanti di AN, ad eccezione di La Russa, ha mostrato l’intento rassicurante del partito ed anche la volontà di far capire agli iscritti e ai militanti che AN entra con pari dignità nella nuova formazione.
Perché questi sono i timori.
IN FI si teme la militanza, l’organizzazione, la struttura degli uomini di AN, che provengono da anni spesso difficili, come quelli del vecchio MSI. Una militanza corroborata da anni di opposizione, dura, nella difesa di valori ed ideali ricusati da molti.Si teme il movimentismo degli ex aennini e che diventi la forza trainante della nuova formazione.
In AN si teme l’omologazione, l’assorbimento in FI, in un atteggiamento di sudditanza o, peggio, di amalgama in cui si "candeggiano" i colori dei propri ideali, sino a farli diventare sempre più sbiaditi e a scomparire del tutto. In nome di qualche poltrona in più, di una fetta di potere in più.
Certo, l’obiettivo primario è quello di fare più destra nel Paese; è quello di utilizzare il nuovo strumento politico per fare quelle riforme che solo un partito di massa può realizzare; è quello di cambiare il Paese, di modernizzarlo.
Ma come, con quale stella polare di riferimento, non è a tutti chiaro.
L’approdo al PdL è nelle cose. La preparazione alla realizzazione di questo progetto, come ormai sono in molti a ricordarlo, rimonta a molti anni fa. Lo stesso ministro Matteoli ricordava da Vespa che fu Bettino Craxi, prima di Berlusconi, nel 1983 a sdoganare la destra; poi ci fu Pinuccio Tatarella, l’idea di andare "oltre" la destra. Insomma un cammino verso il PdL che ha la nascita nel vecchio MSI.
E qui si innesta un aspetto che pare sfuggire ai più. AN entra nel PdL ma è proprio nella corrente degli ex socialisti che trova alleati. Il sostegno dato alla candidatura di Guido Podestà a Presidente della Provincia di Milano, conservando per De Corato l’impegno per la sicurezza della città; i buoni rapporti, la buona collaborazione, con il coordinatore provinciale di Milano Alessandro Colucci; il riconoscimento a Craxi come primo "sdoganatore" del MSI, sono tutti segnali di un posizionamento. Nel Nord, in Lombardia, è verso i socialisti che AN guarda per "tutelarsi" nei confronti di CL, grande potenza all’interno di FI. Esattamente il contrario nel Lazio e per la corrente di Destra sociale: Alemanno sta privilegiando il rapporto con il più importante governatore, Roberto Formigoni, espressione di CL.
Ma non si tratta, ovviamente, e direi per fortuna, solo di una scelta di alleati. Si gioca qui la partita delle scelte ideali, della scelta economica, del progetto del Paese che verrà.
Come è apparso chiaramente negli interventi al Congresso provinciale di Milano, Alleanza Nazionale sta diventando sempre più una forza, una componente pragmatica, molto più pragmatica di prima. Lasciare alle spalle gli inutili, eterni, ormai logori dibattiti sui valori e sugli ideali che, per carità, non vengono dimenticati, questo no; ma guardare al "fare", alla realizzazione. Finisce un mondo un po’ romantico fatto di "belle idee per cui si muore" e nasce anche per AN il mondo della concretezza, del pragmatismo. Non a caso si guarda al mondo socialista.
A quel mondo che con Craxi abbandonò la retorica marxista ottocentesca per realizzare una politica del fare. Il punto è : come "fare".

Antonio F. Vinci

 

Ci risiamo! Periodicamente Gianfranco Fini sale sulla ribalta della scena politica e fa parlare di sé. E non intendiamo riferirci, ovviamente, alle sue vicende personali, ci mancherebbe altro, o alle estive immersioni subacquee, ma alle sue prese di posizione in politica. Diciamolo subito : noi siamo dalla parte di Fini. Lo siamo sempre stati. Lo abbiamo difeso da sempre (basta sfogliare i numeri precedenti del Barbarossaonline), perché siamo convinti che Fini sia "avanti", è lungimirante, vede prima del suo partito, dei suoi iscritti e militanti. Ma l’ultima uscita ci è sembrata, francamente, sbagliata!
In questi giorni è stato sollevato un polverone capace di distogliere, al solito, il Paese dai reali e contingenti problemi; un chiasso che ha soverchiato e annullato le lamentele per la crescita del costo della vita, dell’aumento della benzina; un fiume di inchiostro che ha dato respiro alla stampa, con articoli, interviste, prese di posizione, autosospensioni, minacce. Ma cosa ha detto l’algido Fini, l’uomo che non si scompone mai, l’uomo che calcola ogni parola, ogni riferimento? "Chi è democratico è antifascista. E poiché le tre parole d’ordine cui si richiama la nostra destra sono libertà, uguaglianza e giustizia sociale, è chiaro che non si può non ricusare chi in primo luogo soffocò la libertà e poi arrivò a produrre aberranti leggi razziali sostenendo che un uomo era uomo più di altri per costituzione genetica!". E fin qui, sia detto chiaramente, chi non sarebbe d’accordo? Chi non è per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale, alzi la mano (possibilmente la sinistra, onde evitare ancora una volta fraintendimenti…) ! Ma perché c’è qualcuno di destra che è contro la libertà, che vorrebbe un nuovo squadrismo, una nuova Marcia su Roma? E il duce chi sarebbe? Fini? O Storace? O la Mussolini (almeno per continuità genealogica…)? Ma è il sillogismo di Fini che non ci sembra funzionare molto: Chi è democratico è antifascista; noi siamo democratici; noi siamo antifascisti. Allora chiediamoci prima cos’è l’antifascismo e poi vediamo se i "veri" democratici sono antifascisti. Vediamo prima in quale senso decliniamo l’antifascismo, in quale senso l’antifascismo è stato "politicamente" realizzato, e poi vediamo. E’ chiaro che i democratici sono antifascisti, nel senso che sono contro la dittatura, non solo quella nera ma anche quella rossa. E comunque parlare di antifascismo in Italia non ha mai significato essere democratici, ma essere per una forma di totalitarismo di colore diverso, perché l’antifascismo è stato questo : il tentativo di sostituire ad una dittatura di destra una dittatura di sinistra. L’egemonia comunista nel campo antifascista ha sottaciuto, soffocato, eliminato ogni attesa autenticamente democratica che non fosse marxista. Ma Fini continua ancora la sua lezione ai giovani di AN: "Non si può equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa giusta e chi stava invece dalla parte sbagliata!". E chi vuole equiparare!
Vogliamo forse equiparare chi andava volontario a morire sicuramente in una guerra in cui si sapeva di essere matematicamente sconfitti con chi era fascista sino al giorno prima e diventava antifascista e si univa ai veri partigiani solo per salvare la pelle (nel migliore dei casi) e soprattutto per praticare lo sport nazionale, cioè saltare sul carro del vincitore? Forse qualcuno vuole equiparare quei giovani, esaltati certo, antidemocratici, certo, ma che andavano a morte sicura per salvaguardare non interessi, non posizioni di rendita, non posti o potere politico ma quello che loro credevano essere l’onore? L’avevano scritto sulla loro bandiera la parola "Onore"; gli antifascisti dell’ultima ora, non quelli che il regime aveva perseguito sin dai primi anni, sulla loro bandiera avevano scritto "tengo famiglia"! Caro Fini, un autentico liberale, un autentico democratico e lui sì, anche se con un certo ritardo…, antifascista, don Benedetto Croce diceva che la storia è giustificatrice, non giustiziera. Fini ha voluto dare delle pagelle: di qui i buoni, di qui i cattivi. No, la storia è una cosa diversa. Il che non vuol dire non stare da una parte o dall’altra, ma semplicemente che la storia non dà giudizi morali, ma ricostruisce i fatti. Ci saremmo aspettati altro dal leader di un moderno partito di destra! Ci saremmo aspettati quello che, invece, ha detto un giovane ministro, Giorgia Meloni : "Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani. Tutto il resto è noia".
Fini entrerà nel PPE, potrà diventare il leader del nuovo PdL quando Berlusconi si ritirerà ( se e quando…), ma è l’ultimo politico della vecchia Italia, di chi non ha la forza di guardare veramente avanti (come ci aveva fatto sempre credere e per questo lo avevamo amato). Anche lui è caduto nella facile trappola della contrapposizione tra i buoni e i cattivi, ripetendo l’opposizione tra fascismo e antifascismo, facendo della vecchia politica, della retorica ad effetto. E’ stato superato dalle semplici parole di una ragazza che ha avuto il vero coraggio di chiudere con il passato, guardando avanti, come chi afferma che, davvero, "il domani appartiene a noi"!

Antonio F. Vinci

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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