Editoriale

Dopo mesi di discussioni, dibattiti, accuse ed offese, alleanze che si formano e si disfano, si va alle elezioni. Sono importanti queste elezioni politiche 2006. Certamente! Sono tra le più importanti nella vita della Repubblica. Forse solo seconde a quelle del 1948, quando la Democrazia cristiana doveva fronteggiare il Fronte popolare. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata tanta: dalle trasformazioni dei partiti alla sparizione di alcune formazioni politiche, da Tangentopoli alla presenza di Papi che hanno fatto la Storia diversamente da quelli che erano sul soglio di Pietro in quegli anni, dalla nascita dell’era di Internet, al terrorismo, alle guerre in Medio Oriente, al crollo delle Torri Gemelle…tutto, tutto è cambiato. Ma l’ Italia no, non ancora, non ancora abbastanza… Ci dibattiamo ancora in un provincialismo spesso becero e pettegolo come agli inizi del secolo…l’altro, intendo…Comprensibile in un’Italietta giolittiana, incomprensibile oggi in un mondo che ci annovera tra le maggiori potenze industriali. Si parla spesso di degrado e su queste pagine ospitiamo frequentemente chi di questo degrado fa l’analisi. Ma quando "crescerà" l’Italia? Quando questo nostro amatissimo, unico, incomparabile Paese crescerà? Quando saremo capaci di abbandonare comparaggi, mafie d’ogni genere, quel tirare a campare, sempre quel "trovare una pezza", confidare nello "stellone" ieri, nell’uomo forte l’altro ieri, in chi sa cosa domani…Quanto vorrei che la massima pronunciata su di noi italiani non fosse più attuale …"Governare gli italiani non è difficile…è inutile". Il governo Berlusconi, ci siamo dunque, ha tentato di cambiare l’Italia. Ha iniziato a modernizzarla, ma ha trovato le sue belle resistenze. Perché è più facile vivere nel bosco, e nel sottobosco, nella palude in cui si può nascondere il favoritismo, quell’atteggiamento che provoca consenso in cambio di voti. E non parliamo solo dei piccoli favori, delle raccomandazioni, dei voti di scambio per ottenere il posto di lavoro. Berlusconi certamente non è il Messia, né l’ "uomo nuovo" delle profezie…ma l’Italia è cambiata: sono state varate delle riforme che stanno modernizzando il Paese in larghi settori, e questo è innegabile. L’opposizione nei suo confronti appare più giocata sulla persona che sui contenuti, più sul dileggio personale che sulla contestazione dei fatti, anche se - ovviamente - questa è la punta di un iceberg : quello di un modo diverso di intendere la vita. Perché questa è la realtà. A chi dice che "tanto è tutto uguale", che "non c’è differenza tra destra e sinistra", noi rispondiamo che non è vero. La scuola, la famiglia, il modo di intendere il nostro futuro, la società, lo Stato, la politica estera, il libero mercato…tutto è diverso. Siamo di fronte a due visioni antitetiche della vita. Questa è la realtà. E il processo di modernizzazione del Paese è merito anche della Destra. Quanto la Destra ha fatto per la Riforma della scuola, per la lotta alla droga, per la lotta all’immigrazione clandestina, per la difesa della famiglia, per il commercio estero, forse al pubblico che cresce a pastasciutta e televisione interessa meno dell’ultimo lifting del Cavaliere o scoprire se porta le scarpe con il rialzo oppure no, se sotto la bandana gli stanno crescendo i capelli o bisogna ancora attendere la bella stagione… Ma l’Italia sta cambiando. Come diceva Ignazio La Russa l’altro giorno in uno dei suoi tanti comizi, il fatto stesso che adesso si parli di Patria, che ne parli la maggioranza degli italiani, è già un grande successo, un grande cambiamento. Questo da solo ha fatto la differenza tra ieri e oggi. L’Italia sta cambiando e la Destra nell’interno della coalizione della Casa delle libertà ha giocato un ruolo determinante. Questi ultimi anni hanno mostrato come il vecchio non è la Destra, ma un centrosinistra sempre più tenuto in pugno da una sinistra che non ha saputo fare autocritica, non ha saputo rinnovarsi, non ha ancora chiuso i conti con la Storia.


Antonio F. Vinci

IN PRIMA PERSONA - Numero 35

 

Con questo slogan, sotto la faccia sorridente di Gianfranco Fini, inizia la campagna elettorale di Alleanza Nazionale per il 2006. Governare l’Italia del futuro, mission della Destra, si concretizza in varie versioni:l’Italia sicura; l’Italia onesta : per un’alleanza con i giovani;l’Italia serena: per un’alleanza con gli anziani;l’Italia solidale : per un’alleanza con le donne. Il tutto è racchiuso nel concetto principe: in prima persona. Gianfranco Fini si mette in gioco, così, direttamente. E mi pare che sia una mossa azzeccata. La Casa delle libertà è in difficoltà, per una serie di ragioni che è inutile qui ricordare. Sarà utile la mossa di evidenziare il nome di Berlusconi, Fini, Casini nei simboli dei rispettivi partiti? Come percepiranno gli italiani questa novità? E non parliamo dei nostri connazionali che si interessano di politica, quelli che la seguono sulla stampa o in televisione, ma di quelli che la politica, se possono, la evitano. In una competizione elettorale in cui non avremo manifesti con le facce dei candidati alla Camera e al Senato (ed è una "bella" novità alla quale non siamo abituati) i volti dei tre leader della Casa delle libertà dovrebbero offrire, con i loro slogan, dei messaggi di tranquillità, di fiducia, di sicurezza. In competizione i tre leader, non in opposizione, certo; ma Fini gioca un ruolo primario. Berlusconi è attaccato da ogni parte, a torto o a ragione; Casini, pur in probabile crescita, non sembra poter destare grandi preoccupazioni dopo l’uscita di scena di Follini e con la DC di Rotondi che gli porta via consensi. Alleanza Nazionale ha ben lavorato in questi anni; ha ministeri di prestigio e di peso, come la Sanità e le Politiche agricole, ma soprattutto il Ministero degli Esteri proprio con Fini. Il Presidente di AN si gioca tutto. Superati, almeno apparentemente, i dissidi interni al partito, Fini vuole incassare quei voti d’opinione sempre espressi e mai ottenuti; quei voti di chi lo avrebbe scelto se fosse stato il candidato premier; quelle intenzioni di voto che i sondaggi traducevano come il preferito nell’ambito della coalizione di centrodestra. Fini ha lavorato per questo da tempo. Ha creato malumori in seno al partito, per questo. Ha assunto posizioni a volte discutibili, per questo. E’ andato oltre il partito, per questo. Se si doveva andare "oltre il Polo" è Fini che lo ha fatto. Certo in modo non sempre condivisibile, ma gli "strappi" che ha compiuto hanno portato AN su posizioni nuove ( un nuovo che non è piaciuto a Fisichella, che verrà candidato - lui tra i padri fondatori di Alleanza Nazionale - nella Margherita…). Si dirà che le nuove posizioni sono sue e non del partito, ma Fini è il partito, lo si voglia o no . Chi credeva che Fini fosse ostaggio delle correnti, sostenuto un po’ da tutti e in pratica da nessuno, perché veniva visto come il collante, il "vinavil" del partito, ha dovuto ricredersi. Fini è riuscito a capovolgere questa impressione, probabilmente vera. Novello Luigi XIV, Fini può a buon diritto dire "Dopo di me il diluvio", come sentenziava appunto il Re sole. Fini sta portando Alleanza Nazionale su una nuova strada, più democratica, più europea, più moderna; ma anche più rischiosa, perché la base, la militanza non è detto che lo segua. Fini "in prima persona" anche per questo. I colonnelli (o ex colonnelli) gli hanno lasciato questa cambiale in bianco. Dopo le elezioni passeranno all’incasso. Se Fini avrà successo nulla sarà più come prima in AN; se invece il risultato dovesse essere deludente…si aprirà allora la stagione della resa dei conti.

Antonio F. Vinci

 

Fra pochi giorni, il 22 gennaio, il Barbarossaonline compierà 5 anni! Un bel traguardo, non c’è che dire, anche alla luce di circa 16.500 accessi. La rivista è cambiata in questi anni. Si è arricchita di nuovi collaboratori, ha ampliato il proprio orizzonte di interesse, ha centrato alcuni obiettivi, come quello di essere un punto di riferimento qualificato della nuova Destra. Anche la cronaca locale sta conoscendo un’impostazione nuova, puntando a focalizzare l’attenzione volta per volta sulle questioni rilevanti di alcuni comuni, piuttosto che offrire una generica panoramica dell’ Altomilanese. Già in questo numero puntiamo l’attenzione su un singolo comune, Castellanza in provincia di Varese, con un servizio ed un’intervista sulla situazione amministrativa della città.
Barbarossaonline sta crescendo soprattutto grazie alla collaborazione di Fabrizio Bucciarelli, pungente polemista che sin dai primi numeri ha offerto la sua collaborazione; di Pierangela Bianco, apprezzata conoscitrice del mondo della scuola, occhio critico del mondo giovanile; di Claudio Antonelli, il nostro corrispondente dal Canada, che dal suo osservatorio d’oltreoceano guarda con spirito libero alle faccende interne del nostro Paese; di Carlo Montani, tenace difensore della Causa degli esuli istriani e delle altre Terre perdute dall’Italia; di Antonio Greco, vivace penna che dalla vicina Francia è la voce dell’emigrazione italiana che non si piega alla vista del declino del suo Paese; di Maurizio Turoli, firma al vetriolo che scandaglia nei meandri sconosciuti dell’economia. E tanti, tanti altri, che sarebbe lungo enumerare.
Barbarossaonline ha la pretesa di voler incarnare la Destra moderna, quella che non si lascia intrappolare da polemiche ideologiche che giocano su un nostalgismo utile solo agli avversari, ma che non rinnega neppure la sua storia; una rivista che vuole capire i fatti di oggi, per guardare avanti senza rimpianti, per essere autenticamente Destra di governo, Destra di popolo, che non svende i propri ideali per brama di potere. Per questo Barbarossaonline assume spesso posizioni non politicamente corrette, ma senza indulgere in atteggiamenti provocatori, urlati, solo per avere nuovi consensi.
Così continueremo nei prossimi numeri, sorretti dai nostri lettori, in costante aumento; molti di essi ci leggono dall’estero (basta vedere le statistiche degli accessi) e questo per noi è motivo di orgoglio.
Nei prossimi mesi ci aspetta un impegno non facile. La prossima campagna elettorale si presenta ardua : dati alla mano la sconfitta è quasi certa, bisogna avere il coraggio di ammetterlo. Ma non è ancora detta l’ultima parola. Siamo stati derisi, offesi, sbeffeggiati per cinquant’anni, ma proprio per questo abbiamo nel nostro DNA la forza di reagire, il coraggio delle nostre azioni, la caparbia tenacia di chi sa d’avere ragione : non apparteniamo al partito degli sconfitti ante litteram. Se il risultato elettorale non ci premierà, accetteremo con autocritica il responso popolare; ora dobbiamo lottare per superare le divisioni, per conseguire quel successo elettorale che ci permetta di far crescere quest’Italia, farla uscire dal gretto provincialismo culturale e politico, renderla capace di affrontare le nuove sfide. E questo lo faremo anche se ci dovesse costare la vittoria.

Antonio F. Vinci

 

E’ in distribuzione da qualche giorno l’opuscolo la Destra giusta. Coautori Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. L’agile libretto sintetizza in poche pagine il programma di Alleanza Nazionale, quelle cose che sono da fare e che non si sono fatte, o che,iniziate, andrebbero completate. E così si va dall’identità nazionale alla lotta alla criminalità, dalla lotta alla droga a quella contro l’immigrazione clandestina, dal sostegno alla famiglia alla difesa del made in Italy, dal rapporto etica e vita alla tutela delle piccole e medie imprese, dalla lotta al terrorismo a….alla tua proposta. Già, perché proprio così termina il "decalogo": una richiesta ai lettori ( ed elettori) di formulare una decima proposta da girare ai parlamentari di AN per realizzarla.
Sarebbe facile fare dell’umorismo sulla "semplicità" del programma, ma non è il caso. Questo programma vuole essere semplice, poche idee fondamentali, proprio per attrarre l’interesse e il consenso anche di quegli italiani che non hanno votato in passato per AN e sostanzialmente fanno parte della categoria degli indecisi. Perché è proprio a loro che si indirizza l’interesse di AN. C’è chi ormai vede AN avviata inesorabilmente ad assumere i panni della nuova DC…Lo squalo di destra che si trasforma in una nuova balena bianca, capace di comprendere cittadini di diverse provenienze ideologiche , ma con un comune sentire, almeno… "Morire democristiani" non è più un timore, una jattura : per molti della destra italiana è diventata quasi una certezza.
Ad apertura del libretto si legge :
" Fare la destra: questo il nostro ruolo, aperti alla coesione bipolare, attenti al confronto con i nostri alleati, convinti nell’affrontare un percorso innovativo, che non escluda la nascita di un soggetto unitario, nell’ambito del quale la nostra identità, la nostra storia, il nostro progetto per il futuro devono essere affermati con passione e con determinazione, da protagonisti". Come tutto ciò, come essere protagonisti in un soggetto unitario, Anon è detto. Al di là delle frasi ad effetto, resta che si vorrebbe fare di anime diverse per storia, cultura, ideali, metodi, una nuova creatura. Un cerbero a più teste, in cui AN dovrebbe essere l’anima pensante… In effetti Alleanza Nazionale spera di catturare i voti in fuga da Forza Italia, spartendo il bottino con l’ UDC. E che questo possa riuscire, almeno in parte, non è peregrino pensarlo. D’altronde la politica (personale) di Fini in questi ultimi anni ( e non intendiamo ripercorrere le varie tappe che tutti ormai conosciamo) è stata orientata a questo fine. Dobbiamo dire che il Presidente di AN è riuscito nel suo intento, al di là dei risultati elettorali, anche grazie ad una sapiente politica estera che lo ha fatto apprezzare non solo in Italia ma anche, e soprattutto forse, all’estero. Il fatto è che le fughe in avanti di Fini, se hanno creato probabilmente un nuovo consenso ( lo vedremo alle elezioni) ha anche creato un diffuso dissenso all’interno del partito. Ma Fini non è un ingenuo né, tanto meno, un "badogliano", come qualcuno ha detto. Le perplessità che hanno suscitato, anche in noi, i suoi comportamenti, hanno una logica. Potrà sembrare una logica perversa, cinica, politicante, ma la politica non è fatta per le anime belle: è dura, spietata e, soprattutto, deve capire i tempi. Poi, che la base programmatica di AN sia stata scritta da Gasparri e La Russa la dice lunga sulla fine dei dissidi, delle chiacchiere da "caffetteria", sui malumori veri o presunti, sui vari mal di pancia all’interno del partito e delle correnti.
La Destra giusta.
Perché c’è una Destra che giusta non è. E non si tratta solo di quella di Alessandra Mussolini. E’ dentro il partito che bisogna guardare.
Sa un po’ di dialetto lombardo questo aggettivo,giusta; sa un po’ del linguaggio alla Boldi, per intenderci: giustooooo! Ma è l’esigenza di un voler ripensare la Destra guardando al futuro, modernizzandola, seguendo il cammino di Fini. Ed infatti nell’opuscolo viene salutato il superamento dell’ "esasperato correntAismo", nella speranza che tutto il partito possa marciare dietro Fini, superate le divisioni.
Che poi Fini possa essere catalizzatore di quei voti che non andrebbero direttamente ad AN ma alla sua persona, che sia questa l’operazione più importante, quella che farà la differenza, già s’era capito.
E la nascita di comitati per Gianfranco Fini Presidente è già una realtà ( basta consultare il sito www.finipremier.it ; ma è in costruzione anche il www.finiforpresident.it).
E’, allora, il cammino verso una nuova DC, nel senso negativo dell’espressione? Non credo, anche se è innegabile il rischio. Alleanza Nazionale deve tornare ad essere proprio quello che si era prefissato nascendo : un’alleanza nazionale. Il cammino è questo; eppure c’è chi sta abbandonando AN proprio perché deluso dal percorso fatto sino ad ora; come c’è chi abbandona il partito per i motivi opposti… Dobbiamo chiudere i conti con il passato, distinguere la storia dalla politica, guardare avanti. Il che non vuol dire svenderci. Ma questo già lo sappiamo. Ce lo andiamo dicendo da anni, da Fiuggi e…da prima.
Siamo in un momento delicato della vita politica italiana, complicato dalla situazione economica: questo non dobbiamo perderlo di vista. Il che non significa compiere operazioni politiche imprudenti, ma il dilemma tra essere cantori di un’età eroica, di quando eravamo "puri" perché eravamo una destra di opposizione e non di governo ed essere coloro che devono avere il coraggio, sì il coraggio, di affrontare le nuove sfide dell’oggi, va affrontato.
Perché ci vuole più coraggio a mettersi in discussione, a trovare nuove soluzioni, a guardare avanti senza tradire e tradirsi, che restare fermi su posizioni incartapecorite, vivendo sulla rendita di un passato che non solo non può tornare, ma che va visto come il padre del nostro futuro. E come ogni padre amato e rispettato; ma anche con la consapevolezza che ogni vero padre deve lasciare al proprio figlio la libertà di costruirsi il suo futuro.

Antonio Vinci

 

E finalmente comprendiamo anche noi!
Non che non l’avessimo capito, ma ora anche il viceministro Adolfo Urso ci svela l’arcano dal monastero benedettino di Farfa, dove nei giorni scorsi gli stati maggiori di AN si sono radunati. Urso ha comunicato urbi et orbi il nostro futuro prossimo venturo: Berlusconi al Quirinale e Fini a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio. A Casini dovrebbe toccare la segreteria del partito unico. Anche Andrea Ronchi, portavoce del Partito, ha sottolineato l’innegabile importanza del cammino finiano: " Bisogna dargli atto di essersi speso al massimo, rivelandosi come il mastice della coalizione…". Aridagli! Nuovamente Fini collante, Fini mastice. Dopo essere stato l’attaccatutto delle diverse anime in AN, ora diventa il collante all’interno della Casa della libertà! Che destino! Gianni Pennacchi su Il Giornale di domenica 9 ottobre così scriveva: " Quel che è certo intanto, a prescindere da ogni valutazione oggettiva di fondatezza, è che quelli di AN stanno vivendo un momento magico, di grande euforia. E che il lanciar Fini nei cieli più alti delle speranze politiche non solo li nobilita anch’essi ma li pacifica e li riporta a unità, dopo mesi e mesi di faide e coltellate fratricide". E qui sta il punto! E’ innegabile che se queste aspettative, diciamo pure questi sogni, dovessero realizzarsi, la Destra italiana otterrebbe un successo clamoroso, come mai negli anni della repubblica. Ma come? A quale prezzo? Questo - sa Dio perché lo chiamano così - ticket tra Berlusconi e Fini porterebbe più Destra nel centro? No! Sarebbe solo l’ennesimo annacquamento della Destra italiana. Come se sino ad ora la barca di AN non avesse aperto falle da tutte le parti, o meglio come se sino ad ora il suo Presidente non si fosse speso in prese di posizioni francamente non condivise da buona parte del Partito. Dobbiamo forse ricordare gli ultimi due casi in ordine di tempo? I referendum sulla fecondazione assistita e l’ingresso della Turchia nell’UE. Ma il cammino a ritroso per ricordare scelte non condivise è lungo e, soprattutto, i nostri lettori già lo conoscono. Né possiamo sperare sempre che il buon Ignazio La Russa faccia da paciere, da pompiere, da tessitore di una tela che viene scucita in continuazione, giocando sempre sulla mancata o incompleta o travisata comunicazione da parte dei mass media. Per inciso, anche il Cavaliere accampa spesso la scusa della mancata comunicazione dei successi della Casa della libertà. Sarà pure vero, ma non è lui il re della comunicazione? Non è diventato il Comunicatore per antonomasia? Non è grazie alla sua discesa in campo che la parola "comunicazione" è oggi tra le più citate in Italia?
AN ha continuato a perdere voti in queste ultime elezioni e temiamo che ancora avverrà. C’è di più: ci sono militanti che se lo augurano, che non andranno a votare, nella speranza confessata che questa caduta possa portare ad un ripensamento della linea del Partito. Fa male sentire queste parole. Fa male sentirle anche alla Festa tricolore a Milano, dove si è toccato con mano l’imbarazzo dei militanti di fronte all’astensionismo proclamato da tanti elettori e simpatizzanti.
Certo, si potrà ricordare che questa politica ci ha portato a ricoprire incarichi istituzionali, governativi, amministrativi "che era follia sperar" un tempo, ma a quale prezzo?
Qualche assessore in più vale la caduta, la perdita, l’impallidire di valori, di ideali, di punti di riferimento propri della Destra, che ora vengono fatti sostenuti da altri, dalla Lega ad esempio, anche se nel modo folcloristico che conosciamo,? E lo stesso varrà se il nostro Presidente, che è ancora il nostro Presidente, al quale si proclama pur sempre lealtà ma non subalternità, volesse ricordarci che il prestigio di una sua Presidenza del Consiglio, di là da venire, dovrà pur costare qualche sacrificio.
Intendiamoci bene: nessuno nega la necessità storica di dar vita ad una Destra moderna. Ma questo cammino è già iniziato. E’ iniziato dieci anni fa. Quello che si sta operando, per avere maggiore visibilità e maggior potere, se volete per ottenere un consenso maggiore, è un muoversi ondivago che è a tutti presente, senza chiarezza di motivazioni nelle scelte, senza programmi precisi. Un navigare a vista che non è nelle nostre tradizioni, un voler ottenere consenso presso un mondo che non è il nostro. Un consenso che quel mondo non darà mai, avendo altri portavoce più vicini alle sue idee, da sempre. Quelle idee non sono nella nostra tradizione e ci stanno facendo perdere non solo la militanza, la base, ma anche la simpatia e il voto della parte più qualificata del nostro - nuovo - elettorato: quella che ha creato i nostri anni del consenso. Per AN si pone l’interrogativo di Faust : vendere l’anima al diavolo per il potere?

Antonio F. Vinci

 

Sulla nascita del partito unico ormai s’è detto tutto e il contrario di tutto. La temperatura politica s’è subito alzata solo qualche mese fa all’idea del partito unico, improvvisamente, come una tromba d’aria estiva. Alleanza Nazionale ha organizzato a giugno un Convegno a Milano (vedi Barbarossaonline n. 30 nella rubrica Altomilanese) sulla "cosa" con la presenza di molti qualificati personaggi della politica, ma ancora con qualche interrogativo sui tempi e modi della sua costituzione. Berlusconi annette grande importanza a questo progetto e vuole passare alla storia come colui che ha dato vita a questa creatura, consolidando così il bipolarismo.Tra le forze politiche della Casa della libertà AN ha guardato con sospetto, con attenzione, con curiosità, con entusiasmo più o meno vivo - a seconda delle diverse collocazioni correntizie - questa novità che, sino a non molto tempo fa, sembrava solo scritta nel libro dei sogni.
L’UDC è passata dall’attenzione per la nascita di un rapporto più stretto tra i partiti della CdL alla voglia di riscoprire il centro, e quindi sostanzialmente a dar vita ad un progetto alternativo o per lo meno ad una visione in cui il Centro giochi un ruolo fondamentale.
La Lega è geneticamente fuori e collaborerà come federata, come alleata esterna.
Forza Italia segue la linea del suo capo.
Ma perché unirsi ? Perché fondersi in un’unica realtà, quando la storia delle fusioni politiche in Italia è storia di fallimenti? I matrimoni, anche tra partiti affini come quelli socialisti, sono sempre stata l’anticamera di conseguenti divorzi. Forza Italia vede ogni giorno il calo dei suoi elettori, specialmente nel Sud che, a torto o a ragione, si sente tradito. Il partito unico potrebbe fermare l’emoraggia di voti, la litigiosità interna alla coalizione, marciare più spedito. Sarebbe per la storia della politica italiana un indubbio passo avanti, che verrebbe seguito prima o poi dal centro sinistra, invero molto meno omogeneo al momento. Il nostro Paese si muoverebbe, come altri paesi europei e gli Stati Uniti, secondo una dialettica non più bipolare ma bipartitica. Quel bipartitismo sempre invidiato ma mai realizzato dagli italiani, popolo del "particolare" e non certo delle grandi visioni unitarie, fiero dei suoi mille campanili, contento di camuffare il suo individualismo come difesa della propria identità, che è tutt’altra cosa. Indubbiamente i partiti dovrebbero perdere un po’ della propria identità, o per lo meno delle punte più caratterizzanti la loro diversità. Se si dovesse un giorno giungere al partito unico, nel senso vero del termine, non si può pensare che sia un’accozzaglia di partiti e delle loro correnti: nella migliore delle ipotesi si potrebbe parlare in quel caso di federazione di partiti. Nel linguaggio, sempre pieno di distinguo della politica italiana, si è introdotto anche l’espressione partito "unitario" piuttosto che "unico". E già questo è un’importante novità.
Ma, a prescindere dalle quotidiane spinte in avanti dell’UDC, che al momento in cui scriviamo queste note non sappiamo che fine faranno, quale potrà essere la funzione di AN in una simile nuova entità politica? Certamente AN è il partito più consolidato nel Paese, quello che ha una struttura militante più forte, un patrimonio di valori, una "storia" più caratterizzata. Il timore è quello, ovviamente, di sciogliersi in una sorta di sciroppo mieloso, in un coctail un po’ senza sapore e di un colore inesprimibile. E’ quello che temono soprattutto gli iscritti e gli elettori che provengono dal MSI, quelli che hanno già dovuto accettare, volenti o nolenti, la revisione della propria storia, del proprio passato. AN in questo momento appare, ed è, in difficoltà per i troppo noti motivi interni,ma il ruolo che AN potrà giocare sarà fondamentale. Credo che anche in questo il movimentismo dell’UDC abbia una sua logica.
L’UDC - è il tormentone di quest’estate - vuole un cambio della leadership della Casa della libertà perché altrimenti si va incontro ad una sconfitta certa. Ma credo che dietro ci sia anche il timore che, domani, in un partito unico, ci possa essere una presenza caratterizzante della Destra italiana. Le risorse in uomini, valori, capacità, esperienza politica, ideali sono fortemente presenti in AN. Non si vuol dire che scomparso Berlusconi dalla scena politica, anche se per assurgere ad un altro incarico (si è parlato del Quirinale, ma anche dell’ONU in questi giorni…) , la Casa della libertà cada tutta e subito nelle mani di AN. Ma il "pericolo" per l’Udc c’è: Forza Italia è un movimento politico con la compresenza di diverse anime, non radicato nel territorio, fortemente individualista; Alleanza Nazionale ha un suo vissuto che, pur nella diversità delle correnti, sa trovare un’unità che agli altri, anche agli ex democristiani di oggi, è sconosciuta.
Ma, di fatto, chi potrebbe nelle fila di Forza Italia essere il suo successore? E non intendo un successore pur che sia. Forse potrebbe essere Formigoni che, per essere espressione di CL, è amato ma ugualmente inviso a larghi settori del suo stesso partito. Si tratta comunque di un ex democristiano, più vicino di altri a Casini e Follini. Il nuovo leader potrebbe essere lo stesso Casini o Follini? Ma ve lo immaginate il seguito che potrebbero avere da parte dei militanti di FI o della Lega e della stessa AN? Certo, potrebbe essere Fini, e il ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio, Presidente di AN, sta probabilmente accarezzando questa idea da tempo, anche con atteggiamenti e uscite che gli hanno creato non poche inimicizie…Ma proprio per questo gli alleati si fideranno?
In effetti, al momento Berlusconi è insostituibile : non esiste nel Polo di centrodestra una figura del suo prestigio internazionale, del suo carisma, una figura che abbia il suo seguito.
Eppure, se il nuovo partito dovesse nascere in un futuro non sappiamo quanto più o meno prossimo, Alleanza Nazionale potrebbe essere l’anima del nuovo partito, del nuovo centrodestra (e senza trattino tra centro e destra, come già si viene affermando sempre di più). Anche per questo l’UDC fa le grandi manovre di allargamento al centro e del centro: per sospingere ai margini, e possibilmente gettare fuori, quella Destra che le dà fastidio. L’ultima prova? Le dichiarazioni di Gianfranco Rotondi, ex Udc e ora segretario della Democrazia Cristiana: "La soluzione perché la CdL esca dalle secche in cui si trova è meno problematica di come possa sembrare: ritorno al proporzionale e una lista ispirata al Ppe con Forza Italia, Udc e Dc" (Libero, 4 settembre 2005).

Antonio F. Vinci

 

In questi ultimi tempi il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, è sulla bocca, nella mente, ma non nel cuore degli iscritti al suo partito…Per bene che vada ci sono mugugni, venticelli che vanno gonfiandosi come la calunnia della famosa aria del "Barbiere di Siviglia" pronti ad esplodere prima o poi, proprio come un colpo di cannone.
Per molti, ormai, non c’è più nulla da fare : è il "traditore", che per quelli più nostalgici diventa il nuovo Badoglio…L’incompatibilità tra Fini e il partito sta esplodendo sempre di più, ogni giorno di più; e la goccia che ha fatto traboccare il mitico vaso è stata la presa di posizione nei confronti del referendum sulla fecondazione assistita e sulla dichiarazione del carattere diseducativo dell’invito ad astenersi dal voto. Un’affermazione che contrasta addirittura con quanto detto dallo stesso Papa e che ha fatto dire a Publio Fiori: ’’Si e’ verificata un’ incompatibilità assoluta tra quello che sostiene Fini e i valori del partito. Quindi o lui se ne va o annunceremo la morte di An’’.Nel bailamme che si è scatenato dentro, e fuori, AN solo Ignazio La Russa rimane imperturbabile, forte di quella capacità di smorzare i toni più accesi, di essere moderatore, di ricondurre tutto alle sue giuste proporzioni, che da più parti sempre gli è stata riconosciuta come la sua più grande virtù di politico.
Ma già su "Il secolo d’Italia" del 26 maggio Alessandro Campi, a proposito dell’ormai annoso e defatigante problema della cultura di destra, aveva scritto:

In realtà, Gianfranco Fini, che non è un intellettuale ma un uomo politico, in questi dieci anni ne ha fornite di occasioni di vero dibattito a un ambiente culturale vissuto troppo a lungo di nostalgie e di automatismi mentali, incline al sentimentalismo e alla retorica delle frasi roboanti ma spesso vuote, portato ad abusare delle lettere maiuscole (Valori, Patria, Tradizione, Ordine, Onore, Famiglia, Destra) nel segreto convincimento di dare così forza in Europa (e da ultimo sulla fecondazione assistita) ha sostenuto tesi per definizione opinabili, ma di grande significato, pienamente inserite nel dibattito contemporaneo e meritevoli di essere discusse a fondo. Toccando temi di grande delicatezza, Fini ha in fondo suggerito alla cultura della destra italiana la necessità d’interrogarsi su se stessa e sulla propria storia, in vista di un cambiamento che non fosse soltanto di facciata, ma reale e irreversibile, all’altezza dei tempi. Cosa è invece accaduto? Non un intellettuale, tra quelli più o meno vicini ad An, che abbia preso culturalmente sul serio le posizioni di Fini e abbia cercato di dare loro una cornice argomentativa, storica, "ideologica", adeguata. Ogni sua sortita è stata accompagnata, al contrario, da distinguo e mugugni. Da accuse più o meno velate di "tradimento", questa autentica sindrome della destra italiana cogente ai propri argomenti. Lo avrà anche fatto, come si dice da più parti, in modo occasionalistico, seguendo solo il proprio istinto e senza circondarsi di Consiglieri del Principe, ma il percorso che ha delineato, di strappo in strappo, è comunque chiaro per chi culturalmente voglia trarne delle conseguenze. Su fascismo, ebrei, multiculturalismo, immigrazione, dialogo con il mondo islamico, ingresso della Turchia.

Un Fini, insomma, che guarda avanti, che ha capito dopo e meglio di Fiuggi cosa fare della Destra italiana, come traghettarla verso il futuro, anche se la sua voce rischia d’essere ormai la biblica "vox clamantis in deserto".
Un Fini che anticipa i tempi, che rompe schemi, frasi fatte, concrezioni sclerotizzate…Indubbiamente una tesi interessante e, perché no, probabile. Comunque sempre meglio di quella che vede Fini come un traditore, di chi intravede dietro queste uscite … strani giochi, che si chiamano "lista Fini" o nuove formazioni politiche. A noi piacerebbe che questa fosse la realtà: l’algido Fini, che non tradisce mai emozioni, stufo delle incomprensioni all’interno del partito, probabilmente consapevole d’essere il "presidente mastice" ( lì solo perché riesce a tenere buone ed unite le correnti), che decide di fare il battitore libero. Un presidente che provoca, semina dubbi, crea strappi col passato, nell’interesse di un partito che appare ingessato, addormentato. Ci piacerebbe. Ma non è così.
O per lo meno i risultati non sono quelli attesi.
Quello che sta avvenendo non sta facendo crescere il partito, ma piuttosto lo sta indebolendo, all’interno come presso l’elettorato. Non si stanno seminando dubbi che portano a nuove elaborazioni, a fermenti di discussione, a nuove riflessioni : si sta seminando lo sconcerto.
E’ pur vero, però, che a chi obietta che bisognerebbe che Fini almeno dicesse le sue reali intenzioni chiaramente, qualcuno potrebbe rispondere fin troppo facilmente che proprio così, senza preparare l’elettorato, si sortiscono gli effetti dirompenti migliori.
Ma non è così.
Il Presidente di un partito incarna gli ideali, i valori dei suoi elettori; è la loro guida, non il loro maestro, né il supremo sacerdote possessore di verità intangibili, per altro smentendo autonomamente il patrimonio culturale recente del partito stesso.
Non siamo profeti, non sappiamo leggere nell’animo degli uomini, ma non credo che Fini sia né un traditore né uno che lavori per qualcosa fuori di AN. Come ha recentemente ricordato, ma nessuno pare che voglia ripeterlo, la sua storia è tutta iscritta dentro il partito.
Forse Fini vuole veramente scuotere il partito, infliggergli una dose di purgante da cavallo ma, come è fin troppo facile osservare, una dose troppo potente potrebbe essergli fatale. Le diverse "uscite" di Fini forse davvero vogliono portare il partito ad essere più moderno, più laico, più aperto alle istanze che urgono quotidianamente; e quindi meno conservatore, meno legato ad un passato ancora non del tutto metabolizzato. Forse Fini è più avanti dei suoi "colonnelli", del suo elettorato, dei suoi militanti, anzi sicuramente. Ma "il modo ancor m’offende"…Perché, andando avanti così, chi lo seguirà? E non solo all’interno del partito, ma anche in una sua collocazione (a nostro avviso molto improbabile) esterna. Fini nuovo leader post Berlusconi? E a capo di che? Con quali uomini? Chiaramente non lo seguirebbe la Destra di oggi su quelle sue nuove posizioni, né lo accetterebbe un centro della CdL orfano di Berlusconi, perché vedrebbe in lui un leader dai rapidi cambiamenti ideologici, troppo pericoloso.
Capisco il cammino di Fini, anche se non lo condivido del tutto; non capisco e non condivido il suo metodo.Fini a colpi di piccone sta sbozzando la Nuova Destra, ma non sta creando dietro di sé il consenso a questa operazione, anzi sta seminando incertezza, rabbia, scetticismo. Deve portare al raggiungimento di obiettivi chiari per tutti, altrimenti è solo un gioco di provocazioni. Ma di provocazioni … Fini…a se stesse non abbiamo bisogno.
Ma non crediamo di dover insegnare queste cose a Fini…

Insomma, tanto per esser chiari.
Credo che:

  1. Fini sappia fin troppo bene quello che fa;
  2. Fini, al di là di errori tattici, stia delineando, da tempo ormai ma in via del tutto solitaria,la sua concezione della Nuova Destra, convinto che il Partito e i militanti lo seguiranno;
  3. Sia necessario che Fini ci spieghi come e dove vorrà aggregare il consenso dietro queste nuove posizioni che, periodicamente, esterna in via del tutto solitaria.

Una cosa, però, è certa in questa pirandelliana vicenda : nel partito non siamo ancora nella fase della elaborazione, ma almeno si litiga. Litigio dopo litigio un nuovo futuro per AN potrebbe nascere.
Ancora una volta, al di là di operazioni politiche fallimentari, improvvise, incomprensibili ai più…e se Fini avesse ragione…?

Antonio F. Vinci

 

Ancora una volta in ritardo!
Ancora una volta Barbarossaonline esce non rispettando i tempi. Eh sì, perché, alle difficoltà tecniche più volte riscontrate, si aggiunge sempre quella voglia di essere tempestivi, sempre presenti sulla notizia, in un inseguimento che non può che essere inutile e frustrante! Quando il giornale esce è già vecchio, come tutti i periodici d’altronde, battuto dalla radio, dalla televisione, dai settimanali, dai quotidiani. Certo: il nostro è un periodico di riflessione, ma il desiderio di essere sempre aggiornati è il dèmone che ci assilla...Allora? Allora, niente. Scriviamo questo numero in un momento di fibrillazione della maggioranza, e quindi del governo. Andremo ad elezioni anticipate o Berlusconi completerà il suo mandato? Probabilmente il nodo sarà già sciolto quando Barbarossa sarà online; per ora limitiamoci a registrare il terremoto prodotto dalle elezioni regionali.
Che le elezioni sarebbero andate male lo si diceva, lo si sapeva: lo abbiamo anche scritto. Ma così, no. Eppure, nonostante tutto, a quindici giorni dai risultati elettorali appare sempre più evidente ad alcuni che questo era un terremoto annunciato, a non essere direttamente coinvolti. E non parliamo solo di Berlusconi. Girando negli ambienti della Destra lombarda, nostro diretto campo d’indagine per motivi prettamente logistici, ovunque si è lamentata la scarsa presenza di deputati e senatori durante la campagna elettorale. Assenza maggiormente colpevole perché alla vigilia delle elezioni politiche che li vedrà protagonisti, al di là della fine prematura o meno del governo. Non si capisce : in un momento in cui avrebbero dovuto maggiormente essere presenti sul territorio, nei collegi di appartenenza, per riprendere i rapporti con gli elettori. Strane queste elezioni in Lombardia: Milano e la provincia erano tappezzati solo di manifesti di Alleanza Nazionale e, in tono minore, di Forza Italia; la presenza degli altri partiti era appena visibile. E le cariche istituzionali? Nella provincia nord di Milano si è visto in modo significativo solo il neo deputato europeo Romano La Russa. Bene ha funzionato la macchina organizzativa. Ignazio La Russa ha guidato con la solita comprovata capacità la macchina del partito, coadiuvato da uno staff già collaudato da anni. Ma di questo parleremo meglio nella nostra rubrica Altomilanese.
E dopo i risultati? La cosa più buffa è stata il lamentarsi - specialmente da parte di Forza Italia - della scarsa comunicazione che il governo ha dato del lavoro compiuto in questi anni. Ma scherziamo? Non era Berlusconi il Comunicatore per antonomasia? Non è il proprietario di ben tre reti televisive? Qualcosa non quadra.
Non entriamo nel merito dei motivi della sconfitta: di analisi di questi risultati per dritto e per rovescio, dall’alto e dal basso, ne sono state fatte tante. Torniamo alla tesi precedente. Aver ottenuto l’insufficienza da parte degli elettori, come con linguaggio scolastico vanno esprimendosi i vari politici, tutto sommato sta facendo comodo ai partiti della maggioranza, per ripartire sì, ma non tanto per rilanciare il governo, ma per rilanciare se stessi nelle prossime elezioni. Se questa supposizione dovesse essere vera; se questo fare di necessità virtù dovesse rispondere a verità; se si dovesse andare alle elezioni in ordine - almeno apparentemente - sparso per interesse di bottega…beh, questo francamente non ci piace. Non è che si siano volute perdere le elezioni apposta, ma sfruttare la sconfitta - per evitare la quale non si è fatto tanto - per ricollocarsi meglio nello schieramento elettorale…beh, questo francamente non ci piace.
I rimedi prospettatati per la ripartenza - come è ormai nuovo termine politichese - del programma politico con un Berlusconi bis, dall’attenzione alle aree urbane al Sud, al contratto degli statali, ad altro, non erano stati avvertiti prima? Ma davvero dovevamo subire una sconfitta cocente per accorgerci che la gente non era più con il centro-destra?

Antonio F. Vinci

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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