Editoriale

INTRODUZIONE ALLA NUOVA EDIZIONE

A quasi due anni dalla sua nascita il Barbarossaonline compie il suo primo giro di boa. Rinnovato nella veste grafica, più leggibile, più "stampabile" su carta, grazie alle capacità professionali di Vav (Vito Andrea Vinci), diventa più incisivo anche nei contenuti. Grazie al contributo nuovo o rinnovato di amici come Guido Giraudo, Fabrizio Bucciarelli, Pierangela Bianco, Massimiliano Mingoia, Fabio Pasini, e tanti altri. Insomma una redazione più corposa, più consapevole. Questo numero tratta fondamentalmente della cultura della Destra. Tema quanto mai attuale, presente su molte riviste politiche, ma non per questo abbastanza recepito, specialmente dalla struttura politica. Vox clamantis in deserto…Di scollamento tra la base militante, specialmente giovane, e la dirigenza politica si parla da sempre. Ora cerchiamo di capire meglio il perché. Meno discorsi retorici, più chiarezza; meno autoesaltazione, reducismo, nostalgia e più coscienza critica, e autocritica. Questo vogliamo. Questo faremo, anche negli altri numeri. Il Barbarossaonline è aperto alla discussione, agli interventi, alla crescita di una Destra che non sia solo presente sui rotocalchi rosa o nelle cronache mondane, ma che guardi al futuro, forte degli errori del passato.

Ci rivediamo il 28 ottobre 2002 con il prossimo numero!

Barbarossa




I FINI DI FINI

Gianfranco Fini ha rilasciato al quotidiano israeliano Ha’aretz una lunga intervista in cui, fra l’altro e soprattutto, dichiara :"In effetti, in quanto italiano devo accettare la responsabilità. Lo devo fare a nome degli italiani, i quali portano la responsabilità per ciò che accadde dopo il 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali. Hanno una responsabilità storica, una responsabilità che è iscritta nella storia, e quindi sono tenuti a pronunciare dichiarazioni, a chiedere perdono. Sto parlando di una responsabilità nazionale, non personale". Dichiarazioni che hanno suscitato consensi; ma anche dissensi, per il modo, "da politico" e quindi sospetto; da nato dopo la fine del conflitto mondiale, e quindi non implicato e perciò senza responsabilità. Il Corriere della sera riporta anche una dichiarazione di una fonte del ministero degli Esteri israeliano che, probabilmente in modo inconsapevole, sembra ridicolizzare il vicepremier :" A parte convertirsi e divenire ebreo ortodosso, non si vede quale altro passo debba fare Fini per avvicinarsi a noi". In effetti potrebbe essere un’idea alla quale Fini dovrebbe seriamente pensare, se gli avversari politici non ritenessero sufficienti le sue scuse. Infatti : che vale chiedere il perdono a nome del popolo italiano? Forse solo perché ora è vicepresidente del Consiglio e quindi avverte il peso della rappresentatività? In effetti una bella conversione, ovviamente seguita da una pubblica cerimonia di circoncisione in una sinagoga, metterebbe tutto a tacere…E come dare torto a chi (cioè Massimo D’Alema) afferma che "avrebbe dovuto dire "chiedo perdono in qualità di leader di un partito che è stato neofascista", non parlare in nome del popolo italiano, che non c’entra niente, e neppure del fascismo perché lui non c’era" (Corriere della sera del 14 settembre). E così, dopo l’abiura della statura di statista per Mussolini, dopo l’acquisto come referenti politici e culturali di De Gasperi e di Einaudi, ecco un ulteriore passo di Fini : la richiesta di perdono in nome del popolo italiano! Val la pena precisare, comunque, che Fini, abituato com’è a soppesare con cura le parole, ha chiesto perdono per quegli italiani, e solo quelli, che hanno avuto quella responsabilità storica. Sia ben chiaro subito. Chi scrive, da sempre di destra, da sempre si vergogna come uomo di ciò che altri uomini, fascisti, nazisti o comunisti, hanno commesso nei confronti degli ebrei. E di altre minoranze, religiose, etniche, politiche, culturali. E si vergogna, come cattolico, anche delle persecuzioni commesse nei secoli dalla Chiesa cattolica. E infatti il pontefice ha chiesto perdono più volte. Ma il Papa non è Fini…Il razzismo, come la sudditanza al nazismo, pesano come macigni sul fascismo : ma questo è un giudizio consegnato alla storia. Non vogliamo insegnare nulla a Fini, che è politico intelligente, ora apprezzato anche in campo internazionale, che ha meriti storici per aver traghettato una destra da una nostalgia asfittica verso una destra moderna, europea; che ha chiuso con il passato che non torna e non può, e non deve, tornare. Ma, dopo le ammissioni di colpa, le revisioni, le condanne nei confronti del passato nei vari documenti ufficiali del partito, ad iniziare da Fiuggi, tutto questo parlare sembra oggi superfluo, utilitaristico, fuorviante. La condanna del razzismo è talmente fuori discussione che non vale neppure più la pena continuare a parlarne. C’è bisogno di dimostrare nei fatti d’essere una destra diversa, non nelle parole, nelle condanne, nei recuperi di una cultura politica che non ci appartiene. Ciò che appare è, invece, una destra in cerca di consensi, che corre verso un centro da occupare e che sembra avere come unico fine quello di voler sottrarre la scena a Forza Italia, probabilmente in attesa di prendere - illusoriamente - il suo posto quando si presenterà l’occasione. Per ora semina solo incomprensioni, dispetto, parziali ed ironici consensi, sbandamenti. Questa destra che diventa sempre più "liberale" (in quale accezione, poi?), va perdendo sempre più i suoi connotati . Se è vero che non vogliamo morire democristiani, è anche vero, a maggior ragione, che non vogliamo morire neppure genericamente centristi.

Antonio F.Vinci

IL MARTIRE CHE NON C’E’:
IL FILM SUL GIOVANE CARLO GIULIANI.


Sembra un secolo ormai lontano ma solo un misero anno è passato dai fatti di Genova e del G8 e tutto sembra essere dimenticato nonostante ogni tanto le lettere esplosive facciano la loro ennesima comparsa a firma di questa o quella pseudo organizzazione neo- terroristica. I No Global sembrano rientrati nei loro Soviet del pensiero falsamente liberal- ecologista, i muri imbrattati sono stati ridipinti, il Ministro Scajola si è politicamente suicidato e i Mc Donald ( purtroppo) funzionano sempre e meglio di prima: solo il cinema, in base al famoso assioma "Lo spettacolo deve continuare" non ha dimenticato quel giovane Punkabbestia che perse la vita durante l’assalto ad una camionetta dei Carabinieri con intenzioni non del tutto pacifiche e infatti nelle sale di qualche rassegna si potrà valutare un film che sembra l’operazione cinica di qualche nostalgico di quegli anni "formidabili" che furono quelli di piombo. Non vorrei fare ironia su un ragazzo di poco più di vent’anni che ci ha lasciato la pelle in termini e modi così assurdi ma forse è l’unica alternativa al dramma della strumentalizzazione della vicenda che ha visto Carlo Giuliani presunto "martire" dell’ala estremista dei No Global da santificare e, anche dopo morto, gettare in pasto alle Sinistre che di eroi negativi hanno sempre disperato bisogno. Da qui alle dichiarazioni minacciose della "Brigata Neo Partigiana Carlo Giuliani", alle scritte sui muri, alle dediche tra campeggi e cannabis al film il passo è breve. Bella l’idea di realizzare un evento cinematografico che tratta della vita del "Giovane Carlo Giuliani" che sicuramente non andrò a vedere e questo non perché odi il grande schermo o non mi interessino determinate recenti vicende che mi hanno visto comunque presente ( della serie " Al G8 c’ero anch’io ma da ogni parte e non solo da e per una ") ma sorge spontanea una domanda differente: perché probabilmente nessuno farà mai un film su Marco Biagi o sul giovane Carabiniere che si è trovato costretto a sparare per difendere la propria vita? Perché nessuno proporrà mai una pellicola sui Martiri di Acca Larentia o sui fratelli Mattei? Perché non vedremo locandine su Sergio Ramelli (un Martire e un giovane davvero alternativo, questa volta) se non quelle, comunque destinate a coloro che nei giovani di Destra ricordano, della struggente rappresentazione teatrale? Il sangue è, o dovrebbe essere, dello stesso colore per tutti ma la Sinistra di ieri e di oggi difficilmente potrà essere in sintonia con questo pensiero: figuriamoci gli anacronistici fuori tempo massimo di Rifondazione o i Talebani dei CARC e compagni(a) bella. Eppure la Storia insegna che i massimi criminali del secolo passato, Hitler e Stalin, furono tra i massimi propagandisti dei propri rispettivi mondi: da Eisenstein a Goebbels il cinema fu strumento del regime e veicolo di convincimento, regolatore di impulsi malsani, focalizzatore di odi e feroce atto di fede. Il Nazionalsocialismo, per fortuna, sopravvisse molto meno dei previsti "Mille anni" ma, purtroppo per l’Umanità, il Comunismo per mezzo secolo si impegnò a gettare nei forni della propria ideologia malsana la vita e le menti di milioni di persone. Di altri ne fecero concime, proprio come i loro "colleghi" con la svastica, ma a tutt’oggi nonostante il fallimento totale della distopia rossa, sono ancora molti i retaggi che evidenziano le lezioni sulla propaganda e la manipolazione dei giovani che ancora sono parte integrante delle manovre palesi ed occulte della politica di mezzo mondo. Italia compresa. Cosa si vuole sapere su questo ragazzo che si sia ormai gettato in pasto a molti giovani annoiati e viziati e a ben altri personaggi di parecchio più cinici e furbetti, desiderosi di trovare un senso ad una vita per cui combattere non ha più valore? Cosa aveva di davvero speciale questo giovanissimo Punkabbestia che lo differenziava da quei figli di papà che, per ripicca e per avere almeno un brivido in più, frequentano i Centri Sociali anarco-comunisti (?) con una povera bestia al fianco, che chiedono l’elemosina a fianco dei Mc Donald, che coperti da costosissimi stracci, costosissimi piercing, costosissimi tatuaggi nel loro costosissimo convincimento che per essere "veri" alternativi occorre seguire regole precise, precise gerarchie, precisi punti di riferimento, precisi tipi di droghe, precisi capi. Una volta ho letto in un Centro Sociale, perché prima di giudicare occorre conoscere in prima persona, una frase che diceva "Muori per la Patria, muori per niente": forse è vero ma allora per cosa è morto Carlo Giuliani? Per cosa sarebbero morti quei giovanissimi Carabinieri che, disperati e terrorizzati, si sono trovati costretti a scegliere tra il morire o l’ uccidere? La risposta, questa volta vera e reale, è la stessa: per niente. I Giuliani non volevano uccidere o ferire per un ideale, nemmeno per una passione o persino per un momento di follia decretato da qualche motivazione: lo facevano e lo fanno semplicemente per scaricare semplici impulsi che con la politica nulla hanno a che vedere. E lo sapete che fine fanno i Giuliani dopo le loro avventure nei bassifondi di lusso (mica fanno gli operai in fonderia, i signorini che combattono per una classe che non rappresentano), dopo che anche questo genere di eventi danno loro noia? O si immergono ancora di più negli abissi dell’autodistruzione ( fino alla "roba" e alla tomba propria e altrui) oppure ce li ritroviamo riscattati dai "giri" paterni o materni tutti bellini e ripuliti, macchinone di lusso chiavi in mano, la ragazza giusta, un buon lavoro. E se gli chiedi, come venne chiesto al processo ritardatario agli assassini di Sergio Ramelli, il perché di questo cambiamento, loro ti rispondono " Beh, sa, ero giovane ed ero un po’ scavezzacollo. Ma poi si cresce, si cambia. E poi non mi dica che anche lei ai suoi tempi.".
Eh no, cari miei.
No, Giuliani.
Il film che gli hanno dedicato è un’opera di propaganda a lunga scadenza, un qualcosa che possa in qualche modo sostituire l’invecchiata figura di Fidel, l’immagine ormai commercializzata del Che che non ne può più di vedersi stampato su t-shirt come fosse l’icona di un qualche santo o il testimonial di un detersivo; è il disperato esempio di come anche la morte di "uno dei nostri, un compagno che ha sbagliato" possa essere un lercio sistema per accaparrarsi i voti dei giovani di oggi, degli adulti di domani. Ma stavolta il padre di Giuliani, forse il maggior responsabile della sua drammatica vicenda umana, spero trovi il coraggio di guardare dentro di sé per cercare davvero di capire come si possa morire per il sogno malsano di altri.
Spero, in ogni caso, che facciano un giorno un film sul giovane Carabiniere che ha sparato o chi per lui: quello, di certo, meriterebbe di essere visto.

Fabrizio Bucciarelli

Vittoria!!! - Numero 10

VITTORIA!!!

La strepitosa vittoria di AN a Legnano

Quante volte abbiamo sognato di gridare : vittoria! Un sogno, il sogno, si è avverato. Era già realtà quella del 1997, ma era la vittoria della Casa delle Libertà. Anche questa, certo, ma è soprattutto la vittoria di AN. Legnano si è svegliata il 28 maggio con il partito di Destra come secondo partito della città! Un successo insperato; desiderato, certo, come ogni sogno, ma sarebbe falso dire che ci si aspettava realisticamente un risultato del genere, o comunque di simile portata. La vittoria ha molti padri, spesso virtuali e di convenienza…ma questa volta la vittoria ha i suoi padri, ben visibili e reali : i cittadini legnanesi, che hanno fatto passare AN da un 7,8 del 1997 al 13,51 di quest’ultima tornata. La vittoria è stata il frutto di una lunga preparazione, diciamolo, direbbe qualcuno…Si è lavorato sodo da parte dei consiglieri comunali, da parte dei vertici locali del partito, da parte di tutti i militanti. Non è per dirci quanto siamo stati bravi, ma quale partito ha avuto visibilità come AN in città? E non solo per i banchetti durante la campagna elettorale, ovviamente, ma durante tutti questi cinque anni. Un esempio fra tutti : il 4 novembre ( vedere l’articolo, in archivio, sul n. 6 del Barbarossa, rubrica Legnano). Eravamo gli unici, bandiere al vento, a rappresentare l’Italia politica, l’Italia dei partiti. In piazza San Magno, di fronte al sindaco Cozzi che ricordava i nostri Caduti della prima guerra mondiale, dov’erano gli altri partiti? Solo AN con i suoi militanti, con il tricolore in mano, non la bandiera del partito, rendeva omaggio. AN ha mostrato in tutti questi anni la più sincera lealtà, com’è nel suo DNA, al sindaco Cozzi: una lealtà non interessata, e i frutti si vedono. AN ha recentemente riaccolto nella sua sezione personaggi che hanno fatto militanza nel partito quando essere di Destra era considerata un’infamia, quando non sapevi se tornavi a casa dal lavoro, dalla scuola o da una semplice passeggiata con tutte le ossa sane. Valga un nome per tutti : Franco Falco. Ma tanti, tanti sono gli amici che con modestia, con voglia di fare, sono rientrati nel partito, hanno ripreso a fare politica, e non certo per amore della poltrona. Anzi. E i risultati si vedono. I cittadini hanno votato per AN abbandonando altri partiti, altre liste, locali e non, che forse hanno pagato l’arroganza di credersi troppo sicuri di sé, troppo sicuri di avere il voto dei salotti buoni, della gente che conta : AN ha raccolto voti proprio in quel mondo della piccola borghesia, del proletariato stanco di promesse inutili, di quel popolo verso cui il partito deve continuare a dirigersi. Perché AN continuerà a vincere se sarà Destra sì, ma Destra di popolo. La gente questo l’ha capito. E siamo onesti : temevamo che la gente ci vedesse troppo appiattita verso posizioni di centro, lontani dalla nostra vera tradizione. Invece no : la città di Legnano si è mostrata matura e consapevole, chiara nelle scelte, chiara nell’abbandonare progetti velleitari. AN ha fatto una scelta sull’immigrazione senza alzare i toni, senza prediligere atteggiamenti razzistici, ma con fermezza : la gente ha premiato questa scelta. AN cresce, è cresciuta : ora dobbiamo essere all’altezza del compito che i cittadini ci hanno voluto assegnare.

Antonio F. Vinci

Alle urne, alle urne!!!

Antonio F. Vinci

Ormai ci siamo : domenica 26 e lunedì 27 maggio si va alle urne per rinnovare i Consigli comunali. Anche a Legnano, certo, come in altri paesi e città limitrofi : S. Giorgio su Legnano, Canegrate, Rho. A Legnano la situazione risulta abbastanza chiara…, nonostante tutto. Ecco i candidati a sindaco : Maurizio Cozzi, Emilio Ardo, Marco Turri, Mario Pighetti, Juan Pablo Turri, Angelo Pisoni. Le liste dei partiti : 12. Sotto osservazione e giudizio l’amministrazione uscente, ovviamente. La nostra valutazione non può essere obiettiva : abbiamo sempre sostenuto e continueremo a sostenere questa Giunta, espressione della Casa delle libertà. Ma non si tratta di un sostegno d’obbligo. Riteniamo che questa Giunta abbia ben lavorato e che molto potrà fare ancora per la città. Il sindaco Cozzi si è dimostrato all’altezza della situazione e certi suoi atteggiamenti a volte un po’ ruvidi sono stati solo l’effetto di una considerazione : essere il sindaco di tutti i cittadini e non l’ostaggio dei partiti che lo hanno votato. Ciò - a volte - ha potuto dar fastidio a molti, anche a chi scrive, onestamente, ma a mente fredda bisogna riconoscere che questo giovane avvocato, approdato quasi per caso alla politica, ha saputo onorare con dignità il suo mandato, senza subire trappole e ricatti più o meno velati da parte dei partiti della sua maggioranza. Cozzi è stato il sindaco che ha saputo riconoscere le ragioni delle opposizioni, tanto da far pensare a improbabili feeling con la sinistra…Cozzi è il sindaco, cioè il Supremo Magistrato, che le ha dette chiare in tema di Palio, magari un po’ troppo schiettamente. E la gente non è abituata a queste schiettezze in politica…Ma è un difetto? E’ un limite? Cozzi è stato anche il sindaco che con la sua Amministrazione ha dato molto, e per la prima volta, per il restauro del castello. E ciò gli va ampiamente riconosciuto. Insomma : per essere un sindaco che vuole fare l’amministratore e non il politico, mi sembra che non solo sia perfettamente riuscito nel ruolo, ma che abbia dato anche …una lezione politica. Il sindaco è riuscito a creare una squadra che ha retto bene anche in momenti difficili, mostrando spirito unitario, tenendo conto - come si è detto - delle istanze dell’ opposizione. Ora nella Casa delle libertà è entrata la Lega che, per quanto abbia perso lo smalto e il consenso dei primi anni, costituisce una forza numericamente rilevante. D’altra parte Legnano è un pezzo importante nella storia del movimento leghista. E che le cose vadano abbastanza tranquille per il centro-destra lo dimostrano già i primi sondaggi effettuati in città, con il 50,4% dei consensi a Cozzi: un successo, anche se di misura, che permettere di evitare il secondo turno. Questa Amministrazione si sottopone al giudizio dei cittadini legnanesi con alcuni indubbi successi : dalla soluzione per l’Area Cantoni ai miglioramenti viabilistici ( vera scommessa per una città strozzata dal traffico), dall’avvio ai lavori per il campus scolastico ( atteso da anni) al progetto di teleriscaldamento che sta andando in porto, alla sistemazione dell’area del Castello, al mancato aumento delle tasse. Certo molto, e meglio, c’è da fare, ma finalmente qualcosa si muove. Cozzi è il nuovo, e non solo perché giovane. E’ il nuovo perché ha messo i suoi paletti, ha difeso le sue posizioni contro una politica del cedere a chi urla di più, del compromesso, degli accordi. Forse un po’ ingenuo in questa sua scelta politica, ma vivaddio si respira aria di pulito!

MUSSOLINI NON E’ DE GASPERI

"Mussolini? No, grazie: meglio De Gasperi ...". E’ più o meno in questi termini che il Presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini si è recentemente espresso dinanzi ad alcune telecamere, e buona parte della comunità della destra italica è oggi in rivolta a partire dall’ on. Alessandra Mussolini che sembra inferocita dinanzi a un così grave affronto alla figura del nonno, che rappresenta per tanti quel legame con un passato non tutto da criminalizzare e rinnegare. E francamente non si può dar loro troppo torto, anche se di certo l’ on. Fini forse non voleva essere così categorico, proprio perché lui stesso ha sempre espresso pareri più che benevoli verso il padre del Fascismo; ma la domanda rimane: perché "sputtanarsi" dinanzi a mezza nazione con affermazioni personali così a "rischio" da una parte e così "rassicuranti" dall’altra? "Verba volant", dicevano i latini, ma non sempre le parole sono come fuscelli nel vento, soprattutto per chi non accetta le manovre e le congiure di palazzo, la corsa a poltrone e cariche cui sacrificare tutto e di più, persino l’onore e l’orgoglio, quando non il coraggio, di non lasciarsi suggestionare da una Storia comunque sempre dalla parte dei vincitori e mai dei vinti di ieri. L’obiettivo è la Farnesina o rappresentare l’Italia nei prossimi impegni europei o magari mondiali? O in vista dell’annunciata visita ai luoghi santi a Gerusalemme? Mi sembrano spiegazioni un po’ scontate e facilone anche se una punta di verità potrebbe esistere e soprattutto perché quel ripugnante ambiente che è quello del gioco politico, non quello delle idee, deve far per forza sacrificare qualcosa onde arrivare a determinati obiettivi, ora che si è partito di governo e i propri leader ai massimi vertici delle istituzioni. Qualcosa però non torna nel conto e non intendo solo le parole del Presidente che con questo può aver sottolineato un proprio parere o una battuta o magari una frase da consumato "politico" che deve raggiungere obiettivi prioritari quale il ruolo del centro-destra e soprattutto della Destra all’estero sconfiggendo con questa i tentativi di criminalizzarla da parte delle solite, solitissime sinistre che dell’anti-fascismo militante hanno fatto l’arte della sopravvivenza ora che i loro miti sono quasi tutti scomparsi e che una profonda crisi ne divide le fila. Il problema non è lui, il Presidente di A.N., ma colui che ancora una volta è al centro dell’attenzione e cioè il Duce e la sua controversa figura di rivoluzionario e statista. Un uomo, dunque, con le sue caratteristiche e le sue contraddizioni che però, nonostante tanti tragici errori commessi, per vent’anni è stato oggetto d’idolatria quasi sfrenata e che ha nel bene o nel male cercato di dare all’ Italia un prestigio di cui mai essa ha goduto dalla Roma dei Cesari e che ha forse per la prima e unica volta nella Storia recente, cercato di "fare" gli italiani. Perché ci si scandalizza se si ammira la figura del Duce nei suoi aspetti più costruttivi e non succede la stessa cosa tra coloro che sventolano il libretto rosso di Mao o le t-shirt radical chic di Che Guevara o di Fidel quando non di Stalin e Lenin? Perché non è politicamente corretto analizzare con consapevolezza il percorso di un uomo nato socialista e poi diventato rivoluzionario per poi finire statista e infine delegittimato e fatto penzolare malamente da Piazzale Loreto da quei "partigiani" che in infiniti casi avevano appena fatto sparire le prove che li vedevano fascisti fino a pochi mesi prima? Perché forse il suo fantasma incute timore ben più degli altri esempi storicamente negativi quali Hitler che mai aveva posseduto quell’impeto realmente rivoluzionario del fondatore dei Fasci di Combattimento di cui era emulo allievo, la sua solarità, il suo senso dello Stato visto come Patria e come culla culturale delle masse e non come semplice alternativa al Comunismo o al Capitalismo. E numerose furono le idee di Mussolini statista che lo resero popolare anche tra le classi meno abbienti, che non erano ancora state illuse dalle ideologie che provenivano dall’Est. Un personaggio che, proprio per le sue caratteristiche positive che fino al 1938 erano state entusiasticamente accettate dalla stragrande maggioranza degli italiani e che godevano della stima mondiale, spaventa ancor oggi i burocrati senz’anima dell’ Italietta di ieri e di oggi che vagano nei Ministeri, che scorrazzano nell’ambiente politico nazionale e internazionale, gente educata ad essere servile e a corteggiare poltrone e di certo vuota da ogni punto di vista ideologico. L’Italiano deve continuare ad essere nel mondo, per molti, quello che l’immaginario collettivo vuole che sia: divoratore di pizza e di tortellini, bevitore di grappa e Chianti, cinico e sciuscià, sarto e costruttore di auto di lusso, albergatore e ruffiano, mafioso e arrivista: Mussolini lo rese orgoglioso trasvolatore, scienziato insigne, soldato eroico, perno degli equilibri dell’Europa e del mondo. E questo a molti non piace proprio per una sorta di abitudine alla sudditanza agli altrui interessi, sia interni che esterni, e in nome di un equilibrio che spesso odora di delegittimazione piuttosto che di consapevolezza di sé e del proprio ruolo. Nell’ambiente del giornalismo politico ho sentito inoltre una voce di corridoio che vuole Fini "sacrificare" le sue dichiarazioni e la sua militanza antecedente Alleanza Nazionale, per esser valutato positivamente dagli Stati Uniti con la fortissima comunità di origine italiana e da Israele che fino ad oggi, e in nome di supposte simpatie estremiste inesistenti, ha posto il veto alla visita ufficiale del Vice premier a Gerusalemme. Io ho da tempo sostenuto, quando esse risultavano di interesse per l’Italia, le ragioni di Israele in un ampio contesto geopolitico che ci riguardava anche da vicino ma questa storia non può protrarsi all’infinito con una valutazione eccessivamente severa del ruolo del Fascismo nella tragica vicenda dell’Olocausto. Se sono esistiti i Preziosi, noto antisemita, o i rinnegati che giurarono fedeltà a Hitler, sono esistiti anche i Perlasca che, fascista fino all’ultimo, ne salvò a migliaia dalle grinfie degli Einsatzgruppen e dai campi di sterminio. Se sono esistiti Hitler e Himmler, Eichmann e Muller sono anche esistiti personaggi come Mussolini che nonostante l’ignominia delle leggi razziali contribuirono segretamente alla salvezza di migliaia di cittadini di religione ebraica sia in Italia che in Francia che in altre aree occupate dai nazisti che in realtà ostacolavano. Con questo non si chiede a nessuno di dimenticare ma, al contrario, di ricordare sempre gli eccessi della politica e delle idee viste sotto il loro aspetto più estremo così come gli aspetti positivi dei personaggi che fecero la Storia. Ma farlo significa agire nella ricerca della Verità e non per motivazioni molto meno nobili dettate dalle convenienze del momento. Mussolini, dunque, nonostante tutto.

Fabrizio Bucciarelli

LA SCUOLA, LA RIFORMA E LA GIOVENTU’ DI DESTRA
In questa fine d’anno ad occupare le nostre giornate non c’è stato solo l’avvento dell’euro (con le inevitabili file degli italiani per accaparrarsi per "primi" il kit di monetine: il nuovo gioco popolare…) o la trionfalistica scoperta che siamo più "civili" (non ci sono stati morti per scoppi di petardi in questo capodanno, ma solo centinaia di feriti…). No. Ci sono stati anche gli Stati generali della scuola, per altro spostati all’ultimo minuto da Foligno a Roma per timore della piazza studentesca. La scuola : la grande malata, come spesso viene definita. E di questo qui si vuol parlare. Non entro nei dettagli delle 87 pagine del Rapporto del Gruppo ristretto di lavoro, la cosiddetta Commissione Bertagna: vorrebbe dire proprio iniziare l’anno con una mazzata. Ma vorrei mettere a confronto due documenti che, pur diversi tra di loro, analizzano il Rapporto in questione mantenendosi su linee generali, anche se fondamentali. Il primo è l’articolo, pubblicato sul sito Educazione&Scuola, di Raffaele Iosa, ispettore tecnico del MIUR, dal titolo: "Bertagna/Moratti: ovvero tra Erode e Iva Zanicchi". Il secondo è il "Documento rivendicativo sulla scuola di Azione studentesca", l’organizzazione giovanile di AN. Una prima battuta polemica : il documento di Azione studentesca è circolato in internet sulla ML di AG, con preghiera di diffusione, ma non ha ottenuto alcun commento da chicchessia. Forse il documento era eccessivamente lungo per essere letto e discusso con attenzione ( non più di tanto, invero) o forse i giovani di Destra sono più facilmente portati agli scontri verbali per il "camerata Priebke" piuttosto che per donna Letizia… Comunque l’articolo di Iosa mette subito il dito sulla piaga a proposito del documento Bertagna: "E’ il primo esplicito manifesto pedagogico di una nuova destra reazionaria, rimasta carsica e rancorosa dagli anni 60 in poi, che riemerge approfittando di un "ritocco" ad una legge, verso un nuovo modello pedagogico, oggi assente nel paese: la scuola come nuova e più raffinata selezione sociale. La scuola di massa della selezione". Punto. Neanche ci trovassimo di fronte ad una nuova Riforma Gentile ( che, fra l’altro sta vivendo una stagione di grandi riconoscimenti da parte di intellettuali marxisti ; a questo proposito si legga l’articolo di Pasquale Chessa, "Riforma Gentile, tutto il resto è un’imitazione", in Panorama del 13 dicembre). Ci troveremmo di fronte, quindi, ad una nuova forma di selezione, tanto temuta dalla sinistra quanto desiderata dalla destra; ma nella piattaforma dei giovani di destra non mi pare che si faccia alcun riferimento a ciò. Silenzio assenso? Boh. Iosa non esita a richiamare alla memoria il mito di Erode, passando per Iva Zanicchi…invitando a leggere il documento Bertagna "lasciando sullo sfondo l’architettura organizzativa, meno interessante". Ma per lui il massimo lo si raggiunge quando il documento del MIUR parla di "equità", un paragrafo a sé stante. Lì, partendo da don Milani, si registra per l’ispettore tecnico il capovolgimento più completo di quanto espresso dal sacerdote di Barbiana. Si tratterebbe, infatti, della nascita di un "conservatorismo compassionevole" : "Non c’è redenzione in questa teoria, non c’è speranza, non c’è sogno, c’è solamente paura delle società aperte, c’è involuzione culturale ed economica che pagherà il paese tutto…".E via discorrendo, sottolineando che "altro che le tre "I", qui ci sono le tre "S" : selezione, selezione, selezione". Nel documento di Azione Studentesca ci sono ampi riconoscimenti alla validità del documento, ma si rintracciano facilmente pure critiche severe, come quelle riguardanti il voto di condotta o la struttura degli organi collegiali o la rappresentanza degli studenti a livello nazionale. Insomma sembra quasi che la preoccupazione maggiore sia per certe garanzie che salvaguardino atteggiamenti movimentisti piuttosto che la scelta didattica e pedagogica generale. Con questo non volendo certo negare l’importanza e la fondatezza dei dubbi espressi. Allora, fermo restando che su queste pagine apriamo il dibattito sul problema della scuola e che ci riserviamo di intervenire di nuovo in prima persona analizzando gli aspetti più qualificanti dell’ipotesi (perché di questo si tratta) elaborata dalla Commissione Bertagna, ci sembra importante che la gioventù di destra si apra ad un vero e proprio dibattito. Non polemiche sterili dettate da acrimonia verso la scuola privata (o pubblica, a seconda dei casi); non solo questioni riguardanti la "rappresentanza sindacale" negli organi collegiali per la componente studenti; ma affrontare direttamente la questione, perché se si crede che è in gioco - senza retorica - la nostra civiltà, il nostro modo di vivere la vita, ebbene che ci sia anche una riflessione più alta.

Antonio F. Vinci

L’ITALIA S’E’ DESTRA: ANCHE LE FORZE ARMATE ITALIANE AL FIANCO DEGLI ALLEATI IN PRIMA LINEA CONTRO IL TERRORISMO ISLAMICO

L’ Italietta degli Italioti, razza e sistema di pensiero diffusissimo dalla fine del secondo conflitto mondiale e composto per lo più da macchiette in stile ragionier Fantozzi, la cui realtà nasce e finisce nel proprio cortile di casa, avrà avuto un sussulto di orrore quando il Centro Destra, ma anche una larghissima fetta di opposizione della Sinistra ha deciso di inviare un contingente militare delle quattro Armi (Esercito, Aviazione, Marina e Carabinieri) per dar man forte alle Forze dell’Alleanza nella guerra contro l’Afghanistan e quegli studenti di Allah che tanto hanno fatto per sostenere Bin Laden. Saranno dunque dispiegate unità navali, circa 1400 uomini, tra cui l’ammiraglia della nostra flotta denominata "Garibaldi" con velivoli a decollo orizzontale e verticale Harrier, varie altre fregate e unità di supporto logistico e di difesa di cui alcune forse già nell’area; l’Aviazione fornirà dai 6 agli 8 cacciabombardieri Tornado un C130J da trasporto, un B707 da rifornimento e da un’ altra unità di supporto, che però sembrano per il momento destinate a operazioni di ricognizione e di base in aree con adeguate strutture aeroportuali in Uzbekistan, Oman o persino Russia o Turchia. Complessivamente, il numero dei militari dell’ Aeronautica impegnati sarà di 300 unità.

Le Forze di terra saranno composte da quattro elicotteri d’attacco Mangusta e di circa 1000 militari che verranno impiegati in una fase successiva con compiti di scorta armata alle operazioni umanitarie, con un nucleo centrale costituito da un reggimento dotato di blindati Centauro, una compagnia di Fanteria leggera, una del Genio, sei Team per la bonifica di ordigni esplosivi, un’unità per il supporto logistico, una compagnia per la guerra nucleare, batteriologica e chimica e una compagnia di Carabinieri Paracadutisti.
Il comando delle operazioni sarà responsabilità diretta del Capo di Stato Maggiore della Difesa, cui spetterà il controllo delle forze militari nazionali. A lui resterà comunque la piena autorità sui nostri reparti e delegherà l’impiego delle nostre forze armate al comandante in capo delle operazioni. Al Comandante dell’Alleanza verranno assegnate di volta in volta le unità individuate per incarichi precisi ma solo quando dette unità avranno raggiunto le rispettive basi. Un numero abbastanza esiguo di personale e di mezzi, se si pensa allo sforzo di altri Alleati, ma fondamentale per l’impegno dell’Italia dinanzi alle proprie responsabilità nazionali e internazionali all’interno di un contesto quale l’Europa di cui siamo parte integrante, ma spesso non correttamente valutata.

I commenti all’interno della sfera politica sono stati incoraggianti, eccezion fatta per i Verdi e Rifondazione Comunista che, bastian contrari per natura e fedeli alle propri distopie, vorrebbero salvare capra e cavoli con frasi ad effetto quali quelle dell’On. Bertinotti che dichiara "Convergenza disastrosa: la guerra contro il terrorismo non si combatte con una guerra generalizzata contro l’Afghanistan" o dell’On. Pecoraro Scanio che definisce inutile anzi dannosa la risoluzione militare e il relativo coinvolgimento dell’Italia nelle azioni belliche.
Sono ancora inferociti, questi personaggi e relativi partiti minoritari, da quando il precedente Governo di Sinistra su pressioni del Centro Destra e dell’opinione pubblica mondiale fornì il necessario supporto tattico contro il "Compagno Milosevitch" che aveva fatto terra bruciata attorno alla sua "Serbia -Razza Eletta", con stragi che lo avrebbero portato in catene e umiliato dinanzi al Tribunale dell’Aja per i crimini di guerra e contro l’umanità. Ricordo la maturità di AN e genericamente di Forza Italia tutta nel dichiarare che quel nostro impegno in guerra avrebbe salvato moltissime vite, che da quella guerra sarebbero uscite come vittime designate dal nazismo-comunismo serbo. Oggi quello "scotto" sembra essere stato pagato da quell’opposizione che certo non ha lesinato nei mesi a venire le tradizionale stoccate a questo governo "Fascistoide" e "Cileno", come il piccolo Stalin Bertinotti ha dichiarato a suo tempo.

A dar invece manforte al Governo di Centro Destra e alle sue decisioni è l’On. Rutelli che dice " Non scegliamo di non scegliere. E’ una guerra contro il terrorismo e non contro i Paesi Arabi moderati che invece vanno sostenuti nelle loro politiche e nelle loro scelte. Una scelta giusta che vede l’Ulivo accanto ai nostri militari e con noi il Governo e la maggior parte del Parlamento".

L’On. La Russa di Alleanza Nazionale, decisamente meno politically correct, accetta a malapena la demagogia di Rifondazione Comunista, dei Comunisti Italiani, a cui aderiscono quei Verdi ormai corrotti dal fascino dei vetero-rossi (che di Natura ne hanno distrutta parecchia in un solo secolo a questa parte...) individuabili tra i banchi del Parlamento per la demagogia di certe affermazioni ovvie. Gente come l’On. Bertinotti che come al solito si estranea dalla decisione giusta di buona parte del Parlamento, crede erroneamente che un pacifismo di maniera e sempre di parte sia un’espressione di una vera possibilità risolutiva dinanzi a uno stato di guerra già dichiarato dal terrorismo. E dai banchi qualcuno urla un "Taci ...cretino!" e scatena la relativa battuta di La Russa che non vuole essere interrotto e che ordina "Sta zitto tu..Taci!"; ma si sa che i nostalgici di Baffone e relativi accoliti vedono la democrazia come un governo di molti. Sì, di loro. Più accomodante l’On. Fassino dei D.S. che esprime rispetto per la decisione di chi espone dubbi e dissenso facendolo per ideali non meno nobili di chi sostiene invece la scelta interventista e dichiara che " L’11 Settembre il terrorismo internazionale ha effettuato un drammatico salto di qualità e ogni essere umano avverte che senza una reazione adeguata, tutto potrà di nuovo accadere. Si rende necessario legittimare l’uso della forza nel rispetto dei diritti collettivi dell’intero consorzio umano. Cinquant’anni or sono una generazione prese in mano la responsabilità di una guerra, quella di Spagna, per cercare di farne finire un’altra e per questo crediamo che l’intervento di una coalizione contro il terrorismo sia lecita e giusta anche se mai deve sfuggire l’alternativa politica e diplomatica per sconfiggere chi con la violenza nega alla politica la possibilità di risolvere i problemi del mondo". Sarebbe stato meglio aggiungere che, se da una parte c’era chi sacrificava la propria vita per combattere i Fascismi quali quello spagnolo cui non mi sembra di dover imputare granchè e che rimase tra l’altro estraneo al secondo conflitto mondiale, altri generosamente combattevano e morivano per fermare l’avanzata di quell’URSS dei Soviet che assieme al Nazismo rappresentò la metà di una delle più terribili deviazioni criminali umane della Storia stessa. A ognuno il suo...
Logica la soddisfazione dell’Alleanza, e degli USA in particolare, ma anche dei paesi europei che con l’intervento dell’Italia scoprono in noi la volontà di combattere efficacemente contro l’ondata terroristica non solo con vaghe parole e con manifestazioni di piazza ma con la determinazione dei fatti. Un importante momento, forse persino di carattere storico che vede, come per l’intervento militare contro la Serbia di Milosevitch, un’importante comunione di intenti tra le opposte fazioni politiche di maggior risalto in un atto che porrà l’Italia di fianco alle nazioni Alleate verso un impegno gravoso e di probabile lunga durata nel contesto di un conflitto che ci vedrà militarmente impegnati in prima persona.

Fabrizio Bucciarelli

E’ iniziata l’Era Moratti!

Dopo Berlinguer, dopo Tullio De Mauro, eccoci al ministro Letizia Moratti; dopo "il fratello", dopo "lo studioso", ecco "la manager". Ed in effetti il neo ministro ha l’ esperienza, il piglio, la stoffa del manager. Inappuntabile nei suoi tailleurs, ricorda un po’ la Pivetti prima maniera. Il ministro ha iniziato con piglio deciso: già il mutamento del nome del ministero (non più della Pubblica Istruzione, perché l’istruzione è tale e basta, ma Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), ma poi il blocco dei cicli, l’attenzione nei confronti della scuola non statale, la politica delle economie sul personale, gli aumenti di stipendio per i presidi, pardon: dirigenti scolastici, hanno fatto subito sentire una musica diversa. Ma, ovviamente, non è piaciuta a tutti. Così minaccia di scioperi generali, contestazioni, manifestazioni di piazza. E la Moratti ha ceduto praticamente su tutta la linea. La prima considerazione che verrebbe da fare è che siamo alle solite. Invece, questa volta, il cedere è stato un giusto riconoscimento alle giuste rivendicazioni del mondo della scuola. Perché qui hanno ragione un po’ tutti: la Moratti fa notare che il 95% dei fondi destinati alla scuola è costituito dagli stipendi ed è una cifra che va ridotta all’80% nel giro di cinque anni; d’altra parte lo stipendio degli insegnanti è tra i più bassi, non certo di livello europeo, ma è anche vero che le ore lavorative (almeno quelle effettivamente prestate a scuola) ci pongono in ultima posizione tra gli altri paesi. Insomma: non si va da nessuna parte se non si compiono riforme strutturali. Non si può continuare nella solita politica italiana della coperta troppo corta, che viene tirata da una parte, ma scopre contemporaneamente un’altra. E, comunque, era giusto reinvestire nella scuola i 2 mila miliardi risparmiati. Ma la scuola soffre di altri mali, purtroppo. Le riforme potranno aiutare, sicuramente; i nuovi programmi (o la riduzione delle materie da studiare) con l’aggiunta delle esperienze in stage saranno più efficaci; tutto quello che si vuole, ma altri, anche altri, sono i mali della scuola. Le retribuzioni più adeguate serviranno, certamente, e come no; ma non facciamoci illusioni: non saranno mai tali da reinventare una professione. Perché di questo si tratta: reinventare una professione, che non vuol dire solo professionalità. Cerco di spiegarmi. La professionalità in buona parte c’è già; viene rafforzata con i corsi di aggiornamento, i seminari, i corsi abilitanti, la programmazione, il POF, i Consigli di classe, i Collegi docenti, ecc. ecc. Eppure il ruolo dell’insegnante resta sempre frustrante. Non si contano più le statistiche, gli studi, le ricerche in merito. Ma, perché, veramente si crede che se, così, su due piedi, si aumentasse anche di colpo lo stipendio di 500.000 lire nette (per 800.000 docenti; provate a fare un po’ di calcoli…), ma sì, facciamo pure di 1.000.000 al mese e si passasse dalla retribuzione mensile media di 2.300.000 a quella di 3.300.000 cambierebbe molto? No! Ciò, però, non vuol dire : allora, tanto vale…Assolutamente, no. Il conseguimento di una retribuzione più dignitosa, meno offensiva, tale che non si possa dire che la retribuzione oraria è inferiore a quella di una collaboratrice domestica (ma almeno uguale…) va perseguito. Ma altra è la strada. Oltre il sacrosanto adeguamento degli stipendi, bisogna capire che la funzione docente non è più quella di prima, perché ha perso il suo smalto, il suo significato originario. Certo, si scopre l’acqua calda. Si sa che non è più come una volta: nel paese contava il sindaco, il notaio, il parroco, il maestro (era permessa qualche variante): giusto quattro o cinque personaggi per una partita a scopone! Ora i tempi sono cambiati, ma anche perché è cambiata - ovviamente - la società e il ruolo sociale del docente è mutato, ha perso peso. Ma i ragazzi, magari con il percing, sono pur sempre persone, esattamente come una volta, persone cui guardare con attenzione, con passione, col cuore e non solo con la scienza appresa e mal o ben ripetuta in classe o con la consapevolezza del portafoglio vuoto… Avere il senso del proprio lavoro, che è specifico, che non è confrontabile, che non potrà avere mai un’adeguata remunerazione, perché non è veramente remunerabile. Quanto costa essere una madre, parlare come un amico, crescere insieme… Bisogna avere il coraggio di riconoscerlo. Come tecnici del sapere, come trasmettitori di sapere - o, meglio, aggiornati dalla nuova didattica, come tutor dei nostri ragazzi - l’adeguamento economico va perseguito. Ma non c’è adeguamento che tenga per essere fino in fondo educatori. E’ questa la magica parola. Parlare di "missione" fa venire l’orticaria ai professori (eppure è tale almeno per lo stipendio che si riscuote a fine mese…); ma è proprio quel senso di missione che si è perso. Perché non avere il coraggio di dirlo?

Giosafatte

Chi è Barbarossa?

L'ombra di Federico I di Hohenstaufen, il Barbarossa, appunto, si aggira tra le nostre contrade , da quando a Legnano venne sconfitto dalle truppe dei Comuni alleatisi nella Lega lombarda. L'imperatore aveva cercato di difendere le sue terre da quei Comuni che volevano la libertà, aveva cercato di tenere saldo l'Impero, ma non poteva andare contro la storia. Aveva accarezzato il lungo sogno di restaurare il... Continua >>

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